La goliardìa è un insieme di associazioni studentesche universitarie di origine medioevale, tipico dell'Italia ma simile per certi aspetti ad altre organizzazioni di altri paesi, come per esempio le fratellanze e sorellanze statunitensi. Il termine per traslato si riferisce anche più in generale allo spirito che anima le comunità di studenti, in cui alla necessità dello studio si accompagnano il gusto della trasgressione, la ricerca dell'ironia, il piacere della compagnia e dell'avventura.
Etimologia La parola goliardo, o meglio goliarda, è spesso considerata la contrazione di Golia Abelardo. In realtà, la parola ha un etimo incerto e dibattutoJacques Le Goff, Gli intellettuali nel Medioevo, Milano, 1959: apparsa nella seconda metà del XII secolo, andò a sostituire l'espressione clerici vagantes divenuta inadeguata, affermandosi soprattutto nel XIII secolo. Compare, per la prima volta, nella doppia forma francese (goliard) e mediolatina goliardus.
La parola potrebbe derivare dal latino gŭla (che designava un particolare "canto a gola"), con l'aggiunta del suffisso -hard, con il significato di "goloso" (o "incontinente"). Un altro etimo, molto sentito all'epoca, rimanderebbe a un personaggio biblico, il gigante Golia (in latino Golias), nel senso di diavolo o nemico di Dio (nella versione Biblica, infatti, Goliath indicava lo stesso diavoloJacques Le Goff, Genio del Medioevo Milano, 1959; in Antologia di ricerca storica dalla società feudale al Novecento, a cura di Mario Matteini e Roberto Barducci, Messina-Firenze, 2003.). In questo stesso senso spregiativo, Golia era anche l'epiteto con cui San Bernardo da Chiaravalle era solito chiamare il suo avversario intellettuale Pietro Abelardo, personaggio contraddittorio, prelato e intellettuale, vissuto nel XII secolo, fondatore di questo movimento e stile di vita.
Secondo lo storico francese Jacques Le Goff, invece, sono da considerare fantasiose quelle etimologie che fanno derivare il termine da Golia o da gula, la gola, intendendo quindi il goliardo colui che è dedito ai piaceri della gola. Nel francese antico, in effetti, il termine Goliard o Goliart significava "goloso", "ingordo", "ghiottone".Frédéric Godefroy, Dictionnaire de l'ancienne Langue Française et de tous ses dialectes, du IXe au XVe siècle, Paris, 1881, pag. 306. Goliardico è anche un aggettivo, che può essere usato anche fuori dal contesto soprascritto; infatti, qualsiasi comportamento in cui sono presenti componenti scherzose e dissacranti al limite dello sberleffo può definirsi tale.
Le origini medioevali
Se incerta è l'etimologia, più sicura invece la loro origine storica che può rintracciarsi intorno al XII secolo quando la rinascita economica delle attività commerciali rompe le strutture immobilistiche dei secoli precedenti e introduce un'ampia mobilità sociale. Già il fatto di non poter inquadrare i goliardi in un preciso schema sociale, come accadeva nell'Alto Medioevo dove ognuno occupava il suo definito ruolo sociale, genera sospetto e scandalo nei benpensanti del tempo.J. Le Goff, Genio del Medioevo Mondadori, Milano, 1959 in Antologia di ricerca storica dalla società feudale al Novecento, a cura di Mario Matteini e Roberto Barducci, Casa editrice D'Anna I goliardi sono clerici vagantes, intellettuali vagabondi che per le loro condizioni economiche e sociali sono esclusi dalla carriera dei maestri delle università medioevali e dagli stessi studenti che possono permettersi di seguire in modo continuativo le lezioni dei professori. Essi quindi sono studenti poveri che vivono di espedienti o al servizio di quelli ricchi o inventandosi il mestiere di giocolieri, quando ioculator voleva dire essere uno spostato o un ribelle della buona società.J. Le Goff, op. cit. Si danno quindi a una sorta di vagabondaggio intellettuale seguendo gli spostamenti del loro maestro preferito o recandosi dove insegnano professori famosi. L'esperienza di luoghi e uomini diversi ne fa quasi naturalmente degli spiriti liberi e la loro giovinezza li spinge a ricercare i piaceri ad essa associati. Di questa loro tendenza all'amore, al gioco e al vino ne rimane traccia nei loro componimenti poetici, nei Carmina Burana dove all'esaltazione dei piaceri carnali si associa la critica alla Chiesa medioevale fustigatrice dei costumi libertini.Il merito di aver fatto conoscere in Italia i Carmina Burana e i Clerici vagantes va ascritto a Corrado Corradino (1852 - 1923), critico letterario e poeta già allievo di Arturo Graf, poi libero docente di letteratura italiana al Politecnico federale di Zurigo e successivamente professore a Torino presso il liceo Gioberti e l'Accademia Albertina di Belle Arti, che pubblicò nel 1892 presso l'Editore L. Roux I canti dei goliardi o studenti vaganti nel Medioevo, con una serie di carmi tradotti in italiano dal latino e dal tedesco.
I goliardi sono i naturali anarchici oppositori di tutti coloro che si riconoscono nelle caste sociali medioevali, non solo quelli associati al potere come l'ecclesiastico o il nobile ma anche quelli chiusi nella loro grettezza sociale e intellettuale come il contadino.«È significativo che la poesia goliardica se la prenda – assai prima che ciò divenga un luogo comune della letteratura borghese – con tutti i rappresentanti dell'ordine dell'Alto Medioevo: l'ecclesiastico, il nobile, persino il contadino.» (In Le Goff, op.cit) Nella loro feroce critica antipapale e antiromana, i goliardi vengono spesso associati al partito ghibellino, ma in realtà essi vanno oltreGiuseppe Lauriello, Gaudeamus Igitur! Goliardi e goliardia nell'occidente medievale: nel papa essi vedono non solo l'ipocrita tutore della tradizione morale ma l'esponente di una gerarchia organizzata sulla nuova forza del denaro:
Ma anche nel clero i goliardi fanno distinzioni: i parroci sono risparmiati dalla loro critica corrosiva perché essi sono povere vittime della gerarchia e della avidità dei frati che, con la loro ipocrita professione di umiltà e povertà, in realtà fanno concorrenza ai preti togliendo loro ingenui fedeli e prebende, grazie alle quali gozzovigliano nel chiuso dei loro conventi. I goliardi danno inizio a tutta una letteratura che vede nel fratacchione l'esponente tipico di una vita condotta sotto l'insegna dei piaceri carnali, nascosti da una tonaca falso segno di una rinuncia ai beni terreni per quelli celesti. Ai veri o falsi valori fratreschi di una vita contemplativa, i goliardi contrappongono l'ideale di una vita attiva tutta umana e laica.Hilario Franco jr., Nel paese di Cuccagna: la società medievale tra il sogno e la vita quotidiana, Città Nuova, 2001 p,175 e sgg.
Il goliardo amante della pace, condizione prima dei piaceri, non può non essere antagonista del nobile cavaliere dedito alla professione della guerra, di fronte al quale lo studente intellettuale contrappone la sua superiorità mentale e persino le sue maggiori capacità di seduzione sulle donne:
Fin dall'inizio era prevedibile che i goliardi fossero ridotti ai margini del movimento intellettuale. La loro critica solo distruttiva, l'incapacità di istituzionalizzarsi nelle università, le persecuzioni e le condanne che li hanno colpiti, il loro amore per una vita libera e libertina li ha fatti scomparire dalla cultura dei secoli seguenti alla quale tuttavia essi hanno lasciato in eredità le loro idee che rivivranno negli intellettuali dell'Umanesimo e del Rinascimento.J. Le Goff, Genio del Medioevo, Mondadori, Milano, 1959 (in Antologia di ricerca storica dalla società feudale al Novecento, a cura di Mario Matteini e Roberto Barducci, Casa editrice D'Anna
La goliardia nell'Età moderna Nell'epoca moderna gli studenti delle università italiane presero a riunirsi in accademie. Questi gruppi, cui partecipavano talvolta anche professori, avevano come punto di riferimento caffè o salotti privati. Spesso i membri di un'accademia si riconoscevano per alcuni segni distintivi, come l'indossare una spilla o un particolare capo di abbigliamento, fino allo sfoggiare una singolare acconciatura.
Ad esempio, si ha memoria di numerose accademie sorte a Pisa, tra l'inizio del seicento e la metà del settecento. Tra queste le accademie degli Svegliati, dei Disuniti, degli Irresoluti e dei Lunatici, quest'ultima nata dalla fusione di quelle degli Informi, dei Rozzi (o dei Sordi) e degli Occulti."Un gruppo dei Lunatici che si era dedicato all'arte scenica fu denominato "degli Stravaganti" nel 1670, il primo cenacolo della goliardia pisana" (da F. Vallerini, Le 25 Accademie Pisane dagli Svegliati all'Ussero, seduta scientifica della Società Storica Pisana del 27 marzo 1981).
La goliardia nel XIX secolo Il più antico episodio goliardico conosciuto è descritto da Ersilio Michel ed è relativo all'anno 1820:
Le testimonianze goliardiche ancora oggi raccolte all'interno di questo Caffè pisano sono numerose. Come numerosi sono gli aneddoti riguardanti la frequentazione del caffè da parte di studenti poi divenuti famosi. Come l'aretino Antonio Guadagnoli il quale, improvvisando quartine scherzose, fece una penosa impressione al Leopardi, che vi accenna nello Zibaldone; il monsummanese Giuseppe Giusti, eterno fuoricorso, venuto, come scrisse lui stesso, "a studiar Legge di contraggenio"; il maremmano, ma pisano d'elezione, Renato Fucini, che in questo locale scoprì la propria vena poetica; per giungere al primo italiano vincitore di un Premio Nobel, il versiliese Giosuè Carducci, il quale, dopo aver superato brillantemente un esame, corse all'Ussero a improvvisare - come lui stesso scrive nelle memorie - un poema eroicomico: "Eroe dell'epopea, ch'io un po' cantavo, un po' declamavo, era un vaso etrusco personificato, il quale entrava nell'Ussero e spaccava le tazze, i gotti, e simili buggeratelle moderne".
Al pari di quanto stava avvenendo a Pisa, anche nelle altre principali città universitarie italiane la vita goliardica aveva al centro un caffè letterario. Tra i più importanti, il Caffè Florian di Venezia, il Caffè Pedrocchi di Padova e il Caffè Greco di Roma. Fu in questi e in molti altri caffè e salotti prossimi alle università che un largo numero di studenti e professori, alla luce dei rapidi mutamenti politici del periodo, sposò la causa risorgimentale e si batté per l'unità d'Italia. L'episodio che più rappresenta questo particolare momento storico è il sacrificio compiuto dal Battaglione Universitario (composto da professori e studenti di Pisa e SienaRacconto storico della giornata campale pugnata il 29 maggio 1848 a Montanara e Curtatone - Firenze 1854) il 29 maggio 1848 sui campi di Curtatone e Montanara. Il canto che ricorda quel sacrificio, il Di canti di gioia, è oggi un inno delle associazioni goliardiche italiane.
È sul finire del XIX secolo che per primi gli studenti bolognesi fecero proprio il termine "goliardia", quando il movimento venne fondato sotto l'impulso di Giosuè Carducci, allora professore presso la locale Facoltà di Lettere. Il poeta aveva assistito nel 1886 in Germania a manifestazioni studentesche simili a quello che sarebbe stato poi il modus operandi dei Goliardi. Gli studenti tedeschi erano effettivamente eredi (considerando le evoluzioni storiche del caso) di quei clerici vagantes tanto osteggiati dalla chiesa durante il XII secolo, e che avevano eletto Pietro Abelardo a proprio vessillo nella lotta – spesso più dozzinale che dottrinale – alle imposizioni ideologiche del Papa.