La legge ferrea dell'oligarchia è una teoria formulata nel 1911 dal politologo tedesco Robert Michels nel suo libro Sociologia del partito politico.

Teoria Secondo la teoria, tutti i partiti politici si evolvono da una struttura democratica aperta alla base, in una struttura dominata da una oligarchia, ovvero da un numero ristretto di dirigenti. Questo deriva dalla necessità di specializzazione, la quale fa sì che un partito si strutturi in modo burocratico, creando dei capi sempre più svincolati dal controllo dei militanti di base. Con il tempo, chi occupa cariche dirigenti si "imborghesisce", allontanandosi dalla base e andando a costituire un'élite compatta, dotata di spirito di corpo. Nello stesso tempo, il partito tende a moderare i propri obiettivi: l'obiettivo fondamentale diventa la sopravvivenza dell'organizzazione, e non la realizzazione del suo programmaMaurizio Cotta, Donatella Della Porta e Leonardo Morlino, Scienza politica, Il Mulino, Bologna 2001, pp. 233-235.

Michels, che elabora le sue idee soprattutto sulla base dell'osservazione delle dinamiche del Partito Socialdemocratico di Germania, fornisce quattro prove a sostegno della sua tesi: La democrazia non è concepibile senza una qualche organizzazione. L'organizzazione genera una solida struttura di potere che finisce per dividere qualsiasi partito o sindacato in una minoranza che ha il compito di dirigere e una maggioranza diretta dalla prima. Lo sviluppo di un'organizzazione produce burocratizzazione e centralizzazione, che creano una leadership stabile, che col tempo si trasforma in una casta chiusa e inamovibile. L'insorgenza dell'oligarchia deriva anche da fattori psicologici, in particolare dalla "naturale sete di potere" di chi fa politica e dal "bisogno" delle persone di essere comandateGiorgio Sola, La teoria delle élites, Il Mulino, Bologna 2000, pp. 96-97.

Critiche Questo approccio è stato criticato, in tempi più recenti, da Angelo Panebianco, il quale ha osservato che l'evoluzione dei partiti è più complessa e contraddittoria di quanto ipotizzato da Michels. Panebianco evidenzia come la base di un partito non abbia un ruolo del tutto passivo, in quanto anch'essa (e non solo i leader) possiede risorse. Inoltre, le ideologie non sono del tutto manipolabili: quindi, gli obiettivi di un partito possono essere articolati e adattati alle mutate esigenze, ma non abbandonati del tuttoCotta, Della Porta e Morlino, op. cit., pp. 235-236.

Punto di vista di Simone Weil Simone Weil, a conclusione del saggio Manifesto per la soppressione dei partiti politici, scriveva che

Erano i partiti in sé, non tanto l'idea politica che li sorreggeva (i partiti, pensava Simone Weil, non hanno alcuna idea, specie politica), quanto i propositi di dominio che li animavano, più o meno morbidi che fossero, a dettare le sue parole d'allarme:

Note

Bibliografia Ciancarelli P., Sulla genesi del concetto di oligarchia in Michels: una reinterpretazione storico-critica, 2000, Working Paper 41, stampato presso il Dipartimento di Scienze storiche, giuridiche, politiche e sociali dell’Università degli Studi di Siena.

Voci correlate

Élite (sociologia) Elitismo Classe sociale Teoria delle classi politiche Oligarchia Partiti politici

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