Gli venne dato il soprannome di Augusto mentre era ancora in vita, in diretto riferimento all'antico titolo dato agli imperatori romani. Potrebbe essergli stato dato perché nato in agosto, o per il significato latino di augēre, ossia aumentare, aggiungere, in riferimento al fatto che nel luglio del 1185 riunì al dominio reale le signorie d'Artois, di Valois, di Amiens, oltre ad una buona parte del Vermandois.

Nel quadro della lotta alla grande feudalità fu in costante conflitto con i re d'Inghilterra, suoi vassalli: Enrico II, Riccardo I Cuor di Leone e Giovanni Senza Terra, al quale strappò infine i feudi di Normandia, Angiò e Turenna. Con la successiva vittoria di Bouvines (1214) contro l'imperatore Ottone IV (figlio di Matilda, sorella di Giovanni Senza Terra), Filippo II Augusto riuscì a portare circa un terzo del territorio francese sotto il dominio diretto della dinastia dei Capetingi, mentre il resto della Francia restava dominata dai grandi vassalli.

Filippo Augusto rimane uno dei re più studiati e ammirati della Francia medievale, non solo per la lunga durata del suo regno (43 anni), ma anche per le sue famose vittorie militari e per i suoi grandi progressi verso la fine dell'epoca feudale e verso il concentramento del potere nelle mani del re.

Il regno

Gli inizi: una rapida affermazione (1179-1189) Il re quindicenne La nascita di Filippo nel 1165 (a GonesseGrande Enciclopedia De Agostini, vol. VIII, pag. 488.) fu accolta al pari di un miracolo dalla famiglia reale: infatti, Luigi VII aspettava da più di trent'anni un erede maschio, che gli fu dato solo dalla sua terza moglie, Adèle di Champagne. Così a Filippo fu dato per secondo nome Dieudonné, ovvero "donato da Dio", che per analoghi motivi verrà attribuito più di quattro secoli dopo anche a Luigi XIV.

Nel 1179, a quattordici anni, Filippo fu associato al trono del padre, secondo la tradizione capetingia. La cerimonia di consacrazione fu però ritardata, in quanto, dopo un incidente di cacciadisponibile su Gallica ;Rigord: Vie de Philippe Auguste, pag. 12: secondo la cronaca di Rigord, il giovane principe si sarebbe perso e avrebbe passato tutta la notte solo nella foresta. Dopo ciò, si ammalò gravemente., il giovane Filippo aveva passato una notte da solo nella foresta, ammalandosi gravemente. Vedendo la vita del suo unico erede in pericolo, Luigi VII, nonostante la sua salute fosse precaria, andò in Inghilterra a pregare sulla tomba di Thomas Becket, l'arcivescovo di Canterbury assassinato nove anni prima..

Il 1º novembre, Filippo venne finalmente consacrato a Reims dallo zio, l'arcivescovo Guglielmo dalle Bianche Mani. Luigi VII morì il 18 settembre 1180, lasciando l'appena quindicenne Filippo solo al governo.

Messo di fronte all'indebolimento del potere reale, Filippo si rivelò immediatamente all'altezza della sfida che lo attendeva: riportare il regno di Francia sotto il diretto controllo del re. Il 28 aprile 1180, quando non era ancora re, aveva sposato a Bapaume Isabella di Hainaut, che gli aveva portato in dote l'Artois; inoltre, il 28 giugno 1180, tre mesi prima della morte del padre, aveva firmato il trattato di Gisors con Enrico II d'Inghilterra.. Questi due eventi avevano rafforzato la posizione del giovane re rispetto alle case delle Fiandre e di Champagne.

Una delle prime risoluzioni di Filippo fu l'espulsione degli Ebrei dalla Francia e la confisca dei loro beni; questo metteva fine alla politica di tolleranza e protezione dei Giudei portata avanti dal padre.: la giustificazione ufficiale che ne diede Filippo, fu che i Giudei erano responsabili delle calamità e delle disgrazie del regno, ma de facto a Filippo serviva l'oro degli Ebrei per riempire le casse dello Stato, a quel tempo quasi vuote.. Queste misure, benché relativamente popolari, non durarono che fino al 1198, anno in cui la restrizione, piuttosto difficile da far rispettare, fu ritirata e si ritornò alla convivenza pacifica adottata da Luigi VII.

L'intreccio delle rivalità Dal 1181 il conflitto con le signorie si rianimò, fomentato dal conte Filippo I delle Fiandre. Filippo Augusto si era scontrato con i piani del conte rompendo l'alleanza con il duca di Brabante Goffredo III di Lovanio e l'arcivescovo di Colonia, Filippo di Heinsberg. Nel luglio del 1185, il trattato di Boves confermava al re i feudi del Vermandois, dell'Artois e dell'Amiénois.

I Plantageneti, che regnavano sull'Inghilterra, erano l'altro problema di Filippo II: i possedimenti di Enrico II d'Inghilterra comprendevano, oltre alla contea d'Angiò, la Normandia, la zona di Vexin e la Bretagna. Dopo due anni di combattimenti (1186-1188), la situazione non sembrava risolversi in favore di alcuna parte. Filippo tentò allora di approfittare della grande rivalità esistente tra i due figli di Enrico: Riccardo, del quale divenne amico, e Giovanni senza Terra. Venne finalmente indetta una pace provvisoria quando il Papa Gregorio VIII indisse la terza crociata dopo la presa di Gerusalemme da parte di Saladino nel 1187. A luglio del 1189 Enrico II morì e in Terra santa la situazione divenne critica.

La terza crociata e la rivalità con Riccardo (1190-1199) Una crociata troncata

Filippo Augusto e Riccardo Cuor di Leone partirono insieme per la terza crociata, che mobilitò anche la maggior parte dei nobili francesi. Si imbarcarono alla fine dell'estate del 1190, Filippo da Genova e Riccardo da Marsiglia. Tuttavia il viaggio venne ritardato da tempeste invernali fuori stagione che li costrinsero a rimanere molti mesi a Messina. Qui la conflittualità tra i due re si rianimò per il matrimonio di Riccardo, che ruppe il fidanzamento con Adele di Francia, sorellastra di Filippo, e si legò a Berengaria di Navarra. Filippo lasciò Messina non appena poté, il 30 marzo 1191.

Arrivò a San Giovanni d'Acri il 20 aprile 1191 e partecipò all'assedio della città, controllata dai musulmani. Riccardo non giunse che a giugno, dopo una sosta a Cipro; i rinforzi inglesi furono bene accolti, ma l'attrito fra i due re ritornò subito a farsi sentire. Tra l'altro, ambedue vennero colpiti da calvizie: ammalatisi di una forte febbre, perdettero i capelli e anche le unghie. Filippo perse anche l'uso di un occhio, il che gli valse il soprannome di guercio. L'assedio continuò lo stesso: i francesi aprirono una prima volta una breccia nelle mura di San Giovanni il 3 luglio, ma senza successo. Toccò poi agli inglesi fallire, mentre gli assediati, ridotti allo stremo, capitolarono il 12 luglio 1191.. Tuttavia la Crociata non era che cominciata, il che fece decidere a Filippo di tornare in Francia. La morte del conte delle Fiandre Filippo I, avvenuta il 1º giugno del 1191 aveva aperto, di nuovo, la disputa sulla successione della contea. Ritornando in Francia, Filippo passò per Roma dove il Papa gli consentì di lasciare la Crociata. Il 27 dicembre 1191 Filippo rientrò a Parigi..

La successione fiamminga La morte senza eredi del conte delle Fiandre fu una delle prime preoccupazioni di Filippo Augusto al suo ritorno in patria. I pretendenti alla successione sulla contea fiamminga erano tre: Baldovino V di Hainaut, la contessa di Beaumont, Eleonora di Vermandois, e lo stesso Filippo II.

Alla fine fu Baldovino a riuscire a ricevere la contea, previo pagamento di 5 000 marchi d'argento. Filippo dispose con un documento nel 1192 che restassero a Eleonora il Valois e il Vermandois, che in ogni modo sarebbero tornati alla corona dopo la morte di lei. Infine il re aveva ricevuto per suo figlio Luigi, nato nel 1187, Peronne e l'Artois, come eredità della moglie Isabella morta nel 1190 di parto. Dopo queste acquisizioni, il potere reale nel nord della Francia risultava notevolmente rafforzato..

I nuovi matrimoni Dopo la morte della regina Isabella Filippo si rese conto di doversi sposare al più presto. In effetti la successione reale non era del tutto assicurata: l'unico figlio di Filippo, Luigi, aveva solo quattro anni ed era appena sopravvissuto a una grave malattia. La sua scelta ricadde, non è chiaro il perché, su Ingeburge di Danimarca, sorella di Canuto VI di Danimarca. Lei, diciottenne, non era che una delle tante spose possibili per Filippo. Fu concluso un accordo che dava a Filippo una dote di 10 000 marchi d'argento. La principessa, mandata in Francia, incontrò il suo sposo ad Amiens il 14 agosto 1193; il matrimonio avvenne il giorno stesso. Tuttavia l'indomani Filippo annullò la cerimonia di incoronazione della regina e spedì Ingeburge al monastero di Saint-Maur-des-Fossés e annunciò la sua volontà di annullare il matrimonio.

Le ragioni di questa precipitosa separazione, seguita da sette anni di prigionia per Ingeburge e dal rifiuto assoluto di Filippo di riconoscerla regina, restano tuttora sconosciute e hanno, ovviamente, dato luogo a innumerevoli speculazioni da parte sia degli storici odierni che dei loro contemporanei. Per difendere la sua volontà di annullare il matrimonio, Filippo fece valere un legame di parentela fra lui e Ingeburge, il che contrastava le leggi della Chiesa. Un'assemblea di nobili e vescovi dette ragione a Filippo, il quale si risposò in tutta fretta con Agnese di Merania nel giugno del 1196.

Il nuovo papa, Innocenzo III, eletto nel 1198, volendo affermare la sua autorità, ordinò a Filippo di rimandare Agnese ai suoi luoghi natali e di riconoscere a Ingeburge il titolo di Regina di Francia. In assenza di reazioni da parte del re, venne pronunciato sul regno un Interdetto il 13 gennaio 1200. Filippo lasciò comunque la cosa in sospeso: Ingeburge rimase prigioniera nella torre di Étampes. Alla fine il re organizzò una cerimonia di riconciliazione e l'Interdetto fu tolto nel settembre del 1200; la cerimonia comunque non aveva restituito affatto il titolo di regina a Ingeburge, e la procedura per l'annullamento del matrimonio proseguiva, visto che Filippo era di fatto bigamo. Il concilio di Soissons, riunito nel marzo del 1201, si concluse con la sconfitta di Filippo, il quale abbreviò il dibattito rinunciando lui stesso all'annullamento del matrimonio. Nel luglio del 1201, Agnese di Merania morì a Poissy dando a Filippo un secondo figlio maschio, Filippo, che venne riconosciuto erede dal papa nel novembre di quell'anno; Agnese aveva già partorito una figlia, Maria, nel 1198. Con un secondo erede maschio il problema della successione era momentaneamente risolto e la continuità della dinastia assicurata.

Filippo riprese la procedura per l'annullamento del suo matrimonio con Ingeburge nel 1205, questa volta con la tesi di non averlo mai consumato. Aveva quasi intenzione di agitare nuovamente le cose risposandosi, ma nel 1212, come nel 1201, interruppe ancora i negoziati per l'annullamento e, suo malgrado, ridette alla povera Ingeburge il suo status, se non di sposa, almeno di regina.

La lotta contro Riccardo Cuor di Leone Riccardo Cuor di Leone aveva proseguito la crociata anche dopo la partenza di Filippo: aveva riconquistato molti principati palestinesi fino a Giaffa, anche ripristinando il regno latino di Gerusalemme, benché la città gli fosse sfuggita. Negoziò poi una tregua di cinque anni con Saladino e si reimbarcò nell'ottobre del 1192. Le tempeste invernali lo fermarono ancora: confinato a Corfù, venne catturato dal duca d'Austria Leopoldo V, che lo consegnò all'Imperatore Enrico VI, nemico del re inglese. Per la liberazione di Riccardo, l'imperatore chiedeva centomila marchi d'argento, più cinquantamila marchi come finanziamento per la conquista della SiciliaJean Flori Philippe Auguste p.68.