La locuzione economie di scala (economies of scale) è usata in economia per indicare la relazione esistente tra aumento della scala di produzione (di un'impresa, di un'unità produttiva o di un impianto) e diminuzione del costo unitario del prodotto. Il costo unitario è dato dal costo totale diviso per la quantità prodotta e corrisponde al costo medio. Secondo le ricerche condotte dagli economisti Robert D. Atkinson e Michael Lind sul rapporto tra dimensioni dell'impresa e performance economiche, le imprese più grandi tendono, in media, a presentare livelli più elevati di produttività, maggiore capacità di innovazione e maggiore competitività sui mercati nazionali e internazionali rispetto alle loro controparti più piccole.

Al successo di economie di scala concorrono diversi aspetti: fattori tecnici, statistici, organizzativi o connessi al grado di controllo del mercato, la non ottimizzazione di tutti gli aspetti può avere come conseguenza diseconomie di scala.

La delimitazione della nozione di economie di scala Al fine di fare chiarezza è bene notare che le economie di scala vanno tenute distinte, da un lato, dai rendimenti di scala crescenti, dall'altro, dall'aumento nel grado di utilizzo della capacità produttiva.

Economie di scala e rendimenti crescenti di scala I rendimenti di scala si riferiscono alla relazione esistente tra variazione degli input di produzione e variazione dell'output. Questa relazione è quindi espressa in termini "fisici". Invece quando si parla di economie di scala la relazione presa in esame è quella tra il costo medio di produzione e la dimensione di scala. Le economie di scala tengono quindi conto dei prezzi degli input. Se i prezzi degli input rimangono invariati al crescere delle quantità acquistate, le nozioni di rendimenti crescenti di scala ed economie di scala possono essere considerate equivalenti. Se però i prezzi degli input variano in relazione alle quantità acquistate dall'impresa, è necessario distinguere tra rendimenti di scala ed economie di scala. Il concetto di economie di scala è più generale rispetto a quello di rendimenti di scala poiché include la possibilità di una riduzione nel prezzo degli input quando la quantità acquistata degli input cresce all'aumentare della scala di produzione.Morroni (1992, p. 142; 2010, p. 127)

Economie di scala ed economia d'impianto Occorre distinguere le economie di scala dal miglioramento nel grado di utilizzo della capacità produttiva di un dato impianto.

La capacità produttiva (productive capacity) di un impianto può essere definita come quel livello di output che permette di utilizzare gli input nel modo tecnicamente ed economicamente più efficiente, e corrisponde quindi a quel volume di produzione per unità di tempo cui è associato il costo medio minore, quando sia data e costante la scala di produzione.

Vale la pena notare che la presenza di input, che comportano costi fissi, conduce alle cosiddette economie di impianto (economies of plant), cioè quelle derivanti dall'aumento della produzione per volumi che sono sotto la capacità produttiva ottima, e non a economie di scala, come, tra gli altri, notarono giustamente Nicholas Georgescu-Roegen (1966) e Nicholas Kaldor (1972).

La relazione formale costi-quantità

In termini formali, è possibile rappresentare le economie di scala con una relazione semplificata tra costo (C) e quantità (q) del tipo:

(1)

dove k è una costante positiva e h è un parametro che rappresenta l'elasticità di costo ed è compreso tra 0 e 1, estremi esclusi.Ad esempio, negli impianti chimici h è in genere pari a 0.6.

In base alla (1) la relazione costi-quantità non è lineare: i costi aumentano meno che proporzionalmente rispetto alla quantità.

Le determinanti delle economie di scala Economie nel mantenimento di scorte e nella capacità produttiva di riserva

Alla base delle economie di scala vi sono anche i rendimenti di scala collegati ai fattori statistici relativi alla necessità dell'impresa di prevedere cambiamenti futuri della domanda di mercato.

Infatti, in linea tendenziale, più grande è la scala di produzione, più piccola sarà in proporzione la quantità di scorte necessaria a far fronte ad esigenze impreviste (economie di scorte o economies of massed reserves or resources) e la capacità produttiva di riserva (economie di capacità di riserva).Baumol (1961, p. 1).

L'aumento meno che proporzionale del volume di scorte e di capacità produttiva di riserva deriva dalla particolare distribuzione delle medie campionarie: al crescere della numerosità del campione, la varianza della distribuzione delle medie campionarie diminuisce. Dato un certo intervallo di confidenza, questo produce una restrizione dell'intervallo di stima. In pratica, al crescere del campione, dato il grado di "affidabilità" della stima, siamo in grado di fare previsioni via via più precise.

Economie nelle transazioni Una dimensione di scala maggiore determina in genere un maggiore potere contrattuale sui prezzi degli input e quindi beneficiare di economie pecuniarie nelle condizioni di acquisto di materie prime e beni intermedi rispetto alle imprese che fanno ordinazioni di ammontare minore. Si parla in tal caso di economie pecuniarie o monetarie, per mettere in evidenza il fatto che niente cambia dal punto di vista "fisico" dei rendimenti di scala. Inoltre i contratti di fornitura comportano costi fissi, e quindi un aumento nella quantità scambiata, associato a un incremento della scala di produzione, comporta costi medi decrescenti.Morroni (2010, p. 130). Allo stesso modo un’impresa più grande può essere avvantaggiata, rispetto a una più piccola, nel reperimento di capitale monetario con costi minori di finanziamento degli investimenti.

Economie derivanti dal bilanciamento della capacità produttiva Le economie di bilanciamento della capacità produttiva derivano dalla possibilità che una scala maggiore di produzione comporti un utilizzo più efficiente delle capacità produttive delle singole fasi del processo produttivo. Se gli input sono indivisibili e complementari, una piccola scala può essere soggetta a tempi d’inattività o a fenomeni di sottoutilizzazione delle capacità produttive di alcuni sotto-processi. Una scala di produzione maggiore può rendere compatibili le differenti capacità produttive. La riduzione dei tempi d’inattività macchinari è cruciale nel caso di un elevato costo dei macchinari.Morroni (2010, p. 117).

Economie riguardanti le informazioni e le conoscenze Le economie di scala riguardanti la gestione delle informazioni e delle conoscenze sono principalmente dovute al fatto che in molte attività produttive l’ammontare di informazioni e conoscenze richiesto è indipendente dalla scala di produzione. Per esempio, il controllo delle bozze di un libro comporta economie di scala poiché il costo per unità di prodotto di questa attività decresce all’aumentare della dimensione di scala.Morroni (2010, p. 128).

Economie derivanti dalla divisione del lavoro e dall’utilizzo di tecniche superiori Una dimensione di scala maggiore consente una più efficiente divisione del lavoro. Le economie di divisione del lavoro derivano dall’aumento della velocità di produzione, dalla possibilità di utilizzare personale specializzato e di adottare tecniche più efficienti. Un aumento della divisione del lavoro comporta inevitabilmente mutamenti nella qualità degli input e degli output.Smith (1776); Pratten (1991, pp. 7, 18). Sulla relazione tra cambiamento tecnico incorporato e crescita della scala, si veda Evangelista (1999, capitolo 4).

Economie manageriali Molte attività amministrative e organizzative sono perlopiù di tipo cognitivo e, quindi, in gran parte indipendenti dalla scala di produzione.Demsetz (1995, pp. 11, 31-2) mostra come queste “economie di scala nell’acquisizione di conoscenze specializzate” svolgano un ruolo essenziale nell’esistenza dell’impresa. Quando la dimensione dell’impresa e la divisione del lavoro aumentano, si hanno una serie di vantaggi dovuti alla possibilità di rendere più efficace la gestione organizzativa e di perfezionare le tecniche di contabilità e controllo.Scherer (1980, p. 86); cf. Penrose (1959, pp. 92sg.); Demsetz (1995, pp. 31-2). Inoltre le procedure e le routine che si sono rivelate migliori possono essere riprodotte dai manager in tempi e luoghi differenti.

Economie di dimensione Le economie di dimensione derivano dalla tridimensionalità dello spazio. Si pensi al caso dei contenitori, come cisterne, tubi, forni. Se consideriamo tubazioni di dimensioni via via maggiori, l’aumento del costo è approssimativamente pari all’aumento della superficie, mentre la capacità produttiva è data dal volume che cresce più che proporzionalmente rispetto alla superficie.Si veda Robinson (1931, pp. 22-3); Scherer (1980, pp. 82-3); Pratten (1991, pp. 16-17). In alcune produzioni, un aumento della dimensione dell’impianto riduce non solo il costo dell’investimento per unità di prodotto, ma anche il costo medio variabile, grazie al risparmio di energia derivante dalla minor dispersione di calore ottenuta tramite la diminuzione del rapporto superficie/volume dell’impianto. Le economie di dimensione sono spesso interpretate in modo erroneo, a causa della confusione tra indivisibilità e tridimensionalità dello spazio. Questa confusione nasce dal fatto che gli elementi di produzione tridimensionali, come tubature e forni, una volta installati e operanti, sono sempre tecnicamente indivisibili. Le economie di scala dovute all’aumento della dimensione non dipendono tuttavia dalla indivisibilità ma esclusivamente dalla tridimensionalità dello spazio. L’indivisibilità comporta, infatti, solamente l’esistenza di economie di scala prodotte dal bilanciamento delle capacità produttive, considerate sopra; oppure di rendimenti crescenti rispetto al singolo impianto, dovuti a un suo migliore utilizzo al crescere della quantità prodotta. Questo ultimo fenomeno non ha però niente a che fare con le economie di scala che, per definizione, sono legate all’utilizzo di un impianto più grande.Morroni (2010, p. 129).

Economie di apprendimento e di crescita Le economie di apprendimento e di crescita sono alla base delle economie di scala dinamiche, associate al processo di crescita della dimensione di scala e non, come nei punti precedenti, alla dimensione di scala di per sé. L’apprendimento sul posto di lavoro migliora l’abilità di esecuzione e favorisce l’introduzione di innovazioni incrementali con un progressivo abbassamento dei costi medi.Rosenberg (1982); Levin et al. (1988); Scherer (2000, p. 22). Le economie di apprendimento sono direttamente proporzionali alla produzione cumulata nel tempo, partendo dall'inizio del ciclo di vita di un prodotto. La relazione tra la produzione cumulata e i costi unitari è stata sintetizzata nella curva di esperienza.

Le economie di crescita si verificano quando un’impresa acquisisce dei vantaggi aumentando la sua dimensione. Tali economie sono dovute alla presenza di qualche risorsa o competenza non pienamente utilizzata, o all’esistenza di specifiche situazioni di mercato che creano un vantaggio durante il processo di espansione dell’impresa. Si badi che le economie di crescita scompaiono una volta che il processo di espansione della dimensione di scala è completato. Ad esempio, un’impresa, che possiede una catena di supermercati, trae beneficio da economia di crescita se, aprendo un nuovo supermercato, ottiene un aumento del prezzo dei terreni che essa possiede attorno al nuovo supermercato. La vendita di questi terreni a operatori economici, che desiderano aprire esercizi commerciali nelle vicinanze del supermercato, permette all’impresa in questione di realizzare un guadagno, lucrando sulla rivalutazione del valore dei terreni edificabili.Penrose (1959, pp. 99-101). Morroni (2010, pp. 130-1).

Potere di mercato e attività d’influenza e lobbying