Le opzioni in Alto Adige (in tedesco: Option in Südtirol o Südtiroler Umsiedlung) furono il sistema scelto nel 1939, previo accordo tra Regno d'Italia e Germania nazista, per risolvere il contenzioso sull'Alto Adige e sulle altre isole linguistiche tedesche e ladine presenti in Italia. Alla popolazione di lingua tedesca, ladina, mochena e cimbra fu chiesto di scegliere se diventare cittadini tedeschi e conseguentemente trasferirsi nei territori del Terzo Reich o se rimanere cittadini italiani, integrandosi nella cultura italiana e rinunciando ad essere riconosciuti come minoranza linguistica.

Le opzioni finirono di fatto nel settembre del 1943 con la nascita dell'Alpenvorland, ovvero l'annessione tedesca della provincia di Bolzano, della provincia di Trento e della provincia di Belluno. Esse vengono chiamate anche la "Grande Opzione" (Große Option), per distinguerla dalle altre opzioni, minori, che avvennero nell'Alto Adige e nel Trentino immediatamente dopo la sua annessione all'Italia avvenuta nel 1919.Stefan Lechner, Die Erste Option: die Vergabe der italienischen Staatsbürgerschaft an die Südtiroler in Folge der Annexion 1920, in Hannes Obermair, Stephanie Risse, Carlo Romeo (a cura di), Regionale Zivilgesellschaft in Bewegung – Cittadini innanzi tutto. Festschrift für/scritti in onore di Hans Heiss, Folio Verlag, Vienna-Bolzano, 2012, ISBN 978-3-85256-618-4, pp. 219–236.

Storia Contesto 1919-1922 L'Alto Adige, per secoli parte integrante, all'interno del Tirolo, delle terre asburgiche, era abitato in grande prevalenza da popolazioni di lingua germanica e venne annesso al Regno d'Italia alla fine della prima guerra mondiale, in base al trattato di Saint-GermainDal Ri, A., & Taffner Fraga, A. J. (2021). O Tratado de Saint-Germain-en-Laye e os efeitos do instituto da “opção” sobre a condição jurídica dos descendentes de cidadãos austríacos trentino-tirolêses. Revista de Direito Internacional, 18(1), 290–307. https://doi.org/10.5102/rdi.v18i1.7287 . del 1919.

Le autorità italiane perseguirono una politica di italianizzazione, proseguita durante il ventennio fascista.Santi Corvaja, Le mani di Hitler sull'Alto Adige, articolo su Storia illustrata n° 290, gennaio 1992, Mondadori, pag. 26. Ai primi di agosto del 1920, la Camera discusse il disegno di legge per approvare il trattato e annettere i nuovi territori.. Solo Matteotti, Turati e Riboldi proposero nei loro interventi il diritto all’autodecisione della popolazione sudtirolese attraverso un plebiscito, che fu invece riconosciuto a quella della Carinzia. Il disegno di legge fu approvato dalla Camera con 170 voti favorevoli e 48 contrari, e al Senato, all’epoca nominato dal re, passò all’unanimità.

Alle minoranze etnolinguistiche fu offerta la possibilità di trasferirsi nello stato vicino in cui si parlava la propria lingua. Nell’articolo 78 del trattato compare già il termine “opzione” col significato, proprio del diritto diplomatico, che avrà nell’accordo italo-tedesco del 1939, ma riguardante una facoltà personale dei cittadini e non un’operazione organizzata e gestita dallo Stato.

L’articolo 80 specifica invece gli stati in cui è possibile il trasferimento e stabilisce i criteri, su base etnica e linguistica, per avvalersi del diritto all’opzione.

Il trattato approvato col disegno di legge, dunque, era volto a consentire il trasferimento delle minoranze linguistiche senza un preciso intento di italianizzazione; tuttavia, il contesto politico e sociale in cui fu approvato era caratterizzato dal “principio della primazia dello stato nazionale monoetnico sui diritti delle persone ad abitare il territorio natale”,. presente già prima della Grande Guerra e mantenuto, se non estremizzato, sotto il Fascismo. Nello specifico, dal punto di vista giuridico, “lo jus sanguinis continuava a prevalere sullo jus soli”.

1923-1937 Nel 1923 fu istituita l'obbligatorietà della lingua italiana nelle scuole per tutta la popolazione e poco alla volta venne sospeso l'insegnamento in lingua tedesca. Il tedesco venne progressivamente bandito dalla vita pubblica, nella pubblica amministrazione venne previsto l'uso della sola lingua italiana.

A partire dal 1927, quando Bolzano divenne capoluogo di provincia, i funzionari pubblici appositamente inviati in Alto Adige iniziarono gradatamente a sostituire i toponimi con il corrispettivo in italiano, utilizzando un apposito prontuario per l'italianizzazione dei nomi, redatto dal trentino Ettore Tolomei. Anche diversi cognomi furono tradotti o italianizzati nell'ambito di una campagna definita come "reintegrazione italica": ad esempio, per il cognome Hüttler, Hitthaler e Hitler venne proposto l'italiano Casolari (a motivo del fatto che Hütte, in tedesco, ha un significato analogo a casolare, casetta).Ettore Tolomei, La restituzione del cognome atesino. Elenco dei cognomi dell'Alto Adige deformati o stranieri, con le forme adottate per la restituzione o versione, Firenze, 1936. L'italianizzazione dei cognomi palesemente stranieri fu affidata alla volontà dei singoli, ma era comunque obbligatoria per gli impiegati pubblici.

Tra il 1928 e il 1930 si organizzò la resistenza della popolazione di lingua tedesca, per mantenere il proprio carattere nazionale e opporsi alla snazionalizzazione. Ai bambini veniva insegnato - illegalmente - il tedesco nelle cosiddette Katakombenschulen (letteralmente “scuole nelle catacombe”) e la stampa e le associazioni cattoliche in lingua tedesca resistettero sotto la protezione del Vaticano. L'operazione di italianizzazione della popolazione attraverso l'utilizzo esclusivo dell'italiano nelle scuole di conseguenza non diede i risultati sperati e il governo scelse di incentivare l'immigrazione da altre zone dell'Italia.

Le tendenze filo asburgiche della popolazione di lingua tedesca che sognava l'indipendenza o la riunificazione all'Austria furono soppiantate dall'irredentismo pangermanico propugnato dalle varie sezioni del partito nazionalsocialista che nel frattempo erano sorte in tutto l'Alto Adige ed avevano fatto breccia soprattutto presso i giovani.Santi Corvaja, Le mani di Hitler sull'Alto Adige, articolo su Storia illustrata, n° 290, gennaio 1992, Mondadori, pag. 25-26. A partire dal 1933, con la presa del potere in Germania di Adolf Hitler, le aspirazioni della popolazione di lingua tedesca si rinsaldarono ulteriormente dando sfogo anche a manifestazioni che crearono problemi di ordine pubblico. Sorse anche un movimento clandestino di resistenza, il Völkischer Kampfring Südtirols (VKS) di ispirazione nazista, fondato da Peter Hofer.

A fine agosto del 1933 fu inviato a Bolzano il nuovo prefetto Giuseppe Mastromattei con l'incarico di risolvere la questione. Mastromattei approntò un piano per favorire l'industrializzazione e la modernizzazione della regione,Santi Corvaja, Le mani di Hitler sull'Alto Adige, articolo su Storia illustrata, n° 290, gennaio 1992, Mondadori, pag. 27. che era tradizionalmente agricola, e convinse personalmente alcune grandi aziende come la Montecatini, la Lancia e la Falck a costituire un'importante area industriale in Alto Adige, sfruttando l'energia idroelettrica prodotta da centrali potenziate o costruite ex novo negli anni precedenti.

Il 20 dicembre 1936 fu ufficialmente inaugurata la nuova zona industriale di Bolzano e presto un gran numero di operai vi trovò lavoro; tra essi moltissimi erano immigrati dal Trentino, dal Veneto e dal Friuli. Bolzano era così avviata a vedere un notevole incremento della popolazione che da circa trentamila del 1919 sarebbe passata ad oltre centomila, ora prevalentemente italofona. L'arrivo di migliaia di operai italiani suscitò le proteste dei cittadini germanofoni che temevano di essere messi in minoranza come popolazione.

Le trattative italo-tedesche

A seguito dell'Anschluss tedesco dell'11 marzo 1938, l'Austria era stata inglobata nel Terzo Reich e rinominata Ostmark, pertanto la Germania subentrò nell'annoso contenzioso che a lungo aveva opposto l'Italia e l'Austria sulla questione dell'Alto Adige. Già all'ingresso delle truppe tedesche a Innsbruck vi erano state delle manifestazioni antiitaliane e la cosa allarmò la diplomazia italiana.

In una lettera a Mussolini dell'11 marzo 1938, Hitler aveva solennemente proclamato l'intangibilità della frontiera fra i due paesi.Mario Toscano, Storia diplomatica della questione dell'Alto Adige, Laterza, Bari 1968, pp. 145-146. Venne quindi ripresa l'idea esposta da Hermann Göring a Ulrich von Hassell nel gennaio 1937, che prevedeva il trasferimento di tutta la popolazione di lingua tedesca dell'Alto Adige in Germania.Mario Toscano, op. cit., pp. 148-149. Il primo contatto in questo senso fu avviato dal console tedesco a Milano Otto Bene che in un incontro riservato prospettò questa soluzione al prefetto di Bolzano Mastromattei, ma Mussolini respinse la proposta.Santi Corvaja, Le mani di Hitler sull'Alto Adige, articolo su Storia illustrata, n° 290, gennaio 1992, Mondadori, pag. 27-28.

Dopo una serie di contatti fra i rappresentanti tedeschi e italiani (per parte tedesca la questione venne seguita in particolare da Göring e Heinrich Himmler, per parte italiana da Galeazzo Ciano e dai diplomatici dell'ambasciata di Berlino).In particolare, viene considerato come uno dei punti di svolta della situazione un incontro fra il conte Massimo Magistrati (ministro consigliere d'Italia a Berlino) e Göring del 21 aprile 1938, nel corso del quale Göring affermò che: "Può esistere effettivamente un tedesco di razza e di lingua, il quale ad esempio senta che potrebbe essere suo dovere quello di prestare servizio militare nelle file dell'Esercito tedesco anziché in quello italiano. Ma allora occorre affrontare il problema alle basi. Noi siamo disposti ad accogliere, e per sempre, nei nostri confini, questi scontenti. Occorrerebbe cioè, ad un certo momento, porre gli altoatesini davanti a un aut-aut e cioè: o avviarsi verso la Germania, vedendo naturalmente equamente liquidati tutti i loro averi oggi esistenti in Alto Adige; o rinunciare, e per sempre, ad essere considerati Tedeschi. Dopo questa opzione, qualsiasi legame di carattere tedesco tra patria tedesca e altoatesini verrebbe automaticamente a cessare e il problema si esaurirebbe alla base". L'intero intervento di Göring in Mario Toscano, op. cit., pp. 159-161. La questione riprese vitalità alla vigilia della firma del Patto d'Acciaio tra Germania e Italia del 22 maggio.

In questa occasione l'ambasciatore italiano a Berlino Bernardo Attolico esaminando le proposte tedesche per l'alleanza ribadì che la risoluzione della questione altoatesina era di fondamentale importanza.Santi Corvaja, Le mani di Hitler sull'Alto Adige, articolo su Storia illustrata, n° 290 gennaio 1992, Mondadori, pag. 28. Il 6 maggio 1939 il concetto fu ribadito dal ministro degli esteri italiano Galeazzo Ciano all'omologo Ribbentrop, appositamente venuto a Milano. Il 17 giugno 1939 Heinrich Himmler fu ufficialmente incaricato di condurre le trattative e di raggiungere una risoluzione. Da parte loro le autorità italiane desideravano ottenere la partenza di tutti i cittadini di nazionalità tedesca (circa diecimila) e dei circa quattromila allogeni vicini al partito nazionalsocialista che avevano provocato disordini negli anni precedenti.Santi Corvaja, Le mani di Hitler sull'Alto Adige, articolo su Storia illustrata, n° 290 gennaio 1992, Mondadori, pag. 30. Da parte loro invece i tedeschi avrebbero preferito un accordo più vago che avesse permesso di ritornare in futuro sulla questione.