Il Prontuario dei nomi locali dell'Alto Adige è un'opera del politico irredentista italiano Ettore Tolomei. Redatto a partire dal 1906 e pubblicato in prima edizione nel 1909 e successivamente dalla Reale Società Geografica Italiana nel 1916, raccoglie un totale di 16.735 toponimi dell'Alto Adige, tradotti e adattati in lingua italiana a partire dagli originali tedeschi e retoromanzi.
Esso s'inscrive nel solco dell'opera di assimilazione italiana dei territori conquistati sul finire delle guerre d'indipendenza e (in ultima analisi) dopo la prima guerra mondiale; suo primo promotore fu il primo ministro Giovanni Giolitti, nel corso del quinto esecutivo da lui presieduto.
Il repertorio toponomastico approntato dal Prontuario fu quindi ulteriormente implementato sotto i governi Bonomi e Facta e ufficialmente ratificato mediante il Regio decreto del 29 marzo 1923, n. 800, firmato da Benito Mussolini, cinque mesi dopo l'insediamento del primo governo fascista, configurandosi come elemento chiave della politica di italianizzazione che il regime si avviava a perseguire nella zona di confine adottando in pieno il Programma di Tolomei promulgato nell'estate del 1923..
Premessa Le origini prime della toponomastica nel territorio dell'Alto Adige sono di stampo celtico e retico, ai quali si unì l'elemento latino a seguito della conquista da parte di Druso maggiore nel 15 aC, che diede luogo alla penetrazione romana.
Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente, nel primo Medioevo le valli altoatesine vennero colonizzate dai Baiuvari, che oltre a esercitare il loro dominio politico ed ecclesiastico crearono la maggior parte della toponomastica regionale anche assimilando, adattando o trasformando i toponimi pregermanici.
Cronologia Sul finire del XIX secolo l'irredentista trentino Ettore Tolomei si batté per la potestà italiana su determinati territori, «inquinati nei secoli da genti straniere» come egli ebbe a dire., anche mediante la sostituzione delle tradizioni linguistiche locali con la sola lingua di Dante. Considerato dalla ricerca più recente «diligente contabile della battaglia nazionale»., egli fondò la rivista nazionalista La Nazione Italiana, che si fece portavoce di tali istanze presso l'opinione pubblica.
Per il caso specifico del Tirolo Meridionale, Tolomei lo definì "geograficamente italiano" sin dall'antichità, derubricando la presenza germanofona come un breve episodio storico: a suo avviso gli italiani, in quanto affini alla "stirpe ancestrale" della provincia in questione, avevano tutto il diritto di imporre nuovamente la loro presenza e la propria predominanza linguistica e culturale..
I lavori per quello che sarebbe divenuto il Prontuario iniziarono nel 1906 con la fondazione (sempre sotto l'egida di Tolomei) dellArchivio per l'Alto Adige, una rivista e un centro di studi avente per obiettivo la dimostrazione e la pubblicizzazione della "vera origine culturale" dell'area del Tirolo a sud delle Alpi. Il senatore trentino disse che la sua opera intendeva
A quel tempo tali propositi non erano un unicum a livello internazionale, laddove la mentalità nazionalista era molto diffusa in varie aree: a titolo d'esempio i governanti austro-ungarici avevano creato e imposto numerosi esonimi tedeschi a località italiane da essi controllate. Esisteva inoltre da più di un secolo, a livello europeo, una sorta di "concorrenza" tra italiano e tedesco sui nomi da attribuire a varie località dell'Europa centro-orientale e della penisola balcanica, le quali di tempo in tempo erano rientrate nell'orbita della casata asburgica e/o della Repubblica di Venezia: a seguito di tale contrasto, per esempio, si era in tal modo affermato in inglese l'uso di esonimi italiani (per esempio Vienna, Montenegro o Valona).
Il primo elenco di toponimi (meno di 500) venne pubblicato nel 1909; in esso il territorio di Bolzano veniva battezzato Alto Trentino (poiché probabilmente Tolomei e i suoi collaboratori non avevano ancora "scoperto" l'esistenza, in epoca napoleonica, del dipartimento dell'Alto Adige) e vari nomi riportavano adattamenti diversi rispetto a quelli poi scelti (a titolo d'esempio Brenner era reso Pirene in luogo di Brennero)Gianni Faustini, "Facevo il giornalista". Appunti e notizie autobiografiche sull'attività giornalistica di Ettore Tolomei, in ..
Nel 1916, un anno dopo l'entrata dell'Italia nella prima guerra mondiale, venne creata una commissione ad hoc per concepire nomi italiani per i territori ritenuti di prossima conquista. Ne facevano parte oltre a Tolomei il professore di botanica e chimica Ettore de Toni e il bibliotecario Vittorio Baroncelli, che tempo addietro avevano già dato alle stampe un Prontuario di toponomastica dell'Alto Adige e dell'Ampezzano e un Repertorio Topografico della Venezia Tridentina.
L'unione degli studi di Tolomei con quelli di De Toni e Baroncelli portò alla redazione di quasi 12.000 toponimi italiani, sia preesistenti che creati ex novo: il Prontuario venne quindi pubblicato nel mese di giugno 1916, sia nellArchivio per l'Alto Adige, sia all'interno del volume XV parte II delle Memorie edite dalla Reale Società Geografica Italiana..
I lavori proseguirono ancora per circa sette anni: nel 1921 il quinto governo Giolitti istituì un'apposita commissione per stabilire i criteri della scelta dei toponimi italiani. La "commissione Giolitti" recepì il Prontuario quasi senza modifiche. Fu però solamente con il primo Regime fascista che la disciplina toponomastica fu approvata il 29 marzo 1923 mediante decreto del re Vittorio Emanuele, controfirmato dal primo ministro Benito Mussolini.
La toponomastica altoatesina fu di poco modificata nel 1929 e nel 1935, allorché venne pubblicato l'elenco definitivo (contenente circa 16.300 nomi), che venne infine ratificato con Regio Decreto il 10 luglio 1940. Nel 2010 il Prontuario fu abrogato con Decreto del Presidente della Repubblica 13 dicembre 2010, n. 248, allegato 93.
Metodo Fu Tolomei stesso a spiegare il metodo da lui usato nella rilevazione e nella scelta dei toponimi raccolti nel Prontuario.
I toponimi italiani ritenuti già consolidati nell'uso (quali ad esempio Merano, Salorno, Bolzano) vennero mantenuti: del resto diversi nomi italiani di comuni altoatesini risultavano essere diffusi e preesistenti già al censimento austroungarico del 1910. I toponimi ladini vennero adattati foneticamente alla pronuncia italiana (a titolo d'esempio Gherdëina divenne Gardena); inoltre laddove possibile il substrato pregermanico (essenzialmente ladino o celtico) venne utilizzato per creare toponimi italianeggianti in luogo dei tedeschi (è il caso di Renon per Ritten o di Chienes per Kiens). I toponimi ritenuti irreducibilmente germanici (in quanto non riconducibili a protoforme romanze) vennero invece sostituiti da nomi italiani creati per corrispondenza fonetica o semantica: alcuni nomi vennero così adattati foneticamente alla pronuncia italiana (per esempio Lagundo da Algund o Avelengo da Hafling) e altri vennero tradotti letteralmente (come Lago Verde per Grünsee e Villabassa per Niederdorf). Laddove anche tali soluzioni non apparivano praticabili venne adottato il santo patrono della località (come nel caso di Innichen, che divenne San Candido) oppure si fece ricorso a "nomi parlanti" di valore geografico-descrittivo (ad esempio Colle Isarco per Gossensaß). Alcuni toponimi esistenti, in quanto ritenuti sufficientemente adatti alla pronuncia italiana (anche quando di filogenesi germanica) non vennero tradotti affatto: è il caso di Gries (che significherebbe "sabbia"), Gais e Plaus, che vennero accolti così com'erano nella nomenclatura italianizzata. Vi furono poi casi come Obereggen, per i quali la traduzione italiana (nello specifico San Floriano) non venne mai utilizzata, finendo per perderne memoria.
Critiche Secondo il linguista altoatesino Egon Kühebacher,. sebbene Tolomei avesse dichiarato di voler recuperare con la sua opera le radici "originarie" dei toponimi della regione, l'incompetenza linguistica di costui e dei suoi collaboratori avrebbe in molti casi sortito un effetto di segno opposto, nascondendo ulteriormente le origini dei nomi storici sotto soluzioni spurie..
Kühebacher cita alcuni esempi, come il toponimo Lana, riconducibile a un proprietario terriero di nome Leo, il cui territorio era chiamato (praedium) Leonianum. Nell'Alto Medioevo il nome veniva pronunciato Lounan, dopodiché nel XII secolo il dialetto bavarico tramutò la vocale ou in a, tramutando il toponimo in Lanan e quindi in Lana. Dunque, secondo Kühebacher, se Tolomei avesse seguito il metodo da lui delineato nel prontuario, il toponimo avrebbe dovuto essere "tradotto" in Leoniano. Un caso analogo riguarda nomi come Trens e Terenten, che Tolomei non fu in grado di ricondurre al latino torrens (torrente): non avendo rilevato le radici storiche ancora presenti nel lemma tedesco, il senatore li adattò in Trens e Terento..
In altri casi, la toponomastica di Tolomei avrebbe causato la perdita di informazioni storiche contenute nei nomi di luogo sviluppatisi attraverso i secoli, complice il fatto che il senatore trentino aveva imposto la lingua toscana senza tener conto del substrato retoromanzo e delle tradizioni locali. A tal riguardo si cita come esempio il toponimo Vipiteno, che Tolomei preferì a Sterzen, nome pure comunemente usato tra la popolazione italiana dell'epoca. Così facendo utilizzò però, forse senza saperlo, un nome germanizzato. Il nome retoromanzo infatti era Vibidina, che nell'VIII secolo fu germanizzato in Wipitina, e come tale venne nominato per la prima volta in documenti di lingua latina. Nei documenti più recenti esso venne latinizzato in Vipitenum, un nome che ricordava molto i toponimi di origine romana, e per questo venne scelto da Tolomei..
Nei casi dei toponimi tradotti letteralmente, Tolomei avrebbe commesso ulteriori errori: ad esempio Linsberg venne tradotto come Monte Luigi (stesso nome usato come traduzione di Luisberg), mentre Blumau, erroneamente interpretato come indicante un prato fiorito, divenne Prato all'Isarco; si può citare altresì Neunhäusern, divenuto Nove Case quando in tedesco significa le "nuove case".
Anche studiosi di lingua italiana, come Fabrizio Bartaletti. e Nicolò Rasmo, hanno espresso critiche all'opera di Tolomei. Secondo Rasmo:
Secondo Giovan Battista Pellegrini, invece, nonostante alcune lacune:
Infine, alla ricerca più recente non sfugge la profonda «natura politica» del lavoro tolomeiano che aveva sostanzialmente sostituito scopi linguistici con quelli di un ultranazionalismo rabbioso.
Vigenza I toponimi italiani ufficiali nel secondo dopoguerra sono stati affiancati da quelli tedeschi e ladini, dando vita ad una toponomastica bi- o trilingue. Il consiglio della Provincia autonoma di Bolzano nel settembre 2012 ha istituito ufficialmente un repertorio in cui raccogliere i toponimi tedeschi e ladini.
L'Accordo De Gasperi-Gruber del 1946, lo Statuto di autonomia regionale (1948) e lo Statuto di autonomia provinciale (1972) prevedono il bilinguismo della toponomastica in Provincia di Bolzano, senza aver espressamente confermato i provvedimenti tolomeiani.Società geografica italiana, 1988.Cfr. sulla problematica .
Nel corso dell'approvazione del cosiddetto decreto "taglia-leggi" varato dal governo Berlusconi IV, i parlamentari della Südtiroler Volkspartei cercarono di inserire i decreti toponomastici tra i provvedimenti da abrogare, senza buon fine. La toponomastica elaborata da Ettore Tolomei è dunque tutt'oggi ufficialmente vigente per quanto riguarda i toponimi italiani.