Conduttore di Telejato, è noto per le sue campagne contro Cosa nostra e per l'inchiesta giornalistica sulla mala gestione dei beni sequestrati dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo sotto la presidenza dell'ex giudice Silvana Saguto.
Biografia Rileva Telejato nel 1999. Al momento dell'acquisto, l'emittente era sull'orlo del tracollo finanziario. Maniaci salda i debiti ereditati dalla precedente gestione ma deve comunque far fronte con gli obblighi previsti per le televisioni comunitarie, come il limite di pubblicità di tre minuti all'ora. Ciò nonostante, quello di Telejato diventa il telegiornale più lungo del mondo, con una diretta di due ore, tanto che viene considerato una sorta di "CNN amatoriale e in miniatura". Negli anni, da editore passa alla realizzazione di servizi giornalistici. Il modo di fare informazione della piccola tv a conduzione familiare, rivoluzionario e "fuori dagli schemi", attira l'attenzione dei mafiosi e in particolare dell'ex boss di Cosa nostra Bernardo Provenzano, il quale prima di essere arrestato nel 2006 dopo il suo lungo periodo di latitanza, si fece installare un'antenna per seguire il Tg condotto da Maniaci che, ogni 31 gennaio, gli faceva ironicamente gli auguri in onda e gli diceva "di non fare il p.d.m. e di consegnarsi".
Il 4 ottobre 2012, dopo il passaggio al digitale terrestre di Telejato, per il quale si erano mobilitate diverse associazioni, cittadini e non solo, inaugura la nuova sede dell'emittente. Nell'occasione presenta anche il nuovo canale, Telejunior, riservato ai giovani aspiranti giornalisti. All'evento prendono parte numerose personalità, tra cui il Prefetto di Palermo, il Questore, alcuni magistrati e i sindaci del comprensorio, oltre alla stampa e agli esponenti del mondo dell'associazionismo antimafia.
Il 3 maggio 2014 e il 12 gennaio 2016, Reporter Senza Frontiere inserisce Pino Maniaci tra i 100 eroi mondiali dell'informazione.
Il 5 maggio 2022, annuncia con un servizio televisivo lo spegnimento degli storici impianti dell'emittente dopo 33 anni di attività, conseguenza del passaggio al nuovo digitale terrestre e ha lanciato una raccolta fondi sulla piattaforma GoFundMe per ottenere la somma necessaria per il passaggio al cosiddetto standard DVB-T2.
Telejato ha inoltre attivato il servizio streaming disponibile 24 ore su 24 sul sito www.telejato.it e sull'app ufficiale "Telejato" presente su Google Play. e App Store.
Il 1º gennaio 2023 Pino Maniaci annuncia l'apertura del nuovo canale televisivo di Telejato sul numero LCN 195 del digitale terrestre, resa possibile grazie alle donazioni raccolte fino a quel momento, e rilancia la raccolta fondi per coprire i costi di manutenzione dell'intero anno che ammontano a euro.
Il 16 gennaio 2023 si taglia i baffi in diretta televisiva e social, come aveva promesso di fare in caso di cattura del boss Matteo Messina Denaro. Il video dell'accaduto diventa presto virale e mostra Maniaci commosso, ammettendo di non averli tagliati per 50 anni. Successivamente, il giornalista viene assolto dall’accusa di estorsione e la Corte d’appello conferma la sentenza di primo grado, invece è stato condannato a un anno e cinque mesi per diffamazione.
Carriera La sua attività giornalistica all'interno dell'emittente televisiva Telejato, comincia con i reportage sul presunto inquinamento ambientale prodotto dalla Distilleria Bertolino di Partinico. Per i suoi servizi, Maniaci ha ricevuto oltre 300 querele, vincendo poi ogni causa. Il 14 maggio 2004 organizza una fiaccolata che vede sfilare persone dalla piazza principale della cittadina ai cancelli dello stabilimento. A seguito di tale attenzione mediatica e delle numerose segnalazioni, il 23 marzo 2005 la magistratura riconosce motivate le proteste dei cittadini e dispone la chiusura parziale di una parte degli impianti della Distilleria.
Contestualmente, Pino Maniaci si occupa anche di notizie relative alla criminalità organizzata, spesso con toni di denuncia in un bacino d'utenza caratterizzato storicamente dalla forte presenza mafiosa: Alcamo, Partinico, Castellammare del Golfo, San Giuseppe Jato, Corleone, Cinisi, Montelepre, oltre agli altri comuni delle province di Palermo, Trapani e Agrigento.
Spesso invitato nelle scuole, Maniaci sottolinea la responsabilità del giornalista, che per lui "deve essere un missionario" e "deve avere il coraggio di liberare la propria terra dai mali che la affliggono" a partire dal "cordone ombelicale che lega la mafia alla politica". Attraverso il telegiornale di Telejato, fa nomi e cognomi dei mafiosi denunciando i loro affari illeciti. Nel 2008, punta le telecamere di Telejato Notizie contro un abuso edilizio, le vecchie stalle di Valguarnera di proprietà del boss mafioso di Partinico. Grazie ai suoi interventi, le forze dell'ordine aprono un'inchiesta che porta successivamente alla loro demolizione. In seguito, Maniaci viene aggredito dal rampollo del clan, che cerca di strozzarlo con la sua stessa cravatta.
In più occasioni ha inoltre evidenziato come la sua emittente non riceva alcun finanziamento pubblico: "L'antimafia non deve diventare un business, anzi dovrebbe essere nel cuore di tutti, altrimenti si rischia di diventare come i mafiosi. Io sostengo l'antimafia sociale dal basso, non quella che riceve finanziamenti a iosa. Telejato non si fa pagare da nessuno".
Ad un incontro organizzato nell'ambito del Festival internazionale del giornalismo di Perugia, il 23 aprile 2010, ha inoltre specificato che "Il giornalismo antimafia non esiste, non è altro che giornalismo. Se la mia è controinformazione, allora l'informazione cos'è? Io credo ancora al nostro mestiere come cane da guardia del potere: se dovete fare i chihuahua, cambiate lavoro".
Nel 2013, Pino Maniaci, insieme ad alcuni suoi collaboratori, ha realizzato e mandato in onda un'inchiesta giornalistica dal titolo "La mafia dell'antimafia", accendendo per primo i riflettori sulla presunta mala gestione dei beni sequestrati da parte della sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo sotto la gestione di Silvana Saguto. Il 15 maggio 2015, rivolge un appello alla commissione nazionale antimafia, nel 2014, su sua richiesta, è stato ascoltato al tribunale di Caltanissetta anche se per Telejato, tale audizione "sembra essere scomparsa dagli atti oggi all'esame processuale". Il 25 giugno dello stesso anno, a seguito della sua attività di denuncia, Maniaci viene denunciato per stalking dall'avvocato Gaetano Cappellano Seminara, ritenuto "il re degli amministratori giudiziari". Il 9 settembre 2015, Silvana Saguto, presidente della sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, il marito, l'ingegnere Lorenzo Caramma e l'avvocato Cappellano Seminara, vengono indagati per corruzione, induzione e abuso d'ufficio. L'indagine, coordinata dalla Procura di Caltanissetta e condotta dalla sezione Nucleo Polizia tributaria della Guardia di Finanza, nasce dopo i servizi giornalistici trasmessi sul tg di Telejato, ai quali si interessa anche Matteo Viviani, inviato del programma televisivo di Mediaset Le Iene, che dedica al caso diversi servizi, intervistando anche Maniaci. Le vicende sono state raccontate nella serie originale Netflix del 2021 "Vendetta, guerra nell'antimafia", che vede protagonista lo stesso Maniaci, e nel libro "In nome dell'antimafia" (edizioni Iod 2021) scritto da Salvo Vitale.
Alla conduzione del telegiornale di Telejato, Maniaci non risparmia attacchi nemmeno all' ex latitante Matteo Messina Denaro, che chiama ironicamente Soldino: "Consegnati p.d.m., il tuo habitat naturale è all'interno delle patrie galere". Ad agosto 2017, diffonde a Partinico alcuni manifesti che ritraggono il boss travestito da donna, con la domanda: "Matteo dove sei?", e poco più sotto: "Secondo i magistrati il travestimento tra i boss mafiosi è più diffuso di quanto si pensi ed è uno stratagemma per scappare".
Altri temi trattati dall'emittente sono quelli relativi alla gestione amministrativa, economia, degrado del clima politico, speculazioni sul territorio.Famiglia Cristiana, Anno LXXVIII n.31 - 3 agosto 2008, art. Telecamere contro la Piovra, di Pietro Scaglione
Le aggressioni mafiose e le minacce Pino Maniaci e la sua emittente hanno ricevuto molteplici minacce e attentati mafiosi. Tra i più gravi c'è il pestaggio subito da Maniaci in seguito all'abbattimento di cinque stalle abusive costruite a Partinico dalla famiglia mafiosa Vitale detta Fardazza, denunciate da Telejato, tanto che lo stesso Maniaci ha partecipato alla demolizione guidando personalmente una ruspa: Michele Vitale, figlio allora minorenne del boss Vito Vitale, il 30 gennaio del 2008 ha cercato di strozzare il giornalista con la sua stessa cravatta, senza successo grazie al doppio nodo. L'aggressione ha però provocato a Maniaci diversi ematomi, fratture e la tumefazione dell'occhio destro. L'indomani ha condotto il telegiornale mostrando in diretta i lividi visibili sul viso. Qualche giorno prima, aveva presentato il notiziario proprio dal sito in cui sorgevano le stalle: "quelle che per decenni sono state il simbolo del potere mafioso nel Partinicese, oggi, visto l'abbattimento, rappresentano l'inizio del riscatto degli onesti, il punto da cui ripartire".
Il 17 luglio del 2008 viene incendiata una delle auto dell'emittente parcheggiata sotto la sede della televisione. Un episodio che si aggiunge alle altre minacce ricevute, dalle gomme tagliate, ai cavi dei freni manomessi, al parabrezza della macchina frantumato dai proiettili.
Pino Maniaci è sotto tutela da parte dei carabinieri.
Cittadini, organizzazioni sindacali, organizzazione laiche ed ecclesiali, associazioni (e tra queste l'associazione Rita Atria) hanno promosso l'iniziativa "Siamo tutti Pino Maniaci" in solidarietà a Pino Maniaci.
A ottobre 2010, Maniaci e i suoi familiari ricevono una lettera con minacce di morte: "Ci pensiamo noi a te e alla tua famiglia. La sentenza è stata emessa". In quel periodo, l'emittente stava conducendo un'inchiesta giornalistica sui beni confiscati alla mafia.
A settembre 2011, sui muri della città di Partinico sono apparse decine di frasi offensive e minacciose rivolte al giornalista, come "Hai rovinato questo paese", "Pino Maniaci w la mafia", "Sei lo schifo della terra", "Maniaci sei un figlio di..." e una bara disegnata accanto. Poco tempo prima, il giornalista ha trovato un gatto con la testa schiacciata nel parcheggio a lui riservato.
Ad aprile 2012, Maniaci ha ricevuto l'ennesima lettera di minacce, recapitata presso la sede di Telejato.
Il 29 novembre 2014 è stata data alle fiamme la vecchia auto di Pino Maniaci, la stessa che compare anche nella puntata "Lo scassaminchia" del programma di MTV Il testimone.
Il 3 dicembre del 2014 sono stati ritrovati i suoi cani impiccati. In realtà le indagini hanno accertato che i cani li abbia uccisi il marito dell'amante.
Il 12 agosto 2017, Pino Maniaci riceve minacce di morte su Facebook da parte di una pagina che inneggia a Nitto Santapaola e ad altri boss mafiosi: "Giornalista di mer** la fine al posto di Fava dovevi farla tu". Il giornalista aveva denunciato la pagina nell'ambito di una sua campagna contro i contenuti sui social network a favore della criminalità organizzata, con la quale è riuscito a fare chiudere alcune pagine dedicate a Totò Riina e Matteo Messina Denaro.
Premi e riconoscimenti Nel corso della sua carriera giornalistica, Pino Maniaci ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, tra i quali:
Premio Speciale "Alessio Di Giovanni", XI edizione, 2008; XIII Premio Nazionale "Paolo Borsellino", 2008; Premio "La città dei cittadini-ComLab Award", I edizione, 2008; Premio Giornalistico nazionale "Pino Careddu", I edizione, 2009; XV Memorial "Rosario Livatino" Premio Internazionale all'impegno sociale 2009 - Premio speciale "Rosalia Corbo in Livatino"; Premio Legalità Città di Partinico, I edizione, 2009; Premio Internazionale "Joe Petrosino", XI edizione, 2010;