Formatosi inizialmente nel Regno di Sicilia, parzialmente da autodidatta, la sua prima opera architettonica fu il completamento, nel 1703, della chiesa di San Gregorio a Messina, oggi scomparsa, per la quale progettò la sistemazione interna comprendente la realizzazione del coro e dell'altare maggioreF. Lenzo, Filippo Juvarra a Messina: La chiesa di san Gregorio, in "Annali di architettura", n° 15, 2003..

Biografia Giovinezza Primi anni a Messina Filippo Juvarra nacque il 7 marzo 1678 nella città di Messina, figlio di Pietro ed Eleonora Tafurri (o Tafuris), sposata in seconde nozze nel 1668 dopo la morte della prima moglie Caterina Donia..

La formazione del giovane Filippo avvenne, nell'ambito artistico messinese, sotto la guida del padre, di professione argentiere, che fu in grado di valorizzare il precoce talento del figlio; in questo modo, Juvarra - descritto dal fratello Francesco Natale come «di naturale molto vivace, e di buonissimo intelletto» - apprese i rudimenti dell'argenteria e venne introdotto all'esercizio del disegno, in parallelo agli studi teologici, ai quali venne avviato all'età di dodici anni. Nella bottega del padre l'adolescente Filippo eseguì opere di arte orafa e argenteria anche di un certo pregio, fra le quali si ricordano un calice (1695), due ostensori per la chiesa delle Giummare a Sciacca (1697) e per quella di San Giorgio a Modica (1700), otto candelieri (1698) e altri due di grandi dimensioni (1701) per il duomo di Messina.

Studi architettonici a Roma Ordinato sacerdote nel 1703, Juvarra decise di trasferirsi a Roma, così da perfezionare le proprie conoscenze teoriche e pratiche dell'architettura e delle arti in generale: nell'Urbe, ove giunse nell'estate del 1704 all'età di ventisei anni, fu ospite dei Passalacqua presso via dei Leutari, in un quartiere densamente abitato da messinesi. Juvarra era digiuno di ogni esperienza architettonica concreta, tanto che ancora nel 1724 il concittadino Francesco Susinno lo avrebbe etichettato come «pittore architetto e cesellatore»; appassionato autodidatta, egli in ogni caso si accostò all'architettura divorando i trattati di Vitruvio, Andrea Pozzo e Jacopo Barozzi da Vignola, senza un tirocinio pragmatico. Sulla sua formazione (ma anche sulla sua futura carriera da architetto) incise profondamente la sua condizione di ecclesiastico, tanto che a Roma fu inizialmente protetto da monsignor Tommaso Ruffo, eminente membro della Chiesa romana e maestro di camera di Clemente XI.

Decisiva fu, da questo momento, la «crescita» dello Juvarra sotto l'ala protettrice dell'architetto ticinese Carlo Fontana, che conobbe grazie all'intermediazione di monsignor Ruffo. Le circostanze dell'incontro tra i due sono discordanti: il fratello Francesco ci narra che Fontana avrebbe accettato Juvarra come proprio discepolo quando, vedendolo disegnare un capitello, rimase meravigliato dalle sue abilità nel disegno; la biografia redatta da Scipione Maffei ci racconta invece di un palazzo progettato dal giovane messinese, con il calore e l'esuberanza della sua terra natia, che spinse l'anziano maestro a consigliargli di disimparare quanto appreso sino a quel momento.. In ogni caso, entrando in contatto con Fontana, Juvarra riuscì a disilludersi dal mito universalistico di Michelangelo, che lo aveva sedotto sino a quel momento, e ad approdare al metodo progettuale rigoroso e logico sperimentato dallo stesso maestro nelle sue realizzazioni. Fu così che Juvarra a Roma venne completamente assorbito in un'attività di studio intensa e onnivora, grazie alla quale perfezionò il proprio talento inventivo e la propria perizia nel disegno. Tracce dell'inventiva juvarriana sono avvertibili già nel 1701, anno in cui progettò gli apparati per le feste dell'incoronazione del sovrano di Spagna Filippo V, con una notevole «piramide degli orefici e argentieri»; nell'agosto 1704, invece, eseguì «fantasie» architettoniche a carattere antiquario, dove con una sicura padronanza tecnica aderì a un filone artistico che raggiungerà la sua acme con la produzione grafica di Giovan Battista Piranesi.

Esordi Il Concorso Clementino e il ritorno a Messina Fu nel 1705, tuttavia, che Juvarra esordì nell'affollata scena architettonica romana. In quell'anno, infatti, egli conseguì il primo premio del concorso clementino di prima classe bandito dall'Accademia di San Luca, presentando il progetto per un regio palazzo in villa per il diporto di tre illustri personaggi; il progetto raffigurava «una villa con tre distinti corpi di fabbrica innestati a un cortile centrale esagonale circondata da un articolato sistema geometrico di giardini e spazi accessori potenzialmente tendente all'infinito» (Treccani). Questo saggio riassume in nuce molti dei dati stilistici che caratterizzeranno le sue realizzazioni della maturità, fra le quali la particolare attenzione posta nel rapporto tra le proprie architetture e il contesto urbano e paesistico.

Immediatamente dopo la vittoria nel concorso clementino, Juvarra decise di fare momentaneamente ritorno a Messina per assistere alla sepoltura del padre Pietro, morto ivi il 1º marzo 1705. A Messina Juvarra poté dare prova del bagaglio culturale acquisito a Roma dopo un solo anno di studio: si occupò, infatti, dell'ampliamento e della ristrutturazione del palazzo di Muzio Spadafora e della sistemazione del coretto della chiesa di San Gregorio, oggi scomparsa. Dopo poco tempo, però, Juvarra si incamminò nuovamente per Roma, in compagnia del «Signor Coriolano Orsucci Cavaliere Lucchese di gran merito» (come ci riporta il fratello Francesco); lungo il tragitto i due fecero tappa a Napoli, dove rimasero dal 30 gennaio al 6 marzo 1706. Nella città partenopea Juvarra lavorò alacremente, realizzando quarantacinque disegni (fra i quali troviamo progetti per le facciate di Santa Brigida e dei Girolamini, rilievi del borrominiano altare Filomarino nella chiesa dei Sant'Apostoli, studi per una cupola, fogli con motivi ornamentali, fantasie architettoniche e altro); intanto stabilì anche una fitta rete di legami e di conoscenze con le personalità artistiche più in vista a Napoli, come dimostrano l'amicizia con Francesco Solimena e le collaborazioni con Domenico Antonio Vaccaro e Ferdinando Sanfelice..

Juvarra accademico di San Luca Appena giunto a Roma (la sua presenza in città è documentata dal 5 aprile 1706) Juvarra ritornò a studiare architettura con Francesco Fontana, figlio di Carlo, con il quale intraprese una fattiva collaborazione. A dicembre si recò a Lucca, dove si misurò con il completamento del Palazzo Pubblico, lasciato incompiuto da Bartolomeo Ammannati; al contempo, progettò diverse ville per la colta e raffinata nobiltà lucchese, dimostrando una grande capacità di adattare l'approccio fontaniano al tema della villa rinascimentale, come per le ville Controni a Monte San Quirico e Guinigi alla Marina di Viareggio.

Il 31 dicembre 1706, quando era ancora a Lucca, Juvarra ricevette la nomina ad Accademico di Merito dell'Accademia di San Luca. Il conseguimento di quest'onore, di grandissimo prestigio e ottenuto tra l'altro alla giovane età di ventotto anni, suscitò nell'animo di Juvarra grandissimo orgoglio; a testimonianza dell'importanza di questa nomina, Juvarra per l'occasione fece dono all'Accademia di un proprio progetto raffigurante una chiesa a pianta centrale con due campanili, che nella sua struttura (cautamente desunta dalle architetture di Bernini, Borromini e Pietro da Cortona) presagisce la soluzione adottata per la basilica di Superga, di dieci anni posteriore.

Pochi mesi dopo, il 26 aprile 1707, Juvarra ricevette la nomina a insegnante unico di architettura presso l'Accademia di San Luca; si trattò di una carica che ricoprì con grande impegno e onore (corsi di architettura nel 1708 e nel 1712, corso di prospettiva nel 1711), avendo tra i propri alunni anche giovanissimi apprendisti architetti come Domenico Gregorini e Pietro Passalacqua. Per quanto riguarda il piano più strettamente professionale, invece, Juvarra si limitò a collaborare con Francesco Fontana e ad allacciare proficui contatti con gli accademici di San Luca, maturando una visione elitaria dei rapporti con i colleghi e la committenza; infatti frequentò pochissimo le riunioni della Congregazione dei Virtuosi al Pantheon, pur essendone membro dal 13 maggio 1708, né esercitò quelle attività pragmatiche che invece interessavano la maggior parte degli architetti di Roma. Grazie al sodalizio con i Fontana, in ogni caso, Juvarra ricevette la commissione per la cappella di famiglia dell'avvocato Antamoro intitolata a San Filippo Neri nella chiesa di San Girolamo della Carità. La cappella venne completata in tre anni (1708-1710), con il significativo contributo di Pierre Legros per l'esecuzione dell'apparato scultoreo, e costituisce uno dei pochi saggi di perizia costruttiva degli anni giovanili di Juvarra.

Alla corte cardinalizia di Ottoboni

La scomparsa prematura di Francesco Fontana, morto il 3 luglio 1708, sconvolse l'equilibrio professionale di Juvarra; in seguito al decesso del suo maestro, infatti, il giovane architetto fu costretto a ricercare un impiego di corte. Inizialmente lo Juvarra ambiva a lavorare per la corte di Federico IV di Danimarca e per lui preparò una ricostruzione grafica del Campidoglio; questo disegno, venute meno le speranze che il sovrano danese visitasse Roma, venne poi inviato da Juvarra a Louis de Pardaillan de Gondrin, ministro di Luigi XIV, nell'aspettativa di attrarsi la benevolenza della corte francese. Nel luglio 1708 Juvarra venne chiamato presso la corte cardinalizia di Pietro Ottoboni, porporato versato nel teatro, che impiegò il giovane architetto come scenografo.

Per la curia romana, in questi anni, Juvarra eseguì in effetti numerose opere tra architetture effimere, apparati decorativi e addobbi funebri, tutte rigorosamente preparate nella casa-laboratorio a palazzo Tuccimei, in piazza Navona, dove nel frattempo aveva preso alloggio. Tra i progetti approntati da Juvarra in questo periodo (alcuni realizzati, altri rimasti sulla carta) si segnalano le scenografie preparate per gli spettacoli di burattini del Teatro della Cancelleria, la ristrutturazione di quest'ultimo teatro (luglio-dicembre 1709), gli addobbi funebri per le esequie del delfino di Francia in San Luigi dei Francesi (1711) e le scenografie per il teatrino domestico di Maria Casimira d'Arquien sul monte Pincio. Per quanto concerne le realizzazioni architettoniche, invece, al periodo ottoboniano risalgono il progetto per l'altare maggiore del santuario di Santa Maria del Fonte (del 1712, ma attuato con modifiche nel 1750) e la proposta per il completamento del chiostro del convento di Santa Maria dell'Umiltà (steso intorno al 1714).

Juvarra approdò in un ambiente ricco di stimoli e fermenti culturali; fu proprio frequentando il cenacolo di artisti riuniti attorno all'Ottoboni che incominciò a plasmarsi la sua immagine pubblica di cortigiano raffinato e brillante. Sono direttamente ascrivibili all'influenza di Ottoboni l'adesione all'Accademia dell'Arcadia, cui Juvarra entrò a far parte nel 1712 (benché alieno al mestiere della scrittura) con il nome pastorale di Bramanzio Feesseo, e il rinnovato interesse nella didattica architettonica, ruolo che ricoprì con molta partecipazione insegnando il proprio mestiere anche a un giovanissimo Luigi Vanvitelli, figlio dell'amico pittore Gaspar van Wittel.

Nel segno dei Savoia Juvarra «primo architetto civile» della corte sabauda