LAffare Dreyfus (; ) fu il maggiore conflitto politico e sociale della Terza Repubblica, scoppiato in Francia sul finire del XIX secolo, che divise il Paese dal 1894 al 1906, a seguito dell'accusa di tradimento e spionaggio a favore della Germania mossa nei confronti del capitano alsaziano di origine ebraica Alfred Dreyfus, il quale era innocente. Gli storici infatti sono concordi nell'identificare la vera spia nel maggiore Ferdinand Walsin Esterhazy.
La condanna di Dreyfus fu un errore giudiziario, avvenuto nel contesto dello spionaggio militare, dell'antisemitismo imperversante nella società francese e nel clima politico avvelenato dalla perdita recente dell'Alsazia e di parte della Lorena, subita per opera dell'Impero tedesco di Bismarck nel 1871.
L'affare costituì uno spartiacque nella vita francese tra i disastri della guerra franco-prussiana e la prima guerra mondiale: costrinse ministri a dimettersi, creò nuovi equilibri e raggruppamenti politici, spinse a un tentato colpo di Stato. Si crearono e scontrarono, nell'arco del decennio a cavallo dei due secoli, due campi profondamente opposti: i "dreyfusardi", che difendevano l'innocenza di Dreyfus (tra loro si distinse Émile Zola con il suo intervento giornalistico denominato "J'accuse"), e gli "antidreyfusardi", partigiani della sua colpevolezza.
Lo scandalo giudiziario si allargò per gli elementi di falsificazione delle prove portati nel processo, gli intrighi e la coriacea volontà dei più alti vertici militari di Francia nell'impedire la riabilitazione di Dreyfus. Mentre giornali e politici antisemiti, ambienti ecclesiastici e monarchici istigarono e aizzarono ampi settori della società francese contro Dreyfus, i pochi difensori della sua innocenza vennero a loro volta minacciati, condannati o dimessi dall'esercito: Émile Zola si rifugiò all'estero; il maggiore Marie-Georges Picquart, capo dei servizi segreti militari e figura centrale nella riabilitazione di Dreyfus, fu prima degradato e trasferito in Africa, e poi arrestato e condannato. Solo grazie a un compromesso politico, Dreyfus fu graziato e liberato nel 1899. Ci vollero altri anni per ottenere la riabilitazione civile e il suo reintegro nell'esercito nel 1906.
Contesto storico La Francia della Terza Repubblica si trovava, all'indomani della sconfitta nella guerra franco-prussiana - a cui era seguita l'invasione da parte della Prussia e la distruzione della Comune di Parigi - lacerata al suo interno dal contrasto tra i repubblicani e i monarchici. A causa dell'aumento della popolazione ancora legata alla monarchia, era sempre possibile un ritorno della corona. Ancora pochi anni prima, il generale Patrice de Mac-Mahon, allora presidente della repubblica, sciolse l'Assemblea Nazionale il 16 maggio 1877, intenzionato a favorire il ritorno al trono della dinastia degli Orléans; tuttavia l'intento non ebbe seguito e, anzi, lo stesso Mac-Mahon rimase in carica come Presidente per un periodo di 7 anni (come venne stabilito proprio in quel periodo, con un dibattito parlamentare del 9 novembre 1873), impegnandosi da quel momento sempre più a favore dello stato, nel rispetto della propria carica. Tuttavia, in questi due decenni, la Francia beneficiò di prosperità e crescita che crearono la sensazione di un apparente successo della Terza Repubblica. Dal 1879 al 1899 furono al potere i repubblicani moderati; mentre gli esponenti di forze fortemente conservatrici, comunque molto forti, si raggrupparono attorno al ministro della Guerra Georges Boulanger, dal quale presero il nome di boulangisti.
L'origine dellAffaire: la scoperta del bordereau
Il 26 settembre 1894, Madame Bastian, un'anziana donna impiegata come addetta alle pulizie nell'Ambasciata di Germania a Parigi, consegnò come al solito il contenuto del cestino per la carta straccia dell'attaché militare, Maximilian von Schwartzkoppen, al maggiore Hubert Joseph Henry, addetto alla vice-direzione dell'Ufficio di controspionaggio del Ministero della Guerra francese, chiamato eufemisticamente Section de statistiques. Il maggiore Henry trovò una nota, chiamata d'ora in poi bordereau, in cui si dava una lista con "qualche informazione interessante: 1) una nota sul freno idraulico del 120 e sul comportamento di quel pezzo; 2) una nota sulle truppe di copertura (…); 3) una nota sulle modificazioni alle formazioni d'artiglieria; 4) una nota relativa al Madagascar; 5) il progetto del manuale d'artiglieria da campagna (14 marzo 1894)",G. Parenti, La verità e la menzogna, in "Storia e Dossier" aprile 1994, pag.10. che l'anonimo scrivente (la lettera non era firmata né datata) si offriva di vendere ai tedeschi. Alla Sezione statistica si pensò che solo un ufficiale di stato maggiore, che avesse prestato di recente servizio nell'artiglieria, avrebbe potuto aver accesso ai documenti in questione. Fra i 4 o 5 ufficiali sospettabili c'era Alfred Dreyfus, la cui grafia parve vagamente somigliante a quella vergata sul bordereauGeorge D. Painter, Marcel Proust, Feltrinelli, p. 226..
L'accusato Dreyfus, un ufficiale di artiglieria ebreo alsaziano assegnato allo Stato maggiore dell'esercito francese, ha 35 anni, originario di Mulhouse, in Alsazia. Dopo la sconfitta della Francia a opera della Prussia, nel 1870, e la cessione dell'Alsazia ai tedeschi l'anno successivo, ha optato per la nazionalità francese. Decide di lasciare l'industria di famiglia per dedicarsi al mestiere delle armi, cosa abbastanza insolita per un ebreo dell'epoca. Sogna la Revanche, la rivincita contro i tedeschi, ed è certo di rivedere un giorno la bandiera della Francia sventolare nuovamente sull'Alsazia. Ha da poco terminato la Scuola di Guerra classificandosi tra i primi, nono su ottantuno partecipanti al corso. Dal 1º ottobre sta effettuando un tirocinio presso il ministero della Guerra con altri giovani ufficiali. È uno dei pochi ebrei che sono riusciti a sfondare il muro dell'ostracismo antisemita molto diffuso nell'esercito e contro i quali si scatenò due anni prima lo scrittore e polemista Édouard Drumont, con una serie di articoli sul suo giornale La Libre Parole. Dreyfus è molto benestante e sposato con la figlia di un ricco commerciante di diamanti, con la quale ha due figli.
L'Affare Il caso scoppiò il 26 settembre 1894 quando i primi atti istruttori, su un'accusa di spionaggio a favore dell'Impero tedesco, vengono redatti dai servizi segreti, che indicano in Dreyfus l'autore della lettera indirizzata a Maximilian von Schwartzkoppen, addetto militare tedesco, nella quale si annunciava l'invio dei documenti militari. L'arresto Sabato 13 ottobre 1894, il capitano ricevette l'ordine scritto di presentarsi lunedì 15, alle ore 9, al Ministero della Guerra, per un'ispezione generale dal ministro Auguste Mercier. È la prima volta, a conoscenza del destinatario, che il ministero ricorre a «una procedura così burocratica»: l'ordine di servizio è portato da un sergente di servizio al ministero della Guerra, che si presenta all'abitazione del capitano al numero 6 di Avenue du Trocadéro. In assenza del capitano, si rifiuta di lasciare il documento alla giovane moglie, Lucie Hadamard. Il militare ritorna alcune ore dopo. Alfred Dreyfus è in casa e sigla, con una certa sorpresa, la ricevuta che il sergente intende fargli firmare.
Lunedì 15 ottobre 1894, quando il capitano si presentò, l'arresto ebbe luogo dopo una serie di anomalie procedurali che, probabilmente, cercavano di precostituire la prova a carico. Dreyfus, presentatosi in anticipo alle ore 8:50, è sorpreso «dal fatto di non trovare alcun collega, quando in genere, gli ufficiali stagiaires sono convocati in gruppo per l'ispezione generale». Trova ad attenderlo il maggiore Picquart, dello Stato Maggiore, che lo fa accomodare nel suo ufficio. Parlano per due minuti di cose banali, poi Picquart lo scorta nell'ufficio del capo di Stato Maggiore, il generale Charles de Boisdeffre, che però non è presente. Dreyfus viene ricevuto dal maggiore Armand du Paty de Clam, in uniforme, il quale, parlando con voce alterata, non si presenta e invita Dreyfus a sedersi accanto a lui, davanti a un tavolino, e a scrivere una lettera. Du Paty, adirato, detta a Dreyfus: «Parigi, 15 ottobre 1894. Avendo il più pressante interesse, Monsieur, a tornare momentaneamente in possesso dei documenti che le ho inviato prima della mia partenza per le manovre, La prego di farmeli recapitare [...] Le ricordo che si tratta: uno, di una nota sul freno idraulico del cannone da 120...». Di colpo, du Paty si interrompe ed esclama, irritato: «Cos'ha capitano? Lei trema!». «Come? Ma no, ho solo freddo alle dita...». «Stia attento, è grave!». Dreyfus lo guardò perplesso, volendogli chiedere spiegazioni su questa strana «ispezione», ma, da buon militare, si limitò a obbedire e, per quanto sorpreso, si impegnò a «scrivere meglio», come scrisse nelle Memorie. Poi, avendo ripreso a dettare alcune frasi, du Paty si interruppe, si alzò, gli appoggiò una mano sulla spalla e con voce tonante dichiarò: «In nome della legge, la arresto. Lei è accusato di alto tradimento».
Tre uomini in borghese si precipitarono su Dreyfus, lo afferrarono per le braccia e lo perquisirono. Erano Cochefert, il capo della Sureté di Parigi, il suo segretario e Gribelin, l'archivista dell'Ufficio di Statistica, ossia il servizio segreto dellArmée. Dreyfus rimase inebetito. Come disse più tardi: «Un fulmine che fosse caduto davanti ai miei piedi non avrebbe provocato in me un'emozione più violenta». Spaventato, comincia a proferire parole senza senso. Infine, indignato, reagì: «Niente nella mia vita può prestare il fianco a una accusa così mostruosa! Ecco, prendete le chiavi, frugate tutta la mia casa [...] Sono innocente... Mostratemi le prove dell'infamia che avrei commesso!». Du Paty accusa: «Le prove sono schiaccianti». Sfoglia nervosamente il Codice Penale e grida: «Articolo 76: Chiunque intrattenga rapporti di spionaggio con potenze straniere sarà punito con la pena di morte!». A un Dreyfus sempre più sconvolto, l'ufficiale di polizia Cochefert mostrò discretamente una pistola seminascosta fra un mucchio di carte. Con il classico invito al traditore perché si faccia giustizia da solo (suicidandosi), Du Paty de Clam esce dalla stanza, aspettando il colpo di pistola. Niente. Rientra nella stanza scortato dal maggiore Henry, il vice comandante dell'Ufficio di Statistica, che, nascosto dietro una tenda, ha assistito a tutta la scena. Il maggiore Henry borbottò un insulto: «Vigliacco!». Dreyfus protestò la sua innocenza: «No, non mi uccido perché sono innocente. Devo vivere per dimostrarlo! Mi sarà fatta riparazione per questo affronto!». Henry e un poliziotto lo trascinarono via, facendolo salire su una carrozza e trasferendolo al carcere militare del Cherche-Midi.
L'ulteriore violazione del diritto di difesa avvenne durante il tragitto, quando il vicecomandante dei servizi segreti, maggiore Henry, finse di essere all'oscuro di tutto e interrogò abilmente Dreyfus, ma invano. Nel suo rapporto, poi, dichiarò: «L'accusato finge di non sapere nulla». Il comandante del carcere, il maggiore Ferdinand Forizin, prese in consegna il prigioniero e, infine, lo fece rinchiudere in una cella di segregazione. Per ordini superiori, Dreyfus ebbe il divieto assoluto di comunicare con l'esterno, anche con la famiglia. Sempre per ordini superiori, sulla scheda di incarcerazione non venne annotata alcuna accusa. Solo un nome: DreyfusGianni Rizzoni, «L'Arresto. Capitano, lei trema?, 16 ottobre 1994, La Voce, pag.22. Fuori serpeggiano le voci più terribili: la Francia è minacciata da un complotto ebraico.
Il giudizio militare e la degradazione