La Y (in minuscolo y), detta ipsilon, o anche i greca o i greco, è la venticinquesima lettera dell'alfabeto latino moderno e la ventiduesima di quello latino antico. Lo stesso segno (maiuscolo) rappresenta anche la lettera ipsilon dell'alfabeto greco e la lettera u di quello cirillico; inoltre, il simbolo [y] indica una vocale anteriore alta labializzata nell'alfabeto fonetico internazionale. L'Y non fa parte dell'alfabeto italiano, ed è presente solo in parole prese in prestito da altre lingue. Nei grecismi dell'italiano, l'ipsilon originario è rappresentato dalla vocale i.

Storia + Probabile evoluzione del grafemaLa Waw in fenicioLa Y in greco.La Y in latinoLa Y derivata dalla waw La Ypsilon deriva dalla lettera fenicia waw, che aveva valore fonetico vocalico [u] e semivocalico [w].

La waw diede origine alla lettera latina V e alla lettera greca ypsilon, il latino conservò il fonema semivocalico [w] e vocalico [u] (a volte anche pronunciata [ʊ]) originario usando la V, senza distinzioni grafiche per i fonemiLa U & W fûro un'invenzione medievale, mentre la V indicava il fonema [w] quando era seguita da un'altra vocale che la V, al contrario invece il fonema [u] era rappresentato dalla V seguita da consonante, diventava [ʊ] quando era a fine parola..

Nell'alfabeto greco antico la vocale Ypsilon era pronunciata in origine [u]; la pronuncia passò nel periodo classico (nel dialetto ionico-attico) a [y] (oggi fonema presente in alcune lingue, come nel caso della ü tedesca o lombarda, usata anche nella pronuncia restaurata del latino).

Ancor più tardi Y perse l'arrontondamento e divenne , ossia la pronuncia del greco moderno e latino ecclesiastico.

I romani, per via dei sempre più frequenti grecismi, importarono la Y greca come nuova vocale intorno al I secolo a.C. (così come venne reintrodotta la Z, con pronuncia [d͡z]), solo in parole derivate dal greco, con la pronuncia [y] che ancora persisteva in greco, con il nome "I GRÆCA" ossia "I greca".

Anche se la pronuncia corretta rimase solo nel ceto colto fluente in greco antico, mentre nella popolazione Y spesso venne pronunciato erroneamente come il sonus medius /ʉ/ creando errori nella pronunciaAppendix Probi "Tymum non Tumum", la pronuncia distinta di Y rimase fino almeno al VI secolo.

Essi la utilizzarono inoltre, ma raramente, anche nel loro sistema di numerazione, per rappresentare il numero 150.

La lettera Y era originariamente una vocale, mentre ora in molte lingue indica il suono di una semiconsonante.

Per l'evoluzione del grafema, vedi la voce V e U.

Grafie alternative

In olandese, la lettera Y non faceva originariamente parte dell'alfabeto. D'altra parte, essa è stata usata (ed è ancora in uso, anche se in misura minore) come equivalente informale della sequenza di grafemi IJ (minuscolo ij), che rappresenta il dittongo [ɛi] (grosso modo, come nell'italiano lei [lɛi]). Lo stesso dittongo è anche scritto, occasionalmente, Ÿ (minuscola ÿ): qui, la dieresi rappresenta i due punti delli e dellj fusi insieme. La grafia IJ / ij è considerata più accurata. Formalmente, la lettera Y è usata in alcuni prestiti, come (sistema), e nomi propri, come Van Dyck.

Simbolo pitagorico

La Y era un simbolo risalente ad antiche tradizioni sapienziali, utilizzato in particolare dalla scuola pitagorica per indicare il bivio ideale tra gli opposti sentieri iniziatici del vizio e della virtù.Christiane L. Joost-Gaugier, Pitagora e il suo influsso sul pensiero e sull'arte, trad. it. di P. Faccia, pag. 257, Arkeios, 2008.

La stessa simbologia, conosciuta anche dal poeta Virgilio, sarebbe presente nellEneide,Servio Mario Onorato, Commento all'Eneide, 6, 136, in Servii Grammatici qui feruntur in Vergilii Carmina commentarii, a cura di George Thilo e Hermann Hagen, 3 voll., Lipsia, 1881-87. dove secondo il commentatore Servio Mario Onorato connotava le fattezze del ramo d'oro rinvenuto da Enea, che gli avrebbe consentito la discesa nell'oltretomba Averno.Eneide, libro VI, vv. 136-137. L'aspetto biforcuto del ramo, che mostrava la divaricazione tra la via di destra, diretta ai Campi Elisi, e quella di sinistra, rivolta invece al Tartaro e alla perdizione, significava come il dualismo tra bene e male avesse in realtà un'unica origine.

La forma a Y del ramo d'oro fu attribuita in epoca medioevale, per analogia, all'albero della conoscenza del bene e del male, giungendo anche, attraverso correnti ermetiche, cabbalistiche e neoplatoniche, fino a Dante Alighieri.Sandra Debenedetti Stow, Dante e la mistica ebraica, pag. 138, Giuntina, 2004.

Note

Voci correlate Ypsilon

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