Loperazione Downfall era il nome in codice per definire i due sbarchi di forze alleate in Giappone che sarebbero dovuti avvenire tra il 1945 e il 1946 allo scopo di invaderlo e così portare a conclusione la seconda guerra mondiale. L'operazione venne annullata quando il Giappone si arrese in seguito ai bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki e alla dichiarazione di guerra da parte dell'URSS al Giappone.
L'operazione Downfall era suddivisa in due fasi — loperazione Olympic e loperazione Coronet. Pianificata per incominciare nel novembre 1945, l'operazione Olympic aveva lo scopo di conquistare la parte meridionale del Kyūshū, utilizzando l'isola di Okinawa, recentemente conquistata, come base avanzata per il rifornimento e il supporto logistico all'operazione. In seguito, nella primavera del 1946, sarebbe incominciata l'operazione Coronet che aveva lo scopo di invadere la regione del Kantō, presso Tokyo, nell'isola dell'Honshū. Le basi aeree conquistate nel Kyūshū nell'operazione Olympic avrebbero permesso agli USA di usufruire del supporto aereo per l'operazione Coronet.
La geografia del Giappone rendeva questo piano di invasione piuttosto ovvio per i giapponesi, che furono in grado di dedurre i piani di invasione alleati e accomodare di conseguenza i propri piani difensivi. I giapponesi pianificarono una difesa a oltranza di Kyūshū, con poche riserve lasciate per operazioni difensive successive. Le stime sul numero di caduti erano variabili, ma comunque estremamente elevate su ambedue i fronti: a seconda del grado di resistenza all'invasione da parte dei civili giapponesi, le stime potevano arrivare ai milioni di caduti per gli Alleati.
Considerazioni preliminari Dopo il sostanziale fallimento nel 1944 dell'operazione Matterhorn che prevedeva di colpire il Giappone con i bombardieri strategici ultra-pesanti Boeing B-29 Superfortress schierati nelle basi aeree in Cina, nella prima metà del 1945 finalmente il territorio metropolitano nipponico era stato sottoposto a una intensa pressione dopo che la conquista delle isole Marianne e il loro utilizzo come basi aeree aveva permesso alla Twentieth Air Force statunitense incursioni massicce con un elevato numero di aerei e pesanti carichi di bombe.
Gli attacchi, diretti dall'aggressivo generale Curtis LeMay, erano culminati nella notte del 9/10 marzo 1945 con un devastante bombardamento incendiario su Tokyo, ed erano continuati nelle settimane seguenti su Nagoya, Kobe e altre città. Le perdite civili erano state elevatissime a causa della tempesta di fuoco innescata nei centri abitati costruiti prevalentemente in legno, e circa 4,5 milioni di abitanti dell'area Tokyo-Kawasaki-Yokohama erano stati evacuati. La elevata dispersione dell'industria leggera nipponica in tante piccole officine "domestiche" aveva però attenuato gli effetti delle distruzioni, vissute pienamente invece dalle industrie pesanti, aeronautiche e navali. L'area di Tokyo contenente il Palazzo Imperiale era stata però intenzionalmente risparmiata per invitare alla trattativa, ma i giapponesi non diedero segni apparenti agli anglo-americani di voler cercare una trattativa di pace, e neanche la Dichiarazione di Potsdam del 26 luglio 1945 che minacciava una "pronta e completa distruzione del Giappone" aveva sembrato provocare effetti; in realtà i giapponesi avevano cercato contatti con gli Alleati, ma tramite i Sovietici, che invece non rivelarono agli Anglo-Americani la richiesta di Tokyo per poter approfittare della imminente debolezza giapponese in Manciuria e nelle altre aree occupate dalle forze imperiali.
Le esigenze primarie che gli strateghi anglo-americani dovettero considerare furono il "tempo" e le "perdite", ovvero come riuscire a costringere il Giappone alla resa, il più velocemente possibile e con le minori perdite per gli Alleati. Nel 1943, alla Conferenza Quadrant a Québec, i Combined Chiefs of Staff anglo-americani ("capi di stato maggiore combinati") concordarono che il Giappone doveva essere costretto alla resa non oltre l'anno successivo alla resa tedesca. Si convinsero di questa decisione dopo aver esaminato "Appreciation and Plan for the Defeat of Japan", un documento prodotto da un gruppo congiunto di britannici e statunitensi, che prevedeva che un'invasione del Giappone fosse possibile non prima del 1947.. Prolungare la guerra così a lungo era considerato pericoloso per il morale delle due nazioni anglosassoni. Pertanto incominciarono a confrontarsi le correnti di pensiero che vedevano nella Marina e nell'US Army Air Force (ex USAAC) predominare una strategia di accerchiamento e blocco aeronavale più lunga (due anni) ma più economica in termini di vite alleate, mentre nell'esercito era prevalente l'idea di una invasione, che avrebbe avuto il vantaggio di tempi più brevi e della minimizzazione dell'influenza sovietica.
La Marina degli Stati Uniti proponeva quindi l'uso del blocco navale e della superiorità aerea per portare il Giappone alla resa. Propose delle operazioni anfibie per catturare delle basi aeree nelle vicine Shanghai e Corea, che avrebbero dato all'Aeronautica degli Stati Uniti una serie di basi avanzate dalle quali bombardare direttamente il Giappone.. L'Esercito invece, riteneva che una tale strategia avrebbe potuto prolungare la guerra indefinitamente, con inutili costi in vite umane, e per questo riteneva che la resa dovesse essere ottenuta tramite un'invasione. L'Esercito proponeva operazioni in larga scala direttamente contro le isole del Giappone, senza alcuna delle operazioni di contorno volute dalla Marina. Alla fine, il punto di vista dell'Esercito prevalse. e nel luglio 1944 le pressioni del generale George Marshall imposero la progettazione dello sbarco, in attesa di definirne la effettiva necessità.
Per la sua estensione, il Giappone era un obiettivo imponente e con poche spiagge adatte per un'invasione. Solamente Kyūshū (l'isola più a sud del Giappone) e le spiagge della pianura di Kantō (a sud-ovest e sud-est di Tokyo) potevano essere considerate adatte allo scopo. Gli alleati decisero di lanciare un'invasione suddivisa in due fasi. L'operazione Olympic avrebbe attaccato Kyūshū. A seguito della conquista di quell'isola, gli Alleati avrebbero costruito delle basi aeree che avrebbero fornito la copertura per l'operazione Coronet, per attaccare la Baia di Tokyo.
Pianificazione
La responsabilità della pianificazione dell'operazione Downfall ricadde sui comandanti statunitensi Chester Nimitz (ammiraglio di flotta) e Douglas MacArthur (generale dell'esercito) e sugli Stati maggiori riuniti (Joint Chiefs of Staff) - gli ammiragli Ernest King e William D. Leahy, e i generali George C. Marshall e Henry "Hap" Arnold (quest'ultimo era il responsabile supremo dell'USAAF).. A quel tempo, lo sviluppo della bomba atomica era ancora un segreto noto solo a pochi ufficiali di più alto rango al di fuori del progetto Manhattan, e la pianificazione dell'invasione non prese in considerazione la sua esistenza.
Durante tutta la guerra nel Pacifico, e contrariamente al teatro di guerra europeo, gli Alleati non furono in grado di trovare un accordo per nominare un unico Comandante in Capo (Commander-in-Chief, C-in-C). Il comando alleato era diviso in regioni: nel 1945, per esempio, Chester Nimitz era Comandante in Capo delle forze alleate nell'Oceano Pacifico (CINCPACFLT), mentre Douglas MacArthur era Comandante supremo delle forze alleate del Pacifico sud-occidentale (CINCAFPAC); a ognuno dei due era conferito il comando di forze navali e terrestri, per cui Mac Arthur comandava anche una forza di assalto anfibia mentre Nimitz ebbe la responsabilità delle unità dell'US Army impiegate a Okinawa. Tuttavia, una catena di comando unificata fu ritenuta assolutamente necessaria per un'invasione del Giappone. Le rivalità interne alle forze armate statunitensi - la U.S. Navy appoggiava Nimitz la cui strategia di penetrazione era gradita anche al comando delle US Army Air Forces, dipendenti formalmente dall'esercito ma avviate a diventare una forza armata indipendente, mentre lo U.S. Army appoggiava MacArthur - furono così accese che rischiarono di far fallire la pianificazione dell'invasione. Alla fine, la U.S. Navy soprassedette parzialmente, e MacArthur avrebbe avuto il comando totale di tutte le forze, se le circostanze lo avessero reso necessario..
In un primo momento si prese in considerazione anche Hokkaidō, ma la sua distanza dall'obbiettivo finale, la piana di Tokyo, e l'impossibilità di una efficace copertura aerea la fecero scartare come prima tappa. Pertanto, il Joint Chiefs of Staff, gli stati maggiori riuniti, emanò il 3 marzo 1945 verso Mac Arthur e Nimitz le direttive JCS 1259/4 e 1259/5, che imponevano la pianificazione delle due operazioni, Olympic per Kyushu e Coronet per Honshu. In quella fase ancora non venivano escluse altre operazioni come l'occupazione dell'arcipelago Chusan-Ningpo vicino a Shanghai (operazione Longtom) o della Corea, Tsushima e Quelpart, come basi aeronavali di appoggio.
Previsioni statunitensi Mentre la geografia del Giappone era nota, gli strateghi statunitensi potevano solo stimare le forze difensive che avrebbero incontrato. Basandosi su rapporti di intelligence disponibili all'inizio del 1945, gli analisti strategici prevedevano i seguenti punti:
"Le operazioni in quest'area saranno ostacolate non solo dalle forze armate dell'Impero Giapponese, ma anche dalla popolazione ostile e fanatica" "Approssimativamente tre (3) divisioni ostili verranno dislocate nella parte sud di Kyūshū e ulteriori tre (3) nella parte nord di Kyūshū all'inizio dell'operazione Olympic" "Le forze ostili totali che saranno destinate contro le operazioni a Kyūshū non eccederanno le otto-dieci (8-10) divisioni e questo livello di dislocazione verrà rapidamente raggiunto" " Approssimativamente ventuno (21) divisioni ostili, incluse le divisioni di logistica, saranno presenti su Honshū all'inizio dell'operazione Coronet e quattordici (14) di queste divisioni saranno impiegate nell'area della Pianura di Kantō" "Il nemico potrebbe ritirare le proprie forze aeree basate su terra sul continente asiatico per proteggerle dagli attacchi. In questa circostanza, il nemico potrebbe contare su 2.000-2.500 aerei in quell'area, e questo contingente potrebbe operare contro gli sbarchi a Kyūshū, utilizzando basi intermedie nell'isola principale".
Operazione Olympic
L'operazione Olympic, ovvero l'invasione dell'isola di Kyūshū, doveva incominciare il giorno "X-Day", che venne fissato al 1º novembre 1945. L'armata congiunta degli Alleati sarebbe stata la più grande mai raccolta, e avrebbe incluso 42 portaerei, 24 corazzate, e 400 fra cacciatorpediniere e navi di scorta. Inizialmente, quattordici divisioni statunitensi dovevano prendere parte agli sbarchi iniziali. Usando Okinawa come base logistica, l'obiettivo dell'operazione prevedeva la conquista della parte meridionale di Kyūshū. Quest'area sarebbe poi stata usata come base per attaccare Honshū nella successiva operazione Coronet.
Olympic doveva anche includere un piano diversivo, denominato operazione Pastel. Pastel doveva convincere i Giapponesi che i Capi Congiunti avessero messo da parte la possibilità di un'invasione diretta e che invece gli Alleati avessero intenzione di circondare e bombardare il Giappone. Questo avrebbe richiesto di conquistare delle basi a Taiwan, presso la costa cinese, e nell'area del Mar Giallo..