La Tomba della Scimmia è una tomba a camera etrusca dipinta della necropoli di Poggio Renzo, a pochi chilometri da Chiusi, scoperta nel 1846 da Alessandro François insieme alla vicina tomba della Caccia...Nella banca dati ICAR l'ipogeo è registrato anche con il nome di tomba François, dal suo scopritore: . Prende il nome da una scimmia accovacciata in un arbusto, con una catena al collo, dipinta nel fregio della camera centrale.. È una delle circa venti tombe a camera dipinte di Chiusi e, con la tomba del Colle Casuccini, la più nota del gruppo..
L'ipogeo è scavato circa otto metri sotto il piano d'ingresso e ha pianta a croce, con un ampio atrio e tre camere; i soffitti sono a cassettoni, un tipo che in Etruria si diffonde soltanto dalla seconda metà del IV secolo a.C. e che qui compare all'inizio del V.. Le pitture, concentrate nell'atrio, rappresentano i giochi funebri celebrati per una defunta, che vi compare seduta sotto un parasole; i soggetti vengono dal repertorio di Tarquinia, al punto che si è ipotizzato l'arrivo di maestranze tarquiniesi in Val di Chiana.. I colori si sono molto indeboliti e per una parte dei dettagli la lettura dipende dalle copie eseguite fra l'Ottocento e il primo Novecento.. Fino al 1979 vi si entrava liberamente; in quell'anno la Soprintendenza la chiuse per tutelarne le pitture, e il restauro successivo ne permise la riapertura, ma a gruppi ristretti e per soste brevi.
Scoperta Le ricerche archeologiche a Poggio Renzo si aprirono nel 1829 con il nobile chiusino Pietro Bonci Casuccini, che sul pendio sud-occidentale del colle, presso il podere La Pellegrina, individuò una serie di celle sepolcrali con urne, vasi di bucchero e vasi dipinti. Nei decenni successivi il colle fu oggetto delle ricerche di Alessandro François, che nel 1846 vi riconobbe le due tombe a camera della Caccia e della Scimmia; nel 1850 lo stesso François scavò alla Pellegrina sepolture ellenistiche. La necropoli, in uso dal villanoviano al tardo ellenismo, è la più antica e la più importante fra quelle che circondavano la città etrusca di Chiusi..
La scoperta fu resa nota da Emil Braun, segretario dell'Instituto di corrispondenza archeologica, che ne pubblicò la descrizione negli Annali del 1850, accompagnata dalle tavole ricavate dai disegni di Giuseppe Angelelli.; .. L'edizione scientifica delle pitture si deve a Ranuccio Bianchi Bandinelli, che aveva già dedicato al territorio chiusino la monografia topografica Clusium del 1925 e pubblicò le tombe arcaiche di Chiusi nella collana dei Monumenti della pittura antica scoperti in Italia..
Le copie e la documentazione La sequenza delle riproduzioni copre settant'anni. Nel 1846, subito dopo la scoperta, Angelelli eseguì per Braun gli acquerelli delle quattro pareti dell'atrio, la sezione e la pianta dell'ipogeo e i particolari della camera di fondo; da questi furono tratte le litografie colorate dello stesso anno e le incisioni pubblicate nel 1850.. Al 1850 risale anche un disegno della pianta e della sezione dovuto a Carlo Ruspi. Nel 1907 Alessandro Morani e la sua bottega eseguirono acquerelli, lucidi e tele a facsimile, seguiti l'anno dopo da una fair copy d'insieme; fra il 1911 e il 1912 E. d'Alessandris riprese ad acquerello le pareti, i soffitti e la pianta.
Fra il 1910 e il 1916 Augusto Guido Gatti realizzò per il Regio Museo archeologico di Firenze disegni colorati, lucidi in scala uno a uno e tele a facsimile dell'intero ipogeo, oltre alla pianta e alle due sezioni. Furono i primi facsimile di pittura etrusca esposti a Firenze: Luigi Adriano Milani li presentò nel 1911, dando avvio al progetto della Galleria che doveva illustrare la pittura etrusca e insieme conservarne le immagini, molte delle quali stavano scomparendo.. Nelle carte personali di Gatti si conservano gli appunti di rilievo presi in situ: gli schizzi della pianta con le misure, quelli di una seduta e quelli del soffitto, con l'indicazione dei colori osservati nell'ipogeo.. Bianchi Bandinelli riferiva che Gatti aveva ottenuto le copie in scala uno a uno «da lucidi condotti sull'originale attraverso lastre di vetro»; Lucrezia Cuniglio e Susanna Sarti osservano che il procedimento è difficile da applicare, date le dimensioni dei lucidi, e rilevano che il fregio della parete d'ingresso porta una quadrettatura sia sulla copia del disegno a stampa sia sui lucidi al vero, segno che di quella parte Gatti non fece il rilievo diretto..
La documentazione fotografica comincia con lo scatto di Romualdo Moscioni eseguito verso il 1900, di cui l'Istituto archeologico germanico di Roma conserva una copia..
Architettura L'ipogeo è scavato in un banco di sabbie plioceniche, un complesso litologico instabile: gli si attribuisce il crollo di alcune tombe del colle, delle quali si sono perse le tracce. Vi si accede per una scala che non è l'originale: il dromos a gradini è interrato sotto la sede stradale. La pianta è cruciforme e comprende quattro ambienti: un ampio atrio, che si trova a otto metri di profondità e misura 4,10 per 5,13 metri con un'altezza di 3,24, e tre camere laterali; le porte hanno battenti sagomati. Il modello tridimensionale ricavato nel 2014 dalla fotogrammetria mostra che le camere hanno geometrie irregolari e che la loro posizione è indipendente da quella degli ambienti adiacenti: l'ipogeo non è simmetrico, e la vecchia pianta archeologica che lo rappresentava con camere laterali simmetriche non trova conferma..
La pianta a croce non ha riscontro nell'architettura profana; a Chiusi caratterizza il gruppo delle grandi tombe monumentali tardo-arcaiche e subarcaiche, al quale appartengono anche le tombe del Colle Casuccini, del Leone, del Pozzo a Poggio Renzo, di Poggio al Moro, di Montollo e quelle del Poggio Gaiella. Se ne trovano paralleli a Tarquinia, Tuscania, Blera e Vulci, ma non a Caere..
I letti funebri delle grandi tombe chiusine stanno di regola nelle camere laterali e in quella di fondo, e solo di rado nel vestibolo, che di solito non serviva alla deposizione ma aveva funzione di rappresentanza e forse di culto. Hanno spesso forma di klinai, con gambe e testata a rilievo oppure dipinte; il tipo con gambe rastremate verso il basso e a sezione rettangolare, particolarmente caratteristico di Chiusi, ha origine greca ed è raffigurato spesso sui vasi attici a figure rosse, ma in Etruria è documentato soltanto fra la fine del VI secolo a.C. e il V. Nella camera di fondo della tomba della Scimmia si trova inoltre un banco cubico, interpretato come piano per la deposizione del corredo oppure come altare per il culto dei morti..
I soffitti sono a cassettoni, imitanti modelli lignei, e in parte dipinti. Nell'atrio una modanatura del cassettone porta una piccola testa di Medusa di prospetto, con orecchini a disco; il cassettone della camera di fondo ha al centro una rosetta rossa con quattro foglie verdi di edera e in ciascun angolo una sirena con doppie ali. Sono motivi che rimandano al mondo degli inferi, come la testa di Charun nel cassettone della tomba François a Vulci.. Per questa forma di soffitto non esistono prototipi etruschi più antichi: altrove i cassettoni profondi non compaiono prima della seconda metà del IV secolo a.C., mentre nelle tombe chiusine sono documentati già all'inizio del V, prima che ad Atene. Stephan Steingräber vi riconosce la ripresa di modelli greci, forse mediata dalla Magna Grecia.
Le pitture Il pittore lavorò su un velo d'argilla, che si ricavava lisciando la parete di arenaria, e vi stese colori di origine sia minerale sia vegetale. Nell'atrio le pitture occupano una fascia di ampiezza limitata, incorniciata da un meandro e da un motivo a foglie d'acqua. I fregi sono di dimensioni ridotte e mostrano i giochi celebrati per il funerale: prove di forza e di destrezza da una parte, esecuzioni musicali dall'altra. In mezzo alle gare compaiono figure di spettatori, e fra queste Alessandro Naso identifica i defunti. Il fregio corre senza interruzione lungo le quattro pareti, e le singole scene proseguono oltre gli angoli, da una parete a quella adiacente.
La corsa delle bighe
Il fregio si apre a destra della porta della tomba con quattro uomini in piedi accanto a un diphros, su cui è steso un panno chiaro orlato di rosso. Tutti reggono rami, e due di loro portano qualcosa d'altro: uno un lituo, l'altro una lira. Dalla parete accanto arrivano al galoppo tre bighe, disposte in modo che ciascuna stia superando quella che la precede, e sotto i cavalli corrono un ragazzo nudo e un cane con il collare.. Naso riconosce in alcune di queste figure dei littori con una probabile verga vegetale, e ricorda fra gli altri personaggi estranei alle gare il suonatore di lituo.
I cavalieri, i lottatori e la scimmia
Il fregio della parete di fondo è il più affollato. Lo precedono, sulla parete sinistra, due uomini barbati che avanzano mano nella mano, in tunica corta a losanghe punteggiate, ciascuno con una palma. Sulla parete di fondo si susseguono quattro episodi: un giovane nudo, anche lui con la palma, si stacca da un cavallo rosso lanciato al galoppo, mentre un cavaliere barbato lo segue in secondo piano su un cavallo nero e impugna un'asta; vengono poi due lottatori nudi, colti nel momento in cui uno dei due è sollevato da terra, e un uomo dai lunghi capelli intrecciati, incoronato e calzato di azzurro, che alza la destra a palmo aperto e tiene una verga nell'altra mano. All'estremità destra del fregio, dentro un arbusto, sta la scimmia da cui viene il nome della tomba, con una catena al collo.
Nella descrizione redatta al momento della scoperta Braun leggeva nei due cavalieri altrettanti desultores e nell'uomo con la verga e la corona il ginnasiarca che, alzando la mano, segnala la fine del combattimento, e ammetteva di non spiegarsi perché il gruppo dei lottatori si inserisse fra i due cavalieri.
Il lanciatore, i pugili e il pirrichista Oltre la porta della camera di fondo il fregio riprende con le gare. Un ragazzo nudo, la testa voltata indietro, porta un ramo e tiene per il cordone un ariballo; accanto a lui un uomo nudo, cinto da una benda e da una cintura, stringe a due mani un giavellotto. Seguono due pugili barbati che si fronteggiano, con le cinture e i cesti alle mani, e fra loro sta un altro diphros con il suo panno. Sulla parete destra compare un armato, con elmo a cimiero, corazza, tunica e schinieri, che alza lo scudo e tiene la lancia; lo accompagnano due suonatori di doppio aulos, uno piccolo e barbuto con il berretto rosso, l'altro più giovane e vestito di una lunga tunica chiara a fiori. Sopra l'armato un vaso pende dal fregio di coronamento.. Braun riconosceva nel guerriero un pirrichista, cioè un danzatore in armi, e spiegava la statura ridotta dei due suonatori con lo spazio disponibile. Accanto al lanciatore vedeva un uomo adulto di piccola statura che reggeva la palma della vittoria e una palla legata a una corda, e in quella corda riconosceva il mezzo per moltiplicare la forza del lancio, un esercizio di palestra vicino alla fionda; nei due pugili, resi con il corpo peloso, vedeva campioni atletici chiusini premiati nei giochi celebrati per i defunti della tomba.
La danzatrice e il giovane con i dischetti