È considerato il maggiore esponente della scuola dorico-peloponnesiaca.

Biografia Leonida visse a Taranto fino al 272-270 a.C., fino a quando non fu conquistata dai romaniM. Gigante, L'edera di Leonida, Napoli, Morano, 1971, pp. 37 ss.. Quando la città stava per cedere, Leonida fu tra i pochi abitanti a fuggireForse al seguito di Pirro: M. Gigante, L'edera di Leonida, Napoli, Morano, 1971, pp. 37-38.: un gesto che inizialmente egli interpretò come una benedizione, avendo evitato la schiavitù, ma che presto si rivelò un'amara illusione, giacché da allora e fino alla morte, visse lontano dalla patria, alla ricerca di protettori, vivendo «una vita che vita non è» come scrisse in un celebre epigrammaAP VII 736.. Dopo varie peregrinazioni (viaggiò per la Grecia, l'Asia Minore e il sud Italia) si rifugiò ad Alessandria d'Egitto, dove morì intorno al 260 a.C.L. Coco, Leonida di Taranto, in "Cultura e scuola", n. 95 (luglio-settembre 1985), pp. 61-67..

Epigrammi La produzione di Leonida92 epigrammi di sicura attribuzione, specie dedicatori, sepolcrali e descrittivi. fu ben presto antologizzata, come traspare dalle antologie tardoellenistiche di Meleagro di Gadara e di Aminte, tramite i quali venne conosciuta ed apprezzata da alcuni dei maggiori scrittori latini, come CiceroneAd Atticum, IX 7, 5 e 18, 3; X 2, 1., Catullo, Ovidio e ProperzioSulla diffusione di Leonida a Roma, cfr. O. Specchio, Risonanze di Leonida da Taranto nell'antichità, in "Rassegna trimestrale della Banca Agricola Popolare di Matino e Lecce", V, (1981), n. 3-4, pp. 66-68.. A Pompei, inoltre, nella "casa degli epigrammi greci", è presente una pittura parietale che rappresenta il contenuto di un epigramma di LeonidaAP, VI 13., dove un cacciatore, un uccellatore e un pescatore consacrano al dio Pan le loro retiSi conosce anche un altro esempio: cfr. S. Antolini-G. Lepore, Un epigramma di Leonida di Taranto su una pittura parietale da Suasa, in «Picus», XXIX (2009), pp. 13-34.. Numerosi epigrammi leonidei, infatti, sono indirizzati a persone appartenenti agli strati più umili della società (artigiani, pastori, contadini e pescatori), che, ormai anziani, dedicano agli dèi i loro strumenti del mestiere. Alcuni esempi riguardano un epigramma su un falegname in pensioneAP, VI 205. e un breve componimento su Socare e la FameAP, VI 298.. Gli epigrammi funerari sono di carattere bucolico o satirico, come nei casi di Maronide e il vinoAP, VII 455. o sul sepolcro del pastore ClitagoraAP, VII 657.. In più, legato alle origini "marinare" di Leonida, un consistente gruppo degli epigrammi è costituito dagli epitafi per coloro che hanno passato la loro vita in mare e in mare sono morti. Alcuni esempi sono l'epitafio di un povero pescatoreAP, VII 295., la morte di un uomo, dilaniato in due da uno squalo e sepolto parte in mare, parte nell'animaleAP, VII 506., come anche una variazione sul tema, meno macabra, su un naufragoAP, VII 652.. Di notevole interesse, comunque, sono gli epigrammi autobiografici, come uno, malinconico, sull'uomo e il tempoAP, VII 472. e l'accontentarsi di pocoAP, VII 736.. In effetti, Leonida appare un poeta di notevole caratura, consapevole di sé, come nel suo celeberrimo epitaffio, scritto mentre era in esilio ed ispirato, in alcuni tratti, ad Archiloco:

Ispirandosi ai cinici, poi, Leonida si atteggia a poeta "pitocco", mostrando di disprezzare la frivolezza ed il lusso: secondo il suo pensiero, la felicità è nella tranquillità, che si trova solo conducendo una vita modesta e solitaria. Leonida, dunque, si sofferma sugli strati umili, su personaggi che vivono, quindi, in misere dimore fra i campi o lungo la riva del mare, e conducono vita povera ed errabonda; il poeta stesso, in effetti, si dipinge come povero, così descrivendo la sua capanna:

A parte questa spinta verso il basso, che lo accomuna a tanta poesia alessandrina, notevole è comunque, in Leonida, lo stile «così carico di sapore alessandrino, con una caratteristica strutturazione su triadi di concetti scrupolosamente osservata, a parte l'impiego di vocaboli nuovi e di precisi termini tecnici»O. Specchio, Risonanze di Leonida da Taranto nell'antichità, in "Rassegna trimestrale della Banca Agricola Popolare di Matino e Lecce", V, (1981), n. 3-4, p. 66..

Note

Bibliografia M. Gigante, L'edera di Leonida, Napoli, Morano, 1971. O. Specchio, Risonanze di Leonida da Taranto nell'antichità, in "Rassegna trimestrale della Banca Agricola Popolare di Matino e Lecce", V, (1981), n. 3-4, pp. 66–68. L. Coco, Leonida di Taranto, in "Cultura e scuola", n. 95 (luglio-settembre 1985), pp. 61–67. Leonida, In terra e in mare, a cura di M. Beck, Milano, Medusa Edizioni, 2009. A. F. Mele, Leonida di Taranto, «Galaesus. Studi e ricerche del Liceo "Archita" di Taranto», 39, pp. 39-43, Scorpione Editrice Taranto 2017. F. Poretti, Leonida poeta mediterraneo, «Galaesus. Studi e ricerche del Liceo "Archita" di Taranto», 39, pp. 66-78, Scorpione Editrice Taranto 2017.

Voci correlate Epigramma Aminte

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Collegamenti esterni

R. Camerano, Epigrammi funerari di Leonida (1969).

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