La sua carriera sportiva abbraccia un trentennio dal 1920 al 1950, con l'interruzione di oltre sei anni a causa del secondo conflitto mondiale. Viene citato dai giornalisti e dagli appassionati con gli pseudonimi di "Mantovano volante" e "Nivola".

Riconosciuto come uno dei più grandi piloti nella storia dell'automobilismo, tuttora viene ricordato e ammirato per le sue qualità di guida.

Biografia

Gli inizi

Figlio di Arturo, agricoltore benestante, e di Elisa Zorzi, il piccolo Tazio crebbe nel mito sportivo del padre e dello zio Giuseppe, entrambi valenti ciclisti, celebri per aver dominato la riunione ciclistica internazionale di Nizza del 1893.Daniele Marchesini, Benito Mazzi, Romano Spada, Pàlmer, borraccia e via!: storia e leggende della bicicletta e del ciclismo, Portogruaro, Ediciclo, 2001 In particolare fu lo zio che lo iniziò al motorismo, facendogli guidare le sue motociclette fin da bambino. Il padre ebbe un'influenza decisiva per la formazione del suo carattere. Racconta infatti che all'età di 8 anni, nel cortile della Corte Ronchesana, la fattoria di famiglia, si avvicinò troppo a un cavallo che lo colpì con un calcio. Le conseguenze non furono gravi, ma tanto bastò: non si avvicinava ai cavalli. Il padre, per spronarlo a vincerne la paura, lanciò tra gli zoccoli del cavallo una moneta d'oro, aggiungendo: «Se vuoi, prendila». Tazio si fece coraggio e riuscì a raccogliere la moneta. Commentando l'episodio, da grande diceva: «Quel giorno smisi di aver paura delle cose e della paura stessa».John Eason Gibson, Tazio Nuvolari in Grandi piloti di ieri, Roma, LEA-ACI, 1967, p. 105.

Durante la prima guerra mondiale fu autiere nel Servizio automobilistico dell'Esercito, in forza alla sezione Sanità della 22ª Divisione, inquadrata nella Terza Armata del Duca d'Aosta. Nel 1917 sposò Carolina Perina, dopo la classica fuitina e solo con cerimonia civile, modalità all'epoca inconsueta, quasi scandalosa.

Nel 1920, a 27 anni, ottenne la licenza di pilota di moto da corsa;. molte biografie retrodatano il fatto al 1915, ma i cartellini stampati in tale anno per i piloti dal Moto Club d'Italia furono riutilizzati dopo la guerra, semplicemente aggiornandoli con correzioni a mano, sicché non è possibile stabilire la data esatta.

Gli esordi nel professionismo tra auto e motocicletta (1921-1924) La sua carriera in moto iniziò il 20 giugno 1920 sul Circuito Internazionale Motoristico di Cremona, ma si ritirò dalla gara.. Contemporaneamente prese parte anche alle sue prime gare in auto, con l'Ansaldo 4CS di famiglia e vinse la prima gara il 20 marzo 1921, la Coppa di Verona. A causa però dei minori costi del motociclismo e del maggior numero di gare a disposizione, Nuvolari decise di dedicarsi soprattutto alle due ruote. Nel 1922 prese parte a poche gare, senza risultati di grande rilievo, tra cui il raid Nord-Sud in cui dovette ritirarsi per problemi meccanici; ma lo stesso anno gli fu offerta una vettura dalla Scuderia Moschini di Mantova, una SCAT con motore Hispano-Suiza messa a punto da un giovane e sconosciuto meccanico, Amedeo Gordini, che negli anni a venire si affermò come costruttore di auto da corsa.Piero Casucci, Amedeo Gordini - C'era una volta un "mago"..., Ruoteclassiche, ottobre 1990

L'anno seguente ottenne la vittoria in una gara di Busto Arsizio a bordo della sua Norton; ciò gli valse il primo contratto da professionista, firmato per la Indian. Nelle intenzioni della Nagas & Ray, l'importatore italiano, Nuvolari avrebbe dovuto fare da gregario ad Amedeo Ruggeri, pilota di punta della scuderia, ma in più occasioni non rispettò gli ordini di squadra e a fine stagione, anche per la difficile convivenza con il compagno, il contratto non gli fu rinnovato. Grazie all'amicizia con Deo Chiribiri, pilota e comproprietario della Chiribiri, Tazio riuscì a procurarsi immediatamente un'auto. Nel 1924, sul circuito del Tigullio, fu protagonista di una vittoria rocambolesca: condusse una gara estremamente tirata, uscendo spesso di pista e fermandosi, in alcuni casi, a picco sul mare. A pochi chilometri dall'arrivo un distacco della ruota della sua Bianchi Tipo 18 lo fece cappottare in un fosso. Il meccanico che era con lui era stordito e non poteva riparare la vettura, quindi Nuvolari chiese aiuto agli spettatori. Dopo averla sistemata alla meno peggio, ripartì e vinse. Gli spettatori al traguardo assistettero dunque al vittorioso arrivo di un'auto praticamente sui cerchioni, senza seggiolino di guida né volante, sostituito da Nuvolari con una chiave inglese, col meccanico svenuto al fianco. A questo successo seguirono altre due affermazioni nella 150 cc nelle gare di Savio (occasione in cui conobbe Enzo Ferrari) e Polesine.

Riprese a gareggiare anche nel motociclismo, sempre con la sua Norton, e ottenne risultati strabilianti: a bordo di un mezzo da 500 cc rivaleggiava con piloti su moto da 1000 cc e riuscì ad affermarsi a Mantova e a Cremona. Queste prestazioni gli valsero le attenzioni di Gianfernando Tommaselli, all'epoca direttore generale della Bianchi, che decise di ingaggiarlo. Il binomio Bianchi-Nuvolari fu la strada al successo per Tazio.

I successi con la Bianchi (1924-1927) L'ingaggio di Nuvolari era inizialmente previsto per sviluppare la nuova Bianchi "Freccia Celeste" di , con cui il mantovano avrebbe dovuto esordire al Giro motociclistico d'Italia.. Nonostante alla prima tappa il pilota avesse fatto registrare il miglior tempo, problemi di vario tipo lo afflissero successivamente, tanto che riuscì a imporsi solamente un'altra volta nella tratta Macerata-Treviso. Nonostante nelle corse seguenti i risultati continuassero a latitare, Nuvolari conquistò a bordo della sua Norton privata un'altra vittoria a Tortona. Gli fu infine rinnovato il contratto per il 1925, in cui avrebbe corso in esclusiva per la Bianchi.

La stagione seguente iniziò molto bene per Nuvolari, che si impose all'esordio sul Circuito Ostiense e inanellò una serie di confortanti risultati, tra cui il quarto posto a Perugia in cui si mise in luce con una furiosa rimonta nei confronti dei leader della gara dopo essere stato attardato dalla rottura del serbatoio dell'olio. Vinse anche a Padova e sul Circuito del Lario nella classe , dopo un combattuto duello con il rivale Pietro Ghersi. A settembre era in programma il Gran Premio motociclistico delle Nazioni; mentre Nuvolari si trovava all'Autodromo di Monza per effettuare dei test in preparazione della corsa, l'Alfa Romeo aveva convocato diversi piloti perché cercava il sostituto di Antonio Ascari, deceduto durante il Gran Premio di Francia. Al termine delle prove in moto, Nuvolari ottenne di provare la vettura: dopo aver eguagliato il tempo fatto registrare da Ascari l'anno precedente, uscì di strada ribaltandosi in una scarpata. Fu trasportato in ospedale dove gli vennero diagnosticate alcune costole incrinate, diverse contusioni e lacerazioni dovute al fil di ferro su cui era atterrato. Fortemente determinato a correre comunque il Gran Premio motociclistico in programma la settimana successiva, contro il parere dei medici, Nuvolari si fece dimettere e ottenne dalla direzione di gara di farsi ammettere alla corsa partendo in ultima fila. Dopo essersi fatto ricoprire di fasciature e aiutato dai meccanici a salire in moto, visto che non si reggeva in piedi, vinse sfruttando la sua abilità sul bagnato e laureandosi campione d'Europa nella classe 350. Gli fu quindi rinnovato il contratto per l'anno successivo, ma Tommaselli fece inserire una clausola che impediva a Nuvolari di partecipare alle competizioni automobilistiche, pena la risoluzione del rapporto.

Il 1926 iniziò in maniera difficile, con i collaudi della nuova moto che procedettero a rilento, e l'unico risultato fu la vittoria di classe al Gran Premio di Roma, in cui sfiorò anche il successo assoluto arrivando secondo dietro a Ghersi, che disponeva di una moto più potente. Lo stesso anno fu anche protagonista di un brutto incidente sul circuito di Solitude e in Italia rimbalzò la voce della sua morte, cosicché la Bianchi mandò Sirtori come emissario in Germania per verificare la situazione; Nuvolari in realtà era stato dimesso dall'ospedale e stava tornando in patria quando fu intercettato nella stazione di Stoccarda. L'incidente lasciò però alcuni strascichi che lo costrinsero a saltare il Tourist Trophy, con suo grande rammarico. Le gare seguenti non gli riservarono grandi fortune, fino alla corsa del Lario, a partire dalla quale riportò quattro vittorie consecutive di categoria che gli permisero di laurearsi Campione Italiano Assoluto.

Nonostante l'enorme popolarità conseguita nel mondo delle due ruote e il soprannome di Campionissimo che gli venne attribuito, Nuvolari era sempre più attratto dalle corse automobilistiche e nel corso del 1927 si preparò a rompere l'esclusiva che lo legava alla Bianchi.. Già a marzo infatti nacquero screzi con Tommaselli per la partecipazione del mantovano alla Mille Miglia; Nuvolari si era infatti accordato per disputare la gara su una Chiribiri, ma di fronte all'opposizione della squadra dovette scendere a compromessi e corse alla guida di una Bianchi Tipo 20, finendo quinto. Al contempo continuava a gareggiare in motocicletta, imponendosi a Lugo e a Macerata. Per alternare le auto alle moto, Nuvolari acquistò una Bugatti T35C, facendo il suo esordio alla Coppa della Perugina, dove fu terzo nonostante uno strappo alla schiena. Pochi giorni più tardi era in programma una corsa motociclistica a Verona e si fece fare un'iniezione di morfina per attenuare il dolore; riuscì a vincere battendo piloti che disponevano di mezzi con cilindrata superiore. Il 12 giugno ottenne poi un prestigioso successo al Reale Premio di Roma, disputando una corsa molto regolare dopo essere passato in testa alle prime battute di gara; per Nuvolari era la prima vittoria in un Gran Premio automobilistico di rilievo. Lo stesso anno partecipò al Gran Premio d'Italia, riuscendo a superare le fasi eliminatorie, ma fu costretto al ritiro. Entro la fine dell'anno si impose anche nella categoria del Gran Premio motociclistico delle Nazioni.

Scuderia Nuvolari (1928-1929)

Nell'inverno del 1927 Nuvolari decise di creare una propria squadra automobilistica per disputare i vari Gran Premi: acquistò quindi quattro Bugatti, di cui due rimasero a sua disposizione e le altre vennero cedute all'amico e rivale Achille Varzi, passato all'automobilismo dietro le insistenze del mantovano, e a Cesare Pastore. Per finanziarsi vendette un podere ereditato dal padre.

La stagione iniziò trionfalmente: Nuvolari si impose al Gran Premio di Tripoli, conquistando il primo successo internazionale. Due settimane più tardi ottenne un'altra vittoria al Circuito del Pozzo a Verona: dopo aver superato il favorito Pietro Bordino al secondo passaggio, in una gara disputata in condizioni estreme, giunse primo con una media di 115 km/h. Lo stesso anno partecipò alla Mille Miglia, in cui dominò il primo tratto di gara, ma a seguito di un aspro duello con Brilli-Peri concluse sesto.. Riportò anche altri successi in auto ad Alessandria e a Messina e ottenne il secondo posto alla Coppa Montenero. Al Gran Premio d'Italia poi, guidando una monoposto sistemata alla meno peggio e che nelle prove aveva dimostrato scarsa competitività, concluse terzo, tenendosi dietro concorrenti dotati di mezzi ben più potenti; l'impresa fu esaltata dalla stampa nazionale. Continuava comunque le corse in moto, imponendosi per la terza volta consecutiva al Gran Premio delle Nazioni alla guida della sua Bianchi e ripetendosi al Circuito del Tigullio.