La bandiera della Repubblica di Genova è il vessillo costituito da un campo bianco caricato da una croce rossa adottato dalla Repubblica di Genova come insegna di Stato, navale e mercantile a partire dal medioevo e rimasto in uso ufficiale fino alla caduta della Repubblica aristocratica nel 1797. Per la sua associazione con il culto di San Giorgio, patrono della città, Genova fu storicamente designata anche come "Repubblica di San Giorgio".
Il vessillo accompagnò l'espansione marittima e coloniale genovese nel Mediterraneo e nel Mar Nero comparendo sulle galee da guerra, sulle navi mercantili, sulle fortificazioni e sui documenti ufficiali della Repubblica per oltre sette secoli. Nel corso del tempo la semplice croce su campo bianco fu affiancata da forme araldiche più complesse comprendenti lo scudo sormontato da corona e sostenuto da due grifoni adottate nella simbologia di Stato e nella sigillografia della Repubblica. Dopo la fine della Repubblica la croce di San Giorgio è stata conservata come simbolo del Comune di Genova e compare ancora oggi insieme agli emblemi delle altre antiche repubbliche marinare nello stemma della Marina Militare italiana.
Storia Le fonti divergono sensibilmente quanto alla datazione della prima attestazione certa del vessillo crociato genovese. Una tradizione locale priva di riscontro documentario diretto ne fa risalire l'uso all'epoca della presenza bizantina in città, quando l'insegna della guarnigione, una croce rossa in campo bianco, sarebbe stata custodita e portata in omaggio presso una piccola chiesa dedicata a San Giorgio. Una seconda tradizione collega l'adozione del vessillo al raggiungimento dell'autonomia comunale genovese dal Sacro Romano Impero collocato convenzionalmente attorno al 1096 contestualmente alla partecipazione genovese alla prima crociata e alla concessione dell'uso della croce nello stemma cittadino. Altre fonti collocano la prima attestazione istituzionale dell'uso del vessillo al 1113 mentre il più antico documento figurativo certo, gli Annales Ianuenses, raffigura il gonfalone repubblicano in origine a quattro code già nel 1198.
La tradizione genovese attribuisce un ruolo determinante alla città nella presa di Gerusalemme del 1099,durante la quale Guglielmo Embriaco detto il Testa di Maglio avrebbe issato per primo il vessillo crociato sulle mura della città santa accompagnando l'impresa con il grido "Pe Zena e pe San Zorzo" ("per Genova e per San Giorgio"). A memoria del decisivo contributo genovese alla spedizione fu fatta incidere sull'architrave del Santo Sepolcro l'iscrizione latina "Praepotens Genuensium Praesidium". È a partire da questo episodio che il culto di San Giorgio già diffuso tra i pellegrini armati diretti in Terra Santa si lega indissolubilmente all'identità pubblica della città a tal punto che la croce rossa in campo bianco, originariamente nota come vexillum Sancti Petri viene da quel momento designata stabilmente come croce di San Giorgio.
Vi è una successiva tradizione legata al vessillo genovese riguardante la sua cessione nel medioevo al Regno d'Inghilterra. Re Riccardo Cuor di Leone di passaggio a Genova nel 1189-1190 per imbarcarsi verso la Terza Crociata avrebbe richiesto e ottenuto dalla Repubblica l'uso del vessillo di San Giorgio per le proprie navi contro il pagamento di un tributo annuale che sarebbe stato regolarmente corrisposto fino al 1771. Tale tradizione risale a un'unica fonte, il Compendio delle storie di Genova di Francesco Maria Accinelli (1750), che a sua volta richiama gli Annali della Repubblica di Genova di Agostino Giustiniani.
Con l'istituzione del dogato perpetuo nel 1339 sotto Simon Boccanegra e la successiva riforma aristocratica del 1528 promossa da Andrea Doria, che introdusse i dogi biennali e ufficializzò la denominazione di "Repubblica di Genova", la croce di San Giorgio si consolidò definitivamente come insegna di Stato, issata sulle galee della flotta, sulle navi della marina mercantile, sulle fortezze del dominio e sui possedimenti d'oltremare. Il vessillo era custodito nella cattedrale di San Lorenzo e veniva tradizionalmente consegnato con cerimonia solenne all'ammiraglio incaricato del comando di squadre superiori alle dieci galee.
Un momento di svolta nell'evoluzione araldica del simbolo genovese si colloca nel 1637: per sottrarsi alle conseguenze di una bolla di papa Urbano VIII del 1630, che imponeva un rigido ordine di precedenza diplomatica favorevole agli Stati monarchici la Repubblica ricorse a un escamotage istituzionale: il 25 marzo 1637 giorno dell'Annunciazione, il cardinale Giovanni Domenico Spinola consacrò solennemente Maria Santissima alla città proclamandola Regina e Patrona di Genova nella cattedrale di San Lorenzo ove le furono offerti corona, scettro e le chiavi della città. L'atto formalmente religioso ebbe una sicura funzione politica poiché assumendo prerogative regie attraverso la persona della Vergine, la Repubblica continuava nei fatti a essere governata da un doge ma otteneva sul piano formale il rango protocollare di una monarchia e senza che alcuna casata regnante potesse rivendicarne il trono per via ereditaria o matrimoniale. Da quel momento la corona ducale che sormontava lo scudo crociato della Repubblica fu sostituita da una corona regale mentre l'effigie mariana con il motto "Et Rege Eos" tratto dal Te Deum comparve sulle monete, sulle porte urbiche e sui gonfaloni dello Stato.
Parallelamente all'evoluzione della corona lo scudo crociato della Repubblica venne progressivamente arricchito da due grifoni rampanti posti a sostegno attestati graficamente almeno dal 1580 e stabilmente in uso con la coda eretta dal 1612 circa fino alla caduta della Repubblica nel 1797. Lo storiografo Francesco Maria Accinelli nella sua Prova e dichiarazione del blasone di Genova andò interpretando i due grifoni affrontati come simboli tutelari della Francia e dell'Impero (ovvero le due potenze sotto la cui influenza la Repubblica si era trovata a oscillare nei secoli precedenti). Nella sua forma più compiuta attestata nella seconda metà del XVIII secolo, lo stemma di Stato presentava lo scudo crociato timbrato da corona reale, sostenuto dai due grifoni rampanti, ornato di lambrecchini e di un manto regale purpureo foderato d'ermellino, sormontato a sua volta quale cimiero dallo stendardo di San Giorgio spiegato e bicodato. Con l'arrivo delle armate napoleoniche e l'istituzione della Repubblica Ligure nel 1797 le antiche insegne della Repubblica aristocratica furono abolite per decreto e i due grifoni araldici simbolo dell'ordine sociale superato vennero formalmente soppressi. Dopo l'annessione forzata al Regno di Sardegna sancita dal Congresso di Vienna (1814-1815), il Consiglio generale del Corpo cittadino ottenne nel 1816 da Vittorio Emanuele I la concessione di un'insegna municipale che riproduceva la croce rossa in campo bianco con lo scudo nuovamente ornato dai grifoni questa volta però con le code abbassate e ripiegate tra le zampe in segno di sottomissione alla nuova autorità sabauda. Solo nel 1897 in seguito a una supplica diretta a Umberto I la città ottenne che le code dei grifoni uscissero dalle zampe pur restando comunque basse.
Descrizione araldica Nella sua forma più semplice e diffusa attestata fin dall'epoca medievale il vessillo genovese si blasona come "d'argento, alla croce di rosso", ovvero una croce latina piena di colore rosso che si estende fino ai margini di un campo bianco (argento, in termini araldici). Tale disegno privo di ornamenti va distinto da croci similmente bicolori adottate da altre città marinare italiane: la croce pisana si blasona "di rosso, alla croce d'argento, patente e ritrinciata, con tre pomelli" mentre quella amalfitana è "d'azzurro, alla croce d'argento di otto punte, patente". La croce genovese si distingue inoltre per la sua semplicità lineare, dalla croce di San Giorgio inglese moderna solo per convenzioni grafiche minori condividendone l'origine simbolica comune.
Accanto al semplice vessillo la Repubblica utilizzò, in contesti istituzionali e di rappresentanza una versione araldicamente completa dello stemma,comprendente lo scudo crociato, la corona (ducale fino al 1637, regale in seguito), i due grifoni rampanti come supporti laterali e nelle versioni più solenni mantello e cimiero. Le proporzioni del drappo non furono mai oggetto di una standardizzazione formale in epoca repubblicana; le riproduzioni moderne adottano convenzionalmente il rapporto 2:3 in uso per le bandiere nazionali italiane contemporanee.
Simbologia La croce rossa in campo bianco fu interpretata secondo la tradizione cristiana medievale come simbolo della passione di Cristo e in senso più ampio, di vittoria e liberazione, significato che ne motivò la rapida adozione da parte dei pellegrini armati diretti in Terra Santa. La figura di San Giorgio venerato cavaliere vincitore del drago simbolo a sua volta dell'eresia e del male, fu assunta a protettore e gonfaloniere della città in occasione della prima crociata quindi legando maggiormente la neonata identità civica genovese all'iconografia guerriera cristiana.
La corona che sormonta lo scudo, ducale fino al 1637 e regale in seguito è da considerarsi espressione su piano simbolico dell'indipendenza sovrana della Repubblica (Respublica superiorem non recognoscens, La Repubblica non riconosce alcun Superiore) e dell'atto politico-religioso della consacrazione mariana attraverso cui Genova si proclamava formalmente "Stato della Madonna" pur restando nella sostanza istituzionale, una repubblica aristocratica. I due grifoni infine, animali chimerici associati nell'araldica alla custodia di ricchezze e alla vigilanza guerriera, furono a loro volta interpretati, secondo la lettura di Accinelli, come tutori simbolici della Repubblica nei confronti delle grandi potenze confinanti, Francia e Impero, alla cui influenza Genova fu storicamente esposta.
Eredità e uso contemporaneo Dopo la caduta della Repubblica e le vicende ottocentesche legate all'annessione sabauda la croce di San Giorgio è rimasta il simbolo ufficiale del Comune di Genova che celebra ogni 23 aprile giorno di San Giorgio, la cosiddetta Festa della Bandiera issando il vessillo sui principali edifici e monumenti della città dalla Lanterna a piazza De Ferrari. Il medesimo simbolo compare inoltre nello stemma storico della Città Metropolitana di Genova erede della Provincia istituita in epoca sabauda.
Sul piano nazionale la croce di San Giorgio figura tuttora insieme agli stemmi di Venezia, Pisa e Amalfi, nello scudo araldico della Marina Militare italiana concesso con regio decreto n. 708 del 12 maggio 1939 su richiesta dell'allora sottosegretario di Stato per la Marina, ammiraglio Domenico Cavagnari e successivamente depurato dei simboli sabaudi e littori nel 1947 per volontà del capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola. Lo stemma araldico della Marina è stato ulteriormente revisionato nel dicembre 2012 sotto la direzione dell'araldista Michele D'Andrea allo scopo di correggere alcune imprecisioni tecniche accumulate nelle precedenti riproduzioni grafiche dei quattro emblemi marinari incluso quello genovese.
Il simbolo della croce sostenuta dai grifoni è inoltre passato nel 1910 nello stemma sociale del Genoa Cricket and Football Club, a seguito di una proposta approvata durante l'assemblea dei soci del 15 febbraio di quell'anno.
Note
Bibliografia
Voci correlate
Repubblica di Genova Stemma di Genova Croce di San Giorgio Doge della Repubblica di Genova Banco di San Giorgio Repubbliche marinare Dominio genovese della Corsica Bandiera della Corsica Marina Militare Grifone (araldica)
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