La Màina () è una sub-regione geografica e culturale della Grecia, che occupa la penisola centrale delle tre che si estendono verso sud dal Peloponneso, nella Grecia meridionale. La penisola è ironicamente e popolarmente detta in Grecia "il dito medio".
La penisola forma la continuazione della catena montuosa del Taigeto, la spina centrale del Peloponneso, che si estende fra il Golfo di Laconia, a est, e quello di Messenia, a ovest.
L'insediamento umano nella penisola è sparso in centri abitati molto piccoli e isolati, il più importante dei quali è storicamente Areopoli, tradizionalmente considerata la capitale della Maina, mentre l'abitato più popoloso è oggi Giteo, porto principale della regione. La comunità che vi è insediata prende il nome di Manioti (Mανιάτες, Maniátes, in greco) ed è nota per una lunga storia di fiera autonomia e di forte attaccamento alla cultura spartana e in generale alla cultura greca antica (è considerata la sub-cultura greca più simile a quella antica). Sia le tradizioni che il sentimento comunitario riconducono alla permanenza dell'elemento dorico nell'"ethos" locale, testimoniato anche dalla peculiarità dialettali. Fu l'ultima parte della Grecia a convertirsi al cristianesimo, rimanendo strenuamente fedele alla religione pagana greca fino al 900 d.C. Peraltro la regione è oggi una delle aree della Grecia maggiormente interessate dal fenomeno della "rinascita" pagana.
Geografia
La penisola della Maina, che si dirama dalla catena montuosa del Taigeto (2.400 m di altitudine s.l.m.) e dai suoi contrafforti verso Mezzogiorno, ha inizio a sud della città di Calamata e finisce nel mar Ionio con il promontorio detto Capo Matapan (o Capo Tenaro). Quest'ultimo si trova a una latitudine più meridionale della città di Tunisi ed è, dopo Tarifa (Spagna), la punta continentale più meridionale d'Europa.
Il territorio è montagnoso e inaccessibile. Si pensa che il nome "Mani" abbia il significato originario di "secco" o "privo di alberi". Fino a tempi recenti molti villaggi potevano essere raggiunti soltanto via mare. Oggi una strada stretta e tortuosa si estende lungo la costa occidentale da Calamata ad Areopoli, quindi punta verso sud fino al Capo Matapan e infine gira a nord per raggiungere Gytheio.
La penisola è amministrativamente, ma anche storicamente, suddivisa in due parti: la Maina “esterna” e quella “interna”: la prima appartiene alla Messenia, mentre la seconda alla regione storica della Laconia, oggi distinte unità periferiche della regione del Peloponneso. Nell'età classica, invece, l'intera Maina rientrava nella Laconia dominata da Sparta, alla cui eredità ancora oggi i Mainoti si ricollegano culturalmente.
Dopo la riforma amministrativa detta piano Kallikratis in vigore dal gennaio 2011 che ha abolito le prefetture e accorpato numerosi comuni, la Maina “esterna” costituisce il comune di Dytiki Mani (in greco Δυτική Μάνη, ovvero Maina Occidentale), con 6.658 abitanti secondo i dati del censimento 2001, e superficie di 403 km²; mentre la Maina “interna” rientra nel Comune di Anatoliki Mani (in greco Ανατολική Μάνη, ovvero Maina Orientale), con popolazione di 14.308 abitanti secondo i dati del censimento 2001 e superficie di 619 km². La Maina storica, pertanto, ha una superficie complessiva di 1.022 km² e una popolazione totale di 21.066 abitanti.
La Maina Orientale, o Esterna, è più piovosa della Maina occidentale, o Interna, e per questa ragione la prima è popolarmente detta anche aposkiaderi, espressione locale che significa “ombrosa”, mentre la seconda è popolarmente chiamata prosiliaki, che significa “soleggiata”.
Molti cognomi della Maina Orientale, o Esterna, terminano con il suffisso -éas, mentre il suffisso tipico dei cognomi della Maina occidentale, o Interna, è -ákos; altro suffisso tipico della Maina è -óggonas, una corruzione dell'originario éggonos, "nipote" (di nonno).
Alla divisione tradizionale in due territori, oggi consacrata dalla distribuzione della Maina nei due comuni di Anatoliki Mani e Dytiki Mani, se ne giustappone una, più antica, che ripartisce la regione in tre aree: Exo Mani (Έξω Μάνη) o Maina Esterna nel nordest (oggi rientrante nel comune di Anatoliki Mani); Kato Mani (Κάτω Μάνη) o Maina Inferiore a est (oggi rientrante nel comune di Dytiki Mani); Mesa Mani (Μέσα Μάνη) o Maina Interna, a sudest (oggi rientrante nel comune di Anatoliki Mani).
In alcune descrizioni appare anche una quarta suddivisione, denominata Vardounia (Βαρδούνια) nel nord, corrispondente al soppresso comune di Smynos, che la riforma amministrativa detta piano Kallikratis ha ricompreso nel comune di Anatoliki Mani.
Storia
La poco accessibile penisola della Maina è stata caratterizzata, nel corso della sua storia, dall'autonomia rispetto alle potenze vicine e da peculiari forme di cultura. Il cristianesimo, per esempio, vi giunse tardi rispetto al resto del Peloponneso, mettendovi radici soltanto nel IX secolo, sebbene esistessero già in precedenza alcune chiese in luoghi fortificati. Anche per la persistenza di credenze pagane (e forse criptogiudaiche) il Mani era contraddistinto da una notevolissima tradizione folkloristica di spiriti, demoni, centauri, vampiri, nereidi, e altri miti paganeggianti o sincreticamente accolti nella religiosità popolare ortodossa.
La Maina, inoltre, grazie alla sua impraticabilità costituì fino al XX secolo un luogo di rifugio per molti Greci e occidentali riottosi al dominio dell'Impero ottomano. Vi si stanziarono infatti popolazioni greco-bizantine, franco-greche e veneto-cretesi dopo la conquista turca delle loro terre, incluse le loro aristocrazie, i cui membri nel Mani vennero denominati nikliani. Questi "nobili", spesso molto poveri, decaduti e dediti a pratiche di pirateria e brigantaggio, vivevano in case torri e formarono complesse strutture claniche, sovente impegnate in faide. Si consideravano socialmente superiori alla "plebe" anche se spesso ne condividevano le professioni e lo stile di vita, e se ne differenziavano soltanto per il diritto di vivere in case torri e di ornare i loro tetti con tegole di marmo. Anche se spesso semi-analfabete e prive di un'accurata registrazione genealogica vantavano origini che risalivano fino alle dinastie dei Paleologhi o dei Commeno e delle altre grandi dinastie imperiali bizantine e dei duchi franco-greci convertiti all'ortodossia. Si tratta di una delle pochissime tracce di aristocrazia tradizionale rimaste in Grecia dopo il dominio turco, e in effetti tutta l'altra "nobiltà" medievale-moderna greca ha origine nella nobiltà franca e crociata o dal patriziato italiano (veneziano, soprattutto nelle isole Jonie e a Creta, genovese nell'arcipelago), oppure trattasi di “nobiltà di cappa” fanariota ovvero discende da quella nobiltà bizantina che accettò la supremazia turca e continuò a vivere a Costantinopoli, sul Danubio e in Asia Minore.
A nessuna delle “potenze occupanti” riuscì, nel corso dei secoli, di sottomettere i manioti: essi rimasero sempre liberi, selvaggi, imprevedibili e in perenne lite fra di loro. Faide famigliari durate generazioni segnarono la loro impronta sui manioti, così come rivolte e pratiche piratesche e di grande brigantaggio ai danni dei mercanti soprattutto turchi e sudditi dell'impero ottomano (armeni, ebrei di Salonicco, siro-libanesi): fu proprio da questa regione che ebbe gli inizi il movimento di liberazione dei greci dal giogo turco che durava da quattro secoli.
Del resto dal XVIII secolo in poi i Turchi avevano rinunciato al controllo diretto del Mani, eccetto un paio di fortezze, demandandolo a un “bey” scelto tra le famiglie locali (mai tramandato di padre in figlio), che governava in maniera semi indipendente, o talvolta completamente indipendente e ribelle. Assieme alle isole Jonie e al monte Athos il Mani, dunque, era l'unica parte della Grecia che si situava al di fuori del diretto controllo ottomano. La fiera difesa della propria autonomia da parte dei Manioti è stata spesso ricondotta alle loro lontane origini spartane ed era rappresentata, anche visivamente, dalle tipiche “case-torri” medievali che costellano ancora oggi il paesaggio urbano locale e dalle quali i clan familiari nei quali erano organizzati si difendevano contro gli Ottomani e i Crociati o si attaccavano fra loro in occasione delle molte guerre tribali.
Il tema della discendenza dagli antichi Spartiati ha accompagnato la definizione dei Manioti per gran parte della loro storia, come attestato da Napoleone Bonaparte, che si riferiva loro come "Discendenti di Sparta", o da Theodoros Kolokotronis (leader della Guerra di Indipendenza greca) che li chiamava "Gli Spartani".
Nei primi secoli dell'Età Moderna, i Manioti furono anche famigerati pirati, e il porto di Oitylo ebbe il soprannome ironico di Grande Algeri.
Le origini: Periodo miceneo
Omero, nel "Catalogo delle navi" contenuto nel Secondo Libro dell'Iliade menziona le città della Maina: Messi (Mezapos), Oetylus (Oitylo), Kardamili (o Skardamoula), Gerenia, Teuthone (Kotronas), e Las (Passavas).Omero, Iliade, .
Sotto i Micenei, la Maina ebbe la sua prima fioritura e un famoso tempio dedicato ad Apollo fu costruito sul Capo Tenaro. Il tempio era di tale importanza da rivaleggiare con il complesso sacro di Delfi che era allora dedicato a Poseidone. Alla fine, il tempio di Tenaro fu dedicato a Poseidone e quello di Delfi, notoriamente, ad Apollo. Secondo la leggenda, vi era una caverna, nei pressi del Tenaro, che conduceva all'Ade. La Maina appare anche in altri racconti mitologici, come quello famosissimo di Elena di Troia la quale avrebbe trascorso la sua prima notte con il rapitore Paride sull'isoletta di Cranae, al largo della costa di Giteo..
Durante il XII secolo a.C., i Dori invasero la Laconia e si insediarono, originariamente, a Sparta, ma ben presto cominciarono a espandere il loro territorio, e intorno all'800 a.C. occuparono la Maina con tutto il resto della Laconia. I Manioti furono ascritti fra i Perieci..
Nello stesso periodo, i Fenici giunsero nella Maina e stabilirono una loro colonia a Giteo, che costituiva una buona base per la raccolta della murex, la conchiglia marina usata per la produzione della porpora, di cui era ricco il Golfo di Laconia..
Età classica
Mentre gli Spartani governavano la Maina, Tenaro divenne un importante luogo di riunione per i mercenari. Giteo divenne un porto di primario rilievo per Sparta, da cui dista soltanto 27 chilometri (17 miglia). Nel 455 a.C., durante la prima guerra del Peloponneso, fu assediato e catturato dall'ammiraglio ateniese Tolmide, con 50 triremi e 4.000 opliti. La città e i moli vennero ricostruiti e nella tarda guerra del Peloponneso e Gytheio divenne il primo cantiere navale per la nuova flotta spartana.Senofonte. Hellenica, . La leadership spartana sul Peloponneso ebbe una brusca battuta d'arresto nel 371 a.C., quando i Tebani condotti da Epaminonda li sconfissero nella Leuttra. I Tebani, durante la campagna per la sottomissione della Laconia, conquistarono Gytheio dopo un assedio di tre giorni, ma la mantennero per poco, e alla fine furono cacciati da una unità délite composta da 100 Spartiati.
Età ellenistica
Nel periodo ellenistico la Maina rimase sotto il controllo degli Spartani. I Macedoni, sotto il comando di Filippo V di Macedonia invasero la Maina e la Laconia nel 219 a.C.-218 a.C. e assediarono senza successo Giteo, Las e Asine. Quando Nabide salì al trono di Sparta nel 207 a.C., introdusse alcune limitate riforme in senso democratico, ampliando notevolmente la base degli Spartiati, ormai ridotti a poco più di un centinaio di unità. Fra l'altro, il nuovo re rafforzò Gytheio facendone un porto e un arsenale di prima grandezza..