La Colonia del Brasile fu l'entità governativa che esistette nell'America meridionale orientale nel periodo compreso tra il 1500, anno in cui i portoghesi costruirono le prime basi sulla costa, e il 1815, anno in cui il Brasile entrò a far parte del Regno Unito di Portogallo, Brasile e Algarves.
Negli oltre 300 anni di storia coloniale brasiliana, le risorse erano principalmente costituite dal pau brasil (nel XVI secolo), dallo zucchero prodotto (XVI-XVIII secolo) e dall'oro (nel XVIII secolo). La forza lavoro era principalmente ottenuta dallo schiavismo, con un gran numero di persone africane deportate dalla loro terra. A differenza dei possedimenti spagnoli, la colonia portoghese mantenne il proprio territorio unito in una singola entità anche dopo l'indipendenza, dando vita alla nazione più estesa in America meridionale.
Periodo iniziale Età delle esplorazioni
La scoperta del territorio corrispondente alle coste attuali del Brasile venne preceduta da una serie di trattati stipulati tra i monarchi della Spagna e del Portogallo, le due potenze marittime del periodo. Il trattato di Tordesillas venne approvato nel 1494 e divise in due i territori coloniali in America.
Il 22 aprile 1500 una flotta condotta dal navigatore Pedro Álvares Cabral raggiunse la costa del Brasile e prese possesso delle terre in nome del re. Anche se vi sono controversie riguardo alla reale data di scoperta della costa orientale del Sud America, il 1500 viene indicato come l'anno ufficiale della scoperta da parte del Portogallo. Il punto in cui Cabral arrivò è oggi conosciuto come Porto Seguro ("porto sicuro"), nel nord-est della nazione.
Dopo il viaggio di Cabral, i portoghesi mostrarono poco interesse per la nuova terra, occupandosi principalmente delle basi commerciali in India e Africa. Fino al 1530, ben poche spedizioni vennero mandate verso il Sud America, principalmente per ottenere il pau brasil, usato per produrre una tintura. Per la raccolta, i portoghesi usavano la forza lavoro dei nativi indigeni, che in cambio ottenevano oggetti di poco valore come specchi, coltelli e scuri.
In questo periodo i portoghesi usavano degli interpreti, avventurieri che erano andati a vivere assieme agli indigeni e ne avevano imparato la lingua e la cultura. Tra i più noti erano João Ramalho, vissuto con la tribù dei Guaianaz presso São Paulo, e Diogo Álvares Correia, detto Caramuru, vissuto con i Tupinamba presso Salvador de Bahia.
Con il passare del tempo i portoghesi iniziarono a notare i tentativi di altre potenze europee, specialmente della Francia, di porre delle basi nella regione orientale del Sud America per estrarre il pau brasil. Preoccupati dalle incursioni in aperta violazione del trattato di Tordesillas, il regno del Portogallo mandò numerosi distaccamenti per combattere gli intrusi. Nel 1530, una spedizione condotta da Martim Afonso de Sousa giunse a controllare l'intera zona costiera, riuscendo a scacciare i francesi e a creare i primi villaggi coloniali.
Colonizzazione Capitanerie
Il primo tentativo di colonizzare il Brasile venne fatto con l'uso di capitanerie ereditarie (Capitanias Hereditárias), usate in precedenza durante la colonizzazione dell'arcipelago di Madera. Il costo delle operazioni venne pagato da privati per non gravare sulle finanze del regno portoghese. Tra il 1534 e il 1536 Giovanni III del Portogallo divise la terra del Sud America orientale in 15 capitanerie, date in dono a nobili e ricchi portoghesi capaci di amministrare ed esplorare i nuovi territori. Ai capitani era permesso trarre profitto dalla nuova terra.
Delle 15 capitanerie, solo due (Pernambuco e São Vicente) prosperarono. La causa del declino delle altre 13 venne attribuita alla difficoltà di gestione interna tra i coloni e agli assalti degli indigeni. Pernambuco, la capitaneria più fruttuosa, era comandata da Duarte Coelho, che fondò la città di Olinda nel 1536. La sua capitaneria traeva profitto dalla produzione di zucchero di canna fin dal 1542. São Vicente, controllata da Martim Afonso de Sousa, traeva i propri profitti dal traffico di schiavi indigeni.
Governo Con il fallimento della gran parte delle capitanerie e le incursioni dei francesi presso la costa, il governo di Giovanni III decise di inviare un numero consistente di truppe in Sud America per iniziare un'opera di colonizzazione massiccia. Nel 1549, una flotta condotta da Tomé de Sousa partì per il Sud America, stabilendo un governo centrale nella colonia. Tomé de Sousa, primo governatore generale della colonia, portò istruzioni dettagliate riguardo all'amministrazione della colonia per favorirne lo sviluppo. La sua prima azione importante riguardò la fondazione della capitale, Salvador, nel nord-est. La città venne costruita presso una baia e venne divisa in due parti, una parte alta amministrativa e una bassa commerciale con un porto. Tomé de Sousa visitò le capitanerie per riparare i villaggi e riorganizzare le economie. Nel 1551 la colonia diventò una diocesi con sede a Salvador.
Il secondo governatore generale, Duarte da Costa (1553-1557), ebbe problemi riguardo a conflitti con gli indigeni e diverse dispute con gli altri coloni e il vescovo. Le guerre contro i nativi furono costose in termini di denaro e forze armate. Il terzo governatore fu Mem de Sá (1557-1573), un amministratore efficiente che riuscì a sconfiggere gli indigeni e con l'aiuto dei missionari gesuiti riuscì a scacciare i calvinisti francesi, che avevano fondato una colonia, Francia antartica, presso il territorio di Rio de Janeiro. Suo nipote, Estácio de Sá, fondò la città di Rio de Janeiro nel 1565.
A causa della sua estensione territoriale, la colonia venne divisa in due parti nel 1621, quando Filippo II del Portogallo creò lo Stato del Brasile, la più importante delle due divisioni con centro a Salvador, e lo Stato di Maranhão, con capitale a São Luís. Maranhão venne diviso ulteriormente nel 1737 in Stato di Maranhão e Piauí e Stato di Grão-Pará e Rio Negro, con capitale a Belém do Pará.
Dopo il 1640, i governatori del Brasile iniziarono a usare il titolo di viceré. Il Brasile diventò ufficialmente un vicereame intorno al 1763, quando la capitale dello stato del Brasile venne trasferita a Rio de Janeiro. Nel 1775 tutti gli stati del Brasile (Brasile, Maranhão e Grão-Pará) vennero unificati sotto il governo di Rio de Janeiro.
Come in Portogallo, ogni villaggio coloniale aveva un consiglio cittadino (câmara municipal), i cui membri erano figure importanti della società coloniale (proprietari terrieri, mercanti, commercianti di schiavi). I consigli erano responsabili della regolazione del commercio, delle infrastrutture pubbliche, delle prigioni, e molto altro.
Missioni dei gesuiti Tomé de Sousa portò il primo gruppo di gesuiti sulle coste orientali del Sud America. Più di ogni altro ordine religioso, i Gesuiti rappresentavano il lato spirituale dell'industria e giocarono un ruolo importante nella storia coloniale brasiliana. La diffusione della fede cattolica era una giustificazione importante per la conquista portoghese e i gesuiti erano ufficialmente sostenuti dal re nella loro opera di cristianizzazione degli indigeni.
I primi gesuiti, guidati da Padre Manuel da Nóbrega e José de Anchieta, costruirono le prime missioni a Salvador e São Paulo dos Campos de Piratininga, il campo che diede origine alla città di São Paulo. Nóbrega e Anchieta riuscirono a pacificare gli indios Tamoio, un tempo nemici dei portoghesi, e a farne degli alleati durante la scacciata dei coloni francesi di Francia Antartica. I gesuiti presero parte alla costruzione della città di Rio de Janeiro nel 1565.
Il successo dei Gesuiti nella conversione dei nativi è direttamente collegata alla loro capacità di comprendere la loro cultura, e specialmente la loro lingua. Il primo tentativo di fare della lingua tupi una lingua scritta fu portato avanti da José de Anchieta, il cui lavoro venne stampato a Coimbra nel 1595. I Gesuiti spesso radunavano gli indios in comunità (le riduzioni gesuite), i quali lavoravano e apprendevano i precetti cattolici.
I Gesuiti erano spesso in contrasto con altri coloni che volevano rendere schiavi i nativi. Le azioni dei padri cattolici salvarono molti indios dalla schiavitù, ma portarono un inaspettato sconquasso al loro stile di vita e diffusero malattie infettive contro le quali non avevano difese immunitarie. Il lavoro schiavistico era necessario alla prosperità economica del Brasile e delle altre colonie americane, e i Gesuiti non si opposero all'uso della gente africana come forza lavoro.
Incursioni dei francesi Le ricchezze del Brasile tropicale portarono i francesi, i quali non riconoscevano la validità del trattato di Tordesillas, a tentare di stabilire delle colonie sui territori che spettavano di diritto al Portogallo. Nel 1555, l'ugonotto Nicolas Durand de Villegaignon fondò un villaggio nella baia di Guanabara, su una isola di fronte alla moderna Rio de Janeiro. La colonia, chiamata Francia antartica, entrò in conflitto con il governatore generale Mem de Sá, che partì in guerra contro la colonia nel 1560. Estácio de Sá, nipote del governatore, fondò la città di Rio de Janeiro cinque anni dopo e riuscì a scacciare gli ultimi francesi rimasti nel 1567.
Un'altra colonia francese, Francia equinoziale, venne fondata nel 1612, presso São Luís. Due anni dopo i francesi vennero espulsi dalla zona definitivamente.
Ciclo dello zucchero In quanto in Brasile non era stato trovato oro e argento, i coloni portoghesi adottarono una economia basata sulla produzione di beni agricoli da esportare in Europa. Iniziò la produzione e raffinazione di tabacco, cotone, cachaça e soprattutto zucchero, che diventò il prodotto da esportazione più importante fino all'inizio del XVIII secolo. Le prime fattorie adibite alla produzione di zucchero vennero costruite nella metà del XVI secolo e furono la chiave del successo delle capitanerie di São Vicente e Pernambuco, espandendosi in seguito in altre parti della colonia. Il periodo dell'economia basata sullo zucchero (1530 - 1700) è conosciuto come ciclo della canna da zucchero.
La canna da zucchero veniva coltivata su vasti territori, raccolta e mietuta negli engenhos, case in cui la canna veniva sminuzzata e lo zucchero veniva rifinito. Con il passare del tempo, il termine engenho venne adattato per tutta la fattoria di produzione. Le fattorie includevano una casa grande dove il proprietario viveva, e la senzala dove risiedevano gli schiavi.
Inizialmente i portoghesi catturavano gli indios per farli lavorare come schiavi nelle piantagioni, ma in breve iniziarono a importare schiavi dall'Africa. Il Portogallo possedeva diverse basi nell'Africa occidentale, dove gli schiavi venivano comperati e mandati sulle navi in partenza per le coste delle Americhe. L'idea di usare la forza lavoro africana venne adottata anche dalle altre potenze coloniali del periodo; la Spagna a Cuba, la Francia ad Haiti, e l'Inghilterra in Giamaica.
I portoghesi restrinsero il commercio tra le colonie, facendo in modo che il Brasile poteva importare ed esportare beni solo con il Portogallo e le sue colonie. Il Brasile esportava zucchero, tabacco, cotone e importava vino, olio di oliva, tessuti e beni di lusso. Tutto questo era compreso nello schema del commercio triangolare tra Europa, Africa e America.
Anche se lo zucchero brasiliano era di alta qualità, l'industria iniziò a declinare nel XVII secolo in quanto i Paesi Bassi e la Francia avevano iniziato a produrre zucchero di canna nelle Antille, più vicine all'Europa, facendo scendere di conseguenza il costo del materiale prodotto.
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