Biografia Donato Manduzio nasce a San Nicandro Garganico nel 1885 da una modesta famiglia di braccianti; a causa della povertà non fu mandato a scuola. Durante il servizio militare impara a leggere e a scrivere, ma subisce anche un'operazione alla gamba che lo lascia claudicante; l'inabilità gli permette di dedicarsi alla lettura di romanzi, almanacchi, libri di magia. Ritiene di aver acquisito capacità magiche e taumaturgiche, ma ben presto prova ripugnanza verso la scienza e le pratiche magiche.
Nel 1910 sposa Emanuela Vocino.
«Vi porto una luce» La visione e gli inizi Dal diario di Donato Manduzio:
Manduzio iniziò a diffondere tra amici e vicini il messaggio dell'Antico Testamento; in tre seguono la sua predicazione: Matteo Palmiero (morto nel 1937), Matteo Cataldo e Antonio Bonfitto. In seguito si aggiunsero anche il calzolaio Francesco Cerrone, Rocco di Paola (cugino di Antonio Bonfitto) e pochi altri. Donato pensava che gli ebrei fossero ormai scomparsi da secoli, finché un giorno un venditore ambulante lo informò che, anzi, «le città sono piene di quel popolo», e gli diede gli indirizzi di alcuni ebrei di Firenze e Torino. La comunità torinese, contattata con una lettera, indirizzò i neofiti verso il rabbino capo di Roma, Angelo Sacerdoti.
La lettera del Rabbino Capo di Roma Secondo il diario di Manduzio, due lettere inviate a Roma dal gruppo di San Nicandro restano senza risposta. Alla terza, il Rabbino scrive:
La risposta di Donato Manduzio è: «Non ho sentito la Santa Parola da nessuno, ma ne ho avuto la rivelazione direttamente da Dio, come dice nostro padre Abramo».
Le visite di Faitlovitch (1932 e 1935) Nel dicembre del 1932 Donato Manduzio conobbe Jacques Faitlovitch, ma di questo incontro si sa poco. La visita del 1935, invece, è ricordata in una copia del Diario di Manduzio (risalente al 1938), secondo cui Faitlovitch raggiunse Manduzio alle nove di sera del 28 gennaio.
Agli inizi di settembre del 1935 Francesco Cerrone raggiunse Faitlovitch a Roma, conobbe diversi esponenti dell'ebraismo italiano (Umberto Cassuto, Dante Lattes, David Prato) e assistette alle funzioni nella Sinagoga di Roma.
I rapporti col Fascismo e i contatti col nuovo Rabbino capo di Roma La vita dei neo-ebrei scorreva tranquilla fino al 14 febbraio 1936, quando un usciere comunale consegnò a Manduzio un'ingiunzione di pagamento di una multa ammontante a 260 lire per violazione dell'articolo 18 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (Regio Decreto 18 giugno 1931, n. 773). Manduzio chiese consiglio al rabbino capo di Roma David Prato, ma non ottenne risposta e pagò la multa.
Nello stesso anno il Rabbino Capo di Roma avviò contatti ufficiali con i convertiti per mezzo del proprio inviato, Raffaele Cantoni. Questi giunse a San Nicandro nel luglio del 1937 con l'intenzione di regolarizzare il rituale, aprire una piccola sinagoga, e integrare il gruppo alla comunità ebraica di Napoli; donò 22 scialli di preghiera (tallit) per gli uomini, una lampada a nove bracci, una lampada più piccola, un calice e un contenitore per l'incenso. Il podestà, Ettore Pacilli, non chiese la necessaria autorizzazione e il suolo dell'erigenda sinagoga non fu trovato. Con l'entrata in vigore delle Leggi razziali, Roma consigliò a Manduzio di rimandare a tempi migliori l'ammissione all'ebraismo.
Negli anni seguenti il gruppo subì controlli e pressioni da parte delle autorità dello Stato. L'8 novembre 1938 Francesco Cerrone, interrogato dai Carabinieri, si dichiara ebreo. Una prima lettera inviata dal rabbino Prato a Manduzio suggeriva l'obbedienza alla legge dello Stato, mentre una seconda, più incisiva, ricordava che «voi non siete ebrei, perché non siete nati ebrei, e d'altra parte la vostra conversione non è mai stata legalizzata».
Il 4 aprile 1940, rispondendo a Raffaele Cantoni che cercava di nuovo di convincerlo che il gruppo di San Nicandro non doveva considerarsi ebreo «dal punto di vista razziale», Manduzio rispose:
Eliezer Tritto, figlio di uno dei primi seguaci di Manduzio, e alcuni suoi compagni di fede subirono vessazioni a scuola:
Il riconoscimento Dopo la liberazione di Roma i sannicandresi furono riconosciuti come ebrei. Manduzio non volle farsi circoncidere. Morì nel marzo 1948 rifiutandosi di lasciare San Nicandro nei suoi scritti la dichiarazione siamo arrivati alla luce grazie alle visioni, proprio come avvenne a Mosè e a tutti i profeti, e che chiunque si rifiuti di credere o dica che le visioni non significano niente nega il Dio delle visioni e il Mosè del libro sacro delle leggi...
Note
Bibliografia
Edizione italiana Recensione del libro di Davis pubblicata inizialmente col titolo A Niche for a Prophet sulla London Review of Books, vol. 33, n. 3, 3 febbraio 2011.
Collegamenti esterni
Categoria:Personalità dell'ebraismo Categoria:Ebrei italiani