La Guardia di Finanza (in acronimo G. di F.Ai sensi della pubblicazione dello Stato Maggiore dell'Esercito n. 5867, "Abbreviazioni e sigle di uso autorizzato nell'Esercito", edizione 2000 o GdF) è una forza di polizia italiana ad ordinamento militare con competenza generale in materia economico-finanziaria. Ha funzioni di polizia tributaria, polizia giudiziaria, pubblica sicurezza, polizia stradale, polizia militare e di concorso alla difesa militare. È una delle quattro forze di polizia italiane ed è parte integrante delle forze armate italiane. È direttamente dipendente dal ministro dell'economia e delle finanze, mentre dipende funzionalmente dal Ministero dell'interno per le attività di concorso al mantenimento dell'ordine e della sicurezza pubblica, e dal Ministero della difesa per la difesa militare del territorio. È guidata dal Comandante generale della Guardia di Finanza.

Trae le proprie origini nel 1774 dalla Legione truppe leggere del Regno di Sardegna e fu istituita nel 1862 come Corpo delle guardie doganali del Regno d'Italia fino al 1881, allorquando divenne Corpo della Regia Guardia di Finanza. La celebrazione dell'anniversario, che originariamente ricorreva il 5 luglio fino al 1965,Regio decreto 3 gennaio 1926, n. 126, Approvazione del regolamento organico per la Regia Guardia di Finanza, art. 16, rubricato "Festa anniversaria del Corpo". fu definitivamente spostata al 21 giugno, a memoria dell'inizio della battaglia del solstizio, combattuta durante la prima guerra mondiale. Il Comando Generale è sito a Roma presso la Caserma Piave, presso cui si trova anche il Museo storico della Guardia di Finanza, che raccoglie i cimeli del corpo.

Storia Le origini nel Regno di Sardegna nel XVIII secolo Le origini del corpo si fanno risalire al 5 ottobre 1774 nel Regno di Sardegna, allorché con regie patenti Gabriel Pictet (1710-1782) fu nominato primo comandante della Legione truppe leggere, un reparto di fanteria leggera della Regia Armata Sarda con compiti accessori di supporto all'esercito sabaudo in caso di conflitto. L'unità fu sciolta nel 1799, a seguito della creazione delle Repubbliche sorelle napoleoniche nell'Italia settentrionale, e ricostituita con la Restaurazione sotto il nome di Legione reale leggera, sciolta definitivamente nel 1821.

Prima dello scioglimento della predetta unità, quest'ultima dal 1814 fu affiancata dal Corpo dei preposti doganali, un organismo civile di ispirazione francese che i regnanti transalpini mantennero anche dopo la caduta di Napoleone Bonaparte e a cui era affidata la vigilanza a fini doganali dei posti di confine e della frontiera.Cfr. Virgilio Ilari, Piero Crociani e Stefano Ales, Il Regno di Sardegna nelle guerre napoleoniche e le legioni anglo italiane, Invorio (NO), 2008.

L'unità d'Italia e il "Corpo della Regia Guardia di Finanza"

Dopo la proclamazione del Regno d'Italia nel 1861, con legge del 13 maggio 1862, n. 616 la fusione delle milizie e degli organismi doganali dei disciolti Stati preunitari con i preposti doganali piemontesi determinò la nascita del Corpo delle guardie doganali, che nel 1881, con il cambio di dipendenza dalle dogane alle intendenze di finanza, mutò la sua denominazione in Corpo della Regia Guardia di Finanza. Nel 1906, con l'istituzione del Comando generale, dipendente dal Ministero delle finanze, raggiunse la piena autonomia, sino alla completa militarizzazione avvenuta nel 1907, sancita dall'estensione dell'uso delle stellette, distintive dei reparti combattenti, sovrapposte alle tradizionali fiamme gialle. Le fiamme gialle erano concesse, senza stellette, anche al personale coloniale; gli ascari finanzieri si distinguevano inoltre per la fusciacca (etagà) gialla con bordi verdi e fiocco del tarbush o della tachia verde e giallo.

In tempo di pace il corpo, pur non avendo ancora lo stato giuridico militare, fu sottoposto alla giurisdizione militare e a un regime disciplinare in gran parte mutuato da quello vigente per il Regio Esercito, il cui regolamento di disciplina militare viene esteso al corpo con il Regio Decreto 11 luglio 1907, n. 566; l'integrazione tra le altre forze armate dello Stato si completò con la concessione della bandiera di guerra con i regi decreti legge 2 giugno 1911 n. 325 e 24 dicembre 1914 n. 1409.

La prima guerra mondiale La Guardia di Finanza partecipò alla prima guerra mondiale con un contingente di finanzieri (il 40% dell'allora organico del Corpo), inquadrato in 18 battaglioni mobilitati e 4 compagnie autonome, impiegati sul fronte trentino, in Carnia, sull'Isonzo, sul Carso ed in Albania con organico, armamento ed equipaggiamento identico a quelli dei reparti alpini. Altri “distaccamenti speciali”, invece, erano costituiti da finanzieri dei reparti di confine posti a disposizione dei reparti del Regio Esercito in prima linea, con compiti informativi e di esplorazione. Reparti di finanzieri sciatori si distinsero inoltre sull'Ortles e sulla MarmoladaCfr. Museo storico della Guardia di finanza, testi a cura di Pierpaolo Meccariello, Dallo Judrio a Vittorio Veneto: i finanzieri nella prima guerra mondiale, 1999, E. Albertelli, Parma, pp. 15, 26.; inoltre, se l'origine delle truppe d'assalto italiane nella prima guerra mondiale è controversa, è certa comunque la presenza in esse di finanzieri sin dalle prime manifestazioni della specialità.

I battaglioni del Corpo dipendevano, di solito, direttamente dai Corpi d'Armata ed erano distaccati di volta in volta ai comandi di settore divisionale per l'impiego in prima linea. Una seconda aliquota di finanzieri fu destinata alla difesa costiera, a cui parteciparono anche i reparti litoranei e le unità navali del Corpo, di cui le maggiori poste alle dipendenze della Marina Militare, dispiegate anche sul lago di GardaCfr. Museo storico della Guardia di finanza, testi a cura di Pierpaolo Meccariello, Dallo Judrio a Vittorio Veneto: i finanzieri nella prima guerra mondiale, 1999, E. Albertelli, Parma, pp. 26-30..

Il rimanente personale fu impiegato sul territorio nazionale con compiti politico-militari a tutela dell'economia di guerra e per la sicurezza interna del regno; in Libia e nel dodecaneso italiano, negli ordinari compiti di servizio e nella difesa costieraCfr. Museo storico della Guardia di finanza, testi a cura di Pierpaolo Meccariello, Dallo Judrio a Vittorio Veneto: i finanzieri nella prima guerra mondiale, 1999, E. Albertelli, Parma, pp. 29-32.. È doveroso ricordare che il primo colpo di fucile del conflitto fu esploso, nella notte tra il 23 e il 24 maggio 1915, da una pattuglia composta dai finanzieri Pietro Dall'Acqua e Costantino Carta, i quali respinsero il tentativo di alcuni guastatori austriaci di demolire il ponte di Brazzano sullo Judrio, il fiume che segnava il nostro confine orientale del 1866Cfr. Museo storico della Guardia di finanza, testi a cura di Pierpaolo Meccariello, Dallo Judrio a Vittorio Veneto: i finanzieri nella prima guerra mondiale, 1999, E. Albertelli, Parma, p. 14.. Negli anni di guerra si succedettero numerosi episodi di eroismo e dimostrazioni di operatività, nonostante alcuni rovesci militari delle nostre Armate. Le ingentissime perdite subite e la difficoltà ad alimentare i reparti con dei rincalzi, indussero il Comando Supremo nell'agosto 1916 a dimezzare il numero di battaglioni e compagnie autonome del Corpo, riducendo gli uomini al fronte ad un totale di .

Al momento del repentino crollo del fronte dopo la battaglia di Caporetto, i quattro battaglioni di finanzieri coinvolti si segnalarono per la compattezza mantenuta nelle azioni di retroguardia e nel concorrere a rendere ordinato, per quanto possibile, il ripiegamento dell'EsercitoCfr. Museo storico della Guardia di finanza, testi a cura di Pierpaolo Meccariello, Dallo Judrio a Vittorio Veneto: i finanzieri nella prima guerra mondiale, 1999, E. Albertelli, Parma, p. 23.. Quando venne costituita la prima difesa al nemico sulla via di Venezia, sulla destra del Piave Nuovo, tre battaglioni del Corpo ne entrarono a far parte: il VII, l'VIII ed il XX, i quali contennero gli attacchi sul Piave, partecipando alla battaglia del solstizio. In particolare, il 21 giugno 1918 il VII battaglione mobilitato, dislocato sul basso Piave, si attestò in opposto territorio ed il successivo 5 luglio l'VIII battaglione, che lo rilevò, continuò le operazioni, che si conclusero brillantemente due giorni dopoCfr. Museo storico della Guardia di finanza, testi a cura di Pierpaolo Meccariello, Dallo Judrio a Vittorio Veneto: i finanzieri nella prima guerra mondiale, 1999, E. Albertelli, Parma, p. 24.. Lo stesso giorno il XVI ed il XVIII battaglione iniziarono in Albania l'attacco contro le ardue e ben munite posizioni del Mali Viluscia, che conquistarono nei giorni successiviCfr. Museo storico della Guardia di finanza, testi a cura di Pierpaolo Meccariello, Dallo Judrio a Vittorio Veneto: i finanzieri nella prima guerra mondiale, 1999, E. Albertelli, Parma, pp. 20-22..

Dopo la fine delle ostilità, la Guardia di Finanza, oltre a provvedere alla vigilanza lungo la linea di armistizio ed all'organizzazione del servizio d'istituto nelle nuove province liberate, inviò reparti in Dalmazia, in Albania ed in Anatolia, facenti parte dei rispettivi corpi di spedizione, mentre due compagnie furono autorizzate a permanere a Fiume occupata dai volontari di Gabriele D'Annunzio, uniche unità regolari incaricate della protezione della popolazione civile e del controllo dell'area portualeCfr. Museo storico della Guardia di finanza, testi a cura di Pierpaolo Meccariello, Dallo Judrio a Vittorio Veneto: i finanzieri nella prima guerra mondiale, 1999, E. Albertelli, Parma, pp. 33-35..

Su un totale di circa finanzieri mobilitati, furono i caduti, 500 i mutilati e gli invalidi e i feriti. Ai finanzieri furono concesse nell'arco del conflitto 141 medaglie individuali d'argento al Valor militare (41 delle quali alla memoria), 261 di bronzo, 224 croci di guerra al Valore (di cui 53 alla memoria) e 136 promozioni per merito di guerraCfr. Museo storico della Guardia di finanza, testi a cura di Pierpaolo Meccariello, Dallo Judrio a Vittorio Veneto: i finanzieri nella prima guerra mondiale, 1999, E. Albertelli, Parma, p. 33..

La condotta del VII battaglione durante la prima guerra mondiale fu riconosciuta con la concessione alla Bandiera di Guerra di una medaglia di bronzo al Valor militare, con R.D. del 31 ottobre 1920, con la seguente motivazione:

Una seconda medaglia di bronzo al Valor militare è stata concessa al Corpo con R.D. del 3 novembre 1921:

Il ventennio fascista e la seconda guerra mondiale Gli anni venti segnano un periodo di profonda riorganizzazione per la Guardia di Finanza che viene ordinata secondo il modello territoriale del Corpo dei Reali Carabinieri, con l'innovazione determinata, all'inizio del governo Mussolini, dall'istituzione nel 1923 della polizia tributaria investigativa, quale contingente specializzato e componente di punta del Corpo, che segna il progressivo spostarsi del fulcro dell'attività di servizio dagli originari compiti di polizia daziaria e doganale alla sorveglianza della totalità degli aspetti tributari nazionali. Venne poi costituito, nell'ambito del Ministero, l'Ufficio tecnico centrale per la Polizia Tributaria Investigativa, retto da un generale del corpo.

Durante la seconda guerra mondiale i finanzieri, inquadrati in Reparti mobilitati, presero parte al conflitto nell'opera di contrasto al contrabbando, dapprima terrestre e poi via mare, per gli aiuti prestati ai profughi ebrei e ai perseguitati dai nazifascisti, e per aver tutelato la popolazione civile e le istituzioni sul confine italiano orientale, ove numerosi finanzieri furono uccisi e gettati nelle foibe.

Durante la liberazione di Milano il corpo ebbe modo di distinguersi grazie all'operato del generale Alfredo Malgeri

Il secondo dopoguerra