La guerra lampo (in tedesco Blitzkrieg ) è una tattica militare basata sulla combinazione di meccanizzazione, potere aereo e telecomunicazioni, volta allo sviluppo di manovre rapide e travolgenti destinate a sfondare le linee nemiche nei loro punti più deboli per poi procedere all'accerchiamento ed alla distruzione delle unità isolate, senza dar loro la possibilità di reagire, dato il costante stato di movimento delle unità attaccanti.

Sebbene utilizzata, dal punto di vista moderno, per la prima volta dalle grandi unità dell'esercito tedesco durante la seconda guerra mondiale, tramite un uso combinato di fanteria meccanizzata, aviazione, artiglieria e mezzi corazzati, essa era stata teorizzata, probabilmente, già a partire dalla seconda metà del XIX secolo.

Origine del termine Il termine Blitzkrieg pare essere stato coniato da un giornalista inglese durante la campagna di Polonia, mentre il corrispettivo "tecnico" più vicino potrebbe essere rintracciato nella "Bewegungskrieg" (guerra di movimento), presente nei manuali strategici tedeschi.

L'unico utilizzo del termine "guerra lampo" accertato prima del 1939 è attestato in due articoli (uno del 1935, l'altro del 1938) nei quali tuttavia l'espressione non si riferisce alla possibilità che la Germania potesse vincere una guerra continentale concentrando il massimo sforzo nel minimo lasso temporale. Altre fonti di parte francese, inglese e tedesca (1938) si riferiscono al Blitzkrieg come una vera e propria "guerra veloce".

Storia Precursori Le origini della guerra lampo sono oscure. Anche se considerato uno stile di guerra moderno, le basi strategiche del Blitzkrieg sono vecchie almeno quanto la guerra stessa. Strategie simili vennero impiegate da Alessandro Magno nell'epoca classica, dall'Impero ottomano, tra la conquista di Costantinopoli e l'assedio di Vienna; Napoleone ne era un maestro e furono, inoltre, impiegate su scala più piccola da entrambe le parti nella prima guerra mondiale. La stessa Germania aveva una lunga tradizione di utilizzo di tattiche di penetrazione profonda: nella guerra franco-prussiana l'esercito prussiano, sapendo che i francesi potevano schierare grandi armate, preparò un piano che si affidava alla velocità (il cosiddetto Vernichtungsgedanke). Se al momento della dichiarazione di guerra fossero stati pronti alla mobilitazione, ad invadere la Francia e giungere ad assediare Parigi abbastanza rapidamente, sarebbero stati vittoriosi prima che il numeroso esercito francese potesse a sua volta mobilitarsi e reagire. Questa tattica venne usata con effetti devastanti nel 1871, per essere poi sviluppata nel Piano Schlieffen, che venne usato all'inizio della Prima guerra mondiale e arrivò vicino al successo.

Lo sviluppo del Blitzkrieg Durante la prima guerra mondiale, gli eserciti degli Imperi Centrali e quelli dell'Intesa si erano trovati impantanati in una logorante guerra di trincea, soprattutto lungo il fronte occidentale. Tranne che per rare eccezioni, una guerra di questo genere tendeva a ridurre al minimo l'influenza dell'elemento tattico, condannando i due schieramenti ad un attrito bellico continuo destinato a far prevalere l'esercito più numeroso e meglio rifornito. Questa consapevolezza, unita alle drammatiche perdite umane che questo genere di conflitto comportava, spinse entrambi gli schieramenti a sviluppare strategie d'assalto innovative, capaci di concentrare in pochi punti un grande potenziale offensivo che spezzasse le linee trincerate dell'avversario. Dal punto di vista tecnologico questa ricerca si concretizzò nel carrarmato britannico.

Anche se essa venne teorizzata, nel senso moderno del termine, per la prima volta in Germania principalmente da Alfred von Schlieffen e Hans von Seeckt, rispettivamente alla vigilia della prima e della seconda guerra mondiale, tra i primi pionieri nella teoria del Blitzkrieg troviamo il colonnello inglese J.F.C. Fuller che nel 1918 stese un piano denominato 1919 che prevedeva lo sfondamento del fronte occidentale con 5000 carri armati. Il teorico militare inglese Basil Liddell Hart, riguardo allo svolgimento della guerra lampo, riportò le parole del Tenente Generale sir John Monash:

Già nel 1919 in Germania si iniziò a lavorare sul carro armato e sulla sua impiegabilità sul campo. Malgrado gli obblighi imposti dal Trattato di Versailles, gran parte dei graduati provenienti dall'esercito tedesco rimasero in un modo o nell'altro inseriti nell'organico militare (molti di questi finirono nel Truppenamt.). In questo modo poterono mettere a frutto le esperienze maturate nella Grande Guerra. Fu in questo periodo che il comandante in capo della Reichswehr, Hans von Seeckt, iniziò ad apportare le prime modifiche alla tradizionale dottrina militare prussiana, teorizzata da Carl von Clausewitz ed applicata dai generali Alfred von Schlieffen e von Moltke. In luogo della strategia basata sull'impiego di grandi masse in manovra avvolgente, von Seeckt promosse uno schema nel quale la colonna portante fosse la velocità.. Il prodotto di questa riforma furono due nuovi elementi dottrinali: la Bewegungskrieg ("guerra di manovra) ed il suo sistema di organizzazione del comando, chiamato Auftragstaktik ("tattica dell'incarico"). Su questi due pilastri fondamentali sarebbe stato teorizzato il Blitzkrieg.

Nel frattempo anche negli altri paesi europei si dava il via alla sperimentazione tattica delle unità meccanizzate. Inglesi e francesi in particolare svilupparono propri prototipi di carro armato, il cui impiego strategico fu tuttavia pensato come appoggio alla fanteria, la quale rimase fino a metà del secondo conflitto mondiale il fulcro degli eserciti alleatiSostenuto da , e Jonathan House.. Gli inglesi John F.C. Fuller e Basil Liddell Hart furono gli unici strateghi inglesi ad intuire l'utilizzo indipendente dei carri, sulla scorta delle esperienze maturate sullo scacchiere ottomano, in particolare riguardo alla battaglia di Megiddo. I teorici francesi pensarono invece il carro armato come arma peculiarmente difensiva. L'unico graduato che fece sue le teorie tedesche fu l'allora poco conosciuto Charles De Gaulle.

Anche in Unione Sovietica, secondo una interpretazione storiografica diffusa, pochi furono i generali che concepirono l'arma corazzata come offensiva, e ancor meno coloro che ne teorizzarono un utilizzo indipendente. Per tutta la durata del secondo conflitto mondiale l'Armata Rossa avrebbe considerato le unità corazzate sostanzialmente come artiglieria semovente, a supporto delle grandi masse umane lanciate ad ondate contro il nemico. In realtà anche in URSS sin dalla fine degli anni venti il maresciallo Michail Nikolaevič Tuchačevskij (con l'incoraggiamento del ministro Michail Vasil'evič Frunze) teorizzò un nuovo modo di fare la guerra, basato sulla manovra di profondità (il termine sovietico fu appunto "operazioni in profondità", in russo glubokaja operatisija) e su attacchi a tenaglia di masse corazzate e meccanizzate, appoggiate da artiglieria molto mobile, squadre d'assalto di fanteria abili nell'infiltrazione, armate con pistole mitragliatrici e precedute da attacchi aerei (anche sulle estreme retrovie per isolare il campo di battaglia) e dal lancio di truppe paracadutiste. Lo scopo delle operazioni era raggiungere le profondità e le retrovie nemiche, intrappolando in grandi sacche l'esercito al fronte ed era stato teorizzato in base ai risultati ottenuti durante la guerra con la Polonia e la guerra civile, reimmaginati però con l'uso di massicce formazioni di carri armati veloci ("di cavalleria"), accompagnati a più lenti, ma potenti carri armati "d'artiglieria" nella speranza che questi modelli si potessero unificare. Il risultato di questa elaborazione (che era merito anche del generale Vladimir K. Triandrafillov che contribuì alla stesura del Regolamento di Campo del 1929, da cui derivò il Regolamento di Campo 1936 o PU-36) fu il continuo progresso nelle costruzioni di carri armati, aerei e aerei d'appoggio tattico sovietico per tutti gli anni trenta, fino alla costruzione del T-34, forse il miglior mezzo dei primi anni quaranta. Questo processo dottrinale e tecnologico si interruppe in buona parte a causa delle durissime purghe staliniane, che in pratica eliminarono fisicamente, dal 1937, tutti i fautori di queste teorie, insieme al grosso degli ufficiali sovietici, specie gli specialisti in carri armati. Le divisioni corazzate furono sciolte, i carri distribuiti nelle divisioni di fanteria o raccolti in brigate di cavalleria, il progetto di meccanizzare la fanteria cancellato, i reparti paracadutisti quasi dissolti. Il modello sovietico era difforme per certi aspetti da quello che poi fu realizzato dalla Germania (per esempio il coordinamento via radio aveva un'importanza molto minore, parte della fanteria era ancora montata a cavallo ecc.), ma aveva anche linee guida più moderne (per esempio l'uso di fanteria aviotrasportata alle spalle del fronte per chiudere le vie di ritirata al nemico e occuparne i campi d'aviazione avanzati); uguale o maggiore risultava l'enfasi nell'evitare lo scontro con le prime linee nemiche e nel concentrare lo sforzo, non appena inflitrata o sfondata la prima linea, nella conquista dei comandi, dei depositi, delle linee di comunicazione nemiche per circondarlo e privarlo di capacità operativa.

Per quanto sostanzialmente marginale, l'introduzione delle prime unità corazzate aprì agli strateghi molte nuove possibilità: ogni nazione avrebbe negli anni seguenti sviluppato propri modelli di carro e peculiari strategie di utilizzo, destinate a confrontarsi durante la seconda guerra mondiale.

Il Blitzkrieg della Germania nazista Una volta divenuto capo dello stato (1933), Adolf Hitler iniziò ad aggirare (dapprima segretamente, poi in maniera sempre più palese) le condizioni del Trattato di Versailles. Fra queste prove di forza figurò l'istituzione di un comando per le forze armate (conosciuto come Panzerwaffe) ed uno per l'aeronautica, la Luftwaffe. Hitler supportava fortemente lo sviluppo dell'arma corazzata, e dette pieno appoggio al suo teorico più celebre, il generale Heinz Guderian,.. che fu probabilmente il primo a concepire un modello di guerra nel quale le unità corazzate si muovessero e combattessero in maniera coordinata, in modo da supportarsi reciprocamente e moltiplicare la capacità di sfondamento. In una delle sue opere più note Panzer Leader, Guderian scrive:

Guderian iniziò a sperimentare nelle esercitazioni l'uso combinato di squadre corazzate, arrivando ben presto alla felice intuizione che, dotando ogni carro di adeguati sistemi di trasmissione radio, le formazioni blindate avrebbero potuto facilmente operare manovre complesse che fino ad allora erano state considerate assolutamente fuori discussione. Fin dal 1933 Guderian insisté presso il Comando Supremo affinché ogni mezzo corazzato fosse dotato di radio.. Allo scoppio della guerra, soltanto l'esercito tedesco poteva vantare un simile sistema di sincronizzazione fra i carri, tanto che, a seguito delle disastrose sconfitte subite nella Campagna di Francia, gli eserciti alleati adeguarono velocemente la dotazione delle loro unità corazzate.

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