Il Nintendo Entertainment System (NES), noto in Giappone con il nome di , è una console per videogiochi a 8-bit prodotta da Nintendo tra il 1983 e il 1995.
È da molti considerato il sistema che ha risollevato l'industria dei videogiochi dopo la crisi del 1983, soprattutto grazie al successo di titoli come Super Mario Bros, The Legend of Zelda e Metroid, di livello qualitativo superiore a quello dell'epoca; la console ha inoltre introdotto un modello lavorativo oggi adottato da tutti, ovvero quello di concedere a terze parti le licenze per lo sviluppo dei software.
Considerata una delle più importanti console videoludiche della storia, nel 1995, anno in cui fu tolta definitivamente dal commercio, raggiunse quasi le 62 milioni di unità vendute, diventando la macchina da gioco più venduta della sua epoca.Sheff, David (1993) Game Over. New York: Random House. p. 349. ISBN 0-679-40469-4. Nel 2009 il sito IGN l'ha definita la migliore console videoludica di tutti i tempi.
Storia Il progetto e lo sviluppo Seguendo la serie di successi ottenuti nello sviluppo dei videogiochi arcade nei primi anni ottanta, Nintendo pianificò lo sviluppo di una propria console per videogiochi a cartucce removibili. Le console da gioco non erano una novità, erano già comparse sul mercato giapponese: per questo motivo l'allora presidente di Nintendo, Hiroshi Yamauchi, scartò l'idea di realizzare una macchina munita di tastiera, stabilendo che il suo sistema da gioco, per potersi affermare, avrebbe dovuto essere così potente da non essere surclassato dalla concorrenza per almeno un anno e che avrebbe dovuto avere un costo di vendita molto più basso delle altre console. L'incarico di sviluppare la console fu affidato a Masayuki Uemura, responsabile dei giochi elettronici della società. I primi prototipi furono realizzati nell'ottobre del 1982 ma per contenere i costi venne abbandonata l'idea di usare una delle nuove CPU di ultima generazione in favore di un processore ad 8 bit realizzato da MOS Technology, il 6502. Per far sì che la console potesse superare la concorrenza sul piano delle prestazioni fu deciso di affiancare alla CPU un coprocessore che si occupasse della generazione degli elementi grafici, la Picture Processing Unit (PPU), capace di gestire molti più sprite e colori rispetto alla console più venduta in quel periodo, l'Atari 2600.
Dal punto di vista fisico, lo sviluppo venne fortemente influenzata dal ColecoVision; infatti Takao Sawano, direttore generale del progetto, portandone a casa un esemplare per la sua famiglia, era rimasto colpito dalla capacità del sistema di produrre grafica fluida in quel momento. I piani originali del progetto prevedevano che le cartucce del FamiCom avessero le dimensioni di un nastro a cassetta, successivamente si optò per dei dispositivi dotati di una piedinatura a 60 piedini; i controllers furono incorporati alla console per mantenere bassi i costi di produzione, Gunpei Yokoi suggerì l'idea di adottare il D-pad già adottata con successo nei Game & Watch. Dato che Nintendo non aveva uno stabilimento per la produzione di semiconduttori, la produzione dei circuiti integrati fu affidata a Ricoh. Per l'aspetto della console Yamauchi fece una scelta particolare, dato il periodo della crisi dei videogiochi del 1983: siccome la console era destinata ai ragazzi, volle che fosse chiaro fin da subito, osservandola, che fosse un sistema di intrattenimento per cui decise per un aspetto che richiamasse alla mente l'idea di un giocattolo. Fu quindi studiato un contenitore plastico con bordi e spigoli arrotondati, vistosamente colorato di bianco e rosso, con controller di gioco piccoli e fisicamente collegati al corpo centrale da cavi elettrici, ciò che poteva far ricordare un personal computer, fu deliberatamente escluso.
La commercializzazione, i difetti iniziali e l'affermazione in Giappone
La console fu messa in commercio a partire dal 15 luglio 1983 al prezzo considerevole di 14.800 ¥ (yen)., corrispondenti a 65 dollari di allora, con il nome di Family Computer, abbreviato in FamiCom. Originariamente il nome in codice del progetto era "GameCom", ma fu cambiato su suggerimento della moglie di Uemura. Al momento del lancio erano disponibili 3 titoli, tutti conversioni di coin-op realizzati da Nintendo: Donkey Kong, Donkey Kong Jr. e Popeye. La console riscosse subito un incredibile successo: in soli 2 mesi ne furono vendute 500.000 unità, surclassando non solo l'Atari 2800 (la versione giapponese dell'Atari 2600) ma anche il Sega SG-1000, presentata lo stesso giorno del FamiCom. Ben presto però le vendite iniziarono a calare perché la console iniziò a bloccarsi quando eseguiva determinati giochi; ciò era dovuto ad un errore del chipset nella scheda madre che portava il sistema in crash. Yamauchi decise per una campagna di richiamo di tutte le console per riparare il problema: questa scelta sarebbe costata molto a Nintendo ma, secondo le previsioni di Yamauchi, avrebbe ripagato Nintendo in termini di credibilità e affidabilità della società.
Sistemati i difetti di progettazione, la popolarità del FamiCom salì fino a diventare la console più venduta in Giappone alla fine del 1984; per il Paese asiatico vennero commercializzate successivamente alcune versioni specifiche, realizzate in collaborazione con la Sharp Corporation, come la Sharp Nintendo Television, nel 1983, il Twin Famicom nel 1986 che include il Famicom Disk System nel case e il FamiCom Titler nel 1989, che incorpora un sistema di tipo genlock per la cattura di immagini e video.
La collaborazione e la rottura con Atari Per il mercato mondiale Nintendo aveva preso contatti con Atari affinché si occupasse della commercializzazione della console al di fuori del Giappone. L'accordo prevedeva che il sistema sarebbe stato distribuito con il nome Atari e che la società avrebbe pagato i diritti per la produzione della console a Nintendo. I rappresentanti delle due società si incontrarono diverse volte al Consumer Electronics Show del 1983, stabilendo le basi dell'accordo. Dopo tre giorni di trattative, quando solo gli ultimi dettagli dovevano essere finalizzati, alcuni dirigenti Atari si imbatterono nello stand della Coleco in una conversione del gioco Donkey Kong per il loro nuovo home computer Coleco Adam. Questo fece infuriare Atari perché essa aveva acquistato da Nintendo i diritti per la versione del gioco per gli home computer (con il floppy disk come supporto) mentre Coleco deteneva i diritti per produrre soltanto la versione a cartuccia per le proprie console ColecoVision e aveva convertito Donkey Kong per l'Adam a scopo dimostrativo. I dirigenti Atari immaginarono che i giapponesi stessero vendendo i diritti in loro possesso a più società contemporaneamente e quindi interruppero le trattative con Nintendo. La rottura delle trattative con Atari spinse Nintendo a cercare un nuovo distributore ma dopo più di un anno di infruttuose ricerche la società decise di commercializzare in proprio la console.
Il successo negli USA
Nel giugno 1985 la console venne presentata al Consumer Electronics Show di Chicago con un design rinnovato e con un nuovo nome per il mercato statunitense: Nintendo Entertainment System (NES). Il prezzo previsto era di 249,99 $ con la pistola Zapper, il robottino R.O.B. e i giochi Gyromite e Duck Hunt, oppure 199,99 $ con due controller e Super Mario Bros., ideato da Shigeru Miyamoto. Le prime unità a edizione limitata furono vendute negli USA a partire dal 18 ottobre 1985 (iniziando dalla città di New York), corredate da una ludoteca caratterizzata da giochi inediti come i suddetti Duck Hunt e Super Mario Bros oltre a Ice Climber, Excitebike, Wrecking Crew e altri.
Anche se nei primi due anni di vita il NES fu abbastanza costoso, la buona qualità del software e il controllo diretto sui giochi sviluppati da terze parti ne determinarono il successo. Nel Natale del 1985 la console registrò un discreto volume di vendite, per poi essere distribuita a febbraio dell'anno seguente nel resto del Nord America, raggiungendo al termine del 1986 la quota di 3 milioni di unità vendute. Sempre nel 1986 il NES fu prodotto dalla Worlds of Wonders che aiutò l'azienda giapponese ad un "ritorno d'immagine" negli Stati Uniti. Fu nel 1987, però, che il grande pubblico si accorse delle capacità grafiche della macchina rispetto alle altre console, grazie alla pubblicazione di titoli come Metroid, Castlevania, Rush'n Attack, Mega Man, Rad Racer e Zelda. Nel 1987, inoltre, i giochi della Worlds of Wonders subirono un grosso calo di vendite e Nintendo, alla fine dell'anno, decise di assumere in blocco tutti i dipendenti che stavano per essere licenziati in seguito all'imminente bancarotta. Curiosamente alcuni di essi erano gli stessi programmatori che Nintendo aveva avvicinato durante il primo tentativo, infruttuoso, di alleanza con Atari. Il NES arrivò a quota sei milioni di unità vendute, cifra che raddoppiò l'anno successivo: nel 1988, infatti, uscirono negli Stati Uniti Super Mario Bros. 2, Contra, Bionic Commando, Blaster Master e Double Dragon, che spinsero quasi al massimo la tecnologia di questa console; nel 1989 Ninja Gaiden, Mega Man 2, Tecmo Bowl e Dragon Warrior (remake occidentale di Dragon Quest), rappresentarono un ulteriore passo in avanti nella ludoteca del NES, che si dimostrò ancora una volta il miglior sistema da gioco presente sul mercato. Il picco della giocabilità a 8 bit fu poi raggiunto da Super Mario Bros. 3, uscito negli Stati Uniti nei primi mesi del 1990: il terzo capitolo della saga di Mario, inoltre, fu considerato uno dei migliori e più innovativi videogiochi della storia, oltre che il titolo più venduto dopo Super Mario Bros, quest'ultimo avendo però dalla sua il fatto di essere incluso nella confezione della console.
Tra il 1986 e il 1990 Nintendo fu l'incontrastata padrona dei mercati nipponico e nordamericano, in cui il NES veniva pubblicizzato con lo slogan "Now you're playing with power", mentre i titoli della console registravano sempre nuovi record. Su NES vennero introdotti i primi capitoli dei franchise di Mario, Zelda, Castlevania, Mega Man, Metroid, Final Fantasy, Ninja Gaiden e Dragon Quest. Particolare importanza fu data al marchio dorato "Nintendo Seal of Quality" che compariva sulle confezioni dei giochi e degli accessori per il NES ad indicare che i prodotti erano certificati direttamente da Nintendo come rispondenti a precisi requisiti di qualità. Introdotto inizialmente per i soli giochi pubblicati in America, il bollino fu poi esteso anche ai mercati europeo e australiano. Col tempo, però, il bollino divenne una presenza fissa sulle cartucce dei giochi e solo in rarissimi casi il titolo non conquistò il marchio dorato, come ad esempio Action 52. Sempre in USA, a partire dal luglio del 1988 iniziò ad uscire mensilmente la rivista Nintendo Power, con le guide e le recensioni dei nuovi titoli. Alla fine degli anni ottanta, in America, era molto famoso anche il servizio telefonico Nintendo con degli operatori che aiutavano gli utenti a terminare o a scoprire dei trucchi segreti dei giochi. Nel 1989 venne anche prodotto un film dedicato alla console NES per il rilancio della console e dei videogiochi casalinghi: Il piccolo grande mago dei videogames, seguito a causa del suo grande successo da un'iniziativa organizzata dalla società giapponese, ovvero il Nintendo World Championship 1990.
Le controversie legali con SEGA
La netta differenza quantitativa tra il catalogo dei titoli disponibili del NES e quella del Sega Master System era giustificata dal fatto che la licenza che Nintendo offriva agli sviluppatori dei giochi per il NES impediva di realizzare le conversioni per le console avversarie per due anni. Inoltre le compagnie che ottenevano la licenza Nintendo potevano sviluppare solo cinque giochi all'anno, più uno extra se i titoli avevano avuto un notevole successo commerciale e di critica.