Considerato uno dei più grandi registi della storia del cinema, nato da una famiglia colta di Calcutta, nel Bengala Occidentale, figlio di Sukumar Ray, uno dei maggiori scrittori e poeti della letteratura bengalese, Satyajit Ray ricevette una buona educazione. Studiò al Presidency College prima di iscriversi all'università Visva-Bharati, fondata da Rabîndranâth Tagore a Santiniketan.
Nel 1943, attirato dalle migliori prospettive di carriera, comincia la collaborazione con un'agenzia di pubblicità inglese, sebbene il cinema fosse già la sua prima passione. Infatti già nel 1942 aveva fondato a Bombay un cine club, seguito poi nel 1947 dalla Calcutta Film Society, primo Cine Club indiano di respiro internazionale. Alla Calcutta Film Society sono proiettate le opere di cineasti americani ed europei, entrando così in contatto con il Neorealismo italiano di cui subirà l'influenza. Nel 1950 collabora ai sopralluoghi per il film di Jean Renoir Il fiume, mentre durante un viaggio a Londra ha l'occasione di vedere Ladri di biciclette: queste due esperienze lo convincono definitivamente a lanciarsi nel mondo del cinema e a lasciare il lavoro di illustratore che riprenderà, ormai regista affermato, nel 1961.
Nel 1952 acquista i diritti del romanzo Pather Panchali di Bibhutibhushan Bandopadhyay e decide di farne un film. Per realizzare la sua prima opera, autofinanziata, fa ricorso a degli amici in qualità di attori, mentre le scene sono riprese dal vero. Rimasto a corto di fondi, riesce ad ottenere un prestito dal governo del Bengala Occidentale con i quali termina il film. Il lamento sul sentiero, questo il titolo italiano, è un successo al punto da ottenere il prix du document humain al Festival di Cannes 1956, facendo così scoprire la cinematografia indiana in occidente.
Il cinema di Ray rientra nel filone realista, sebbene nel corso del tempo allo sguardo pieno di compassione ed emozione dei primi lavori faccia seguito un atteggiamento più cinico e politicizzato, tuttavia sempre infuso del suo tipico humour.
Complessivamente Ray portò a termine 37 film tra cortometraggi, lungometraggi e documentari, ottenendo sempre successi internazionali che lo portarono a ricevere il Leone d'oro alla carriera durante la 39ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia e il Premio Oscar alla carriera alla 64ª edizione della cerimonia di premiazione degli Oscar, meno di un mese prima della propria morte. Ray svolse un gran numero di attività durante la carriera, tra cui quella di sceneggiatore, direttore del casting, compositore di colonne sonore e disegnatore di locandine. Al di fuori del cinema si occupò anche di letteratura per ragazzi, dirigendo la rivista Sandesh per la quale scriveva e illustrava le proprie storie.
Biografia Giovinezza
La genealogia di Satyajit Ray è nota fino a dieci generazioni precedenti.. Il nonno, Upendrakishore Raychowdhury, fu scrittore, pittore, violinista e compositore, nonché uno dei capi del Brahmo Samaj, un movimento religioso riformatore del XIX secolo. Il figlio maggiore di questi, Sukumar Ray, padre di Satyajit, fu un celebre scrittore umoristico, autore di HaJaBaRaLa, un racconto nonsense ispirato da Alice nel paese delle meraviglie e considerato come una delle massime opere della letteratura bengalese.
Satyajit nacque a Calcutta da Sukumar e Suprabha Ray. Il padre morì quando aveva appena tre anni e Satyajit e la madre vissero a casa di uno zio fino alla fine dei propri studi. Studia quindi economia al Presidency College di Calcutta, sebbene i suoi gusti lo portino piuttosto verso le belle arti. Nel 1940 la madre lo spinge ad iscriversi all'università Visva-Bharati a Santiniketan. Ray preferirebbe non partire, sia per la nostalgia verso la città di Calcutta che per la cattiva opinione che ha della vita culturale di Santiniketan., tuttavia la persuasione della madre e il rispetto per la figura di Tagore, fondatore dell'istituto, lo convincono a partire. Ray vi studierà le arti grafiche così come l'arte orientale. Più tardi riconoscerà di aver appreso molto dai pittori Nandalal Bose. e Benode Behari Mukherjee, sui quali tra l'altro realizzerà un documentario, The Inner Eye. Durante le sue visite alle grotte di Ajantâ, Ellorâ e Elephanta sviluppa una grande ammirazione per l'arte indiana..
Ray lascia Santiniketan nel 1943 prima di terminare il periodo quinquennale di studi e rientra a Calcutta dove trova lavoro nell'agenzia pubblicitaria britannica D.J. Keymer. È assunto con la qualifica di junior visualiser, ovvero illustratore, e non guadagna più di 80 rupie al mese. Sebbene Ray apprezzasse la parte artistica del proprio lavoro e fosse generalmente trattato in modo rispettoso, lascia presto questa agenzia a causa della tensione che regnava tra i dipendenti britannici (meglio retribuiti) e quelli locali, oltre che per un certo disprezzo nei confronti della clientela che ritiene "in generale stupida".. Intorno al 1943 è assunto dalla Signet Press, una nuova casa di edizioni fondata da D. K. Gupta. Gupta chiede a Ray di occuparsi del design delle copertine dei libri pubblicati, lasciandogli totale libertà artistica. Realizza così numerose copertine, tra cui quella per Man-Eaters of Kumaon, un libro del cacciatore e naturalista Jim Corbett sulle tigri e i leopardi, così come quella per Discovery of India di Jawaharlal Nehru. Lavora anche all'adattamento per bambini di Pather Panchali, un romanzo bengalese classico di Bibhutibhushan Bandopadhyay, che ribattezza Am Antir Bhepu (letteralmente Il fischietto e il nocciolo di mango). Quest'opera lo influenza profondamente e diventerà il soggetto del suo primo film. Oltre che della copertina, si occupa anche delle illustrazioni del libro; alcuni di questi disegni verranno poi utilizzati nel suo primo film..
Nel 1947 fonda con Chidananda Das Gupta e altri la Calcutta Film Society, un cine-club dove sono proiettati numerosi film stranieri. Durante la seconda guerra mondiale stringe amicizia con alcuni soldati americani di stanza a Calcutta che, al loro rientro in patria, lo terranno informato sulle novità cinematografiche. Fa conoscenza anche di un impiegato della RAF, Norman Clare, con cui condivide la passione per il cinema, gli scacchi e la musica classica occidentale.. Nel 1949, dopo un lungo corteggiamento, sposa una sua cugina, Bijoya Das. Dall'unione nascerà il suo unico figlio, Sandip, che erediterà dal padre la professione di regista e la direzione della rivista Sandesh.
Lo stesso anno giunge a Calcutta Jean Renoir per girare il film Il fiume. Ray si occupa delle location esterne e ha così l'occasione di esporre a Renoir il proprio progetto di realizzazione della versione cinematografica di Pather Panchali e ne ottiene l'incoraggiamento.. Nel 1950 Ray viene mandato a Londra per lavorare nella sede centrale della D.J. Keymer. Durante il suo soggiorno di tre mesi riesce a vedere 99 film, tra cui il capolavoro del neorealismo italiano Ladri di biciclette, diretto da De Sica nel 1948. L'impressione che Ray ne ricevette fu così forte che dichiarerà in seguito di essere uscito da quella proiezione con la ferma intenzione di diventare regista..
Gli anni di Apu (1950-1958)
Ray decise dunque che sarebbe stato Pather Panchali, il classico dei romanzi di formazione delle letteratura bengalese pubblicato nel 1928, a fornire il soggetto del suo primo film: il libro semi-autobiografico descrive la giovinezza di Apu, un ragazzo che vive in un villaggio del Bengala. Ray terminò la scrittura del film in mare, durante la traversata che lo riportava da Londra in India.
Attingendo agli appassionati frequentatori della Calcutta Film Society, Ray riunì intorno a sé un'équipe sperimentale tra cui figuravano il cameraman Subrata Mitra e il direttore artistico Bansi Chandragupta, qui alla loro prima esperienza cinematografica ma che raggiunsero in seguito i più alti riconoscimenti nei loro campi. Anche il cast era essenzialmente composto da dilettanti e le riprese iniziarono nel 1952, completamente autofinanziate. Ray sperava che il materiale delle prime riprese fosse sufficiente per trovare degli sponsor, ma non fu subito così. Le riprese di Pather Panchali si protrassero dunque per un tempo eccezionalmente lungo, quasi tre anni, con dei ciak saltuari, secondo le disponibilità finanziarie di Ray e del direttore di produzione Anil Chowdhury. Finalmente nel 1955 un prestito del governo del Bengala Occidentale permise di portare a termine l'opera.
Durante il montaggio Ray subì le pressioni dei finanziatori che avrebbero voluto modificare la sceneggiatura e avere un finale positivo in cui la famiglia di Apu ottiene una possibilità di riscatto.. Tuttavia Ray rifiutò sempre qualunque ingerenza al punto che, pur portando a termine il finanziamento, il governo censurò inizialmente l'opera, rea di mostrare una povertà troppo abietta
La critica è molto favorevole al risultato finale e ottiene anche un gran successo di pubblico oltre ad una buona diffusione in India e all'estero. Quando Ray aveva mostrato una scena del film a John Huston, arrivato in India per i sopralluoghi di L'uomo che volle farsi reSebbene il film sia uscito solo nel 1975, Huston aveva pianificato il film fino dai primi anni 1950 con Humphrey Bogart e Clark Gable nei ruoli che saranno di Sean Connery e Michael Caine., l'entusiasmo di quest'ultimo si rivelò ancora più prezioso degli incoraggiamenti di Renoir. Si trattava infatti di una delle scene più memorabili del film, quella della visione di Apu e della sorella a bordo del treno che attraversa la campagna, l'unica d'altronde che Ray era riuscito a montare a causa delle ristrettezze del budget. Huston avvertì allora Monroe Wheeler del Museum of Modern Art di New York che un grande talento stava nascendo. In India le reazioni furono entusiastiche: il Times of India scrisse che "è assurdo confrontarlo con qualunque altro film indiano [...] Pather Panchali è cinema puro". In Gran Bretagna Lindsay Anderson scrisse un articolo di elogio, ma non tutti fecero apprezzamenti. Sembra infatti che François Truffaut avesse dichiarato al proposito: "non voglio vedere un film di gente di campagna che mangia con le mani". Bosley Crowther, allora il critico più influente del New York Times, scrisse un articolo così malevolo che il distributore americano, Ed Harrison, credette l'uscita del film compromessa. Al contrario Pather Panchali venne particolarmente apprezzato e ottenne un'ampia diffusione al punto da ottenere il Prix du document humain al Festival di Cannes 1956.
La carriera internazionale iniziò realmente dopo il successo dell'opera successiva, Aparajito. Il film narra la lotta eterna tra le ambizioni di un giovane uomo, Apu, e l'amore per la madre. Numerosi critici, tra cui Mrinal Sen e Ritwik Ghatak, lo piazzarono ad un livello ancora superiore a quello di Pather Panchali. Con Aparajito Ray ottiene il Leone d'oro al miglior film alla 22ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia. Prima di terminare la cosiddetta Trilogia di Apu, Ray gira la commedia Parash Pathar (La pietra filosofale) e il dramma musicale Jalsaghar (La sala della musica) sulla decadenza di una zamindar, una tra le sue opere maggiori.