Fu il più importante attore e autore del teatro napoletano tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento, capostipite della dinastia teatrale degli Scarpetta-De Filippo. Creò il teatro dialettale moderno, ancora oggi in uso, e si specializzò nell'adattare alla lingua napoletana moltissime pochade francesi; alcune delle sue commedie più celebri (tra cui ad esempio Miseria e nobiltà) furono però creazioni originali del suo repertorio. Vanta una carriera lunghissima di commediografo (dal 1875), interrotta bruscamente da una celebre causa intentatagli da Gabriele D'Annunzio nel 1904.
Scarpetta fu anche attore cinematografico agli albori della “settima arte”. Egli girò alcuni film per una casa di produzione milanese, la “Musical Film” di Renzo Sonzogno, tratti dalle sue commedie: Miseria e nobiltà (1914) di Enrico Guazzoni, La nutrice (1914) di Alessandro Boutet, Un antico caffè napoletano (1914), Tre pecore viziose (1915) e Lo scaldaletto (1915), diretti da Gino Rossetti. Di questi film ci rimangono solo alcune foto di scena di Scarpetta e di altri interpreti.
Ebbe ben nove figli, non tutti da lui riconosciuti. Oltre a Vincenzo, Domenico e Maria Scarpetta, vi sono i celebri Eduardo, Peppino e Titina De Filippo, Ernesto Murolo, Eduardo De Filippo (in arte Eduardo Passarelli) e suo fratello Pasquale De Filippo.
Biografia Era figlio del funzionario statale Domenico Scarpetta, che tentò più volte di avviarlo agli studi e alla sua carriera, e di Emilia Rendina.
Nel 1868, all'età di quindici anni, decise di entrare in una compagnia teatrale, in primo luogo per seguire la sua ambizione, ma anche per poter aiutare la famiglia, trovatasi in gravi condizioni economiche per il cattivo stato di salute del padre. Riuscì così a farsi presentare dall'attore Andrea Natale all'impresario Alfonso Ventura, il quale lo scritturò come generico nella compagnia di Antonio Petito, di cui divenne capocomico nel 1879.
Dal 1870 cominciò il successo personale con l'interpretazione di Felice Sciosciammocca. Lo stesso Antonio Petito scritturò Scarpetta conformando su di lui il personaggio di Felice Sciosciammocca che accompagnava Pulcinella nelle sue farse. Petito scrisse infatti per Scarpetta alcune farse, fra cui le più note sono: Feliciello mariuolo de 'na pizza e Felice Sciosciammocca creduto guaglione 'e n'anno, che Scarpetta porterà in scena insieme ad alcuni copioni che egli stesso, ormai esperto, aveva approntato. Dopo la morte di Petito, sostituito da De Martino, lasciò il San Carlino.
Ambizioso, mirava ad emergere ad ogni costo, preferendo patire la fame piuttosto che sottostare a Davide Petito, nuovo capo della compagnia. Dopo un brevissimo periodo trascorso a Roma nella compagnia di Raffaele Vitale (uno dei più celebri Pulcinella dell'epoca), prese in affitto con alcuni comici del San Carlino un baraccone sul Molo, il Metastasio, dove rappresentò alcuni suoi lavori. Nel 1878 accettò di far ritorno al San Carlino, sapendo che al suo fianco avrebbe recitato in sottordine il pulcinella Cesare Teodoro; qui ottenne un grande successo con la commedia Don Felice maestro di calligrafia, meglio conosciuta come Lu curaggio de nu pompiere napulitano. L'anno successivo fu scritturato per una tournée a livello nazionale.
Nel 1880 ottenne un prestito di 5.000 lire dall'avvocato Severo e, grazie alla sua tenacia, riuscì a riaprire e rinnovare il vecchio e glorioso Teatro San Carlino, dove debuttò il 1º settembre con la commedia Presentazione di una Compagnia Comica: nelle sue Memorie racconta che «Il pubblico, sorpreso e ammirato dall'affiatamento della compagnia, dalla naturalezza della recitazione, dalla inappuntabile proprietà del vestiario, rise e applaudì fragorosamente». Iniziò così una stagione di grandi successi, che lo portarono ben presto a diventare un idolo. Diventato ormai un capocomico di successo, seppur nato da una famiglia modesta arrivò a possedere un palazzo in via dei Mille, costruito dall'architetto Vincenzo Salvietti, oltre a carrozze e cavalli.
Il 15 maggio 1889 ottenne un memorabile successo con Na santarella al Teatro Sannazaro di via Chiaia. Tutta Napoli, elegante e mondana, accorse al piccolo teatro; con gli incassi della commedia, che gli aprì definitivamente le porte della capitale, si fece costruire una villa sulla collina del Vomero, chiamata appunto Villa La Santarella, dove sulla facciata principale campeggiava la scritta «Qui rido io!» e che vendette nel 1911 perché la moglie aveva paura di abitarci da sola quando il marito era in tournée.
Il suo successo più grande, Miseria e nobiltà, che in seguito ebbe tre trasposizioni cinematografiche (memorabile fu quella del 1954 con Totò), fu scritto unicamente per permettere la partecipazione alla commedia del figlio dodicenne Vincenzo, che nella prima rappresentazione recitò nel ruolo di Peppiniello.
La fondazione del Teatro Salone Margherita, il primo grande varietà napoletano, costruito nei sotterranei della nuova Galleria Umberto I, cominciò a minare le fortune del commediografo, che in risposta alla nuova moda si ripresentò al pubblico con un suo Café-chantant, ma il colpo di grazia gli arrivò nel 1904, quando fu protagonista suo malgrado di una delle più clamorose vicende teatrali dell'epoca, quella riguardante Il figlio di Iorio, parodia de La figlia di Iorio di Gabriele D'Annunzio, che gli procurò un cocente insuccesso (D'Annunzio, addirittura, lo trascinò in tribunale per una memorabile causa durata tre anni, dal 1906 al 1908, che comunque Scarpetta vinse) e tante amarezze. Moltissime furono le critiche di quegli anni, soprattutto da parte di Salvatore Di Giacomo e Roberto Bracco; unica voce in sua difesa fu quella di Benedetto Croce.
Ultimi anni e morte Nel 1909, deluso e amareggiato, si ritirò dalle scene, dopo aver preso parte alla parodia La Regina del Mare, composta dal figlio Vincenzo, al quale egli impose di essere suo continuatore nel ruolo di Sciosciammocca. Nel 1920 scrisse un saggio sui caratteri innovatori dell'arte di Raffaele Viviani.
Morì nel 1925, all'età di 72 anni, e i suoi funerali furono partecipati. Fu imbalsamato e deposto in una bara di cristallo; ora riposa nella cappella delle famiglie De Filippo, Scarpetta e Viviani al cimitero di Santa Maria del Pianto a Napoli.
Vita privata Relazioni e figli Scarpetta sposò il 16 marzo 1876 la figlia di un modesto commerciante napoletano, la diciottenne Angela Rosa De Filippo, da cui ebbe due figli, Domenico e Vincenzo. Domenico, sebbene riconosciuto da Scarpetta, era probabilmente figlio di una relazione prematrimoniale di Rosa con il re Vittorio Emanuele II.
Da Maria Palumbo ebbe Ernesto Murolo, poi legittimato dal ricco commerciante Vincenzo Murolo che nel 1892 si unì in matrimonio con sua madre. Ernesto Murolo poeta avrà sette figli, di cui il penultimo fu il cantante Roberto Murolo.
Dalla relazione con la maestra di musica Francesca Giannetti ebbe Maria, che successivamente adottò.
Dalla relazione con Luisa De Filippo, nipote della moglie Rosa, ebbe Titina, Eduardo e Peppino De Filippo, mentre da Anna De Filippo, sorellastra della moglie RosaAnna era figlia di secondo letto di Pasquale De Filippo, ebbe Eduardo (in arte Eduardo Passarelli) e Pasquale De Filippo.
Eredità artistica Le sue commedie furono riprese molte volte e sono spesso in cartellone. Oltre al figlio Vincenzo, anche altri celebri attori napoletani, come i De Filippo, Totò ed i fratelli Aldo e Carlo Giuffré, recitarono le sue commedie brillanti. Sul grande schermo furono ricavati diversi film dalle sue commedie, oltre a tre versioni del suo capolavoro Miseria e nobiltà.
Alcuni episodi della sua vita sono raccontati in due film del 2021 Qui rido io, diretto da Mario Martone, e I fratelli De Filippo, diretto da Sergio Rubini.
Opere
1875 - Gelusia ovvero Ammore spusalizio e gelusia 1876 - Ov'è mammà? 1876 - Na commedia 'e tre atte 1876 - Quinnice solde so' cchiù assaie de seimilalire 1876 - È buscia o verità? 1877 - Felice maestro di callegrafia ovvero Lu curaggio de nu pompiere napulitano 1879 - Feliciello e Feliciella 1879 - Lo testamento de Parasacco 1879 - La collana d'oro 1880 - L'Accademia disturbata 1880 - Le treccia dell'Imperatore 1880 - La Presentazione de 'na compagnia ovvero Felice direttore di compagnia 1880 - Tetillo (da Bébé di Alfred Hennequin) 1880 - Mettiteve a fa l'ammore cu me! (da Fatemi la corte di Salvestri) 1880 - Li Piscivinnole napulitane 1880 - Tric Trac (da Tric Trac di Guarino) 1880 - Lu pescecane 1880 - Nu zio ciuccio e 'nu nepote scemo (da Il finto medico di F. Cerlone) 1880 - Duje marite 'mbrugliune (da Les dominos roses di A. Hennequin e A. Delacour) 1880 - Bazzicotto 1880 - Il non plus ultra della disperazione ovvero La Battaglia del Rigoletto. 1881 - O Scarfalietto (da La Boule di Meilhac e Halévy) 1881 - Vi' che m'ha fatto frateme 1881 - Tetillo 'nzurato 1881 - Le Bravure di Don Felice 1881 - La posta in quarta pagina 1881 - Tre pecore viziose 1881 - L'amico 'e papà 1881 - No pasticcio 1881 - La casa numero sette 1882 - Il romanzo di un farmacista povero 1882 - A fortuna 'e Feliciello 1882 - Nun la trovo a mmaretà 1882 - La nutriccia 1882 - Fifì 1882 - No quartino a lu quinto piano 1882 - Na commedia a vapore 1883 - Nu frongillo cecato 1883 - Amore e polenta 1883 - Na paglia 'e Firenze 1883 - Na Jurnata de paura 1883 - Na tombola 'e duemila lire 1883 - Nu buono giuvinotto 1883 - S'ha da dì o no? 1883 - La signorina Piripipì 1883 - Nu casino sotto a lu Vesuvio 1884 - Na capa sciacquata 1884 - La calamita 1884 - Nu brutto difetto 1884 - Na matassa 'mbrugliata 1885 - Na società 'e marite 1885 - Un'agenzia di matrimoni 1885 - Li nepute de lu sinneco (da Le Droit d'un aîné di Paul Burani) 1885 - Lu marito de Nannina (da 115, rue Pigalle di Alexandre Bisson) 1886 - O viaggio 'e nozze 1887 - Nu bastone 'e fuoco 1888 - Miseria e nobiltà 1888 - Nu turco napulitano (da Le Parisien di A. Hennequin) 1889 - Lu miedeco de li femmene ovvero Il dottor Suricillo 1889 - 'Na Santarella (da Mam'zelle Nitouche, di Henri Meilhac e Albert Millaud) 1889 - Girolino e Pirolé 1890 - Pazzie di Carnevale (da Le Metamorfosi di Pulcinella (Scenario dell'Arte) di Antonio Petito) 1890 - Il Matrimonio di stella 1890 - Casà Bignè 1890 - Na stampa e doje figure 1891 - Il capitano Saetta 1892 - Guerra agli uomini 1892 - Cocò 1893 - Na mugliera scurnosa 1893 - Lu Cafè Chantant 1893 - Li cafune a Napule 1893 - Lily e Mimì 1894 - Nu ministro mmiezzo a li guaie (da I fastidi d'un grand om commedia in lingua piemontese di Eraldo Baretti) 1894 - Li mariuole ovvero La Contessa tre cape 1894 - Farfariello 1894 - Tre cazune furtunate 1895 - Na bona guagliona 1895 - La casa vecchia 1896 - La Bohème 1896 - I tre soci 1896 - L'albergo del silenzio 1897 - Le due stelle 1897 - Casa Pipiton 1897 - La belle sciantose 1897 - Zetiallo, vidovo e nzurato 1897 - '''Na mascatura inglese 1898 - Nina Boné 1898 - Nu cane bastardo 1899 - Madama Ficcarelli 1899 - Na creatura sperduta 1899 - La pupa mobile 1899 - A cammerera nova 1899 - Duje chiapparielle 1899 - Na figliola romantica 1900 - A figlia 'e don Gennaro 1900 - A nanassa 1901 - Cane e gatte 1901 - Tutti in viaggio 1901 - Il debutto di Gemma 1902 - Carcere e matrimonio 1902 - A Mosca 1902 - Madama Rollé 1902 - Madama Sangenella 1902 - O balcone 'e Rusinella 1903 - Na mugliera africana 1903 - Nu figlio a pusticcio 1903 - Il processo fiaschella 1903 - Li mmale lengue 1904 - Nu core d'angelo 1904 - Il figlio di Iorio 1905 - La geisha 1907 - Na mugliera zetella 1907 - Na brutta pazzia 1908 - O miedeco d'e pazze 1909 - La coda del diavolo 1915 - Tre epoche 1923 - Nu disastro ferroviario 1924 - WoronoffIn occasione del centesimo anniversario dalla morte di Scarpetta, è prevista la pubblicazione di 60 commedie inedite.