Figlio dell'imperatore Francesco I e di sua moglie Maria Teresa d'Austria, fu fratello della celebre Maria Antonietta, regina di Francia, e di Maria Carolina, regina di Napoli. Leopoldo, succeduto al fratello Giuseppe II, fu un moderato proponente dell'assolutismo illuminato e propugnatore del Codice leopoldino, legge che portò il Granducato di Toscana a essere il primo Stato nella storia ad abolire formalmente la pena di morte.
Fu il dedicatario dell'opera di Mozart La clemenza di Tito, scritta in occasione dell'incoronazione di Leopoldo a re di Boemia.
Biografia Infanzia ed educazione
Nono dei sedici figli di Maria Teresa d'Asburgo e dell'imperatore Francesco I di Lorena, Leopoldo nacque a Vienna il 5 maggio 1747 e sin da giovane si coltivò per lui l'idea di avviarlo alla carriera ecclesiastica, ma le prospettive di successione alla corona del granducato di Toscana, fecero ben presto abbandonare questa idea ai genitori che ripiegarono su suo fratello Massimiliano Francesco (futuro arcivescovo di Colonia).
Il conte Anton Thurn-Valsassina fu suo tutore e confidente nonché suo insegnante, assieme all'avvocato, professore universitario e massone Carlo Antonio Martini che rappresentò una delle personalità più influenti legate alla figura di Leopoldo II. Questi lo istruì alla dottrina della legge naturale e lo appassionò alla lettura filosofica, al punto da destare le preoccupazioni della madre imperatrice, particolarmente pia, la quale lo invitò a consultarsi con il suo confessore prima di scegliere le sue letture.Brigitte Vacha, Die Habsburger. Eine europäische Familiengeschichte, Vienna, 1992, p. 337 Leopoldo stesso era particolarmente interessato alle scienze e alle tecnologie come suo padre, fatto che li ravvicinò molto nei rapporti. Parlava diverse lingue: il tedesco nativo, il francese, il ceco e il latino, imparando l'italiano solo piuttosto tardi quando si insediò in Toscana.
Nel 1753, con l'idea di succedere alla reggenza della Toscana e di intessere rapporti con gli altri principati italiani, la madre pensò di farlo fidanzare con Maria Beatrice d'Este, erede del Ducato di Modena e Reggio nonché figlia di Francesco III d'Este, vicegovernatore del Ducato di Milano, dominio di cui lo stesso Leopoldo era diventato dal 1754 governatore per conto dei genitori. Questo matrimonio non ebbe mai luogo e la principessa italiana sposò invece il fratello minore di Leopoldo, l'arciduca Ferdinando.
Granduca di Toscana Alla morte nel 1761 del fratello maggiore, Carlo, venne dichiarato erede al trono di suo padre al Granducato di Toscana che, secondo gli accordi siglati con la casata dei Medici, era stato destinato a una secondogenitura, ovvero in appannaggio a un figlio ultrogenito del granduca regnante (Francesco I). Questo cambiamento delle condizioni impose dunque il matrimonio il 5 agosto 1765 con l'Infanta Maria Luisa di Borbone-Spagna (1745-1792), figlia di Carlo III di Spagna e di Maria Amalia di Sassonia. Alla morte di suo padre Francesco I (18 agosto 1765), egli gli succedette pertanto alla reggenza del Granducato con il nome di Pietro Leopoldo.
A differenza del suo predecessore, il primo granduca di Toscana degli Asburgo-Lorena Francesco Stefano, egli si stabilì a Firenze e iniziò con zelo un programma di riforma ad ampio raggio, facendo di uno Stato marginale nel contesto delle potenze europee un paese moderno e all'avanguardia sotto molti aspetti. Fu un chiaro esempio di "sovrano illuminato" e le sue riforme si contraddistinsero per una propensione agli scopi pratici più che a quelli teorici. Nella sua opera riformatrice si avvalse di importanti funzionari come Giulio Rucellai, Pompeo Neri, Francesco Maria Gianni, Angelo Tavanti.
Nel 1766 dichiarò estinte le vecchie ripartizioni di origine feudale, come lo Stato Nuovo di Siena, e le sostituì con quattro nuove entità amministrative dette province (di Firenze, di Pisa, di Siena superiore di Siena inferiore).L. Mascilli Migliorini, L’età delle riforme, Torino, Utet, 2009. Il granduca avviò una politica liberista e fisiocratica raccogliendo l'appello di Sallustio Antonio Bandini del quale fece pubblicare l'inedito Discorso sulla Maremma, promuovendo la bonifica delle aree paludose nella Maremma e nella Val di Chiana e favorendo lo sviluppo dell'Accademia dei Georgofili.
Il granduca e i suoi ministri avevano letto attentamente le opere dei fisiocratici e tennero conto delle loro idee nella conduzione delle loro riforme. Il Victor de Riqueti, marchese di Mirabeau, un grande rappresentante del movimento, si unì alle élite e ai leader toscani e lavorò per diffondere le teorie fisiocratiche nel paese. Nel 1769 il Marchese dedicò ufficialmente il suo nuovo libro, Les Économiques, al granduca, palesando pubblicamente il suo rapporto privilegiato con la Toscana. Pietro Leopoldo introdusse la libertà nel commercio dei grani abolendo i vincoli annonari che bloccavano le colture cerealicole, ma l'avvenimento capitale fu, dopo tanti secoli, la liquidazione delle corporazioni di origine medievale, ostacolo principale per un'evoluzione economica e sociale dell'attività industriale. Introdusse poi la nuova tariffa doganale del 1781, in base alla quale vennero aboliti tutti i divieti assoluti, che furono sostituiti da dazi protettivi, tenuti, del resto, a un livello molto basso in confronto a quelli allora in vigore.
La trasformazione del sistema fiscale fu da Pietro Leopoldo intrapresa fin dai suoi primi anni di regno e nel 1769 venne abolito l'appalto generale e iniziata la riscossione diretta delle imposte. Esitante si rivelò invece il sovrano fra la politica di Tavanti, che fino al 1781 attraverso il catasto, intendeva prendere la proprietà fondiaria come termine di misura per l'imposizione fiscale e, dopo la morte di Tavanti, nel 1781, quella di Francesco Maria Gianni, suo maggiore collaboratore dal quel momento, che concepiva un piano di eliminazione del debito pubblico attraverso la vendita dei diritti fiscali che lo Stato aveva sulla terra dei sudditi. Si sarebbe poi passati a un sistema fondato esclusivamente sull'imposizione indiretta; operazione questa che, iniziata nel 1788, non era ultimata nel 1790 quando Leopoldo divenne imperatore.
Riformò certi aspetti della legislazione toscana ma il suo maggior progetto, la redazione di un nuovo codice, che Pompeo Neri avrebbe dovuto realizzare, non giunse a termine per la morte del Neri stesso, mentre i progetti di costituzione non ebbero seguito a causa della sua partenza per Vienna.
In campo ecclesiastico Pietro Leopoldo si ispirò ai principi del giurisdizionalismo, sopprimendo i conventi e abolendo i vincoli di manomorta. Inoltre la Toscana si volse religiosamente verso il Giansenismo, rappresentato dal vescovo di Pistoia Scipione de' Ricci, tanto che il granduca gli fece organizzare un sinodo a Pistoia nel 1786 per riformare l'organizzazione ecclesiastica toscana secondo i principi giansenisti.
Il programma uscito da questo sinodo, riassunto in 57 punti e frutto dell'intesa con Pietro Leopoldo, interessava gli aspetti patrimoniali e culturali e affermava l'autonomia delle Chiese locali rispetto al papa e la superiorità del Concilio, ma le forti opposizioni del clero (tra cui spiccavano l'arcivescovo di Firenze Antonio Martini e il vescovo di Sansepolcro Roberto Costaguti) e del popolo lo convinsero a rinunciare a questa riforma.
Riesce invece a ottenere i risultati sperati con l'abolizione delle confraternite, nel 1785, e la riorganizzazione delle giurisdizioni nullius diocesis della Romagna toscana - Sestino, Bagno di Romagna e Galeata - che tra 1779 e 1785 vengono aggregate alla diocesi di SansepolcroSulla soppressione delle confraternite cfr. Ludovica Sebregondi, Tracce per la ricostruzione del patrimonio artistico delle confraternite fiorentine soppresse da Pietro Leopoldo, in «Rivista d'Arte», XLII (1991), pp. 230-244; Cfr. F. Zaghini, Peculiarità dell’Appennino Tosco-Romagnolo: nullius e sedi diocesane, in M. Tagliaferri (a cura di), I confini delle diocesi di Ravennatensia. Tra storia e geografia. Atti del XXIII convegno di Ravennatensia (Cesena 2014), Cesena 2016, pp. 185-198..
Nel periodo 1779-1782 Pietro Leopoldo avviò un progetto costituzionale che continuò ulteriormente nel 1790 per fondare i poteri del sovrano secondo un rapporto contrattualistico. Anche questa politica però suscitò forti opposizioni, e il granduca, che proprio in quell'anno saliva al trono imperiale fu costretto a rinunciarvi.
Nel 1787 egli affidò al giurista e uditore pisano Giuseppe Vernaccini l’incarico di preparare il nuovo codice civile del Granducato di Toscana. L'opera - progettata in 10 volumi - non fu portata a termine a causa della morte prematura del giurista e il progetto non ebbe seguito.
Ma la riforma più importante introdotta da Pietro Leopoldo fu l'abolizione degli ultimi retaggi giuridici medievali: in un colpo solo abolì il reato di lesa maestà, la confisca dei beni, la tortura e, cosa più importante, la pena di morte grazie al varo del nuovo codice penale del 1786 (che prenderà il nome di Riforma criminale toscana o Leopoldina). La Toscana sarà quindi il primo Stato nel mondo ad abolire la pena di morte, adottando i principi degli Illuministi fra i quali Cesare Beccaria che con la sua opera Dei delitti e delle pene ne era il portavoce. L'Illuminismo in Italia si andava affermando attraverso vari circoli culturali fra cui quello dei fratelli Verri in Milano, il più importante e proficuo della penisola e di cui anche il Beccaria faceva parte.
Leopoldo divenne famoso a Firenze anche per i suoi numerosi affari extraconiugali: tra le sue numerose amanti citiamo la moglie di George Clavering-Cowper, III conte Cowper il quale, in ricompensa di avere sottaciuto questa relazione di cui era a conoscenza, ricevette grandi onori dal fratello di Leopoldo, Giuseppe II.
Leopoldo II imperatore
Leopoldo, durante la sua reggenza sulla Toscana, aveva dimostrato una tendenza a speculare per garantire allo Stato una costituzione. Nel 1790 egli ereditò il trono imperiale alla morte del fratello Giuseppe II, e iniziò a preoccuparsi attivamente delle innovazioni introdotte da questi pur contrastando alcuni ideali del precedente governo. Egli riconobbe gli Stati di governo quali "colonne della monarchia", pacificò ungheresi e boemi e acquietò gli insorgenti dei Paesi Bassi austriaci (attuale Belgio) con diverse concessioni. Quest'ultima prova però ebbe esito negativo e Leopoldo II fu costretto a fare marciare le proprie truppe nel paese per ristabilire l'ordine e l'autorità austriaca. Egli continuò a sostenere che nessuna bolla papale potesse essere pubblicata entro i suoi domini senza il regio assenso (placetum regium). Per placare altri malcontenti creati dal regno del fratello, egli dovette emanare un decreto il 9 maggio 1790 che forzava centinaia di servi boemi liberati dal fratello a tornare in servitù dei loro vecchi padroniFonte?.
Malgrado questi inconvenienti il suo regno fu sostanzialmente un periodo contraddistinto da una pacificazione generale dell'Impero, anche se bisogna ammettere che il risultato non fu strabiliante e riformatore come in Toscana, data forse anche la breve durata del suo governo che fu di appena due anni. I crescenti disordini rivoluzionari in Francia misero a repentaglio la vita di sua sorella Maria Antonietta, regina di Francia, che venne in seguito ghigliottinata nel 1793 assieme al marito Luigi XVI. Egli si prodigò in prima persona per evitare che la rivoluzione uscisse dai confini francesi, inviando al governo francese appelli appassionati per tentare di salvare le sorti del regno e quando questo non fu più possibile si rivolse direttamente ai realisti inneggiando alla presa delle armi contro i rivoluzionari.