La scienza della traduzione (o traduttologia o studi traduttivi) è un ambito accademico interdisciplinare che indaga sulla teoria, descrizione e utilizzo della traduzione, dell'interpretariato e della localizzazione. Come disciplina interdisciplinare, attinge a svariate branche del sapere: la letteratura comparata, l'informatica, la storia, la linguistica, la filologia, la filosofia, la semiotica, la terminologia e la lessicologia.

In una prospettiva semiotica, può essere definita come la disciplina scientifica che studia tutte le trasformazioni semiotiche dal prototesto al metatesto (ovvero il processo traduttivo). In questo senso si differenzia dalla traduzione come attività, dalla traduzione come prodotto e dalla teoria della traduzione, che ha carattere normativo anziché descrittivo e non è quindi una disciplina scientifica in senso stretto. Tra le trasformazioni considerate figurano la traduzione intralinguistica, interlinguistica, intersemiotica, intertestuale, metatestuale, intratestuale e intestuale.

La disciplina viene denominata translation studies nella tradizione anglosassone, traductologie in quella francofona e Translatologie o Translationswissenschaft nei paesi di lingua tedesca. Il termine traduttologia è talvolta usato in italiano, ricalcando il nome francese della disciplina invalso dal 1972.

Storia Le origini Storicamente, gli studi traduttivi sono stati a lungo considerati prescrittivi, al punto che i dibattiti non prescrittivi sulla traduzione non venivano inclusi nella disciplina. Quando gli storici descrivono il pensiero occidentale riguardo alla traduzione, partono solitamente dalle osservazioni di Cicerone su come usasse la traduzione dal greco al latino per migliorare le proprie capacità oratorie, e da quella che San Girolamo definì come traduzione basata sul senso. La descrizione degli interpreti in Egitto fornita da Erodoto diversi secoli prima non è generalmente compresa negli studi traduttivi, presumibilmente perché non prescrive come tradurre. In Cina il dibattito sulla traduzione ha origine con la traduzione dei sutra buddisti durante la dinastia Han.

Riferimenti alla disciplina accademica Nel 1958, durante il Secondo Congresso degli Slavisti a Mosca, il dibattito tra un approccio linguistico e uno letterario alla traduzione arrivò a proporre una scienza autonoma capace di studiare tutte le forme di traduzione, senza essere inglobata né nella linguistica né negli studi letterari.Cary, Edmond. 1959. "Andréi Fédorov. Introduction à la théorie de la traduction." Babel 5, p. 19n. Nell'ambito della letteratura comparativa, nel 1960 alcune università americane come l'Università dell'Iowa e Princeton promossero seminari sulla traduzione. Tra il 1950 e il 1960 emersero gli studi sistematici della traduzione con approccio linguistico: nel 1958 i linguisti francesi Jean-Paul Vinay e Jean Darbelnet svolsero una comparazione contrastiva tra francese e inglese;Vinay, Jean-Paul and J. Darbelnet. 1958/1995. Comparative Stylistics of French and English: A Methodology for Translation. Amsterdam and Philadelphia: John Benjamins. nel 1964 Eugene Nida pubblicò Toward a Science of Translating, influenzato dalla grammatica trasformazionale di Harris;Nida, Eugene. 1964. Toward a Science of Translating. Leiden: EJ Brill. nel 1965 J. C. Catford teorizzò la traduzione da una prospettiva linguistica.Catford, J.C. 1965. A Linguistic Theory of Translation. London: Longman.

A cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, lo studioso ceco Jiří Levý, lo slovacco Anton Popovič e František Miko lavorarono sui diversi stili di traduzione letteraria.

I primi passi organici della disciplina furono presentati da James S. Holmes al Terzo Congresso Internazionale di Linguistica applicata tenutosi a Copenaghen nel 1972. Nel suo articolo The name and nature of translation studiesHolmes, James S. (1972/1988). The Name and Nature of Translation Studies. In Holmes, Translated! Papers on Literary Translation and Translation Studies. Amsterdam: Rodopi, pp. 67–80. — considerato pietra miliare per l'intera disciplinaMunday, Jeremy. 2008. Introducing Translation Studies. London and New York: Routledge. p. 4. — Holmes rivendicava la creazione di un'area disciplinare indipendente e ne propose la denominazione. Una rappresentazione grafica della sua proposta fu poi presentata da Gideon Toury nel saggio Descriptive Translation Studies and beyond del 1995.Toury, Gideon. 1995. Descriptive Translation Studies and beyond. Amsterdam and Philadelphia: John Benjamins.

Prima degli anni Novanta, gli studiosi di traduzione si ispiravano a un'unica scuola di pensiero, che rientrava soprattutto nei paradigmi prescrittivi, descrittivi e della teoria Skopos. A partire dalla "svolta culturale" degli anni Novanta, la disciplina cominciò a suddividersi in campi di ricerca paralleli, che si servivano a vicenda delle proprie metodologie e di quelle di altre discipline accademiche.

Problemi della traduzione Idealmente un traduttore sceglie quelle strategie traduttive nella lingua d'arrivo che un madrelingua utilizzerebbe nella stessa situazione comunicativa. Nella rappresentazione contemporanea della figura traduttiva si utilizza sovente il termine di mediatore o localizzatore culturale o linguistico. Una mediazione è la via per l'adeguamento di un messaggio da un contesto a un altro, da un codice all'altro, da un paradigma all'altro. Lo stesso schema linguistico di Roman Jakobson prevede una parte minima delle diverse caratterizzazioni che negli ultimi sessant'anni sono state prese in causa per la buona riuscita di un processo traduttivo.

Non sempre una parola nella lingua di partenza può essere sostituita perfettamente con una parola nella lingua di arrivo, a causa di diverse reti semantiche tra le varie culture; spesso devono essere trasposte unità di senso più grandi (proverbi, formule di cortesia e simili). La scelta della corretta unità traduttiva è quindi una delle tecniche fondamentali del traduttore. Spesso nella lingua di partenza vi sono parole mancanti nella lingua di arrivo (ad esempio in svedese non esiste un iperonimo per nonno, ma solo morfar e farfar). Anche nella sintassi o nella preferenza di costruzioni con complementi di tempo o con sostantivi vi sono differenze che, se ignorate, producono traduzioni non idiomatiche.

Accanto alle differenze linguistiche devono essere considerati il tipo di testo, il fine e i destinatari della traduzione: un saggio scientifico ha una diversa formulazione rispetto a una rubrica giornalistica. Così la traduzione tecnica si attiene al principio della lingua madre e a quello del paese destinatario, mentre per la traduzione letteraria si preserva, per quanto possibile, lo sfondo culturale della lingua di partenza.

Uno dei maggiori contributi teorici fu dato da Friedrich Schleiermacher, che introdusse il concetto di lingua come "visione del mondo" del popolo che la parla. Secondo quanto esposto nel suo Über die verschiedenen Methoden des Übersetzens, al traduttore si aprono solo due strade: lasciare lo scrittore il più immobile possibile e far sì che sia il lettore ad andargli incontro (traduzione più letterale), oppure lasciare il lettore il più sereno possibile e far sì che sia lo scrittore a dirigersi verso di lui (traduzione interpretativa). Nel primo caso il lettore deve interpretare il senso; nel secondo l'interpretazione è già operata dal traduttore, con il rischio di far prevalere il proprio punto di vista su quello dell'autore.

Scuole di pensiero Le principali scuole di pensiero hanno avuto la tendenza a raggrupparsi attorno a concetti teorici fondamentali, la maggior parte dei quali è diventata oggetto di dibattito.

Studi sull'equivalenza Tra gli anni Cinquanta e Sessanta il dibattito negli studi traduttivi si orientò sul modo migliore di ottenere l'"equivalenza". Il termine aveva due significati distinti. Per la scuola russa equivalenza indicava una corrispondenza uno a uno tra strutture linguistiche, o una coppia di termini tecnici universalmente riconosciuti come corrispondenti, in contrasto con le "sostituzioni". Per la scuola francese di Vinay e Darbelnet, che segue gli studi del linguista svizzero Charles Bally, equivalenza indicava invece il raggiungimento del medesimo valore funzionale, che richiedeva generalmente modifiche nella forma. Il concetto di equivalenza di Catford (1965) seguiva la tradizione francese. Nel corso degli anni Settanta i teorici russi adottarono il concetto di equivalenza nel suo senso più ampio, come risultato di una trasformazione linguistica.

Allo stesso tempo la teoria interpretativa della traduzione (nota anche come teoria del senso)Lederer, Marianne. 2003. Translation – The Interpretive Model. Manchester: St. Jerome. introdusse il concetto di deverbalizzazione, distinguendo tra corrispondenza tra parole ed equivalenza di senso. Così come un interprete simultaneo si concentra sul concetto espresso e non sulle parole della lingua di partenza, questa teoria evidenzia la differenza tra la definizione dizionaristica di una parola (corrispondenza) e il senso di un testo in un determinato contesto (equivalenza).

Studi sulla traduzione descrittiva Descriptive translation studies è un'etichetta consolidatasi dopo la pubblicazione del libro di Toury del 1995 Descriptive Translation Studies and Beyond. Questo approccio mira a creare una disciplina empirica e descrittiva che completi la struttura degli studi traduttivi tracciata da Holmes. L'idea che il metodo scientifico potesse essere applicato a prodotti culturali era stata sviluppata dai formalisti russi all'inizio del Novecento ed era stata poi ripresa da molti ricercatori in letteratura comparata. Questo metodo veniva ora applicato alla traduzione letteraria, inclusa la teoria polisemica (Even-Zohar 1990Even-Zohar, I. 1990. "Polysystem theory." Poetics Today 11(1): 9–26.), in cui il testo letterario tradotto è considerato un sottosistema della tradizione letteraria di arrivo. Gideon Toury fondò la sua teoria sulla necessità di considerare le traduzioni come "fatti della cultura di arrivo". I concetti di "manipolazione"Hermans, T. (ed.). 1985. The Manipulation of Literature: Studies in Literary Translation. London and Sydney: Croom Helm. e "patronato"Lefevere, A. 1992. Translation, Rewriting, and the Manipulation of Literary Fame. London and New York: Routledge. sono stati anch'essi sviluppati in relazione alla traduzione letteraria.

Teoria dello skopos

Un ulteriore spostamento di prospettiva può essere datato al 1984, con la pubblicazione di due opere in tedesco: Grundlegung einer allgemeinen Translationstheorie di Katharina Reiss e Hans Vermeer e Translatorisches Handeln di Justa Holz-Mänttäri.Pym, Anthony. 2008. Exploring Translation Theories. London and New York: Routledge. p. 47. Da questi testi nasce la teoria dello skopos, che privilegia l'obiettivo della traduzione anziché l'equivalenza.

Traduzione culturale La svolta culturale nel campo della traduzione fu promossa da Susan Bassnett e André Lefevere in Translation – History – Culture e rappresentata dagli scambi interdisciplinari tra gli studi traduttivi e concetti come il genere, il cannibalismo (vedi la scuola brasiliana di studi sulla traduzione), il postcolonialismo e gli studi culturali.

Il concetto di traduzione culturale deriva in larga parte dai temi che Homi K. Bhabha affronta nel suo libro I luoghi della culturaBooklet, Milano, 2001. nell'ottica degli studi postcoloniali. Questa accezione usa la traduzione come mezzo o metafora per analizzare la natura della trasformazione e dello scambio culturale: anche se la traduzione avvicina le culture, ogni traduzione comporta una qualche deformazione tra di esse.

Traduzione come ecosistema