Aspettando Godot (titolo orig. En attendant Godot) è un'opera teatrale dello scrittore irlandese Samuel Beckett, nel quale due personaggi, Vladimiro ed Estragone, si intrattengono in una varietà di discussioni mentre attendono un certo Godot, che mai arriva. Dramma del teatro dell'assurdo, il testo originale francese, composto tra il 9 ottobre 1948 e il 29 gennaio 1949, fu pubblicato nel 1952, e rappresentato nel 1953. L'autore riadattò il testo in inglese nel 1954, col sottotitolo una tragicommedia in due atti: pubblicato nel 1954, fu rappresentato nel 1955 (Regno Unito) e nel 1956 (Stati Uniti). È l'opera letteraria più conosciuta di Beckett ed è considerata dalla critica "una delle opere teatrali più enigmatiche della letteratura moderna". In un sondaggio condotto dal Royal National Theatre di Londra nel 1998, Aspettando Godot fu votata come "l'opera teatrale in lingua inglese più significativa del XX secolo".
Vladimiro (Didi) ed Estragone (Gogo) trascorrono le loro giornate aspettando qualcuno di nome Godot, che credono porterà loro la salvezza. Passano il tempo in conversazioni, routine fisiche e riflessioni filosofiche, ma la loro speranza svanisce poiché Godot non giunge mai. Incontrano altri due personaggi, Pozzo e il suo servo Lucky. Man mano che la commedia si sviluppa, la ripetizione di azioni e dialoghi suggerisce la natura ciclica delle loro vite, e sebbene Godot sia promesso per "domani", non apparirà mai in scena, lasciando i personaggi in uno stato di incertezza esistenziale.
La prima, diretta dal regista Roger Blin, che per l'occasione rivestì anche il ruolo di Pozzo, fu rappresentata al Théâtre de Babylone, a Parigi, il 5 gennaio 1953. La versione in lingua inglese dell'opera debuttò a Londra nel 1955. Sebbene ci sia una sola scena in entrambi gli atti, l'opera è nota per i suoi numerosi temi, tra cui quelli relativi ad ambientazioni religiose, filosofiche, classiche, sociali, psicoanalitiche e biografiche. Beckett in seguito affermò che il dipinto Due uomini che contemplano la luna (1819), di Caspar David Friedrich, fu una delle principali fonti di ispirazione per l'opera.
L'opera teatrale riscosse enorme successo di critica. Grazie alla sua popolarità, al suo significato e alla sua importanza culturale per la letteratura moderna, Aspettando Godot è stata continuamente adattata per il palcoscenico, le opere liriche, i musical, la televisione e rappresentazioni teatrali in gran parte d'Europa e delle Americhe. Essendo uno dei massimi capolavori del teatro di tutti i tempi, l'opera continua ad essere ampiamente studiata negli ambienti accademici e letterari.
Trama Atto I L'opera si apre con due conoscenti trasandati, Vladimiro (chiamato anche Didi) ed Estragone (chiamato anche Gogo), due vagabondi in bombetta, che si incontrano sotto un albero spoglio. Non vi è nulla sulla scena, solo l'albero dietro ai due personaggi.Scheda bibliografica Einaudi n.33, Giugno 1956 Estragone racconta a Vladimiro i suoi ultimi guai: ha passato la notte precedente sdraiato in un fosso ed è stato picchiato da alcuni aggressori sconosciuti. I due discutono a lungo di una varietà di questioni, nessuna apparentemente importante, e alla fine si scopre che stanno aspettando un uomo di nome Godot. Non sono sicuri di aver mai incontrato tale Godot, né se arriverà mai. I due uomini si lamentano continuamente del freddo, della fame e del loro stato esistenziale; litigano, pensano di separarsi.
Successivamente, un viaggiatore imperioso di nome Pozzo, insieme al suo schiavo silenzioso Lucky, arriva e si ferma a conversare con Vladimiro ed Estragone. Lucky è legato da una lunga corda tenuta da Pozzo, che lo costringe a portare le sue pesanti valigie e lo punisce fisicamente se ritiene che i movimenti di Lucky siano troppo letargici. Pozzo afferma di essere diretto al mercato, dove intende vendere Lucky per ricavarne un profitto. Seguendo il comando di Pozzo ("Pensa!"), l'altrimenti muto Lucky esegue improvvisamente una danza e un monologo: un torrente di frasi dal suono accademico mescolate a puro nonsenso. Pozzo e Lucky se ne vanno, lasciando gli sconcertati Estragone e Vladimiro a continuare ad aspettare l'assente Godot.
Alla fine, un ragazzo si presenta e spiega a Vladimiro ed Estragone di essere un messaggero di Godot, e che Godot non arriverà quella sera, ma sicuramente domani. Vladimiro chiede al ragazzo di descrivergli Godot, ricevendo in cambio solo risposte estremamente brevi e vaghe, dopodiché il ragazzo se ne va. Vladimiro ed Estragone annunciano quindi che se ne andranno anche loro, ma rimangono sul palco immobili.
Atto II Vladimiro ed Estragone attendono di nuovo vicino all'albero, che nel frattempo ha messo su diverse foglie dall'ultima volta che è stato visto nell'Atto I. Entrambi gli uomini sono ancora in attesa di Godot e continuano a parlare. Ricompaiono in scena Lucky e Pozzo, ma non come prima. Pozzo è diventato cieco e Lucky è ora completamente muto. Ma con una differenza: ora la corda che li unisce è più corta. Pozzo non ricorda d'aver mai incontrato Vladimiro ed Estragone, i quali a loro volta non sono d'accordo su quando li abbiano visti l'ultima volta. Lucky e Pozzo se ne vanno poco dopo il loro vivace incontro, lasciando Vladimiro ed Estragone ad aspettare.
Poco dopo, il ragazzo ricompare per annunciare nuovamente che Godot non verrà quella sera, ma sicuramente domani. Il ragazzo afferma di non aver mai incontrato Vladimiro ed Estragone prima e di non essere lo stesso ragazzo che ha parlato con Vladimiro il giorno prima, il che fa infuriare Vladimiro, che gli intima di ricordarsi di lui il giorno successivo per evitare di ripetere quell'incontro. Dopo che il ragazzo se ne va, Vladimiro ed Estragone pensano al suicidio, ma non hanno una corda per impiccarsi. Decidono di andarsene e tornare il giorno dopo con una corda, ma ancora una volta rimangono immobili mentre la scena sfuma nel buiò.
Edizioni En attendant Godot, pièce en deux actes, Les Éditions de Minuit, Paris, ottobre 1952; ed. riveduta, Minuit, 1953. Waiting for Godot. A Tragicomedy in Two Acts, Grove Press, New York, 1954; ed. censurata, Faber & Faber, London, 1956; col testo riveduto dall'Autore, 1993. Aspettando Godot, trad. [sull'edizione 'Minuit' del 1953] di Carlo Fruttero, Collana di teatro, Torino, Einaudi, giugno 1956; in: Il teatro di Samuel Beckett, Collana Supercoralli, Torino, Einaudi, 1961 - ed. ampliata, Einaudi, 1968, VI ed. 1982, pp.7–102; Collezione di teatro n.57, Einaudi, 1964; in: Teatro completo, a cura di Paolo Bertinetti, Biblioteca della Pléiade, Torino, Einaudi-Gallimard, 1994, pp.1–83, ISBN 978-88-446-0014-3; Milano, Club degli Editori, 1996; in: Teatro, a cura di P. Bertinetti, Collana ET Teatro, Einaudi, 2002, ISBN 978-88-061-6040-1; Collana ET Scrittori, Einaudi, 2014, ISBN 978-88-062-2136-2. Teatro di Samuel Beckett. Aspettando Godot, Finale di partita, L'ultimo nastro di Krapp, Giorni felici, trad. di C. Fruttero, Introduzione di Roberto Rebora, Collana Oscar n.257, Milano, Mondadori, 1969-1981; in Teatro contemporaneo, 3 voll. in cofanetto, Collana Oscar, Mondadori, 1969.
Aspettando Godot, trad. [sull'edizione 'Minuit' del 1970, con le correzioni dell'ed. 1971] e cura di Gabriele Frasca, in: [testo inglese di riferimento: a cura di Mary Bryden, Faber & Faber, 2010]
Influenza culturale Aspettando Godot è divenuto un modo di dire, sinonimo di una situazione, spesso esistenziale, nella quale si attende un avvenimento che dà l'apparenza di essere imminente, ma che in realtà non accade mai, e in cui di solito chi l'attende non fa nulla affinché questo si realizzi. Aspettando Godot è il titolo di un album del 1972 di Claudio Lolli e di una canzone ivi contenuta. Un film italiano del 1977, Il giorno dell'Assunta di Nino Russo, è fortemente ispirato all'opera di Beckett. Nel film italiano del 2023, Grazie ragazzi di Riccardo Milani, i detenuti protagonisti mettono in scena Aspettando Godot. La band The Zen Circus cita l’opera nel singolo “Miao”, seconda traccia dell’Album “Il Male” del 2025.
Note
Bibliografia Walter D. Asmus, Beckett dirige Godot , trad. di Lorenzo Mucci, in: Sergio Colomba (a cura di), Le ceneri della commedia, Bulzoni, Roma, 1997, pp. 387–98. - II ed., Ed. Abete, 1980; Edizione aggiornata e aumentata, Edizioni Abete, 1990, ISBN 978-88-704-7034-5.
Voci correlate I 100 libri del secolo di le Monde
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