Questa voce riguarda la storia di Salerno, dai primi insediamenti sul territorio sino ai giorni nostri.
Periodo pre-romano
Si ritiene che il territorio di Salerno sia stato abitato sin dalla preistoria, tuttavia è intorno al VI secolo a.C. che si hanno le prime testimonianze di un insediamento etrusco, che sorgeva sul fiume Irno nei pressi dell'attuale quartiere di Fratte. Questo primo nucleo rappresentava un importante avamposto strategico-commerciale per i traffici tra gli Etruschi e le vicine colonie greche di Poseidonia ed Elea.
Il nome dell'insediamento è ancora oggetto di discussioni: alcuni identificano Fratte con una ancora non ben individuata città di Irna, altri con l'antica Marcina citata da Strabone nella sua GeografiaGeografia, 5, 4, l3. L'identificazione di Fratte con Irna è dovuta al ritrovamento in Campania di alcune monete con la dicitura "Irnthi", cioè con -thi suffisso locativo; tali monete però non sono state ritrovate in loco e, inoltre, l'antico nome del fiume forse non era Irno ma Lirino. D'altra parte alcune fonti sembrano situare in Vietri sul Mare il luogo dove sorgeva Marcina.
Nel V secolo a.C., a seguito della Battaglia di Cuma e la conseguente sconfitta subita da parte degli etruschi, la città fu occupata progressivamente dai sanniti ed entrò nella sfera commerciale delle città greche. Dai ritrovamenti archeologici si è potuto constatare come le diverse città dell'area, etrusche, greche o sannite che fossero, commerciavano e avevano scambi culturali continui.
Periodo romano
Con l'avanzata dei Romani nell'Italia meridionale Irna perse importanza mentre nacque ai piedi della collina Bonadies la cittadina di Salernum, che si sviluppava intorno ad un castrum romano. I Romani conoscevano questa cittadina e i loro abitanti già dalla fine del III secolo a.C., quando, durante la seconda guerra punica (221-202 a.C.), Scipione l'Africano elogiò i "Salernitani" definendoli "indomiti guerrieri esperti soprattutto nel lancio dei giavellotti".Tina Carrozzo, Salerno, racconto di una città, Tullio Pironti Editore, 2003, Salerno, p.14
Nel 197 a.C., all'epoca in cui una colonia fu dedotta su proposta del tribuno Caio Atinio, l'insediamento si espanse. Ascritta alla tribù Menenia, era popolata da coloni Romani che avevano il ruolo primario di presidiare la regione e controllare le popolazioni che, al contrario di Salerno, erano state favorevoli ad Annibale. Col passare dei secoli, la sua funzione militare cedette il passo a quella commerciale. La città era attraversata dalla Via Popilia, che collegava Roma alla Lucania e a Reggio, e di conseguenza divenne un nodo cruciale per i traffici da e per l'Italia meridionale.
I ritrovamenti archeologici, benché frammentari, fanno pensare a una città florida. Durante l'impero di Diocleziano era il centro amministrativo (sede del corrector), insieme a Reggio, della provincia di Lucania et Bruttii. Il decumano maggiore era l'attuale via Tasso, mentre il foro era situato nell'odierna piazza Conforti. Non molto distante, l'attuale palazzo arcivescovile mostra chiari segni di un preesistente tempio pagano (dedicato probabilmente a Pomona).
Con le invasioni barbariche e la guerra greco-gotica, Salerno seguì il destino delle altre città del meridione, passando sotto il dominio bizantino. Durante la campagna contro gli Ostrogoti, intorno al 538 d.C., condotta dai bizantini Belisario e Narsete, il castrum romano presente sul monte Bonadies, primo nucleo del Castello di Arechi, venne restaurato ed ampliato, assumendo una notevole importanza strategica.
Periodo Longobardo
Salerno restò bizantina fino al VI secolo. Dopo una lunga lotta tra i Bizantini e i Longobardi, nel 646|646 d.C.]] la città cadde in mano a questi ultimi come parte del Ducato di Benevento, anche se le testimonianze di presenze longobarde,già a partire dal VI secolo,sono accertate dal ritrovamento di una tomba, nel Complesso archeologico di San Pietro a Corte, di una bambina di nome Teodonanda, morta il 27 settembre 566.Luciana Baldassarri, Salerno nella leggenda, p.13, ed. BiMed, ISBN 88-88543-00-7 Con l'avvento della dominazione longobarda la città conobbe il periodo più ricco della sua storia, durato più di cinque secoli.
Nel 774 il principe di Benevento Arechi II decise di trasferire la sua corte a Salerno. La città acquistò importanza e furono edificate numerose opere, tra cui la sontuosa reggia, della quale rimangono tracce sparse nel centro storico, edificio a cui si affiancava la Cappella Palatina (Chiesa di San Pietro a Corte).
Nell'839 il principato di Salerno divenne indipendente da Benevento, acquisendo i territori del Principato di Capua, la Calabria settentrionale e la Puglia fino a Taranto.
Il principe Guaimario IV, nella prima metà dell'anno 1000, annesse anche Amalfi, Sorrento, Gaeta ed il Ducato di Puglia e Calabria, cominciando in tal modo ad ipotizzare un regno che comprendesse tutta l'Italia meridionale. Finanche Giovanni V, Duca di Napoli, si dichiarò "vassallo" del principe Guaimario nel 1039 e gli rimase fedele durante tutto il suo regno.
Opulenta Salernum fu la dizione coniata sulle monete che erano battute dalla città per i suoi traffici nel X e XI secolo, a testimonianza del momento di particolare splendore. La "Schola Medica" di Salerno era rinomata in tutta Europa.
Il principato tuttavia era scosso dalle continue incursioni dei Saraceni (specialmente in Calabria e Puglia) e dalle lotte interne per il potere. In uno di questi complotti, nel 1052, Guaimario venne assassinato. Gli successe il figlio, Gisulfo II, ma il dominio Longobardo sul meridione era ormai avviato al termine.
Periodo normanno Intorno al 1000 fecero la comparsa in Italia meridionale i Normanni, assoldati di volta in volta nelle contese locali dal potente di turno. In particolare, tra questi valorosi, si distinse Roberto il Guiscardo (l'astuto) della famiglia degli Altavilla (Hauteville), il quale ottenne di sposare la principessa di Salerno Sichelgaita, figlia di Guaimario.
Nel 1076 il Guiscardo assediò Salerno, retta dal cognato, il principe Gisulfo II. La città venne espugnata per fame dopo otto mesi di assedio (assedio di Salerno (1076-1077)) e il principato passò sotto il dominio normanno.
Salerno divenne così il centro più importante dei territori normanni, che si estendevano sull'intera Italia meridionale peninsulare.
La città acquistò nuova vitalità, diventando una città di rilievo del meridione normanno peninsulare: venne costruita una nuovo castello, Castel Terracena, ed il duomo in stile normanno. Quest'ultimo, fortemente voluto dal Guiscardo per celebrare la propria potenza, sarà consacrato dal papa Gregorio VII che risiedeva in esilio a Salerno sotto la protezione del duca. La chiesa fu dedicata all'Apostolo Matteo a seguito del ritrovamento sotto la precedente cattedrale delle spoglie mortali del santo. Nella cripta sono tuttora conservate le reliquie dell'evangelista, santo protettore della città.
Già 1127 perse la sua posizione di rilievo e soprattutto con l’unificazione del ducato di Puglia e Calabria al Regno di Sicilia del 1130 di Ruggiero d'Altavilla, con capitale Palermo. La dinastia normanna di Salerno si era estinta col duca Guglielmo; Salerno, comunque, continuò a mantenere un ruolo di rilievo tra le città del Regno di Sicilia.
Nel 1160, in seguito alla rivolta dei baroni, Guglielmo I decise di punire la città distruggendola, così come aveva già fatto per Bari. Malgrado le intercessioni dei salernitani Matteo d'Aiello e Romualdo Guarna, la flotta del sovrano salpò da Palermo alla volta del golfo di Salerno. Durante il viaggio però una provvidenziale tempesta respinse violentemente le navi: il popolo salernitano (per la prima volta) attribuì a San Matteo la salvezza della città.
La Scuola Medica Salernitana
In questo periodo (IX secolo) fu fondata la Scuola Medica Salernitana che rappresentava la prima istituzione medica dell'Europa cristiana. Testo fondamentale della Scuola fu il Regimen Sanitatis Salernitanum, una raccolta di 103 aforismi in versi che fu pubblicato nelle maggiori città europee, dalla invenzione della stampa a caratteri mobili e fino ad oggi, in oltre 200 edizioni.
A Salerno, porto di mare aperto agli influssi del mondo arabo e bizantino, la Scuola trovò terreno fertile per far rifiorire l'arte medica; qui si tornò a studiare Ippocrate e Galeno, ed era possibile seguire lezioni di docenti provenienti da tutto il Mediterraneo.
La leggenda infatti vuole che la Scuola sia nata dall'incontro fortuito, durante un temporale, di quattro medici: un arabo, un ebreo, un latino e un greco (Adela, Elino, Salerno e Ponto).
La Scuola Medica Salernitana è considerata l'antenata delle Università europee; per tutto il Medioevo godette di grandissimo prestigio e Salerno fu il punto di riferimento per chiunque avesse bisogno di cure o volesse apprendere l'arte medica.
La Scuola, inoltre, fu la prima istituzione europea in cui le donne goderono di diritti pari a quelli degli uomini. Infatti le Mulieres Salernitanae, la più famosa delle quali fu Trotula de Ruggero, furono forse le prime donne ad insegnare ed esercitare la professione medica ed a scrivere trattati di carattere clinico-farmacologico.
Periodo Svevo
Alla morte di Guglielmo II di Sicilia senza eredi si aprì una lotta per la successione al trono normanno. I due pretendenti erano l'imperatore Enrico VI e Tancredi di Lecce, appoggiato dal papa.
Durante l'assedio di Napoli l'imperatore si ammalò e la città di Salerno aprì le sue porte affinché il sovrano fosse curato dai medici della sua Scuola Medica. Una volta guarito Enrico si affrettò a ritornare in Germania dove, in seguito alla diffusione della notizia della sua morte, si erano sollevate delle sommosse. L'imperatrice Costanza d'Altavilla invece si trattenne a Salerno nella reggia dei suoi avi, il Castel Terracena.
Nel frattempo però in città la fazione normanna, capeggiata da Matteo d'Aiello, aveva avuto il sopravvento: l'Imperatrice fu fatta prigioniera e consegnata a Tancredi di Lecce. Il principe normanno trattò la regina con tutte le onorificenze e, trattandosi di sua zia, compì un gesto di magnanimità rilasciandola con ricchissimi doni (alcune fonti dicono però che il rilascio avvenne per intercessione del papa Celestino III).
Il gesto dei Salernitani comunque non doveva rimanere impunito: nel 1194 Enrico VI scese di nuovo in Italia e ricambiò l'affronto subito dalla moglie saccheggiando e distruggendo la città. Fu probabilmente in questa occasione che molti manoscritti della Scuola furono portati in nord Europa dove sono tuttora conservati.
Le cose non andarono meglio con il figlio, Federico II, che emanò diversi editti che relegarono Salerno a un ruolo di secondo piano. In particolare la Scuola Medica perse parte della sua importanza con la fondazione dell'Università a Napoli, anche se nelle Costituzioni Melfitane Federico riconobbe alla Scuola l'autorità esclusiva di rilasciare le lauree in medicina.
Durante il regno di Manfredi la città poté contare sull'enorme influenza che il salernitano Giovanni da Procida aveva presso la corte sveva. In questo periodo, infatti, fu istituita la fiera di San Matteo, che si svolgeva due volte l'anno: il mese di settembre, in occasione della festa del santo, e nel mese di maggio, nella ricorrenza della translazione delle reliquie (6 maggio). Inoltre nel 1260 si diede inizio ai lavori di sistemazione del porto, fortemente richiesto dai Salernitani; a testimonianza di ciò, ancora oggi, il molo più antico dello scalo porta il nome del sovrano svevo ("molo Manfredi").
Dal 1300 al 1700
A partire dal XIV secolo la città di Salerno e gran parte dell'attuale sua provincia divennero dominio dei principi di Sanseverino, una potente famiglia feudale che ebbe molta influenza sulle sorti del Regno di Napoli per gran parte del Rinascimento.