Biografia Losurdo si laureò nel 1963 all'Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo" sotto la guida di Pasquale Salvucci con una tesi su Johann Karl Rodbertus. Direttore dell'Istituto di Scienze filosofiche e pedagogiche "Pasquale Salvucci" all'Università di Urbino, insegnò storia della filosofia nella stessa università presso la facoltà di scienze della formazione. Inoltre fu presidente dell'hegeliana Società internazionale Hegel-Marx per il pensiero dialettico (dal 1988), membro della Società di scienze di Leibniz a Berlino (un'associazione di scienziati che si rifà alla settecentesca Accademia Reale Prussiana delle Scienze nella tradizione di Gottfried Wilhelm Leibniz) e direttore dell'associazione politico-culturale Marx XXI sino alla sua morte, sopraggiunta il 28 giugno 2018 all'età di settantasei anni per un tumore al cervello. Dalla militanza comunista A militant and a scholar. Remembering Domenico Losurdo (1941-2018), Verso, 29 giugno 2018. alla condanna dell'imperialismo statunitense,Domenico Losurdo, Il linguaggio dell'Impero. Lessico dell'ideologia americana, Roma-Bari, Laterza, 2007. ISBN 978-88-420-8191-3. fino allo studio della questione afroamericana e di quella dei nativi, Losurdo fu studioso anche partecipe della politica nazionale e internazionale.Domenico Losurdo, Blogger.
Pensiero e opera Di formazione marxista, descritto sia come un «marxista controcorrente»Domenico Losurdo, il filosofo marxista controcorrente. sia come un «marxista eterodosso»Domenico Losurdo, un marxista eterodosso. e un «comunista militante», la sua produzione spazia dai contributi allo studio della filosofia kantiana (la cosiddetta autocensura di Immanuel Kant e il suo nicodemismo politico),Domenico Losurdo, Autocensura e compromesso nel pensiero politico di Kant, Napoli, Bibliopolis, 1983. alla rivalutazione dell'idealismo classico tedesco, specie di Georg Wilhelm Friedrich Hegel,Domenico Losurdo, Hegel e la libertà dei moderni, Roma, Editori Riuniti, 1992. ISBN 88-359-3571-7; Napoli, La scuola di Pitagora, 2011. nel tentativo di riproporne l'eredità (sulla scia di György Lukács in particolare),Domenico Losurdo, Gyorgy Lukacs nel centenario della nascita, 1885-1985, a cura di e con Pasquale Salvucci e Livio Sichirollo, Urbino, Quattro venti, 1986. alla riaffermazione dell'interpretazione del marxismo tedesco e non (Antonio Gramsci e i fratelli Bertrando e Silvio Spaventa),Domenico Losurdo, Dai fratelli Spaventa a Gramsci. Per una storia politico-sociale della fortuna di Hegel in Italia, Napoli, La città del sole, 1997. ISBN 88-86521-73-1. con incursioni nell'ambito del pensiero nietzscheano (la lettura di un Friedrich Nietzsche radicale aristocratico)Domenico Losurdo, Nietzsche. Il ribelle aristocratico. e di quello heideggerianoDomenico Losurdo, La comunità, la morte, l'Occidente. Heidegger e l'«ideologia della guerra». (in particolare la questione dell'adesione al nazismo di Martin Heidegger). Domenico Losurdo, Heidegger's black notebooks aren't that surprising, The Guardian, 19 marzo 2014.
La sua riflessione filosofico-politica, attenta alla contestualizzazione del pensiero filosofico nel proprio tempo storico, muove in particolare dai temi della critica radicale del liberalismo, del capitalismo, del colonialismo e dell'imperialismo, nonché della concezione tradizionale del totalitarismo (Hannah Arendt), nella prospettiva di una difesa della dialettica marxista e del materialismo storico, dedicandosi anche allo studio dell'antirevisionismo in ambito marxista-leninista. Losurdo ha una visione molto critica della tradizione intellettuale europea del liberalismo, in particolare della tradizione classica e delle sue origini, sostenendo che pur pretendendo di enfatizzare l'importanza della libertà individuale in pratica il liberalismo reale è a lungo contrassegnato dalla sua esclusione di persone da questi diritti, con conseguente sfruttamento come razzismo, schiavitù e genocidio. Losurdo afferma che le origini del nazismo si trovano in quelle che considera politiche colonialiste e imperialiste del mondo occidentale. Esaminando le posizioni intellettuali e politiche degli intellettuali sulla modernità, Kant e Hegel furono i più grandi pensatori della modernità mentre Nietzsche fu il suo più grande critico.Domenico Losurdo, Controstoria del liberalismo, Laterza, 2005.
I suoi lavori, che lui stesso fa rientrare nell'ambito della storia delle idee, riguardano inoltre l'indagine delle questioni di storia e politica contemporanee, con una attenzione critica costante al revisionismo storico e la polemica contro le interpretazioni di François Furet e Ernst Nolte. In particolare critica una tendenza reazionaria tra gli storici contemporanei revisionisti riconoscibile nel lavoro di autori come Nolte, che traccia l'impeto dietro l'Olocausto agli eccessi della rivoluzione russa; o Furet, che collega le purghe staliniane a una «malattia» originata dalla rivoluzione francese. Secondo Losurdo l'intenzione di questi revisionisti è di sradicare la tradizione rivoluzionaria in quanto le loro vere motivazioni hanno poco a che fare con la ricerca di una maggiore comprensione del passato, ma si trovano nel clima e nei bisogni ideologici delle classi politiche, come è più evidente nel lavoro dei revivalisti imperiali anglofoni Paul Johnson e Niall Ferguson. Fornisce inoltre una nuova prospettiva su rivoluzioni come quella inglese, americana, francese, russa e quelle contro il colonialismo e l'imperialismo.Domenico Losurdo, Revisionismo storico.Domenico Losurdo, Peccato originale del Novecento. Si discosta anche dalle posizioni elogiative che la maggior parte delle biografie prende nell'analisi di Mahatma Gandhi e la nonviolenza.Domenico Losurdo, La non-violenza. Una storia fuori dal mito.
Losurdo volge la sua attenzione alla storia politica della filosofia moderna tedesca da Kant a Karl Marx e del dibattito che su di essa si sviluppa in Germania nella seconda metà dell'Ottocento e nel Novecento, per poi procedere a una rilettura della tradizione del liberalismo, in particolare partendo dalla critica e dalle accuse di ipocrisia rivolte a John Locke per la sua partecipazione finanziaria alla tratta degli schiavi.Domenico Losurdo, Dalla teoria della dittatura del proletariato al gulag?, in: Karl Marx, Friedrich Engels, Manifesto del partito comunista, traduzione e introduzione di Domenico Losurdo, Editori Laterza, Bari 2003, p. XL. Riprendendo ciò che afferma Arendt nel 1951 in Le origini del totalitarismo, per Losurdo il vero peccato originale del Novecento è nell'impero coloniale di fine Ottocento, dove per la prima volta si manifesta il totalitarismo e l'universo concentrazionario.
Controversia degli storici Losurdo critica il concetto di totalitarismo, sostenendo che fosse un concetto polisemico con origini nella teologia cristiana e che applicarlo alla sfera politica richiedeva un'operazione di schematismo astratto che utilizza elementi isolati della realtà storica per collocare la Germania nazista e altri regimi fascisti e l'Unione Sovietica e l'esperienza del socialismo reale e di altri Stati socialisti nello stesso insieme, servendo così l'anticomunismo degli intellettuali della guerra fredda piuttosto che riflettere la ricerca intellettuale. Domenico Losurdo, Towards a Critique of the Category of Totalitarianism, 2014. David Broder. Domenico Losurdo (1941–2018). Jacobin. 2 luglio 2018.
Forte critico dell'equiparazione tra nazismo e comunismo (in particolare quello sovietico) fatta da studiosi come François Furet e Ernst Nolte,Domenico Losurdo, Stalin. Storia e critica di una leggenda nera.Domenico Losurdo, URSS: bilancio di un'esperienza. Atti del Convegno italo-russo. Urbino, 25-26-27 settembre 1997, a cura di e con Ruggero Giacomini, Urbino, Quattro venti, 1999, ISBN 88-392-0512-8. ma anche da Hannah Arendt e Karl Popper,Domenico Losurdo, Popper falso profeta, p. 158, in: AA. VV., Contro Popper, Armando Editore, 1998, a cura di B. Lai e L. Albanese. nonché del concetto di «olocausto rosso», il suo Stalin. Storia e critica di una leggenda nera, libro pubblicato per la prima volta nel 2008, sollevò un dibattito sulla figura di Iosif Stalin, sul quale a suo avviso peserebbe una sorta di leggenda nera costruita per screditare il comunismo come ideologia. Porta l'esempio che nel lager vi era volontà omicida esplicita in quanto, a differenza del gulag che era un campo di rieducazione attraverso il lavoro, era un campo di finalizzato allo sterminio e l’ebreo che vi entrava era destinato a non uscire più (vi è una despecificazione naturalistica) mentre nel gulag no (si tratta di despecificazione politico-morale) e nel primo venivano rinchiusi quelli che il nazismo chiamava Untermensch («sottouomini») mentre nel secondo (in cui afferma finissero solo una parte dei dissidenti colpevoli di gravi reati secondo l’articolo 58 del codice Penale sovietico), pur essendo una pratica da condannare, erano rinchiusi dissidenti da rieducare e non da eliminare. Losurdo afferma che «il detenuto nel Gulag è un potenziale compagno [la guardia stessa era tenuta a chiamarlo in questo modo] e dopo il 1937 [l'inizio del biennio delle grandi purghe che seguono l'assassinio di Sergej Mironovič Kirov] è comunque un cittadino».
Riprendendo anche l'opinione di Primo Levi (internato ad Auschwitz, secondo cui il lager era moralmente più grave del gulag) e contro Aleksandr Isaevič Solženicyn (internato in Siberia e che affermava l'equiparazione della volontà sterminazionistica), Losurdo sostiene che pur essendo grave che un Paese socialista nato per abolire lo sfruttamento usi sistemi capitalisti, il gulag sia analogo a molti campi di concentramento occidentali (i cui governi hanno sostenuto e sostengono di essere paladini della libertà), che per certi versi furono anche più affini al lager in quanto campo di sterminio e non di rieducazione, riprendendo la storia del genocidio indiano rispetto a quanto non lo fossero i gulag. Egli sostiene anche che i campi di concentramento e le colonie penali britanniche erano peggio di qualsiasi gulag, accusando anche politici come Winston Churchill e Harry Truman di essere autori di crimini di guerra e contro l'umanità pari (se non peggiori) di quelli che sono stati poi attribuiti a Stalin. Losurdo ritiene inoltre che i comunisti soffrano di autofobia, cioè paura di se stessi e della propria storia, problema patologico che va affrontato, a differenza dell'autocritica sana.Domenico Losurdo, Fuga dalla storia? Il movimento comunista tra autocritica e autofobia.
Despecificazione politico-morale e despecificazione naturalistica La despecificazione è l'esclusione di un individuo o di un gruppo dalla specie umana, dunque dalla comunità degli esseri umani civili. Esistono due tipi di despecificazione: La despecificazione politico-morale (in questo caso l'esclusione è dovuta a fattori politici o morali). La despecificazione naturalistica (in questo caso l'esclusione è dovuta a fattori biologici).