La Società Adriatica Di Elettricità (SADE) è stata una società elettrica privata.

Storia Venne fondata da Giuseppe Volpi, futuro conte di Misurata, e dal conte Ruggero Revedin il 31 gennaio 1905 a Venezia, «per la costruzione e l'esercizio di impianti per la generazione, trasmissione e la distribuzione di energia elettrica in Italia e all'estero». Ruggero Revedin e Amedeo Corinaldi ne furono i primi presidenti e Giuseppe Volpi, inizialmente consigliere delegato, ne divenne presidente dal 1912.

All'atto della costituzione, la SADE aveva un capitale di lire suddiviso in azioni da 100 lire cadauna. La società rappresentò la base tecnica e indispensabile per la trasformazione sociale del Veneto da agricolo a industriale.

A Venezia la società aveva la propria sede legale e principale a Palazzo Balbi, che acquistò nel 1925 e che provvide a far restaurare e riallestire a cura dell'architetto Samuele Mantegazza, con l'affiancamento dell'ingegnere Giuseppe Muzzi.

Dalle origini alla prima guerra mondiale Le prime attività della SADE sono modeste e si limitano all'acquisto degli impianti di produzione e distribuzione di Cividale del Friuli, Palmanova e successivamente di quelli di Oderzo e Motta di Livenza, per una potenza che non raggiunge complessivamente 300 kW. Con l'aumento del capitale, portato a lire nel novembre del 1905, la nuova società dà l'avvio al suo programma con l'acquisto nelle provincie di Bari e Padova di alcuni gruppi di impianti di produzione e distribuzione, tra cui l'impianto idroelettrico del Caorame (affluente del Piave) della potenza di 300 kW.

Nello stesso anno viene nominato direttore della società Achille Gaggia, che alla elettrificazione delle zone comprese tra il Carnaro e il Marecchia, dedica con entusiasmo passione e competenza vent'anni della sua vita. Lo sviluppo della SADE prosegue con l'acquisto degli impianti di produzione e distribuzione di Chioggia, di Faenza e di alcuni centri della provincia di Vicenza. Vengono inoltre assunte partecipazioni nelle società, successivamente incorporate: Forze Motrici Cismon Brenta, concessionaria dell'impianto idroelettrico del Cismon, uno dei più arditi dell'epoca (centrale di Pedesalto della potenza di ) ed Elettrica Milani di Verona, che dispone degli impianti di produzione dell'Adige (centrali di Sorio Vecchia e Colombarolo della potenza complessiva di ).

La SADE, per assicurare una adeguata e regolare fornitura di energia nelle zone già servite, costruisce una rete di trasporto a alimentata anche dagli impianti del Cellina (centrali di Malnisio, Giais e Partidor) e del Lago di Santa Croce (centrali di Fadalto Vecchia e Nove Vecchia della potenza complessiva di ) della Società Italiana per l'Utilizzazione delle Forze Idrauliche del Veneto (S.I.U.F.I.V), nota come Società del Cellina che più tardi verrà pure incorporata dalla SADE. Il funzionamento in parallelo delle centrali di produzione, collegate tra loro e con i centri di consumo attraverso la sempre più estesa rete di trasporto, consente non soltanto una maggior utilizzazione delle disponibilità idrauliche ma anche l'esclusione dal servizio continuo delle centrali termoelettriche di Venezia, Padova, Ferrara, Ravenna ecc., ridotte così a funzione di riserva.

All'inizio del 1915 la SADE esercita ormai la distribuzione in numerosi centri delle provincie di Udine, Belluno, Treviso, Vicenza, Venezia, Verona, Padova. Rovigo, Ferrara, Forlì, Ravenna, oltre che nelle Puglie. Con l'entrata in guerra dell'Italia nel 1915 gran parte della attività della SADE viene a svolgersi nelle zone del Fronte. L'organizzazione tecnica della Società è così posta al servizio del Paese e a completa disposizione dell'Esercito per far fronte alle esigenze belliche: ciò vale alla SADE l'apprezzamento e l'elogio da parte del Sottosegretario alle Armi e Munizioni e dell'Intendente Generale dell'Esercito.

Per lo stato di guerra, la SADE non può intraprendere lavori per la realizzazione di nuovi impianti, infatti il primo impianto della SADE messo in esercizio dopo il conflitto fu la centrale del Partidor, nel 1919, terzo salto degli impianti del Cellina, della potenza di , ed effettua l'aumento della tensione della rete di trasporto, passando a le linee che dalle centrali di Fadalto, Nove, Giais e Malnisio si diramano nella pianura veneto-emiliana fino a Bologna, per l'allacciamento con la Società Bolognese di Elettricità. La SADE estende il proprio campo di azione alle Marche, assicurandosi centrali di produzione e zone di distribuzione nelle provincie di Ancona e Macerata ed attuando quel collegamento tra gli impianti alpini e quelli appenninici che pochi mesi dopo si rivelerà provvidenziale. Proprio mentre più si fa feroce la lotta sul fronte di guerra, va ricordato che la SADE dà particolare impulso ad una grande opera di pace: l'elettrificazione delle bonifiche.

Il disastro di Caporetto colpisce direttamente e gravemente la SADE che tra il 5 e l'11 novembre 1917 perde le sue maggiori fonti di energia, situate nel territorio occupato dal nemico. Le poche centrali idroelettriche rimaste in esercizio (il cui nucleo principale è dato dagli impianti dell'Adige) ed i collegamenti per quell'epoca arditi, realizzati a tempo di primato tra le reti della Romagna e le reti marchigiane e tra gli impianti dell'Adige e gli impianti lombardi, consentono di apportare, capovolgendo in certo qual modo il sistema di produzione e di trasporto fino allora in atto, un servizio sufficiente ai principali bisogni della zona di operazioni, servizio che tra crescenti difficoltà prosegue fino alla battaglia di Vittorio Veneto, nel novembre 1918.

Dalla prima alla seconda guerra mondiale Il lavoro di ripristino degli impianti distrutti e danneggiati dalla guerra è intenso e rapido, così per il Natale del 1918 le centrali idroelettriche di Malnisio e di Nove possono di nuovo far convergere la loro energia a Mestre.

La ricostruzione è praticamente compiuta entro il 1919, nel mentre la distribuzione viene estesa alla Venezia Giulia e all'Istria e si iniziano i lavori per i nuovi impianti idroelettrici del Lago di Santa Croce. Alla realizzazione del Porto Industriale di Venezia-Marghera, ideata e voluta da Giuseppe Volpi, che ha inizio nel 1919, la SADE partecipa con la costruzione di una centrale termoelettrica (caldaie alimentate a carbone per la produzione di vapore, turbo gruppi) che dalla potenza iniziale di si svilupperà gradualmente fino a raggiungere la potenza di .

Contemporaneamente viene sempre più estesa la rete di trasporto: i quantitativi di energia da convogliare e le distanze da superare conducono, nel 1924, alla costruzione della prima linea a dalle centrali degli impianti Piave-Santa Croce a Portomaggiore (Ferrara) da una parte e a Trieste dall'altra. La zona di attività della SADE, che si sviluppa dalle Alpi Venete al mare Adriatico fino alla Romagna, viene ulteriormente estesa all'Emilia con l'assunzione di una partecipazione nella Società Bolognese di Elettricità, che distribuisce energia in Bologna e dispone degli impianti idroelettrici del Brasimone (centrali di Santa Maria e Le Piane della potenza originaria complessiva di ).

Nel 1930, con l'entrata in esercizio della centrale del Livenza, presso Sacile risultano completati gli impianti Piave-Santa Croce, che possono sviluppare in otto centrali una potenza di circa , mentre sul Basso Piave sono in funzione già dall'anno precedente le due centrali di Pederobba e Croce del Gallo, di complessivi . In un vasto programma di scambi di energia con le società limitrofe si effettua la costruzione di una linea collegamento a fra gli impianti della SADE e quelli di Cardano della SIP attraverso Feltre. Nel 1933 viene acquistato dalla Società Forze Idrauliche dell'Alto Cadore di Alessandro Marco Barnabò l'impianto Piave-Ansiei (centrale di Pelos della potenza di ), costruito intorno al 1930.

Dal 1936 al 1943, per far fronte al sempre crescente fabbisogno di energia, tenuto conto delle caratteristiche della zona di distribuzione, la SADE costruisce gli impianti Medio Cordevole, la diga del Ghirlo con le centrali di Cencenighe, Agordo e La Stanga della potenza complessiva di , gli impianti dell'Isonzo, centrali di Doblari della potenza complessiva di e la centrale di Sorio Nuova sull'Adige della potenza di , in sostituzione ed ampliamento delle vecchie centrali di Colombarolo e Sorio Vecchia. Si iniziano inoltre i lavori dell'impianto Lumiei-Alto Tagliamento e quelli preparatori dell'impianto Piave-Boite-Mae-Vajont, destinato a divenire il più importante della SADE. Ma per la seconda volta nel giro di pochi lustri la SADE si trova a subire direttamente le conseguenze di un'altra grande guerra.

Achille Gaggia diventa presidente. Nel luglio e settembre 1943, gli avvenimenti politico-militari impongono variazioni e riduzioni nei programmi di lavoro tuttavia, per quanto consentito dalle eccezionali circostanze, continuano quelli dell'impianto Lumiei-Alto Tagliamento. Le operazioni belliche investono in vario modo tutte le zone della SADE, dalla linea gotica alle Alpi. Aumentano di giorno in giorno le distruzioni e i danni agli impianti di produzione e distribuzione e conseguentemente le difficoltà per assicurare un regolare e continuo servizio.

Dalla fine della seconda guerra mondiale al 1955 La fine della guerra pone la SADE di fronte ai complessi e imponenti problemi della ricostruzione, aggravati dalla perdita di due fra le più importanti e moderne centrali di produzione, quelle di Doblari e Plava, località sull'Isonzo del comune di Canale d'Isonzo,Centrali progettate da ing. Mario Mainardis, dal Necrologio su L'elettrotecnica riv AEI, n.2-1966, p. 126. e delle zone di distribuzione delle provincie di Fiume a Pola e di parte delle provincie di Trieste e Gorizia. L'opera di ricostruzione viene condotta con grande velocità, tanto da poter sino dal giugno 1945 riprendere regolare servizio anche a sud del Po a mezzo delle stazioni di trasformazione di Ferrara, Codigoro e Bologna e successivamente di quelle di Portomaggiore, Forlì e Ravenna. Il 16 novembre 1947, muore a Roma il conte Giuseppe Volpi fondatore della SADE. Vengono ripresi a pieno ritmo i lavori per l'impianto Lumiei- Alto Tagliamento, con la diga di Sauris e la centrale dedicata a Giuseppe Volpi di Ampezzo, della potenza di inaugurata nel 1948, e quelli per l'impianto Piave-Boite-Mae-Vajont. Viene iniziata la costruzione degli impianti Alto Cordevole e Cordevole-Mis-Piave. Alla fine del 1949 viene completata la diga di Pieve di Cadore dell'impianto Piave- Boite-Mae-Vajont, nel 1951 la diga di Val Gallina (con serbatoio facente funzione da vasca di carico) così da permettere l'entrata in servizio la centrale di Soverzene nel 1953, dedicata ad Achille Gaggia da poco defunto, con i primi due gruppi della potenza complessiva di , che raggiungerà i su quattro gruppi, entro il 1955. Nel 1952 si collauda la diga di Valle di Cadore sul Boite, costruita nella stretta del ponte di Pocroce.

Nel 1950 viene completata la Colonia estiva della Società Adriatica di Elettricità a Marebello di Rimini per ospitare i figli dei dipendenti della società.

Nel 1951 si dà inizio ai lavori per l'utilizzazione del Medio e Basso Cellina. L'alluvione del Polesine, nel novembre dello stesso anno, colpisce gravemente una vasta zona della distribuzione e compromette la continuità del trasporto di energia dalle centrali alpine alla pianura emiliana, tuttavia si provvede rapidamente ad assicurare le forniture nella zona allagata e il ripristino degli impianti danneggiati. Mentre si completa la linea a da Soverzene a Bologna, con le stazioni di trasformazione di Scorzè e Colunga (Bologna), viene costruita la linea a Lienz-Pelos, primo passo per gli scambi di energia tra le reti austriache e quelle della SADE.