Il cimitero di San Michele degli Scalzi è situato nel quartiere di Cisanello della città di Pisa.

Storia Ricevuto l'incarico di procedere all'ampliamento del cimitero di San Michele, Massimo Carmassi inizia gli studi di fattibilità nel 1978 e appronta il progetto esecutivo nel 1979. I lavori sono avviati di lì a poco e conclusi, per i lotti previsti, nel 1981 (la porzione meridionale, nella quale dovevano trovare posto un corpo scale di collegamento ai ballatoi, un passaggio coperto a pianta curvilinea e i tre volumi dei servizi, ad intersezione con la porzione sudoccidentale delle vecchie cappelle, deve ancora essere realizzata), mentre non è ancora conclusa la sistemazione del recinto semicircolare contenente i sepolcri in marmo.

Descrizione Il cimitero è situato in un'area di espansione posta al margine orientale dell'abitato urbano, in prossimità del borgo di Cisanello, un tempo nucleo autonomo ed oggi conurbato nel tessuto periferico della città. Il complesso, ben riconoscibile dall'asse viario a collegamento con la città, è collocato all'interno di una vasta area, un tempo adibita a uso agricolo e oggi incolta, circondata da complessi a uso residenziale di recente costruzione. A esso si accede sul fronte sud tramite un viale di pertinenza, ortogonale a via Parigi, che immette in un'area a parcheggio e successivamente nel recinto mortuario. Nel complesso l'impianto ad "U" del cimitero, definito a seguito dell'ampliamento carmassiano che ha introdotto a nord il recinto murario delle cappelle e a est il loggiato dei loculi, si configura come una sorta di cittadella murata, segno isolato e chiuso nel panorama urbano circostante.

I volumi progettati da Carmassi si attestano attorno al preesistente cimitero, caratterizzato da un recinto a trama ortogonale contenente le tombe e, definito, sul lato occidentale, dal corpo delle cappelle. L'architetto pisano ricuce e richiude tale spazio tramite l'inserimento a nord di un percorso curvilineo che definisce, verso sud, uno spazio erboso (sorta di recinto pagano) in cui sono collocati sepolcri in marmo a forma di puri parallelepipedi e attorno al quale si distribuiscono, ruotati di 45¡ gradi, i volumi contenenti le cappelle di famiglia; sul lato est è invece collocato un corpo longitudinale a ballatoio, a volumetria compatta sviluppata su due piani, contenente i loculi. A raccordo tra i due fronti è posto un volume articolato, con una porzione semicilindrica e una grande apertura circolare di kahniana memoria, ospitante la rampa e la scala di accesso al ballatoio. Sul lato sud, non ancora realizzato, è ipotizzato il collegamento, tramite un passaggio curvilineo e con copertura trasparente, tra il volume di servizio ai colombari, curvilineo e con fronte orientale scandito da quattro colonne, e i tre volumi dei servizi posti a raccordo, diagonale e ortogonale, con i preesistenti colombari: una cortina di cipressi, non ancora messi a dimora, connota i tre fronti interni dell'intervento di Carmassi.

Il corpo delle cappelle è caratterizzato da volumi stereometrici con setti murari in laterizio che, fruiti dal percorso, danno l'impressione di quinte sceniche che rimandano ai bozzetti di un Craig o di un Roller: a rafforzare l'idea delle componenti sceniche contribuisce la differente visione di tali volumi nei due sensi di percorrenza (pure cortine di mattoni in un senso, superfici vetrate e riflettenti nell'altro) dovuta al particolare disegno delle cappelle: pavimento e due muri esterni in mattoni, altri due muri e soffitto in vetro. Il corpo dei colombari si connota invece, verso il recinto cimiteriale, per il lungo fronte in mattoni, interrotto ritmicamente dalle aperture finestrate sui due piani e, sul lato opposto, per il ballatoio in acciaio con copertura trasparente che distribuisce alle varie stanze sulle cui pareti sono situati i forni, tale articolazione evocando più l'architettura residenziale che non quella funeraria. A est dei colombari è collocato, su tre diversi livelli rivestiti a ghiaia e terra e racchiuso da un muro di recinzione in mattoni, lo spazio per le tombe: queste sono caratterizzate tutte dal medesimo disegno con lastra e stele in marmo di semplice foggia geometrica.

Nonostante la giovane età, il complesso versa già in mediocri condizioni, vuoi per la scarsa manutenzione vuoi, soprattutto, per il fenomeno di espulsione di sale da parte del laterizio, che conferisce un aspetto degradato alla muratura. La scelta di semplicità, e di notevole forza poetica, che Carmassi ha operato nel disegno delle tombe e delle cappelle è in parte affievolita dalla trasformazione, inevitabile, che esse hanno subito nell'uso: le cappelle trasparenti del percorso circolare ad esempio sono state trasformate in piccole stanze da appartamento, con tanto di arredo personalizzato.

Fortuna critica Secondo Acocella, nel cimitero di San Michele agli Scalzi Carmassi sperimentò soluzioni tipologiche e formali successivamente riprese e sviluppate nel Cimitero di San Piero a Grado. Entrambi gli interventi evocano l'immagine della città storica e dei «luoghi murati», attraverso strade, piazze, logge e sequenze prospettiche ora aperte, ora chiuse. Elemento comune è il muro-recinto, inteso come limite netto fra interno ed esterno e fra città e campagna, capace di definire la specificità del luogo delle sepolture attraverso immagini severe.

Irace interpreta l'intervento come una scelta progettuale netta, costruita attorno alle preesistenze attraverso segni e forme di un'ipotetica «città dei vivi e dei morti»; i materiali scandiscono un linguaggio di forme primarie che richiama l'insegnamento di Kahn e la ricerca di Botta.

Matteoni ne sottolinea invece la componente scenografica: il complesso mette in scena un simulacro di città, ma ne sospende la consueta organizzazione gerarchica degli spazi.

Note

Bibliografia Fulvio Irace, «Una generazione eclettica», in Ottagono, n. 82, settembre 1986, pp. 20–49, in particolare p. 39, ISSN 0391-7487. «Itinerario per sommi capi a Pisa e in Toscana», in Casa Vogue, n. 178, ottobre 1986, pp. 198–201. Giorgio Muratore, Alessandra Capuano, Francesco Garofalo ed Ettore Pellegrini, Italia. Gli ultimi trent'anni. Guida all'architettura moderna, Bologna, Zanichelli, 1988, p. 293, ISBN 88-08-05434-9. Massimo Carmassi, «S. Michele degli Scalzi a Pisa; S. Piero a Grado a Pisa», in Abitare, n. 272, marzo 1989, pp. 216–217, ISSN 0001-3218. Alfonso Acocella, «L'architettura di Massimo Carmassi (1976-1989)», in Edilizia Popolare, n. 208, maggio-giugno 1989, pp. 38–53, ISSN 0422-5619. Dario Matteoni, «Un modo di intervenire. La presenza di Massimo Carmassi a Pisa», in Lotus International, n. 63, 1989, pp. 74–89, ISSN 1124-9064. AA.VV., Massimo Carmassi. Architettura della semplicità, Milano, Electa, 1992, pp. 26–27, ISBN 88-435-4262-1. Alfonso Acocella, L'architettura dei luoghi, Roma, Edizioni Later Consult, 1992, pp. 471–492.

Voci correlate Massimo Carmassi

San Michele degli Scalzi