L'Atrium Libertatis (letteralmente la casa della libertà) era un monumento dell'antica Roma, sede dell'archivio dei censori, situato sulla sella che univa il Campidoglio al QuirinaleCicerone, Epistulae ad Atticum, 4.17.7. Un'ipotesi alternativa, che ha avuto tuttavia scarso seguito, ha identificato lAtrium Libertatis noto dalle fonti con la struttura che sorge sul Campidoglio dal lato verso il Foro Romano, sotto il palazzo Senatorio, normalmente identificata con il Tabularium eretto da Quinto Lutazio Catulo nel 78 a.C.: Nicholas Purcell, Atrium Libertatis, in Papers of the British School at Rome, 61, 1993, pp. 125-155., a breve distanza dal Foro Romano.
La sua prima menzione risale al 212 a.C.Tito Livio (Ab Urbe condita 25.7.12) riferisce per quell'anno che vi erano custoditi degli ostaggi. e venne ricostruito dai censori del 194 a.C.Tito Livio, Ab Urbe condita, 34.44.5.
Una seconda integrale ricostruzione venne curata da Gaio Asinio Pollione a partire dal 39 a.C., con il bottino ricavato dal suo trionfo sugli IlliriGaio Svetonio Tranquillo, De vita Caesarum, Aug., 29., forse in attuazione di un progetto già concepito da Cesare a completamento del Foro di Cesare, inaugurato nello spazio tra la sella montuosa dove sorgevano lAtrium Libertatis ed il Foro Romano solo pochi anni prima. Il monumento doveva essere completato entro il 28 a.C.Nel 28 a.C. si data la morte di Marco Terenzio Varrone, incaricato da Cesare della costituzione della prima biblioteca pubblica di Roma, mai tuttavia realizzata: le fonti (Plinio, Naturalis historia, 7.115) riferiscono infatti che come straordinario onore gli venne innalzata una statua nellAtrium mentre era ancora in vita.
Si trattava di un complesso di grandi dimensioni, che comprendeva oltre all'archivio dei censori, con le liste dei cittadini e le tavole di bronzo con le mappe dellager publicusTito Livio, Ab Urbe condita, 43.16.13. Nelle liste dei cittadini venivano iscritti i nomi degli schiavi liberati (liberti) all'atto della loro manomissione. Il nome "Libertatis" attribuito al complesso, si riferisce proprio alla cerimonia che vi si teneva in queste occasioni., due bibliotechePlinio il Vecchio, Naturalis historia, 7.115 e 35.10; Ovidio, Tristia, 3.1.69. e forse una basilica (basilica Asinia)Il nome della basilica è attestato in un'iscrizione, oggi perduta, la cui interpretazione è stata tuttavia causa di discussione tra gli studiosi: v. Filippo Coarelli, s.v. Basilica Asinia, in Eva Margareta Steinby (a cura di), Lexicon Topographicum Urbis Romae, I, Roma 1993, p. 170.. La manomissione degli schiavi veniva compiuta in questo luogo.Smith, William. Dictionary of Greek and Roman Geography. Regno Unito, J. Murray, 1857.
Le fonti ricordano nel complesso la presenza di numerose opere d'arte di celebri scultori, sia di gusto neoattico sia dello stile più "barocco" delle scuole microasiatiche, tra le quali il gruppo scultoreo con il Supplizio di Dirce degli scultori Apollonio e TauriscoIl gruppo scultoreo era l'originale da cui venne copiato il celebre Toro Farnese del Museo archeologico nazionale di Napoli.. Vengono menzionate anche delle Appiadi, opera dello scultore Stephanos, che OvidioOvidio, Ars amatoria, 1.82 cita invece in relazione al vicino tempio di Venere Genitrice nel Foro di Cesare.
L'edificio scomparve agli inizi del II secolo, in seguito all'eliminazione della sella montuosa sulla quale sorgeva per la costruzione del Foro di Traiano. Le sue funzioni furono ereditate dall'insieme costituito dalla Basilica Ulpia e dalle due biblioteche collocate ai lati della colonna di Traiano. In particolare la cerimonia di manomissione degli schiavi doveva svolgersi in una delle absidi della basilica UlpiaIl frammento della Forma Urbis Severiana dove è raffigurata l'abside occidentale della Basilica, riporta infatti la dicitura LIBERTATIS.
Il nome di Atrium Libertatis passò anche in epoca tarda alla Curia o ad un'area ad essa adiacenteRecentemente è stata proposta l'identificazione dellAtrium Libertatis connesso alla Curia con il rifacimento del portico sul lato sud-orientale del Foro di Cesare in epoca dioclezianea: Augusto Fraschetti, La conversione. Da Roma pagana a Roma cristiana, Roma 1999, p. 218 ss.; Gian Luca Gregori, Alcune iscrizioni imperiali senatorie ed equestri nell'Antiquarium Comunale del Celio, in Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik, 116, 1997, p. 169, nota 37; Massimo Vitti, Il Foro di Cesare dopo i grandi scavi del Giubileo del 2000, in J. Ruiz de Arbulo (a cura di), Simulacra Romae, Tarragona 2004, pp. 15-17 (testo in .pdf scaricabile da questa pagina sul sito SimulacraRomae)..
Note
Bibliografia Filippo Coarelli, Guida archeologica di Roma, Verona, Arnoldo Mondadori Editore, 1984. Filippo Coarelli, s.v. Atrium Libertatis, in Eva Margareta Steinby (a cura di), Lexicon Topographicum Urbis Romae, I, Roma 1993, pp. 133–135.
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