Il Regno visigoto fu un regno dell'Europa occidentale tra il V e l'VIII secolo, uno dei regni romano-barbarici, ovvero Stati successori dell'Impero romano, originariamente creato dall'insediamento dei Visigoti in Aquitania (Gallia meridionale). I Visigoti si stabilirono lì su decisione del governo romano, per poi espandersi conquistando la penisola iberica. Il regno rimase indipendente dall'Impero bizantino, il cui tentativo di ristabilire l'autorità romana in Iberia (Spagna e Portogallo) fallì. All'inizio del VI secolo, i Franchi conquistarono tutta la porzione gallica del regno tranne la Settimania. L'intero regno collassò durante l'invasione musulmana proveniente dal Maghreb, e alla fine il Regno delle Asturie assunse l'eredità del regno visigoto.
Il regno era condotto da un monarca eletto, obbligatoriamente di stirpe gota, tramite i consigli datogli dal Senato formato da vescovi e magnati laici. Nonostante numerosi re abbiano tentato di stabilire delle linee ereditarie, nessuno ci riuscì. I primi re furono ariani e si scontrarono con la Chiesa romana, ma dopo la conversione dei Visigoti avvenuta al Concilio di Toledo la Chiesa esercitò un'enorme influenza sulle questioni secolari. I Visigoti svilupparono la più ampia legislazione secolare dell'Europa occidentale, la Liber Iudiciorum.
Regno di Tolosa Fondazione del regno visigoto in Gallia
Tra il 407 e il 409 i Vandali, alleati di Alani e altre tribù germaniche quali i Suebi, invasero la penisola iberica. In risposta all'invasione dell'Hispania, Onorio, imperatore d'Occidente, arruolò i Visigoti per riconquistare il controllo del territorio.
Allora il nuovo re, Vallia, siglò un trattato di pace con il generale Flavio Costanzo; in cambio di misure di grano e del territorio della regione d'Aquitania, dai Pirenei alla Garonna, i Visigoti in qualità di alleati ufficiali, ovvero Stato vassallo dell'impero (foederati), si impegnavano a combattere in nome dei romani i vandali, gli Alani e i Suebi, che nel 406 avevano attraversato il fiume Reno e si erano dislocati nella provincia d'Hispania. I Visigoti inoltre restituirono Galla Placidia all'imperatore.
Nel 416 i Visigoti invasero l'Hispania, dove tra il 416 e il 418 distrussero i Vandali silingi (il loro re Fredbal fu inviato a Ravenna, prigioniero), e sconfissero gli Alani così duramente che questi rinunciarono ad eleggere il successore del defunto re Addac e si posero sotto il governo di Gunderico, re dei vandali asdingi, i cui sovrani da allora assunsero il titolo di reges vandalorum et alanorum. Nel 418 i Visigoti si accingevano ad attaccare i Vandali asdingi e i Suebi che si trovavano in Galizia, ma Costanzo li richiamò in Gallia, temendo che divenissero troppo potenti e assegnò loro altre terre in Aquitania nel 419, la cosiddetta Aquitania secunda, la zona di Tolosa. Questa donazione venne probabilmente fatta con il contratto di hospitalitas, l'obbligo di ospitare i soldati dell'esercito.Heather 1996, Sivan 1987 Il primo insediamento formò il nucleo del futuro regno visigoto che si sarebbe espanso fin oltre i Pirenei. Walia stabilì la propria corte a Tolosa, che divenne così la capitale visigota per il resto del quinto secolo.
Il regno dei Visigoti in Gallia
Teodorico I, succeduto a Vallia, nel 419, completò l'insediamento dei Visigoti in Aquitania, con tutte le difficoltà connesse alla spartizione della terra con la popolazione romana. Il re visigoto aveva potere solo sulla sua gente, senza alcuna autorità legale sulla popolazione romana; situazione molto incerta per chi ambiva ad una piena indipendenza politica.
Nel 421, un contingente visigoto, che combatteva con l'esercito romano contro i Vandali, attaccò i romani alle spalle durante la battaglia decisiva, permettendo così ai Vandali di riportare una schiacciante vittoria. Nonostante il tradimento, i goti non vennero puniti.
In quegli anni, i Visigoti tentarono di espandere i loro territori e nel 425 arrivarono fin sotto le mura di Arles, ma furono respinti da Ezio, comandante supremo delle truppe romane stanziate in Gallia, che li costrinse a rientrare nelle province loro assegnate. Per un certo periodo regnò la pace, se si escludono l'infruttuoso tentativo di occupare Arles, di sorpresa, nel 430 e l'assedio di Narbona, dal 436 al 437. Si promosse una politica matrimoniale e, nel 442, una delle figlie di Teodorico fu data in moglie ad Unnerico, figlio di Genserico, re dei Vandali; nel 448 un'altra figlia fu data in moglie al nuovo re dei Suebi, Rechiaro, a cui fu permesso nel 449 di estendere i propri confini a spese dei Romani, nella Lusitania e nella Betica.
Soltanto sotto la minaccia degli Unni comandati da Attila, il popolo visigoto tornò all'antica alleanza coi Romani; nel 451 Attila lasciò la Pannonia con un esercito valutato attorno ai uomini, oltrepassò il Reno nel giorno di Pasqua e invase la Belgica, proseguendo verso Orléans, dove l'ivi regnante Sangibano, sovrano degli Alani, lo avrebbe accolto; se non che Ezio e l'alleato Teodorico lo precedettero costringendo gli infidi Alani a schierarsi dalla loro parte. Gli Unni allora, di fronte alle mura ben difese, si ritirarono verso est. La battaglia decisiva avvenne in una piana vicino a Chalon, e denominata la Battaglia dei Campi Catalaunici, dove alla fine i Romani di Ezio, e i Goti, guidati prima da Teodorico I, che perse la vita, e poi da suo figlio Torismondo (eletto re su campo di battaglia), che fu fermato da Ezio, permettendo così agli Unni, pur sconfitti, di ritornare nei loro territori indisturbati.
Torismondo continuò la politica nazionale già adottata dal padre, avendo, forse per il primo, una visione del regno visigoto indipendente da Roma. Soggiogò gli Alani della zona di Orléans e tentò, senza riuscirci, di assoggettare Arles, ma sembra che Ezio spinse i fratelli Teodorico e Federico, filo romani, a rivoltarsi e a fare assassinare Torismondo, nel 453.
I Visigoti, sotto Teodorico II, continuarono ad essere federati all'Impero romano d'Occidente conseguendo un'espansione territoriale in Gallia e specialmente nella penisola iberica, dove combatterono i Bagaudi, banditi che infestavano il Tarraconense sconfiggendoli nel 454.
Nel 455, i Visigoti riuscirono a far eleggere imperatore il Magister militum della Gallia, e antico precettore di Teodorico II: Marco Mecillio Avito.
Nel 456, Teodorico II mise insieme un esercito coi suoi alleati Burgundi e sul fiume Orbigo, nei pressi di Astorga, sconfisse il re dei Suebi di Galizia, Rechiaro, che in quello stesso anno aveva attaccato le province romane Betica, Cartaginense e Tarraconense, lo catturò e in quello stesso anno lo giustiziò, dopo aver favorito l'elezione a re dei Suebi, di Aiulfo. Era l'inizio dell'espansione in Spagna, perché tutti i territori che i Visigoti conquistarono a nome dell'imperatore in effetti li tennero per sé.
Nel 457 dopo la deposizione e poi l'assassinio dell'imperatore Avito, i Visigoti non riconobbero il nuovo imperatore Maggioriano, avanzarono nella provincia di Narbona e misero l'assedio ad Arles; dove, nel 458, furono sconfitti da Maggioriano, che venne riconosciuto imperatore e fu firmata una pace di tre anni.
Nel 460, Teodorico II si alleò col re dei Suebi, Remismondo, aiutandolo nella guerra civile contro Fromaro, in cambio della conversione degli Svevi all'Arianesimo.
Nel 462, dopo la morte di Maggioriano (461), l'imperatore Libio Severo, su suggerimento di Ricimero (figlio della sorella del re visigoto Vallia), cedette a Teodorico la Settimania.
Il confine del regno visigoto, al nord, era stato portato alla Loira e quando tentarono di espandere i domini verso nord, inviando un esercito al comando di Federico, fratello del re, trovarono l'opposizione del magister militum Egidio, che in uno scontro, nel 463, sconfisse i Visigoti e uccise Federico.
Nel 465 Teodorico II rinsaldò l'alleanza con gli Svevi dando in moglie al loro re, Remismondo, una figlia. Ma, nel 466, una parte della nobiltà, che riteneva non più conveniente l'alleanza con l'Impero romano, ormai in dissoluzione, organizzò una congiura, col tacito consenso di suo fratello Eurico, e lo fece strangolare.
Piena sovranità visigota
Eurico, divenuto re, nel 466, non ottenendo il riconoscimento della sovranità visigota, dall'impero, cercò un'alleanza coi Vandali di Genserico e con i Suebi, che non andò in porto; allora, i Visigoti, ponendo fine ai rapporti amichevoli con gli Svevi, con una guerra terribile secondo il cronista Idazio, nel 468 avanzarono sino a ricacciarli nel loro antico dominio, nel nord del paese (nella Galizia). Poi nel 469 avanzarono anche in Gallia dove, a Bourges, nel 470, sconfissero i Britanni del capo celtico Riotamo, fedeli all'imperatore, ed espansero le frontiere del regno nel nord, senza poter arrivare al fiume Somme, la linea di demarcazione del territorio dei Franchi, perché sconfitti dal comes Paolo. Allora si spinsero nella valle del Rodano e finalmente occuparono Arles, dove, sempre nel 470, sconfissero un esercito che l'imperatore d'occidente, Antemio, aveva inviato per liberare la città. Occuparono quindi l'Aquitania prima, ponendo l'assedio a Clermont, capitale dell'Alvernia, che non poté essere aiutata dall'impero d'occidente, ma si difese strenuamente, sotto la guida di Ecdicio, figlio dell'ex imperatore Avito, e dal poeta e, dal 470, vescovo, Sidonio Apollinare.
Nel 475, grazie all'intervento del vescovo di Ticinum, i Visigoti raggiunsero una pace, di cui non si hanno notizie molto accurate, con l'imperatore d'occidente Giulio Nepote ma lo costrinsero a riconoscere la loro totale autonomia (completa indipendenza da Roma, mentre i precedenti sovrani Visigoti avevano ufficialmente regnato come legati dell'Imperatore romano) sulla regione compresa tra la Loira, il Rodano, i Pirenei, e i due mari (inclusa l'Alvernia) oltre che su tutti i territori conquistati nella penisola iberica (i cittadini romani della Spagna riconobbero in Eurico il loro sovrano), in cambio della restituzione della regione gallica della Provenza. Conseguenza della pace fu che Clermont si arrese ai Visigoti dopo un lungo assedio.
Quando l'Impero romano d'Occidente cadde nel 476, i Visigoti avevano già conquistato gran parte della penisola iberica e dopo la deposizione dell'ultimo imperatore d'occidente, Romolo Augusto, ritenendo decaduto il trattato del 475 invasero la valle del Rodano e occuparono tutta la Provenza, che era governata dai Burgundi per conto di Roma, comprese le città di Arles e Marsiglia.
Nel 477 i Visigoti tentarono l'invasione dell'Italia, ma furono sconfitti dalle truppe di Odoacre, che governava l'Italia; sempre nello stesso anno fu concluso un trattato, garante l'imperatore d'oriente, Zenone che riconosceva la Provenza ai Visigoti, che si impegnavano a non intraprendere ostilità contro l'Italia, che in pratica spartì l'Impero romano d'Occidente tra Odoacre e i Visigoti di Eurico.
Nel 481 Clodoveo divenne uno dei re de Franchi Salii e pare che abbia tentato di penetrare in territorio visigoto, ma Eurico, nei suoi ultimi anni di regno, lo seppe tenere a bada molto bene, come seppe tenere a bada le incursioni dei pirati Sassoni.
Eurico fu il primo Germano a codificare formalmente le leggi del suo popolo. Il Codice di Eurico, emanato negli anni sessanta-settanta del V secolo (e in gran parte giunto fino ad oggi), ha infatti codificato le tradizionali leggi affidate fino a quel momento alla memoria e all'oralità. Principale estensore del documento, che fu autenticato dal cancelliere Aniano, fu il primo ministro, Leone di Narbona.
Alla sua morte (484), il regno visigoto comprendeva tutta la Spagna, tranne la Galizia sveva, e oltre 2/3 dell'odierna Francia.
Scontro coi Franchi