La filosofia ebraica (; ; yiddish: ייִדיש פֿילאָסאָפֿיע) include tutta la filosofia prodotta dagli ebrei, o relativa alla religione dell'ebraismo. Fino alla moderna Haskalah (Illuminismo ebraico) e all'emancipazione ebraica, la filosofia ebraica tentava principalmente di conciliare nuove idee coerenti con la tradizione del rabbinismo, organizzando così le idee emergenti che non necessariamente erano ebraiche in una visione del mondo univoca. Con la loro accettazione nella società moderna, quegli ebrei che possedevano una formazione laica abbracciarono o svilupparono filosofie completamente nuove per soddisfare le esigenze del mondo in cui ora si trovavano.

Il termine "filosofia ebraica" non è quindi universalmente accettato; è tuttavia un argomento che richiede un'attenta analisi ed un'accurata definizione e spiegazione dei termini. Secondo alcuni essa è un tentativo di fondere insieme gli insegnamenti laici ed ateistici con quelli religiosi dell'ebraismo, secondo altri, invece, si tratta piuttosto di una forma relativamente moderna di razionalizzazione dell'ebraismo stesso.Victor J. Seidler, Jewish Philosophy and Western Culture: A Modern Introduction, I. B. Tauris, 2007, e passim. La riscoperta medievale del pensiero greco da parte dei Gaonim delle accademie babilonesi del X secolo portò la filosofia razionalista nell'ebraismo biblico-talmudico. La filosofia era generalmente in concorrenza con la cabala ebraica: entrambe le scuole sarebbero diventate parte della letteratura rabbinica classica, sebbene il declino del razionalismo scolastico coincidesse con gli eventi storici che attrassero gli ebrei verso l'approccio cabalistico. Per gli ebrei aschenaziti l'emancipazione e l'incontro col pensiero laico dal XVIII secolo in poi alterò la loro interpretazione di filosofia. Le comunità aschenazite e sefardite ebbero una più tarda e ambivalente interazione con la cultura secolare che non gli ebrei dell'Europa occidentale. Nelle varie risposte alla modernità, le idee filosofiche ebraiche furono sviluppate in tutta la gamma di emergenti correnti religiose. Tali sviluppi possono essere visti sia come continuazioni o rotture con il canone della filosofia rabbinica medievale, sia come altri aspetti dialettici storici del pensiero ebraico, e ha condotto a diversi atteggiamenti ebraici contemporanei rispetto ai metodi filosofici.Hilary Putnam, Jewish Philosophy as a Guide to Life, Indiana University Press, 2008.

Principi della filosofia ebraica Va notato che le fonti ebraiche principali, come Tanakh e Talmud, non contengono i termini filosofia (che è di origine greca e significa letteralmente "amore della sapienza") e giudaismo poiché tali fonti, che partono dal presupposto che gli insegnamenti in essi contenuti servono come precetti per il comportamento dei fedeli, anche base per elaborazioni di tipo sapienzale, sono precedenti nel sapere, il primo caso, mentre nel secondo caso se ne considera generale la definizione la cui concezione viene espressa altrimenti.

Come con ogni fusione tra filosofia e religione, l'approccio è difficoltoso, perché i filosofi classici cominciano senza ipotesi certe da cui dedurre le conclusioni che devono raggiungere con la loro ricerca, mentre i pensatori religiosi hanno una serie di principi religiosi che devono assumere come veri.

A causa di queste divergenze negli obiettivi e nei punti di vista, alcuni sostengono che non si può sia essere filosofi che aderire ad una determinata religione: secondo questo presupposto, tutti i tentativi di sintesi tra religione e filosofia sono destinati a fallire. Per esempio, il Rabbino Nachman, un mistico ChassidSi veda comunque Chassidismo e Chassidut, considera tutta la filosofia falsa ed eretica. Affrontando l'argomento in modo opposto, Baruch Spinoza, un panteista, considera la religione rivelata inferiore alla filosofia, e quindi la filosofia ebraica tradizionale come un fallimento intellettuale.

Altri sostengono la possibilità di una sintesi tra questi due mondi. Una via è quella di usare argomenti e ragionamenti filosofici per dimostrare la veridicità dei principi di una religione. Questa è una tecnica molto comune di cui si trovano testimonianze in scritti appartenenti a tradizioni di molte religioni, incluse l'ebraismo, il cristianesimo e l'Islam, ma questa non è generalmente accettata come vera filosofia dalla maggior parte dei filosofi. Un esempio di questo approccio si trova negli scritti di Lawrence Kelman, nel suo Permission to Believe, (Feldheim 1990).

Un altro modo di unire filosofia e religione è l'astenersi dal ritenere veri i principi di una data religione, fino a che non si giunga alle stesse conclusioni attraverso un processo filosofico. Questo è in un certo modo presente nell'opera del Rabbino ricostruzionista Mordecai Kaplan (XX secolo). Comunque questo approccio implica una mancanza di fede, secondo gli appartenenti alla religione stessa.

Un altro modo di procedere è applicare filosofia analitica alla propria religione per rafforzare le basi della fede. Tra i pensatori ebrei che presero questa posizione si notano Saadya Gaon, Gersonide, e Abraham ibn Daud. Con questa impostazione un credente sarebbe anche un filosofo se si ponesse queste domande:

Qual è la natura di Dio? Come sappiamo che esiste? Qual è la natura della rivelazione? Come sappiamo che Dio rivela la sua volontà agli uomini? Che cosa della nostra tradizione religiosa deve essere interpretato alla lettera? Che cosa va interpretato allegoricamente? Che cosa bisogna credere per essere considerati aderenti ad una religione? Come si possono conciliare le scoperte della filosofia con la religione? Come si possono conciliare le scoperte della scienza con la religione?

Secondo alcuni questo potrebbe essere il compito della filosofia ebraica, ma il dibattito non è chiuso.

Antica filosofia ebraica Filosofia nella Bibbia La letteratura rabbinica a volte considera Abramo come "filosofo". Alcuni studiosi hanno asserito che Abramo introdusse un tipo di filosofia imparata da Melchisedec;Fred L. Horton, Jr., The Melchizedek Tradition: A Critical Examination of the Sources to the Fifth Century ad and in the Epistle to the Hebrews, Cambridge University Press, 2005, p. 54. ISBN 0-521-01871-4 altri attribuiscono lo Sefer Yetzirah ("Libro della Creazione") ad Abramo.Aryeh Kaplan, Sefer Yetzirah, XII, Red Wheel, 1997. ISBN 0-87728-855-0 Un midrashBereishit Rabbah 39,1. descrive come Abramo intendeva che il mondo terreno avesse un creatore e rettore paragonando la terra ad "una casa con dentro la luce", in quello che oggi viene chiamato Argomento del disegno divino. Il Libro dei Salmi contiene esortazioni ad "ammirare la saggezza di Hashem attraverso le Sue opere"; da ciò alcuni studiosi suggeriscono che l'Ebraismo intrattiene una sottocorrente filosofica.John Inglis, Medieval Philosophy and the Classical Tradition: In Islam, Judaism and Christianity, Taylor & Francis, 2002, p. 3. Il Libro di Qoelet è spesso considerato come l'unica vera opera filosofica della Bibbia ebraica: l'autore cerca di capire il posto degli esseri umani nel mondo e il senso della vita.Tom Kerns, Introduction to Philosophy, testo online.

Filone d'Alessandria

Filone d'Alessandria tentò di fondere e armonizzare la filosofia greca e quella ebraica mediante l'allegoria che aveva imparato dall'esegesi ebraica e dagli Stoici. Filone cercò quindi di rendere la sua filosofia un mezzo per difendere e giustificare le verità religiose ebraiche. Considerò queste verità fisse e determinate, e la filosofia venne utilizzata come aiuto alla verità, un mezzo per arrivare ad essa. A tal fine Filone scelse dei principi filosofici greci, rifiutando quelli che non si armonizzavano con l'ebraismo, come per esempio la dottrina aristotelica dell'"eternità e indistruttibilità del mondo"."Filóne (gr. Φίλων, lat. Philo) di Alessandria", voce nella Enciclopedia Italiana, edizione online, sito treccani.it. URL consultato 14/02/2014

Il rabbino e filosofo Bernard Revel, nella sua tesi dottorale sulla "Halakhah Caraita", indica gli scritti di un caraita del X secolo, l'esegeta Ya'qub al-Qirqisani, che cita Filone, illustrando come i Caraiti facessero uso delle opere di Filone nello sviluppo del Caraismo. Le opere di Filone divennero importanti per studiosi cristiani medievali, che usarono il lavoro dei Caraiti per dare credito alle loro affermazioni che "quelle sono le credenze degli ebrei" - un'attribuzione tecnicamente corretta, ma mendace."Bernard Revel", s.v. nella Jewish Virtual Library.

Studi ebraici dopo la distruzione del Secondo Tempio Con la distruzione del Secondo Tempio nel 70 e.v., il giudaidsmo del Secondo Tempio era in disfacimento,"Christianity, Judaism and other Greco-Roman cults: studies for Morton Smith at sixty", Volume 12, Parte I, p. 110, in Studies in Judaism in late antiquity, di Jacob Neusner e Morton Smith, Brill 1975. ISBN 90-04-04215-6 ma le tradizioni ebraiche venivano conservate grazie specialmente all'abile operato di Jochanan Ben Zakkai, che salvò il Sinedrio e lo spostò a Yavne. La speculazione filosofica non fu una parte centrale dell'ebraismo rabbinico, sebbene alcuni reputino la Mishnah come opera filosofica.Jacob Neusner, Judaism as Philosophy. The Method and Message of the Mishnah, University of South Carolina Press, 1991. Anche Rabbi Akiva viene considerato una figura filosofica:Meyer Levin, Beginnings in Jewish Philosophy, Behrman House, 1971, p. 49 e segg. ISBN 0-87441-063-0 Tra le sue asserzioni si annoverano: 1) Quanto è favorito l'uomo, perché è stato creato secondo un'immagine "perché ad immagine di Dio Egli ha fatto l'uomo" (); 2) Tutto è previsto, ma la libertà [di arbitrio] è data ad ogni uomo; 3) Il mondo è governato dalla misericordia... ma la decisione divina è presa secondo la preponderanza del bene o del male nelle azioni.

Dopo la rivolta di Bar Kokhba, gli studiosi rabbinici si riunirono a Tiberiade e Safed per riesaminare l'Ebraismo, le sue leggi, teologia, liturgia, credenze e struttura di coordinazione. Nel 219 e.v., l'Accademia di Sura (dalla quale emerse la filosofia Kalām ebraica molti secoli dopo) fu fondata da Abba Arika. Nei cinque secoli successivi, le accademie talmudiche si concentrarono sulla ricostruzione dell'Ebraismo e non si preoccuparono quasi per niente della ricerca filosofica.

Influenze