Governatore della Banca di Francia, quindi deputato liberale, partecipò alla Rivoluzione di luglio e divenne presidente del Consiglio sotto Luigi Filippo.

Biografia Nacque nei Pirenei Atlantici da una famiglia modesta e numerosa; il padre, Pierre, era mastro carpentiere; dopo gli studi divenne a sua volta, a dodici anni, apprendista carpentiere presso il padre, poi, nel giro di due anni, scrivano di un notaio di Bayonne, quindi commesso presso un negoziante della stessa città.

La carriera di bancario Nel 1788, all'età di ventun anni, si recò a Parigi, munito di una lettera di raccomandazione del suo principale, per un modesto impiego di commesso nell'ufficio del banchiere Jean-Frédéric Perregaux (1744-1808). La Banca Perregaux era destinata a diventare, in ragione delle sue relazioni con l'estero, la banca del Comitato di salute pubblica, e Perregaux, che si era saputo schierare adeguatamente dopo il colpo di Stato del 18 brumaio, uno dei consiglieri finanziari di Napoleone Bonaparte.

A Laffitte - dice la leggenda - era appena stato negato l'impiego, quando attraversando il cortile si chinò per raccattare da terra uno spillo; colpito dal gesto, Perregaux lo richiamò e lo assunse per tenere i libri contabili.

Jacques Laffitte diede prova di notevoli qualità e manifestò reale attitudine alla professione bancaria. Di carattere affascinante, gaio e vivace, dotato di grande capacità di lavoro e di una mente pronta ed acuta, conobbe una rapida ascesa. Perregaux gli permise di fare carriera, e gli affidò responsabilità via via più importanti. Nel 1790 la sua retribuzione fu portata a 3.000 franchi e, l'anno successivo, ebbe parte nei profitti e fu nominato assessore del giudice di pace della sezione del quartiere di Mont-Blanc.

Nel 1805, ritenendo di essere confinato ad un ruolo secondario, minacciò le dimissioni. La minaccia sortì il suo effetto e il 23 febbraio 1806 entrò come associato nella Sté Perregaux et Cie, con un quarto del capitale. Ma, in ragione della salute malferma di Perregaux, nacque una nuova società il 29 dicembre 1807: Perregaux, Laffitte et Cie. Laffitte, designato da Perregaux come esecutore testamentario, deteneva il 50% del capitale sociale e divenne direttore generale, mentre il restante 50% andò al figlio e alla figlia di PerrégauxL'assetto societario fu modificato nel 1817, 1823 e 1827-1828, sotto la medesima ragione sociale, Jacques Laffitte et Cie, il figlio di Perregaux restò in società.. Per dieci anni Laffitte condusse in prima persona l'azienda che divenne presto la prima banca di Parigi ed una delle più influenti banche europee.

Nel maggio 1801 Laffitte sposò Marine-Françoise Laeut (1783-1849), figlia di un commerciante; dall'unione nacque un'unica figlia, Albine Étiennette Marguerite Laffitte (†1881).

Il 19 gennaio 1809, Laffitte divenne reggente della Banca di Francia prendendo il posto di Perregaux dopo la morte di quest'ultimo. Conservò tale funzione sino al 1831. Fu nello stesso periodo giudice al tribunal de commerce della Senna (1809) e divenne presidente della Camera di commercio (dal 2 maggio 1810 al 14 maggio 1811). Il 6 aprile 1814, dopo la caduta del Primo Impero, fu chiamato dal governo provvisorio alle funzioni di governatore "provvisorio" della Banca di Francia, posto che occupò sino al 1820, data in cui gli succedette Gaudin. Ebbe l'eleganza di rifiutare il trattamento economico pertinente alla carica.

Napoleone una volta ebbe a dirgli: «Vi conosco, signor Laffitte, io so che voi non amate più il mio governo, ma vi ritengo un uomo onesto».

Laffitte ebbe occasione di dimostrarlo mettendosi al servizio dei governi successivi. Sotto la Prima Restaurazione, sottoscrisse di tasca propria una somma considerevole per coprire le spese delle riparazioni di guerra imposte dagli Alleati, e, mentre Napoleone sbarcava all'Elba, procurò ingenti fondi a Luigi XVIII. Nella sua banca Napoleone, sulla via dell'esilio, depositò una somma di 6 milioni di franchiNapoleone chiamò Laffitte a Malmaison il 26 giugno 1815, e lui fece contare la somma dal proprio cassiere, Peyrusse. L'Imperatore mostrò una tale fiducia che rifiutò la ricevuta che il banchiere voleva consegnargli. L'origine della somma non fu mai totalmente chiarita. Secondo le Mémoires di Marchand: «Il suo [di Napoleone] disinteresse [per il denaro] lo avrebbe lasciato dopo Waterloo senza un centesimo, se alcuni amici, come il duca di Vicenza, il duca di Bassano e il conte de Lavalette non si fossero occupati di mettere insieme per lui presso il signor Laffitte alcuni milioni, che, sei anni più tardi, servirono a stabilire i legati testamentari.» (Mémoires de Marchand, premier valet de chambre et exécuteur testamentaire de l'Empereur, Parigi, Librairie Plon, 1952-1955, tomo II, p. 16). Dopo Waterloo, quando il governo provvisorio domandò alla Banca di Francia di prestare il denaro necessario al pagamento degli arretrati ai soldati dell'esercito imperiale, Laffitte si oppose, e anticipò la somma di due milioni con fondi propri. Qualche giorno più tardi, garantì quasi interamente la nuova contribuzione di guerra che la Prussia esigeva.

Laffitte era in quel momento a capo di una fortuna notevole, valutata da 20 a 25 milioni di franchi, che gli permise di acquistare, nel 1818, il castello di Maisons dalla vedova del maresciallo Lannes. Possedeva inoltre un castello a Meudon ed un altro a Breteuil nel dipartimento dell'Eure, oltre che una residenza privata a Parigi.

Carriera politica L'8 maggio 1815, Jacques Laffitte fu eletto rappresentante del commercio alla Camera dei Cento Giorni per il dipartimento della Senna83 voti su 113 votanti e 216 aventi diritto.. Si astenne dal prendere la parola dalla tribuna e votò con il partito costituzionale liberale.

Nuovamente eletto deputato per il medesimo collegio il 4 ottobre 1816, Laffitte prese allora posto fra i banchi della sinistra e si interessò di materie finanziarie, pronunciando memorabili discorsi cui il governo prestava la massima attenzione, sebbene l'oratore sedesse all'opposizione. Così, quando il duca de Richelieu creò una commissione parlamentare per affrontare il deficit, Luigi XVIII volle che Laffitte ne facesse parte: questi si pronunciò allora contro il sistema del prestito forzoso, contro le cedole ipotecarie, e respinse, in generale, tutto il sistema del prelievo obbligatorio che minava la fiducia popolare.

Nuovamente eletto il 20 settembre 18173.866 voti su 6.625 votanti e 9.677 aventi diritto, prese ancora posto all'opposizione, e si mise in evidenza per l'ardore con cui difese la libertà di stampa; dalla tribuna condannò la sanguinosa repressione delle proteste popolari, votò contro il nuovo sistema elettorale e invano reclamò un voto formale, invece di una semplice richiesta al re, per il mantenimento della legislazione vigente. Nel 1825 inaugurò la sottoscrizione nazionale per i figli del generale Foy con una elargizione di 50.000 franchi.

Il mandato di deputato gli fu confermato dagli elettori del II arrondissement di Parigi il 10 maggio 1822819 voti su 1.299 votanti e 1.477 aventi diritto contro 254 per de Bray. Sviluppò allora un'importante disamina della situazione politica e finanziaria del Paese, pronunciandosi con forza contro la Spedizione di Spagna, ma sostenne il governo de Villèle nella sua opera di riduzione delle rendite finanziarie. Giustificò la propria adesione a tale misura, vivamente condannata dai suoi amici politici, per il desiderio di alleggerire la pressione fiscale sul popolo. Alle elezioni del 25 febbraio 1824 mancò la riconferma di stretta misura698 voti contro 704 per Sanlot-Baguenault, che venne eletto, ma entrò alla Camera il 29 marzo 1827, eletto nel III arrondissement dei Bassei Pirenei (Bayonne)85 voti su 135 votanti. Fu rieletto alle elezioni generali del 17 novembre seguente, nuovamente per il II arrondissement di Parigi1.012 voti su 1.152 votanti contro 88 per Louis Perrée e nel collegio del dipartimento dei Bassi Pirenei184 voti su 303 votanti e 366 aventi diritto.

Dopo lo scioglimento della Guardia nazionale di Parigi, Laffitte si fece interprete della frazione più avanzata dell'opposizione parlamentare, reclamando la messa in stato d'accusa dei ministri. Il 26 gennaio 1828 diede in sposa la propria figlia Albine a Napoléon Joseph Ney, principe della Moskowa, figlio del maresciallo Ney, e tale alleanza contribuì a conciliarlo sia con il popolo che con la borghesia.

Fu nuovamente eletto il 12 luglio 1830 dal III arrondissement dei Bassi Pirenei88 voti su 125 votanti dopo aver combattuto con tutte le proprie forze il governo Polignac.

Un ruolo decisivo durante la Rivoluzione del 1830 Senza mostrarsi apertamente ostile al ramo principale dei Borbone, Laffitte fu uno dei primi a considerare la salita al trono, in caso di necessità, del duca d'Orléans. Nel corso di molti anni accarezzò e portò avanti il progetto, soprattutto procurando sostenitori al principe. Era anche perfettamente preparato a giocare un ruolo decisivo al momento della Rivoluzione di luglio prendendo la testa della resistenza parlamentare. La sua influenza lo fece soprannominare «il Warwick francese», in quanto «fabbricante di sovrani».

Il 28 luglio 1830, appena giunto a Parigi dalla sua proprietà di Breteuil-sur-Iton, fu il primo a muoversi presso il duca d'Orléans: al Palais-Royal prese contatto col segretario del duca, Oudard, il quale trasmise a Luigi Filippo, a Neuilly, un messaggio in cui Laffitte si diceva pronto a lavorare per lui senza comprometterlo, raccomandando nel contempo «che non si compromettesse da solo facendosi prendere nei lacci di Saint-Cloud»citato da Guy Antonetti, Op. cit., p. 571.. Fu uno dei firmatari della protesta dei deputati contro le Ordinanze di Saint-Cloud, quando arrivò da Saint-Cloud l'ordine di arrestarlo.

A mezzogiorno fu tra i deputati che si riunirono presso Pierre-François Audry de Puyraveau, e, coi generali Mouton e Gérard e i deputati Mauguin e Perier, si recò al palazzo delle Tuileries per chiedere al maresciallo MarmontMarmont era tra l'altro il genero del banchiere Perregaux, presso cui Laffitte aveva iniziato la carriera. di fermare lo spargimento di sangue. Davanti al rifiuto di Marmont, Laffitte si schierò senza riserve dalla parte dei rivoltosi e fece della sua abitazione il quartier generale dell'insurrezione, senza risparmiarsi per assicurarne il successo.

La mattina del 29 luglio Laffitte inviò Oudard a Neuilly per chiedere al duca d'Orléans di prendere urgentemente posizione, e chiamò presso di sé deputati e giornalisti. Durante tale riunione fu decisa la creazione di una commissione municipale provvisoria; Laffitte rifiutò di farne parte, puntando ad un ruolo a livello nazionale.

Il 30 luglio prese l'iniziativa di proporre al duca d'Orléans la luogotenenza del regno; il titolo fu conferito ufficialmente al principe la sera stessa, in una riunione di deputati tenutasi al Palais Bourbon.

A partire dall'alba, con l'aiuto di ThiersRientrato a Parigi il giorno prima e la complicità di Talleyrand, Laffitte diresse la manovra in favore di Luigi Filippo. Ricevette i tre redattori del National: Thiers, Mignet, Carrel; non paventava più la minaccia bonapartista, dato che il duca di Reichstadt si trovava in Austria e la quasi totalità dei dignitari dell'Impero si erano schierati per la monarchia, ma temeva che con l'arrivo del duca di Mortemart, che Carlo X aveva nominato presidente del Consiglio al posto del principe di Polignac, i deputati si sarebbero lasciati convincere ad una reggenza accompagnata dalla proclamazione del nipote di Carlo X, il duca di Bordeaux. Per trovare velocemente una soluzione, decisero di proclamare senza indugi il duca d'Orléans: redatto da Thiers e Mignet, il testo fu stampato in forma di manifesto nelle tipografie del National ed affisso ovunque a Parigi.