Basciano è un comune italiano di abitanti della provincia di Teramo in Abruzzo, facente parte dell'unione dei comuni Colline del Medio Vomano.
Origini del nome Attestato nell'VIII secolo come in Bassiano, si tratta di un toponimo prediale, (fundus) Bassianus, dal personale romano Bass(i)us.
Storia Lo stemma di Basciano raffigura un personaggio barbuto e armato, rappresentato in piedi, di profilo e nell'atto di camminare, con abiti di foggia orientalizzante; alle sue spalle, in alto a destra, compare una mezzaluna posta in banda. Esso rientra nella tipologia araldica diffusa in epoca rinascimentale, definita "parlante", in cui il nome del paese è esemplificato e spiegato dalla rappresentazione che campeggia sulla sua insegna. La figura rappresenta un saraceno, interpretato finora come testimonianza della penetrazione di bande di infedeli nella Val Vomano in epoca alto-medievale, quando tutta l'Italia centro-meridionale venne sconvolta dalle loro scorrerie. Tuttavia, se è certa l'occupazione temporanea delle coste adriatiche da parte dei saraceni, mancano attestazioni storiche ed archeologiche della loro presenza nell'entroterra. L'arrivo degli arabi a Basciano sembra dunque essere solo una leggenda popolare, nata dal desiderio della comunità di rintracciare l'origine del nome del paese nella Storia più antica e, forse, per questo, sentita come più "nobile". In questa prospettiva, il toponimo Basciano, nel tempo, è stato interpretato come una trasformazione della parola araba "Pascià", oppure del termine latino "Bascianii" che indicava il nome degli ostaggi catturati durante le scorrerie moresche. Questa interpretazione viene ripresa anche nei nostri giorni: "…secondo un'antica tradizione, — si legge nelle pagine di una guida turistica — quando i Normanni, intorno all'anno 1000, scacciarono i saraceni dall'Italia meridionale, fecero prigionieri molti fanciulli, figli dei Pascià sconfitti, che furono denominati Bascianii. Addestrati alle armi, questi furono aggregati all'esercito cristiano nel quale ebbero modo di distinguersi, ottenendo onori e titoli immobiliari".
Il centro antico fu costruito intorno al XIII secolo sotto il protettorato di San Flaviano. Fu possedimento di Oderisio di Collepietro, poi degli Orsini e della contea di Bellante.
Nel XVI secolo è proprietà della grande famiglia Acquaviva di Atri.
La prima notizia storica del paese risale al 787, quando Basciano viene citato come Bassano in un elenco di beni ceduti da Carlo Magno al Monastero di Montecassino. Intorno al Mille, divenuto Bassiano, fu proprietà del vescovo aprutino Pietro e tale è ancora nel 1108, quando il vescovo è Uberto, con il nome di Vassiano, mentre nel 1150 è di Oderisio da Collepietro. Nel XIII secolo passò agli Acquaviva, che lo inglobarono nella Baronìa di Atri, fino al 1538, quando venne ceduto ai Brancia, per giungere, attraverso altre Signorìe, ai Barra-Caracciolo. Agli inizi del 1800, nel corso dell'occupazione francese fu teatro di lotte e violenze. Da segnalare che Basciano fu uno dei primi paesi della provincia ad essere sede, nel 1843, di un “Monte pecuniario”, che concedeva prestiti agli agricoltori (al tasso del 6% annuo).
Il Comune di Basciano viene anche citato nel Dizionario Geografico-Ragionato del Regno di Napoli di Lorenzo Giustiniani (1797-1802), il quale così lo descrive: "BASCIANO, o Bassano, terra in Abruzzo Ultra, in oggi però dicesi di Teramo, da cui è distante miglia 5, e trovasi in diocesi di Penne. Ella vedesi edificata sopra di una collina di buon aria. Il di lei territorio produce il bisognevole, e non vi manca caccia di lepri, volpi, e di pennuti di varie specie nelle parti boscose del medesimo. La tassa de' suoi abitatori nel 1532 fu per fuochi 85, nel 1545 per 144, nel 1561 per 125, nel 1595 per 109, nel 1648 per 155, e nel 1669 per 92, e in oggi ascendono a circa 1300 addetti all'agricoltura, ed alla pastorizia. - Questa terra fu del duca di Atri. Nel 1538 il detto duca di Atri, e conte di Gioia di quel tempo la permutò colla terra di Dragoni, che possedeasi da Porzia Brancia, con patto de retrovendendo. Nel cedolario si trova poi in testa di Lucrezia de Scorziatis. Nel 1582 a detta Lucrezia succedè Gio. Camillo suo fratello, il quale denunciò la di lei morte. Nella situazione del 1669 si trova notato Fabrizio de Scorziatis, per la tassa di duc. 5 – 4 – 7 per detta terra di Basciano, e sua Portolania, deve di adoho per anno ducati 8 – 18; i quali si vedono tutti assignari a consignatarii - Nella medesima situazione si legge ancora: Università di Basciano, per la tassa di ducati 18 – 1 – 12; per lo feudo di Collalto inhabitato per la parte sua, et Università di Penna del Feudo di S. Andrea, et per la sua Portolania, deve di adoho per ann. ducati 25 - 2 - 14; dei quali ducati 15 - 2 - 1o 13 sono assignati a consignatarii. Nel 1701 fu venduta sub hasta S. C. a Placido Avallone per ducati 9300 ad istanza del creditori di Camillo, e Francesco Scorziati. In oggi l'ha in baronia la famiglia Barra Caracciolo."
Successivamente il Comune verrà citato anche nell'Inchiesta agraria Jacini (1877-1885), inchiesta parlamentare sulle condizioni della classe agricola in Italia, decretata con la legge del 15 marzo 1877, che rappresenta la più completa documentazione sullo stato dell'economia agraria dell'Italia post-unitaria. Gli atti dell'inchiesta, pubblicati dal 1881 al 1890, furono riassunti nella relazione finale del presidente della giunta, il senatore Stefano Jacini, che denunciò il disinteresse dei vari governi che avevano guidato il Paese nei confronti dell'agricoltura, che pure forniva allo Stato la maggior parte del reddito nazionale, senza ricevere in cambio né capitali, né stimoli o incentivi per il suo sviluppo. L'indagine descriveva le caratteristiche della proprietà fondiaria, le colture, i metodi di coltivazione e le condizioni di vita dei contadini. La parte dell'inchiesta dove viene descritto il Comune di Basciano, fu affidata a Nicola Prosperi (sotto-prefetto di Penne) il quale segnala a Basciano la presenza dell'unico bosco di alto fusto presente nel Circondario di Penne. Viene anche descritta la coltivazione esclusiva del vitigno autoctono Montonico allevato a "…vigna piena di mezzana altezza, raccomandata a canne con legami di giunco…", dal quale si ottiene un vino di colore giallo pallido ("…solo ho trovato che al Montonico di Basciano si dà colore giallognolo nell'epoca della maturazione…"). Nell'opera viene anche riportato che in quegli anni si incominciò, all'interno di pochi paesi del Circondario (tra cui anche Bisenti), a introdurre una nuova pratica scientifica di vinificazione, quella del vino cotto ("…si elaborano quattro maniere di vino cotto, cioè, conservato, crudo, semplice, crudo ritornato… il vino cotto poi dopo il quinto anno almeno, si diventa saporoso, eccitante e squisitamente piacevole per un aroma sui generis che gli dà il tempo… è risaputo che tutto il Teramano, che i nostri vini vecchi, maturi e purificati. Essi acquistano densità sciropposa, sapore abboccato, aromatico, lievemente amarognolo, fragrante ed empireumatico, limpido color rosso cupa ciliegia.")
Simboli Lo stemma e il gonfalone del comune di Basciano sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 3 luglio 1962.
Il gonfalone municipale è costituito da un drappo partito di rosso e di giallo.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture civili
Porta Penta e la Torre di San Giorgio (o dell'Orologio) Un tempo il borgo del paese era cinto, su tutti i lati, da una fortificazione muraria, purtroppo oggi non ne rimane alcuna traccia, fatta eccezione per la cosiddetta Torre dell'Orologio (o Torre di S. Giorgio), peraltro fortemente rimaneggiata, che contiene la porta urbana di accesso, Porta Penta, insieme alla quale funge da raccordo tra il borgo e l'attuale piazza Vittorio Emanuele. La porta è stata costruita nel medioevo e rimodellata nel Seicento, occupa quasi tutta la larghezza della facciata della torre ed è costituita da un arco a tutto sesto e si presenta strombata; la torre campanaria che sorge al di sopra di essa è eseguita nello stile caratteristico del XVIII secolo: larghe parastre angolari sorreggono delle cornici, sulla parte superiore riquadrata è immesso il pubblico orologio e al di sopra di una copertura a tetto si trova un campaniletto a vela con volute baroccheggianti. Sulla torre si leggono i versi: "PROTEGE TU MICHEAL BASCIANI MOENIA PELLE DAEMONIS INSIDIAS NOXIA CUNCTA FUGA" Trad. "TU MICHELE PROTEGGI LE MURA DI BASCIANO ALLONTANA LE INSIDIE DEL DEMONIO FUGA TUTTI I MALI". Al di sopra si nota un rettangolo ricoperto di calce: la tradizione orale ricorda qui dipinta l'immagine di San Giorgio o San Michele con il Drago.
Castello (Palazzo baronale) Nella sommità del borgo storico di Basciano è situato il castello, in possesso della famiglia Avellone tra il XVII e XVIII secolo (in precedenza appartenuto alla famiglia De Scorciatis), fino a quando, per un problema di ereditarietà, fu donato assieme al titolo di Barone a Nicola Barra - Caracciolo. Ad oggi delle strutture originarie rimangono solo alcuni resti del torrione e i contrafforti, nella parte posteriore dell'edificio.
Monumento all'emigrante Posto tra il castello (ovvero il Palazzo baronale un tempo di proprietà di Placido Barra-Caracciolo di Napoli) e la Torre dell'Orologio, fu messo a dimora negli anni '90, a ricordo del considerevole flusso emigratorio che interessò i cittadini di Basciano durante il secondo dopoguerra. Infatti il fenomeno migratorio a Basciano può essere osservato attraverso alcune informazioni di carattere statistico. Osservando ad esempio le tabelle sul movimento della popolazione si nota che una flessione demografica consistente si è avuta negli anni che vanno dal 1966 al 1973 (1966: residenti 2388; 1973: residenti 2099).
Monumento ai caduti di tutte le guerre Sito in piazza Municipio antistante la sede comunale, fu inaugurato nel 1980 dall'Amministrazione di Basciano e dal Gruppo Alpini con un imponente 1º Raduno Regionale degli Alpini. A ricordo dei compaesani caduti fu realizzato un obelisco dell'altezza di 25 metri recante due lapidi di marmo con il nome di ciascun cittadino caduto e fu messo a dimora uno storico cannone anticarro da 17 lbs (in Italia fu in servizio con l'Esercito Italiano, con il nome di "76/55", in un gruppo contro-carri di tre batterie da sei pezzi, l'arma fu anche usata nelle opere della difesa permanente come nel Vallo Alpino. È stato il primo pezzo di artiglieria ad utilizzare proiettili perforanti a scartamento di involucro (APDS), per questo era in grado di competere con armi di maggior calibro - 88/55 tedesco, 90/50 americano, 90/53 italiano - Venne mantenuto in servizio anche nel dopoguerra.).
Monumento ai caduti di Nassiriya In data 24 febbraio 2019, con una solenne manifestazione presenziata da numerose autorità e da un picchetto di Alpini, è stata posta in piazza del Municipio (nel medesimo obelisco che commemora i caduti bascianesi di tutte le guerre) una lapide di marmo a ricordo delle vittime dell'attentato di Nassiriya avvenuto il 12 novembre 2003. La lapide voluta dal Gruppo Alpini riporta il seguente epitaffio: "Il vostro sacrificio sia di esempio alle nuove generazioni perché la Patria si fa Grande non con le armi ma nel servire gli altri insegnando che i veri valori sono racchiusi nelle parole: 'Pace - Amore - Altruismo''' ".
Monumento in memoria del Prof. Giacinto Auriti