Diresse le indagini con metodi innovativi e determinazioneVideo su Giuliano con interviste fatto realizzare dalla Polizia di Stato - sul canale ufficiale PolStato in YouTube facendo parte di una cerchia di funzionari dello Stato che, a partire dalla fine degli anni Settanta, incominciò una dura lotta contro Cosa nostra.

Fu assassinato da Leoluca Bagarella, detto Don Luchino, che gli sparò sette colpi di pistola alle spalle, nell'ambito dei preparativi dei Corleonesi per la presa del potere di Cosa nostra, in quella che di lì a due anni sarebbe degenerata poi nella seconda guerra di mafia.

Biografia Nato a Piazza Armerina, in provincia di Enna, figlio di un sottufficiale della Marina militare; passò al suo seguito una parte dell'infanzia in Libia, dove il padre era di stanza. Più tardi la famiglia rimpatriò, stabilendosi nel 1941 a Messina, dove Giorgio Boris studiò sino alla laurea in giurisprudenza nel 1956Cenni biografici in video della Associazione "Insieme si può" di Roccella Jonica, su canale ufficiale in YouTube. Cominciò a lavorare per una piccola società manifatturiera, la Plastica Italiana, e poi si trasferì a Milano con la famiglia.

Durante il periodo universitario giocò a pallacanestro in Serie B con il CUS MessinaEmanuele Giuliano, in antimafiaduemila.com, Biografia di Boris Giuliano , in compagnia dell'ex Direttore del Tg1 Nuccio Fava. Cominciò quindi a lavorare a Milano come dirigente di una società manifatturiera.

Nel 1962 vinse il concorso come commissario di Polizia, e nel 1963, al termine del corso di formazione, chiese di essere assegnato a Palermo, dove poco tempo dopo entrò alla locale Squadra Mobile in cui lavorò sino all'ultimo giorno, dapprima alla Sezione Omicidi, in seguito come vice-dirigente e infine dirigente dall'ottobre 1976. Nel 1965 portò a termine la sua prima indagine importante: arrestò 17 boss mafiosi siciliani ed italo-americani di prima grandezza (tra cui Giuseppe Genco Russo e Frank Garofalo) accusati di aver organizzato un traffico di stupefacenti durante il celebre summit presso l'Hotel delle Palme di Palermo nel 1957 ma, al termine del processo nel 1968, furono tutti assolti per insufficienza di prove.Michele Pantaleone, Omertà di Stato. Da Salvatore Giuliano a Totò Riina, Napoli, Tullio Pironti Editore, 1993.

Proprio in occasione di quest'ultima indagine, Giuliano stabilì una proficua collaborazione con i colleghi statunitensi e conseguì una specializzazione presso la FBI National Academy; ebbe meriti speciali e ottenne numerosi riconoscimenti per le sue attività operativePolizia di Stato, Chi era Giorgio Boris Giuliano .

Le indagini sulla scomparsa di De Mauro Brillante e determinato investigatore, Giuliano fu nominato capo della Squadra Mobile di Palermo al posto di Bruno Contrada, suo amico fraterno poi accusato di collusione con la mafiaBruno Contrada, Letizia Leviti, La mia prigione: Storia vera di un poliziotto a Palermo, Marsilio Editori - ISBN 8831734261. Delle molte vicende delle quali si è occupato, quella intorno alla quale si imperniano tutti gli interrogativi sui motivi della sua uccisione è certamente la misteriosa scomparsa del giornalista Mauro De Mauro.

Improvvisamente, infatti, nel 1970 De Mauro scomparve nel nulla, e del caso furono interessati gli alti comandi palermitani e i migliori investigatori della Polizia (Boris Giuliano) e dei Carabinieri (Carlo Alberto dalla Chiesa). Giuliano condusse l'indagine con molta partecipazione, ben deciso a portarla sino in fondo, incontrando sul suo cammino molti e diversi percorsi, tanti articolati scenari e numerosi possibili moventi.

De Mauro aveva avuto un passato alquanto animato e viveva un presente non meno vivace: saloino in gioventù, aderì alla Xª Flottiglia MAS e restò in ottimi rapporti col suo comandante, Junio Valerio Borghese. Dopo aver lavorato come giornalista presso la testata dell'Eni, Il Giorno, si interessò degli interventi di Enrico Mattei nella politica siciliana (con quella che è nota come Operazione Milazzo) e, assunto al quotidiano L'Ora (si è detto, per interessamento di Mattei) intraprese un'attività di cronista investigativo sulla mafia, slegata dalla linea editoriale e perciò per suo conto. Scomparve dopo aver promesso al regista Francesco Rosi, che stava realizzando un film sulla vita di Mattei, notizie importanti, tali da potergli far guadagnare, aveva detto alla figlia, una "laurea in giornalismo".

Interessandosi all'Operazione Milazzo, De Mauro aveva sottolineato che l'intervento di Mattei aveva insediato un governo regionale che, alla prima occasione, con una legge speciale favorì in modo smaccato i potentissimi esattori di Salemi, Nino e Ignazio Salvo, considerati vicini alla mafia che, sempre più certamente, si era incaricata di eliminare lo stesso Mattei. Forse De Mauro aveva raccolto documenti che provavano questo coinvolgimento; o forse aveva indagato in altre direzioni, ad esempio sui traffici di droga o sulle connessioni fra la mafia e il potere. Dulcis in fundo, De Mauro era scomparso, con una singolare coincidenza temporale, nel momento in cui il suo vecchio comandante Borghese, in onore del quale aveva chiamato una figlia Junia e col quale comunque era rimasto in contatto, andava allestendo il tentativo di colpo di Stato noto come "golpe dei forestali".

Mentre i Carabinieri si indirizzavano su piste legate al traffico di droga, sul quale De Mauro poteva effettivamente aver avuto, ma soprattutto cercato informazioni, Giuliano, insieme con i magistrati, approfondì la pista dell'attentato a Mattei e finì con l'indagare l'ambiguo avvocato Vito Guarrasi, che aveva preso parte con un ruolo mai chiarito anche all'armistizio di Cassibile. Guarrasi, che in vita sua fu indiziato di molte cose, ma mai nulla più che indiziato, pur non volendolo, diede a Giuliano ulteriori spunti che l'accorto investigatore avrebbe approfondito in seguito per altre indagini.

Il "blitz dei 114" Nel luglio del 1971, in collaborazione con i Carabinieri dell'allora colonnello Dalla Chiesa, Giuliano portò a termine una delle più vaste operazioni antimafia di quegli anni, che si concluse con la denuncia per i reati di associazione per delinquere e traffico di stupefacenti nei confronti di 114 boss mafiosi, in gran parte individuati ed arrestati in diverse città italiane: oltre Palermo e Catania, anche Milano, Roma e Livorno, a dimostrazione del policentrismo assunto da Cosa nostra. Al termine del processo, tutti i mafiosi imputati furono assolti o condannati a pene irrisorie.

Le ultime indagini Nel 1979 Giuliano si trovò a indagare sul ritrovamento di due valigette contenenti dollari all'aeroporto di Palermo-Punta Raisi, che si scoprì essere il pagamento di una partita di eroina sequestrata all'aeroporto J.F. Kennedy di New YorkTraffico di droga, caso Sindona e omicidio De Mauro dietro la morte di Giuliano? | Articoli Arretrati che diede il via alla famosa inchiesta Pizza Connection, ed iniziò a collaborare strettamente con l'agente statunitense della DEA Charles Tripoli, che arrivò a Palermo in veste di infiltrato per smascherare i trafficanti siculo-americani di eroina ma la sua copertura saltò e fu costretto a tornare negli Stati Uniti. Indagando sui dollari sequestrati a Punta Raisi, Giuliano scoprì che i capitali in rientro dagli Stati Uniti venivano riciclati presso una filiale della Sicilcassa, il cui direttore era Francesco Lo Coco, primo cugino del boss mafioso Stefano Bontate.Giovanni Falcone, Cose di Cosa Nostra, in collaborazione con Marcelle Padovani, Milano, Rizzoli, 1991, 2004. Le indagini si conclusero con la denuncia di diversi mafiosi del gruppo Bontate-Badalamenti, compresi lo stesso Lo Coco e il fratello del boss, l'avvocato Giovanni Bontate.

Contemporaneamente a questa indagine, gli uomini di Giuliano fermarono due mafiosi, Antonino Marchese e Antonino Gioè, nelle cui tasche trovarono una bolletta con l'indirizzo di via Pecori Giraldi: nell'appartamento i poliziotti scovarono armi, quattro chili di eroina e una patente contraffatta sulla quale era incollata la fotografia di Leoluca Bagarella, cognato del boss corleonese Salvatore Riina; inoltre in un armadio venne trovata anche un'altra fotografia che ritraeva insieme numerosi mafiosi vicini al clan dei Corleonesi, tra cui figuravano i fratelli Giulio e Francesco Di Carlo (boss mafiosi di Altofonte) e Lorenzo Nuvoletta, camorrista napoletano affiliato a Cosa nostraQuella P38 dietro l'omicidio Giuliano | Articoli Arretrati . Dopo la scoperta nell'appartamento di via Pecori Giraldi, arrivarono telefonate anonime al centralino della questura di Palermo che minacciavano Giuliano di morte: una perizia fonica riconobbe che la voce della telefonata era quella di Pietro Marchese, nipote del boss Filippo.

Nello stesso periodo, Giuliano stava anche indagando su alcuni assegni trovati nelle tasche del cadavere di Giuseppe Di Cristina, capomafia di Riesi ucciso nel 1978 dai Corleonesi; gli assegni erano firmati da Domenico Balducci (usuraio ed esponente di spicco della banda della Magliana) ed avevano portato a un libretto al portatore del Banco di Napoli con 300 milioni di lire intestati a un nome di fantasia, che era stato usato dal banchiere Michele Sindona. Per approfondire queste indagini, Giuliano si era incontrato con l'avvocato Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore delle banche di Sindona che venne ucciso pochi giorni dopo il loro incontro. L'esistenza dell'incontro è testimoniata da un collaboratore di Ambrosoli, l'ex maresciallo della Guardia di Finanza Orlando Gotelli (che in un primo momento la negò) e indirettamente dall’avvocato Giuseppe Melzi, legale dei creditori delle banche di Sindona, e dall'agente della DEA Charles Tripoli, in quel periodo collaboratore di GiulianoFrancesco Ingargiola, Salvatore Barresi, Trib. Palermo, V Sez. Pen., Sentenza n.338/1996 del 5 aprile 1996 nei confronti di Contrada Bruno, pp. 642-663..

L'assassinio Il 21 luglio 1979, mentre pagava il caffè appena bevuto nella caffetteria Lux di via Francesco Paolo Di Blasi a Palermo, Leoluca Bagarella gli sparò a distanza ravvicinata 7 colpi di pistola alle spalle con una Beretta 7,65, uccidendolo. È sepolto nella cappella di famiglia nel cimitero di Piazza Armerina.

Probabilmente dalla maggioranza degli osservatori, è stato posto in relazione l'assassinio del capitano dei Carabinieri Emanuele Basile, ucciso a Monreale 9 mesi dopo, alle indagini che stava svolgendo in ordine all'uccisione di Giuliano.

Secondo molti osservatori, con Giuliano si spense un grande talento investigativo, un onesto funzionario di polizia che nel suo ruolo fu una grande personalità delle istituzioni, il cui ricordo, come accade anche per altri suoi colleghi di analogo destino non è adeguatamente onorato, e anzi, particolarmente lasciato all'oblio.

Successore di Boris Giuliano, come capo della squadra mobile, sarà Giuseppe Impallomeni (tessera P2 n. 2213), precedentemente allontanato dalla squadra mobile di Firenze per un giro di tangenti, e inopinatamente, dal 309º posto della graduatoria dei vicequestori aggiunti, era passato al 13º posto, fatto che gli consente di prendere il comando della squadra mobile di Palermo. Questore del capoluogo palermitano diventa Giuseppe Nicolicchia, di cui verrà rinvenuta, tra le carte trovate presso la fabbrica la Giole di Gelli a Castiglion Fibocchi, la domanda di affiliazione alla Loggia P2.

Condanne per l'omicidio