La valle dei cavalli è un romanzo fantasy storico del 1982 scritto da Jean M. Auel, secondo capitolo della serie comunemente nota come I figli della Terra.

Trama Lasciato il clan dell'Orso delle Caverne a causa della Maledizione di Morte, Ayla, a soli quattordici anni, si trova completamente sola in un mondo ostile, dove la sopravvivenza è strettamente legata alla vita di gruppo, con la sola protezione delle proprie abilità. Decisa a sopravvivere malgrado tutto, e guidata dall'ultima raccomandazione della madre Iza in punto di morte ("trova la tua gente, trova il tuo compagno"), Ayla si avventura nell'ignoto fino a raggiungere una piccola valle protetta e rigogliosa, dove trova una caverna abitabile e risorse sufficienti a garantire la sua sopravvivenza, e qui, valutando l'avanzare della stagione buona e l'arrivo dell'inverno, decide di fermarsi, per non trovarsi impreparata e senza cibo né riparo di fronte ai rigori invernali. Riponendo fiducia nei segni inviategli dal suo Totem, il potente Leone delle Caverne (poiché Ayla mantiene le convinzioni religiose acquisite dal popolo che l'ha cresciuta), ritiene che lo Spirito del grande felino seguiti a proteggerla ed a mandarle segnali, che lei cerca di seguire fedelmente. Poiché proprio per evitare un gruppo di questi felini in carne ed ossa lei aveva deviato il cammino, imbattendosi così nella bella vallata lussureggiante, e dopo aver trovato sulla soglia della grotta delle vecchie ossa di leone (evidentemente un tempo rifugio di una famiglia di quella specie) ed un pezzo di quarzo (che a lei pare ghiaccio pietrificato) che si affretta a mettere nel suo amuleto, si convince che il Totem l'abbia guidata lì per qualche motivo preciso, e si accinge a prepararsi e ad assicurarsi la sopravvivenza.

Nel frattempo, in una terra molto più ad ovest, due giovani uomini del popolo Zelandoni si accingono ad intraprendere un "Viaggio", prima che il maggiore di loro "stringa il nodo" con una ragazza della tribù; sono i fratelli Giondalar e Tonolan, fratello maggiore e minore, nati da stessa madre ma due diversi focolari, e quindi da due uomini differenti. Il viaggio è stata idea di Tonolan, avventuroso ed intraprendente, mentre Giondalar decide di andare con lui: vuole prendere tempo e comprendere i propri sentimenti, in quanto non è realmente convinto di volersi accompagnare con Marona, sua coetanea, a causa del di lei carattere capriccioso ed egoista. Giondalar è infatti un uomo bellissimo, molto ambito e desiderato dalle donne, ma a seguito del fatto che la donna da lui amata (una giovane che si era offerta come "Donna Donai" per una stagione, cioè per insegnare le gioie del sesso ai giovani uomini, e con la quale quindi teoricamente non poteva accompagnarsi poiché lei era un'accolita, ovvero una futura sciamana) aveva scelto definitivamente di diventare Zelandonai (il nome sciamanico delle guide spirituali Zelandoni) e di non accompagnarsi a nessuno per dedicarsi ai propri doveri rituali, non era più riuscito ad innamorarsi davvero, ed aveva scelto Marona, fondamentalmente, perché più bella e volitiva di altre, ma senza un reale sentimento di fondo. Consapevole che queste non siano basi accettabili per un'unione felice, decide quindi di partire, nella segreta speranza che lei lo dimentichi e che gli sia risparmiato il compito di lasciarla in via ufficiale, umiliandola.

I due uomini viaggiano a lungo, addentrandosi nell'Europa glaciale, e Tonolan a un certo punto rimane ferito dall'aggressione di un rinoceronte. I due fratelli vengono soccorsi dal popolo degli Sciaramudoi, che vive sulle sponde del Fiume della Grande Madre (il Danubio) tra fiume e foresta. Popolo di cacciatori e pescatori, abili costruttori di barche, sono in realtà due popoli che vivono in simbiosi, gli Sciamudoi ed i Ramudoi, e la loro tradizione prevede che l'unione sia formata da due coppie (quindi quattro persone per nucleo famigliare) di cui una del primo gruppo ed una del secondo gruppo, probabilmente per evitare unioni con persone troppo legate da vincoli di parentela. Tonolan e Giondalar vengono ospitati durante la convalescenza del fratello più giovane, che viene curato dal loro sciamano, lo Sciamud, e che nel frattempo si innamora di Getamio, una giovane orfana cresciuta dal capotribù e da sua moglie e che ha una lieve invalidità alle gambe (probabilmente causata da una poliomielite infantile). Mentre Tonolan decide di fermarsi e di stringere il nodo con Getamio, Giondalar intreccia una relazione con Serenio, una donna della tribù un po' più vecchia di lui (esattamente come Zolena, poi divenuta Zelandonai) con un figlio che si affeziona molto a Giondalar. Vorrebbe quindi fermarsi a propria volta con lei e con il suo popolo, ma la morte di Getamio per parto getta Tonolan nella disperazione, inducendolo a riprendere il viaggio per non rimanere lì a ricordarla. Giondalar è combattuto, poiché Serenio è sinceramente innamorata di lui e forse è incinta, ma la donna, consapevole che i suoi sentimenti non siano totalmente corrisposti (Giondalar le vuole bene, ma non ne è innamorato), lo esorta a partire, per proteggere Tonolan e perché non potrebbe sopportare di passare la vita con un uomo che non la ama e che sta con lei solo per affetto e per dovere. I due riprendono quindi il loro viaggio verso est.

Nella sua valle intanto, Ayla ha ormai preso confidenza con il territorio che la circonda. Ha accumulato cibo per l'inverno, ha iniziato a produrre utensili ed arredi (a volte semplicemente per passare il tempo, creando spesso oggetti singolari e dall'aspetto gradevole, sebbene i Neandertaliani non conoscano l'astrazione e non le abbiano insegnato ad abbellire gli oggetti, sfruttandone solo la funzione pratica) per poter essere pronta ad ogni evenienza, ed ha adottato Hinni, una cavallina a cui, durante una battuta di caccia, ha ucciso la madre con una trappola. All'arrivo di Ayla nella valle, infatti, vi era un branco di cavalli che pascolava abitualmente nella vallata, e poiché la ragazza necessitava di carne e pelli per l'inverno, aveva deciso di abbattere un grosso animale (violando quindi uno dei divieti del Clan, quello di cacciare con la lancia le prede di grandi dimensioni, ormai ovviamente privo di senso) e aveva ucciso una giumenta, muovendosi poi a pietà quando aveva visto la puledrina ormai orfana attaccata dalle iene. Impossibilitata a nutrirla con il latte che certo ancora prendeva, l'aveva sfamata con cereali schiacciati seguendo l'usanza del Clan secondo la quale un bambino (oppure un cucciolo, per estensione) può mangiare tutto ciò che mangia la madre, purché molle e facile da deglutire, e l'aveva tenuta con sé. Nel tempo, Ayla impara a cavalcare Hinni, dirigendola con i movimenti del corpo (naturalmente non sa cosa sia una sella, nessuno aveva mai tentato nulla del genere prima) e portandola con sé a caccia. Non caccia più i cavalli (per non spaventare la puledra, che ormai considera un'amica) e spesso cavalca anche solo a fini esplorativi, ma il secondo inverno si avvicina, e la ragazza deve prepararsi di nuovo. Ayla in fondo teme l'incontro con i suoi simili, che sa essere stati anche violenti con la gente del Clan (alcune donne al Raduno le avevano parlato di violenze carnali ai loro danni, da cui erano nati bambini ibridi simili a suo figlio Durc, rimasto con il Cla) e che pensa uccideranno Hinni, vedendola. Per queste ragioni, decide di trattenersi un altro inverno nella valle.

Nel secondo autunno da quando è arrivata, Ayla si appresta quindi alla sua seconda caccia grossa per procurarsi il necessario per l'inverno, e la sua scelta cade su un branco di renne. Uccisa la sua preda, che carica su un traino (il "travois") da lei ideato per consentire ad Hinni di aiutarla nel trasporto di prede e attrezzi, si accorge che anche stavolta la sua caccia ha fatto danni, e che un cucciolo di leone delle caverne giace nella prateria; controllandolo, si accorge che respira e miagola, ma a causa di una frattura del cranio (imputabile al calcio di una renna in fuga) è probabilmente stato abbandonato dalla madre, e non potrà sopravvivere a lungo. Dapprima incerta, ipotizza che sia stato il Leone delle Caverne, suo Totem, a farglielo trovare, ed obbedendo quindi a ciò che considera il volere del suo Spirito Protettore, lo porta con sé alla caverna per curarlo. Lì, il leoncino, ribattezzato Piccolo, guarisce e si rinforza, ed Hinni, sebbene inizialmente diffidente verso quello che sarebbe il suo predatore per eccellenza, lo accetta, adottandolo in qualche modo a propria volta. I due cuccioli crescono quindi insieme, allietando la vita della ragazza, e i tre imparano addirittura a cacciare insieme, poiché Piccolo deve sviluppare l'istinto predatorio. Il giovane leone cresce in forza e possanza, senza mai attaccare però Ayla né Hinni, che considera come parte del proprio branco, in cui l'umana è l'elemento di comando. Hinni nel frattempo va in calore, e si allontana con un branco di cavalli selvatici per avere un puledrino. Rimasta sola e triste per la perdita dell'amica, Ayla si dedica a Piccolo, che cresce ancora. Anche lui le permette di cavalcarlo, ovviamente in corse sfrenate e prive di senso ma estremamente gratificanti per la ragazza. Modificando le abitudini di caccia in assenza della puledra, Ayla inizia a cacciare con Piccolo, il più delle volte limitandosi a lasciarlo fare e prendere parte della preda, cosa che il leone le accorda senza difficoltà, poiché la considera sua madre.

Arriva l'inverno, e Ayla, con i primi freddi, si reca all'esterno della valle per un'escursione a piedi a raggio breve, approfittando dell'assenza di Piccolo, che spesso si allontana in esplorazione, in quanto inizia a sentire l'istinto di cercare i suoi simili, sebbene sia ancora molto giovane. Lungo la strada, trova le tracce del branco al quale si è unita Hinni, e riesce a trovarla che appare evidentemente ingrossata dalla gravidanza. Dapprima la giumenta decide di restare nel branco pur riconoscendo Ayla, ma quando quest'ultima, sorpresa da una tormenta, perde la strada che porta alla sua caverna, emerge dalla neve e decide di soccorrerla. Il branco di cavalli si era infatti sbandato perché lo stallone dominante era morto, e la puledra, ormai incinta e cresciuta con un'umana, appena arrivata la neve si era diretta verso un luogo che sapeva essere sicuro e protetto. La giumenta riporta quindi Ayla alla grotta, seguendo la strada per istinto, e lì sopraggiunge poco dopo anche Piccolo, pure lui sorpreso dalla neve e in cerca di rifugio e calore. I due animali ormai sono adulti, e istintivamente reagiscono come preda e predatore, ma Ayla, senza nemmeno ipotizzare che potrebbero rivoltarsi, li rimette al posto e li esorta a smetterla, anche perché non sta molto bene, e accusa i prodromi di una brutta bronchite. Il leone e la cavalla, rispondendo ai segnali con cui sono cresciuti, si riconoscono, e tornano al vecchio rapporto di affetto, sebbene con meno familiarità di un tempo, a causa della perdita della spensieratezza infantile.