La caduta della Repubblica di Venezia fu il processo che portò all'occupazione francese della Repubblica di Venezia da parte di Napoleone Bonaparte e alla sua dissoluzione il 12 maggio 1797.

Contesto storico Repubblica di Venezia

La seconda metà del XVII secolo comportò per la Repubblica di Venezia un serie di sconfitte militari iniziate con la guerra di Castro (1643-1644) e proseguite con le guerre turco-veneziane. Contro l'Impero ottomano Venezia combatté la guerra di Candia (1645-1669) che comportò la perdita dell'isola di Creta, mentre la guerra di Morea (1684-1699) consentì con la pace di Carlowitz l'acquisizione del Peloponneso, perso però pochi anni dopo con una seconda guerra (1716-1718) conclusasi con la pace di Passarowitz..

Inoltre i domini di Terraferma della Repubblica furono interessati dalla guerra di successione spagnola (1701-1714) a cui Venezia partecipò seguendo la dottrina neutralità armata.. A causa del ridotto numero di truppe rispetto agli eserciti imperiali la neutralità armata era l'unica dottrina perseguibile, questa prevedeva di difendere con piccole unità le numerose piazzaforti dotate d'artiglieria presenti sul territorio e di lasciare le campagne in balia degli eserciti stranieri..Le sconfitte militari incisero negativamente anche sul piano finanziario, a fronte di entrate pari a di ducati all'anno, alla conclusione della guerra di successione spagnola il debito pubblico salì a ducati, per poi aumentare a in seguito alla pace di Passarowitz.. Il XVII secolo comportò anche una decisa contrazione dei traffici commerciali e dell'industria manifatturiera, relegando l'economia veneziana a una dimensione prettamente regionale.

Il XVIII secolo vide invece una lieve ripresa economica, mantenendosi però sostanzialmente costante, così come la demografia, per tutto il secolo. Nonostante la lenta crescita economica il patriziato veneziano più ricco si arricchì ulteriormente, aumentando così le spese nell'ambito del lusso, mentre a livello edilizio si limitarono solamente rinnovamento delle strutture e infrastrutture già esistenti. L'aristocrazia veneziana inoltre non percepì l'inizio della rivoluzione industriale, mantenendo quindi le sue politiche su posizione conservatrici, ostacolando importanti riforme istituzionali come la fondazione delle compagnie commerciali e della camera di commercio..

Francia

Analogamente alla Repubblica di Venezia, anche per il Regno di Francia il XVIII secolo comportò un periodo di crisi. Durante il regno di Luigi XVI i privilegi dell'aristocrazia francese e il progressivo aumento del debito pubblico causarono un diffuso malcontento tra l'opinione pubblica. A causa della situazione critica in cui versava la Francia, il re fu convinto a convocare gli Stati generali il 5 maggio 1789, dando così inizio alla rivoluzione francese. In seguito alla presa della Bastiglia del 14 luglio 1789 i rivoltosi obbligarono il re a scendere a patti con l'Assemblea nazionale costituente, che nel 1791 portò alla nascita della monarchia costituzionale. La rivoluzione preoccupò le principale monarchie europee dellAncien Régime: l'Austria, la Russia e la Prussia si allearono quindi nella Prima coalizione, alla quale la Francia dichiarò guerra nel 1792.

Con lo scoppio della guerra la monarchia fu rovesciata, fu proclamata la prima Repubblica francese e il re, condannato per alto tradimento, fu ghigliottinato il 21 gennaio 1793. La crisi in cui era precipitata la Francia si aggravò ulteriormente con l'insurrezione dei legittimisti e lo scoppio delle guerre di Vandea. In questa situazione caotica il Comitato di salute pubblica di Maximilien de Robespierre prese la guida della Francia e instaurò il cosiddetto Regime del Terrore, durante il quale represse nel sangue qualsiasi opposizione politica. Questo periodo terminò nel 1795 con la nascita del Direttorio, che pianificò una grande offensiva contro le forze reazionarie europee: un attacco principale avrebbe investito da ovest gli Stati del Sacro Romano Impero che attraversavano il Reno, mentre una spedizione di disturbo avrebbe colpito gli austriaci e i loro alleati da sud, passando attraverso l'Italia settentrionale.

Nel marzo del 1796 il Direttorio affidò il comando della campagna d'Italia al ventisettenne Napoleone Bonaparte. Alla testa dellArmée d'Italie Napoleone il 9 aprile 1796 attaccò il Regno di Sardegna riuscendo a dividere l'esercito sardo da quello austriaco dopo le battaglie di Montenotte, di Millesimo e Dego. La campagna proseguì con la battaglia di Mondovì, che costrinse alla resa Regno di Sardegna il 28 aprile con la ratifica dell'armistizio di Cherasco. L'avanzata napoleonica proseguì nella Lombardia austriaca dove l'8 maggio sconfisse nella battaglia di Fombio alcune truppe austriache. Questi avvenimenti costrinsero il 9 maggio il governatore di Milano, l'arciduca Ferdinando d'Asburgo, a fuggire con la famiglia a Bergamo, nella Repubblica di Venezia. L'esercito austriaco sotto la guida del generale Johann Peter Beaulieu fu poi sconfitto il 10 maggio nella battaglia di Lodi, causando il ritiro dei soldati austriaci verso la Repubblica di Venezia..

Relazioni diplomatiche

La classe dirigente della Repubblica di Venezia vide sostanzialmente di buon occhio la convocazione degli Stati generali del 5 maggio 1789 e anche la presa della Bastiglia, ipotizzando l'inizio di una serie di riforme atte a modernizzare la Francia. Già ad agosto però con l'abolizione dei privilegi dell'aristocrazia, le prospettive del patriziato veneziano mutarono radicalmente. Nel gennaio del 1790 gli Inquisitori di Stato furono incaricati di censurare le opere rivoluzionarie e di controllare i flussi migratori dalla Francia, costituiti principalmente dagli aristocratici in fuga. In seguito alla tentata fuga a Varennes del re di Francia, nonostante le richieste dell'ambasciatore francese, la Repubblica di Venezia insieme alle altre monarchie dellAncien Régime non riconobbe la legittimità del governo rivoluzionario. Quando nel novembre del 1791 però, in seguito alla dichiarazione di Pillnitz, il governo del Regno di Sardegna contattò la Repubblica di Venezia per partecipare alla Prima coalizione, questa per evitare un'ulteriore espansione della monarchia asburgica rifiutò..

L'avanzata francese nel Regno di Sardegna però allarmò l'aristocrazia veneziana, che per far fronte all'emergenza elaborò due diverse linee programmatiche: la neutralità armata e la neutralità disarmata. Il principale promotore della neutralità armata era il procuratore Nicolò Erizzo, la sua linea prevedeva di non riconoscere il governo rivoluzionario, contrastare la propaganda rivoluzionaria e rinforzare l'esercito con l'assunzione di mercenari svizzeri da collocare nelle numerose città dotate di mura e artiglieria, vista la grande dimensione dell'esercito francese. La neutralità disarmata era invece promossa da Francesco Battaglia, che confidava nelle forze della Prima coalizione e secondo il quale un'eccessiva pressione fiscale dovuta al riarmo dell'esercito avrebbe provocato una rivoluzione anche a Venezia. Nonostante l'incremento della censura e l'assunzione di soli miliziani, a prevalere fu la linea della neutralità disarmata..

La neutralità della Repubblica di Venezia, se nelle intenzioni dei promotori aveva lo scopo di non inimicarsi eccessivamente i belligeranti, nei fatti scontentò entrambi. Nel giugno del 1792 gli austriaci invitarono Venezia a partecipare alla Prima coalizione, in risposta la gran parte della flotta veneziana fu ricollocata nelle isole ionie per evitare qualunque possibile confronto; un ultimo invito fu infine respinto il 17 novembre 1792. Nonostante ciò il governo marciano consentì agli austriaci di transitare per le proprie terre, consentendogli quindi di raggiungere i ducati di Mantova e Milano e di fare provviste. Venezia inoltre collaborò con l'Austria per rinforzare la censura contro la propaganda rivoluzionaria e ospitò numerosi nobili francesi espatriati, tra i quali il conte di Lilla, futuro re Luigi XVIII. Per non irritare l'altra parte in seguito alla rivoluzione Venezia non chiuse le ambasciate in Francia e il 26 gennaio 1793 riconobbe il governo rivoluzionario, quando ancora a Venezia non si era venuti a conoscenza del regicidio. Nel 1794 dopo un altro rifiuto da parte di Venezia a scendere in guerra con la Francia, i rapporti con questa iniziarono a stabilizzarsi: fu inviato un nuovo ambasciatore e il 21 aprile 1794 il conte di Lilla fu espulso da Verona..

Svolgimento dell'occupazione L'arrivo dei francesi nella Lombardia veneziana

Il 10 maggio 1796 i soldati austriaci sconfitti da Napoleone nella battaglia di Lodi si ritirarono in massa verso i territori neutrali della Repubblica di Venezia. L'11 maggio, un reggimento di soldati francesi guidati dal generale Louis Alexandre Berthier all'inseguimento degli austriaci, si fermò sotto le mura di Crema valicando il territorio neutrale della Repubblica di Venezia. Giambattista Contarini, podestà della città, non avendo ricevuto istruzioni specifiche da parte del governo veneto ed essendo la città sostanzialmente sguarnita di uomini e artiglieria fu costretto ad acconsentire al passaggio dell'esercito straniero e a concedergli rifornimenti e provviste. Il 12 maggio arrivarono a Crema anche il generale Napoleone Bonaparte e il commissario di guerra Antoine Christophe Saliceti, che fece rimostranze per l'asilo concesso dalla Repubblica di Venezia ai nobili francesi e per il passaggio nel cremasco concesso tre giorni prima alle truppe austriache di Wilhelm Lothar Maria von Kerpen. Mentre Napoleone entrava a Crema, il Senato veneto nominò il 12 maggio Nicolò Foscarini provveditore generale in Terraferma (una carica analoga al generale dell'esercito) il quale però nel corso della sua carriera non si era mai occupato di questioni militari. Il generale si insediò a Verona il 18 maggio e comandò all'esercito, così come già sperimentato durante la guerra di successione spagnola, di difendere esclusivamente le città fortezza, nonostante il numero di uomini e artiglieria fosse totalmente insufficiente. La situazione della città si aggravò ulteriormente il 23 maggio quando l'esercito francese richiese provviste per uomini minacciando di usare altrimenti la propria capacità bellica.

Il 27 maggio 1796 Napoleone giunse anche a Brescia, dove fu raggiunto da due emissari del Foscarini, che gli consegnarono una lettera in cui il provveditore si lamentava delle minacce di guerra subite dalla città di Crema. Dalla sua posizione di forza Napoleone intimò ai due emissari di allontanare le truppe austriache del generale Beaulieau giunte a Peschiera, i quali però si giustificarono rivelando le pessime condizioni dell'esercito veneto. A causa dei critici rapporti con la Francia, Venezia si oppose alle richieste dell'ambasciatore imperiale di fornire, seppur segretamente, viveri e magazzini alle forze asburgiche. Il 29 maggio la divisione francese del generale Pierre François Charles Augereau entrò a Desenzano, e in quella notte attraversò in forze il Mincio, mettendo in fuga gli austriaci verso il principato vescovile di Trento. Il 30 maggio fu recapitata a Napoleone una nuova lettera di protesta in cui il Foscarini lamentava i danni portati dalle truppe francesi al loro passaggio ed esigendone il rimborso. Napoleone allora convocò il Foscarini a Peschiera minacciandolo di dichiarare guerra alla Repubblica di Venezia e di aver intenzione di inviare il generale Andrea Massena alla conquista di Verona, città di fondamentale importanza strategica per l'inseguimento delle truppe austriache...

L'apertura dei territori veneti alle truppe di Napoleone