Cent'anni di solitudine (Cien años de soledad) è un romanzo del 1967 del Premio Nobel colombiano Gabriel García Márquez, considerato tra le opere più significative della letteratura del Novecento.

Narra le vicende di sette generazioni della famiglia Buendía, il cui capostipite, José Arcadio, fonda alla fine del XIX secolo la città di Macondo. La storia è narrata con uno stile elaborato e personale, ricco di prolessi che anticipano drammaticamente gli avvenimenti ancora da narrare. Attraverso un modello che unisce rigore formale e frasi sontuose, radici classiche e sperimentazione, il romanzo svelò il vitalismo di un universo di solitudini incrociate, dove si succedono i destini ineluttabili di una famiglia, romanzo nel quale, come disse Ariel Dorfman, «l'individuo è divorato dalla storia e la storia è divorata a sua volta dal mito»Bruno Arpaia, «Gabo. L'Eldorado della solitudine». Il Venerdì di Repubblica, p.19, 9 giugno 2017.

Il romanzo, scritto in diciotto mesi,Gabriel García Marquez, «Solitudine e comunità», appendice pubblicata su «Cent'anni di Solitudine», ed. Mondadori, p.373 è considerato l'opera maggiore dell'autore; pubblicato originariamente dalla casa editrice Sudamericana a Buenos Aires nel giugno 1967, vendette in due settimane ottomila copie; nei tre anni successivi 600 000 copie. Fu in seguito tradotto in 37 lingue vendendo più di venti milioni di copie.One Hundred years of Solitude, by Gabriel García Márquez, 2003, Harper Collins: New York, ISBN 0-06-088328-6, postfazione intitolata: 'P.S. Insights, Interviews & More' pp. 2-12 Lo stile del romanzo, il celebre realismo magico, e la materia tematica fanno sì che Cent'anni di solitudine diventi rappresentativo del boom latinoamericano degli anni sessanta e settanta, influenzato stilisticamente dal modernismo (europeo e nordamericano) e dal movimento letterario legato alla rivista cubana Vanguardia.

La stesura Lo scrittore colombiano Gabriel García Márquez fu uno dei quattro romanzieri sudamericani coinvolti per primi nel boom letterario sudamericano degli anni sessanta e settanta, insieme al peruviano Mario Vargas Llosa, all'argentino Julio Cortázar; aggiungendo il messicano Carlos Fuentes. Cent'anni di solitudine procurò a García Márquez fama internazionale all'interno del movimento magico-realista della letteratura sudamericana."The Modern World". Web, www.themodernword.com/gabo/. April 17, 2010

Interpretazione metaforica della storia colombiana, dalla fondazione allo Stato contemporaneo, Cent'anni di solitudine riporta diversi miti e leggende locali attraverso la storia della famiglia Buendía,McMurray, George. "Reality and Myth in García Márquez' ‘Cien años de soledad’". The Bulletin of the Rocky Mountain Modern Language Association, Vol. 23, No. 4 (Dec., 1969), pp. 175-181 le cui diverse generazioni si inseriscono nella vita del paese e permettono di raccontare, seppure con lo specchio deformante della maschera linguistica, gli eventi storici della Colombia moderna, come le polemiche del XIX secolo a favore e contro la riforma politica liberale di uno stile di vita coloniale, il lento inserimento sulla via del progresso, con l'arrivo della ferrovia, del cinema e dell'automobile, la guerra dei mille giorni (1899-1902), l'egemonia economica della United Fruit Company ("Compagnia bananiera" nel libro), nella logica della dottrina Monroe, e la conseguente sanguinosa repressione dello sciopero come politica di relazioni fra governo e classe lavoratrice.

Cent'anni di solitudine è il risultato definitivo di una lunga lavorazione iniziata da giovane; già nel 1944 García Márquez era ossessionato dalla costruzione di una storia familiare; arrivò anche a pubblicare degli "appunti per un romanzo" con il titolo La casa de los Buendía (Crónica n. 6, Barranquilla, 3 giugno 1950). Per lungo tempo il titolo di lavorazione dell'opera rimane La casa, e una costola del romanzo darà origine a Foglie morte.

Dopo la stesura di La mala ora García Márquez soffre un blocco creativo, perché si rende conto che sta maturando l'opera della sua vita. Nel 1965 vive a Città del Messico con la moglie e i figli; nel mese di gennaio, durante le vacanze, sulla strada per raggiungere la località di villeggiatura di Acapulco, ha un'improvvisa visione di come dovrà essere il suo romanzo, in particolare lincipit e il primo capitolo. Ferma la Opel che sta guidando e dice alla moglie che ha finalmente trovato lo stile giusto per la sua scrittura: utilizzerà il tono narrativo-epico con cui la nonna gli narrava le storie fantastiche della sua infanzia. Tornato a casa, si chiude nello studio e continua a scrivere per diciotto mesi, pregando la moglie di occuparsi di ogni cosa. Mercedes Barcha farà debiti fino a dollari per la conduzione familiare, finché il romanzo non sarà pronto.

Trama Cent'anni di solitudine è la storia delle sette generazioni della famiglia Buendía nell'immaginaria cittadina di Macondo, nella Colombia caraibica. Lo stile di questo romanzo, definito in seguito "realismo magico", racconta un microcosmo arcano e segregato in cui la linea di demarcazione fra vivi e morti non è così nitida e ai vivi è dato il dono tragico della chiaroveggenza, il tutto sullo sfondo di un drammatico messaggio di isolamento e arretratezza. Il romanzo è diviso in capitoli separati da un'interruzione di pagina, che non sono tuttavia numerati né intitolati. Dalla fondazione di Macondo alla sua fine passano circa cento anni, appunto, di "solitudine"; pressappoco equivalente — nella lente trasfigurata della fantasia dell'autore — al periodo colombiano dal 1830 (anno di fondazione della Colombia simboleggiata da Macondo) alla depressione economica post-bananiera del 1930, come si evince dai pochi avvenimenti storici ricordati e dalle tecnologie usate.

La prima generazione I Buendía della prima generazione sono protagonisti dei capitoli da 1 a 3.

Il capostipite e fondatore di Macondo, José Arcadio Buendía, e sua moglie (e cugina di primo grado) Ursula Iguarán lasciano la città in cui vivono dopo che lui ha ucciso un uomo che lo prendeva in giro per questioni sessuali. Insieme a ventuno amici e con le loro famiglie, vagano nella selva e nelle paludi per quattordici mesi nel tentativo di raggiungere la costa atlantica. Una notte José Arcadio sogna una città fatta di ghiaccio e ode pronunciare il nome "Macondo", così decide di fermarsi lungo il fiume dove è accampato.

Nasce così Macondo, città di 300 anime; il primo nato nel nuovo villaggio è suo figlio secondogenito Aureliano. Circondata da acque e paludi, il villaggio viene trovato per caso in mezzo al nulla dalla tribù dello zingaro Melquíades, per lungo tempo l'unico contatto con il mondo esterno. Melquíades porta a Macondo il fascino dell'alchimia (José Arcadio sacrificherà alla formula per produrre l'oro, malgrado lo zingaro l'abbia messo in guardia, il piccolo tesoro della moglie) e la consapevolezza che il villaggio nella giungla è rimasto indietro rispetto al progresso.

Dopo la morte di Melquíades, la tribù zingara che lo sostituisce porta soltanto fenomeni da baraccone, come la macchina per produrre il ghiaccio che rimane impressa nella fantasia del bambino Aureliano e che fornisce lo spunto per il memorabile e famoso incipit del romanzo, la prima delle molte prolessi della narrazione:

Divenuto adolescente, il primogenito dei Buendía, che porta lo stesso nome del padre, José Arcadio, ha una relazione segreta con Pilar Ternera, una giovane donna “sedotta e abbandonata” che lavora in casa Buendía. Ma un giorno ha un colpo di fulmine per una ragazzina zingara, e fugge insieme alla tribù girovaga. Partita al suo inseguimento, la madre Ursula (che ha appena dato alla luce una terza figlia, Amaranta) scompare per mesi, e al suo ritorno rivela che a solo due giorni di distanza sorge un'altra cittadina lungo la strada del servizio postale. Macondo non è più isolata.

Il paese si ingrandisce con nuovi immigrati. Pilar Ternera dà alla luce il figlio di José Arcadio, che per distinguerlo dal padre e dal nonno viene chiamato Arcadio. Un giorno arriva a casa Buendía una piccola orfana, inviata da lontani parenti che nessuno ricorda: si chiama Rebeca e viene allevata insieme ad Arcadio, ma la bambina porta con sé il contagio della malattia dell'insonnia. Oltre a impedire di dormire, il morbo provoca una progressiva e grave perdita di memoria, al punto che gli abitanti di Macondo devono scrivere bigliettini con il nome delle cose su ogni oggetto di uso comune e compilare una lista di incombenze quotidiane per sopravvivere. A salvare il villaggio è lo zingaro Melquíades, ritornato dalla morte con una pozione medicinale.

Macondo adesso è collegata con il resto del paese; un giorno giunge una bizzarra compagnia, un'anziana molto grassa che si fa mantenere dalla nipotina, costretta a coricarsi con decine di uomini al giorno.Anche se il suo nome non viene citato, si tratta di Eréndira e della nonna, la cui storia sarà ampliata e arricchita nel racconto principale contenuto nella successiva raccolta intitolata La incredibile e triste storia della candida Eréndira e della sua nonna snaturata Aureliano Buendía, ormai ventenne, si intrattiene con la ragazzina senza approfittarne.

Dopo il collegamento con la civiltà, tuttavia, Macondo viene raggiunta anche dall'autorità, nella persona del correggitore don Apolinar Moscote, che però viene cacciato da José Arcadio quando pretende di decidere persino il colore di casa Buendía, ampliata e ristrutturata per la famiglia allargata. Don Apolinar ritorna con famiglia e soldati per insediarsi a Macondo, e stabilisce una tregua con i Buendía; ma il giovane Aureliano, che accompagna il padre, si innamora perdutamente di una delle figlie di Moscote, Remedios, di soli nove anni.

La seconda e la terza generazione Dal capitolo 4 al capitolo 9

Aureliano Buendía perde il sonno per Remedios Moscote. Durante le sue smanie, una notte si infila in camera di Pilar Ternera e perde la verginità con lei: nascerà un figlio, Aureliano José. Poi, chiede ai genitori di sposarsi con la figlia del correggitore. Passato lo sgomento di entrambe le famiglie, dal momento che Remedios è ancora impubere, le nozze vengono rimandate. Anche Rebeca e Amaranta raggiungono l'età dell'amore, ed entrambe si invaghiscono dell'italiano Pietro Crespi, venuto a casa Buendía per installare una pianola automatica acquistata da Ursula per insegnare le danze moderne alle ragazze. A essere corrisposta è Rebeca, con gran risentimento della sorellastra, la quale giura che i due non si sposeranno mai. Le nozze di Rebeca e quelle di Aureliano vengono fissate nello stesso giorno, ma una falsa lettera sulla morte della madre allontana Pietro Crespi.

Remedios si trasferisce a casa dei suoceri, ed è lei a prendersi cura di José Arcadio quando il vecchio impazzisce e occorre legarlo a un albero. Amaranta, gelosa, continua ad augurarsi qualcosa di tremendo che impedisca le nozze di Rebeca, nutrendo anche il proposito di avvelenarla il giorno prima del matrimonio; purtroppo non è necessario perché Remedios muore a causa di una gravidanza gemellare. Aureliano ne esce distrutto, ma improvvisamente torna a casa suo fratello José Arcadio, enorme e con il corpo tutto tatuato, dopo aver girato il mondo intero. Sopravvive grazie a prestazioni sessuali da superdotato finché Rebeca si invaghisce di lui e si intrufola nella sua stanza nottetempo. Poco dopo i due si sposano (il prete rivela che non sono fratelli) malgrado la contrarietà di Ursula, e si trasferiscono a vivere in un'altra casa. Rassegnato, Pietro Crespi comincia a frequentare Amaranta e le chiede di sposarlo: dovrebbe essere il coronamento dell'attesa della giovane, ma lei prende tempo.