Fu autore dei Matheseos libri octo.
Biografia Di lui restano pochissime notizie biografiche, per lo più desumibili dai suoi testi. Le subscriptiones dei manoscritti ne tramandano il nome completo, Iulius Firmicus Maternus Iunior, con il titolo di vir clarissimus (v.c.).A. H. M. Jones, J. R. Martindale, J. Morris, The Prosopography of the Later Roman Empire, vol. I: A.D. 260–395, Cambridge, Cambridge University Press, 1971, s.v. «Maternus 2», p. 567.
Siciliano, secondo la sua stessa testimonianza,Matheseos libri octo, I, proemio, 4: «Siciliae quam incolo et unde oriundus sum». Firmico fu senatore e per qualche tempo avvocato, ma abbandonò la professione per le inimicizie che la sua pratica gli procurò, sicché la successiva condizione di otium gli permise di dedicarsi agli studia humanitatis.Matheseos libri octo, IV, proemio, 1–3. Pubblicò, così, le sue due opere conservatesi: i Matheseos libri octo e, circa dieci anni dopo, il De errore profanarum religionum. C. Marchesi, Disegno storico della letteratura latina, Milano-Messina 1961, p. 409.
Opere Matheseos libri octo
L'opera, il cui titolo completo è De Nativitatibus sive Matheseos libri VIII, è dedicata al governatore della Campania, Quinto Flavio Mesio Egnazio Lolliano detto Mavorzio, su richiesta del quale fu composta,A. H. M. Jones, J. R. Martindale, J. Morris, The Prosopography of the Later Roman Empire, vol. I: A.D. 260–395, Cambridge, Cambridge University Press, 1971, s.v. «Maternus 2», p. 567, con riferimento a Math. I, proemio, 2 e 6–7. e costituisce il più vasto trattato di astrologia conservatosi dall'antichità, frutto di esperienze e studi in campo neoplatonico.
La sua datazione è controversa, con gli storici che la datano tra il 335L'opera contiene infatti un riferimento (I.iv.10) a un'eclissi anulare di sole avvenuta il 17 luglio 334 . e il 337,Theodor Mommsen la fa risalire al 337 (Hermes, XXIX (1894), pp. 468 ss). oppure successivamente al 355.Chris Brennan, «Firmicus Maternus», The Hellenistic Astrology Website, 27 dicembre 2014, https://www.hellenisticastrology.com/astrologers/firmicus-maternus/ A sostegno della datazione più alta si possono citare due ulteriori indizi interni: il riferimento ai consoli del 334 (Math. I, 4, 10) e la menzione di Costantino I come ancora in vita, che colloca la composizione di questi passi prima della morte dell'imperatore nel maggio 337 (Math. I, proemio, 7; I, 10, 13–14).
Il primo libro, a differenza degli altri sette di contenuto esclusivamente tecnico, contiene una vera e propria apologia morale dell'astrologia, scienza caduta in sospetto ai cristiani, ma ampiamente praticata al tempo dell'autore per influsso della speculazione neoplatonica. I restanti libri espongono diverse nozioni tecniche relative alla materia, con uno stile spesso compilatorio che però rende conto della sintesi di una lunga tradizione precedente. Libro I Materno afferma che l'influenza degli astri si esercita sulla parte divina dell'anima umana e che solo un animo puro e libero da ogni peccato può accostarsi all'astrologia, disciplina che pone in costante contatto con la divinità. Dimostra poi l'importanza dell'influsso degli astri nel determinare la vita umana, e la spiegazione della storia del mondo fin dall'età di Saturno alla luce di tale principio. Libro II Espone i fondamenti dell'astrologia ellenistica, tra cui i segni, i pianeti, le case, le suddivisioni dello zodiaco (decani e termini), gli aspetti e, particolarmente importanti per l'astrologia di Materno, gli antiscia, ovvero il legame tra due segni in base alla loro distanza dai solstizi. Il libro contiene anche il tema natale di un anonimo aristocratico romano che ricoprì diverse cariche importanti, e che è stato identificato con Lolliano Mavorzio stesso, con Publilio Optaziano Porfirio o, con maggior successo, con Ceionio Rufio Albino.Otto Neugebauer, «The Horoscope of Ceionius Rufius Albinus», The American Journal of Philology, volume 74, numero 4 (1953), pp. 418–420, doi:10.2307/292059 Questo libro contiene anche alcuni avvertimenti per coloro che praticano l'astrologia: che bisogna sempre dare i propri responsi pubblicamente, e che bisogna rifiutarsi di studiare l'oroscopo dell'imperatore; in epoca romana, infatti, studiare l'oroscopo del sovrano costituiva un reato di lesa maestà punibile con la morte.
Libro III Presenta il concetto del Thema Mundi, l'oroscopo del mondo, poi fornisce un elenco delle delineazioni per ciascun pianeta in ciascuna casa. Libro IV Tratta delle possibili delineazioni della Luna e dei Lotti della Fortuna e dello Spirito, della lunghezza della vita, della professione. Libro V Tratta delle delineazioni dei differenti segni in ciascun luogo e di ciascun pianeta. Libro VI Tratta degli aspetti, anche di quelli più complicati, e della delineazione delle stelle fisse e del chronocrator. Libro VII Tratta della condizione di nascita, della schiavitù, della malattia, della famiglia, del matrimonio e di temi simili. Libro VIII Include commenti sulle costellazioni e su gradi speciali.
De errore profanarum religionum L'opera è successiva alla conversione di Materno al Cristianesimo, avvenuta in circostanze di cui si ignorano causa, luogo e tempo, ma inequivocabilmente testimoniata dall'opera apologetica De errore profanarum religionum.
Sulla datazione dell'opera non c'è pieno accordo. Secondo alcune interpretazioni fu scritta tra il 346 e il 350.Francesco Massa, «Confrontare per distruggere: Firmico Materno e l’origine diabolica dei culti orientali», Studi e Materiali di Storia delle Religioni 79, 2 (2013), p. 495. Il PLRE propone invece, sulla base di riferimenti interni al testo, una forbice cronologica leggermente diversa: successiva al 343, anno a cui alluderebbe il passo sulla spedizione britannica di Costante I (De Errore, 20, 7 e 28, 6), e anteriore al 348, poiché un passaggio dell'opera (De Errore, 29, 3) sembra difficilmente compatibile con una composizione successiva alla disfatta romana di Singara, databile appunto a quell'anno. Resta dunque aperta la questione se collocare la composizione dell'opera negli anni 343–348 o, come tradizionalmente ritenuto, 346–350.
Nella tradizione del testo,L'unico testimone è un codice del X secolo, il Vaticanus Palatinus 165 . l'opera è giunta priva delle pagine iniziali: la parte restante inizia passando in rassegna i culti naturalistici degli elementi dimostrandone l'assurdità.Firmico Materno, L'errore delle religioni pagane, Introduzione, traduzione e note a cura di E. Sanzi, Roma 2006.
Considera poi quei culti di origine orientale che erano allora molto praticati presso i pagani: i misteri di Iside, Cibele, Mitra, il culto dei Coribanti, di Adone e altri. Sono applicati i principi di Evemero per dimostrare che tutte queste divinità non sono altro che uomini innalzati dopo la morte agli onori celesti e dei cui peccati gli uomini si servono per giustificare i propri.
Con alcune fantasiose etimologie (per esempio Serapide è fatto derivare da Σάρρας παίς, «il figlio di Sara», cioè Isacco) tenta di spiegare le origini di alcuni di esse a partire dai testi biblici; o ancora, egli dà notizie delle frasi e delle formule in codice usate nelle religioni misteriche, avvicinandole alle formule bibliche.
Lingua, stile e fortuna La lingua dell'autore aspira alla purezza del classicismo ma non si sottrae agli influssi del suo tempo, abusando spesso di espedienti retorici, enfasi e incursioni nella lingua poetica. L'uso delle clausole metriche lo ricollega alla tradizione oratoria ciceroniana.
Lo stile dell'opera, in effetti, richiama da vicino quello degli africani Tertulliano e Arnobio, ricorrendo volentieri alla derisione e al sarcasmo.
Dell'opera colpisce il fanatismo quasi feroce con cui l'autore esorta gli imperatori Costante I e Costanzo II a perseguitare senza pietà i seguaci delle fedi fallaci. Non è infatti frequente nella letteratura cristiana della prima metà del IV secolo, trovare un'esplicita richiesta volta a sollecitare l'intervento dello Stato contro i pagani, recuperando in un certo modo il disprezzo che i senatori avevano ai tempi della Repubblica per l'ellenizzazione della religione e della cultura romana (essendo Quinto Fabio Massimo Verrucoso il più conosciuto contro l'ellenizzazione, mentre i maggiori difensori di questa furono la gens Cornelia). Ricordiamo a tale proposito che il primo imperatore a mettere fuori legge tutti i riti non cristiani e a perseguitarli apertamente fu Teodosio I nel 392. In quest'opera si coglie anche quello che dovette essere lo stato d'animo formatosi in molti cristiani nel breve lasso di tempo intercorso tra le persecuzioni dioclezianee e l'editto di Milano.C. Marchesi, Disegno storico della letteratura latina, Messina-Milano 1961, p. 410.
Seppur Firmico appaia pienamente inserito nel filone della letteratura apologetica, la sua voce non giunse isolata al tempo dell'editto di Tessalonica promulgato da Teodosio I (391), ma nel corso del Medioevo rimase senza eco fin verso il XI secolo. La sua opera apologetica è considerata di particolare interesse per la storia delle religioni, riportando particolari di prima mano e plausibili sui culti misterici praticati in Sicilia in età tardoantica. Paradossalmente fu, invece, molto considerata la sua opera astrologica, la cui esaustività e leggibilità migliore rispetto all'opera di Marco Manilio giovarono alla trasmissione.
Note
Bibliografia Firmicus Maternus, Matheseos libri VIII, (due volumi) edito da Wilhelm Kroll e Franz Skutsch, Stuttgart, Teubner, 1968. Mathesis, trad. franc. P. Monat, Parigi Les Belles Lettres, 1992-1997 (Collection des Universités de France) : T. 1 : Libri I e II, T. 2 : Libri III, IV, V, T. 3 : Libri VI, VII, VIII., . In difesa dell'astrologia. Matheseos, libri I, a cura di Emauela Colombi, Udine, Mimesis 2004. ISBN 88-85889-56-5. L'errore delle religioni pagane, a cura di Ennio Sanzi, Roma, Città Nuova 2006. ISBN 978-883-118-191-4 A. H. M. Jones, J. R. Martindale, J. Morris, The Prosopography of the Later Roman Empire, vol. I: A.D. 260–395, Cambridge, Cambridge University Press, 1971, s.v. «Maternus 2», p. 567.
Altri progetti
Collegamenti esterni
De errore profanarum religionum, Zonrat Ziegler (a cura di), Lipsiae, in aedibus B. G. Teubneri, 1907. Matheseos libri VIII, W. Kroll et F. Skutsch (a cura di), Lipsiae, in aedibus B. G. Teubneri, 1897-1913, vol. 1, vol.2.
Categoria:Senatori romani del IV secolo Firmico Materno Materno