La Formula 1,Sebbene il nome ufficiale sia «Formula One», il marchio registrato usato dalla serie e la denominazione più diffusa è «Formula 1». in sigla F1 e riportata in italiano anche come Formula Uno, è la massima categoria di vetture monoposto a ruote scoperte da corsa su circuito definita dalla Federazione Internazionale dell'Automobile (FIA).

La categoria è nata nel 1948 (in sostituzione della Formula A, a sua volta sorta solo due anni prima, nel 1946), diventando poi a carattere mondiale nella stagione . Inizialmente definita dalla Commissione Sportiva Internazionale (CSI) dell'Associazione Internazionale degli Automobil Club Riconosciuti (AIACR), associazione antesignana della Federazione Internazionale dell'Automobile, la Formula 1 è nel ventunesimo secolo regolata dal Consiglio Mondiale degli Sport Motoristici (in inglese: World Motor Sport Council, WMSC) della FIA. La proprietà e l'organizzazione della competizione sono del Formula One Group, controllato da Liberty Media.

Il termine "formula", presente nel nome, fa riferimento a un insieme di regole alle quali tutti i partecipanti – auto e piloti – devono adeguarsi: esse introducono un numero di restrizioni e specifiche nelle vetture, al fine di evitare eccessive disparità tecniche tra di esse e soprattutto di porre dei limiti al loro sviluppo, riducendo i rischi di incidenti.

Storia

Dalle corse di fine Ottocento alla nascita della Formula 1

La Formula 1 affonda le sue radici nelle corse automobilistiche di fine Ottocento, che incominciarono ad assumere lo status di Gran Premi dal 1906. Negli anni Venti del Novecento ci fu la prima seria regolamentazione delle gare, denominata "Formula Grand Prix", e fu adottata principalmente in Europa. Questo regolamento fu alla base di tre edizioni di un Campionato Mondiale per Costruttori (vinto dall'Alfa Romeo nel 1925, dalla Bugatti nel 1926 e dalla Delage nel 1927), di due edizioni di un "Campionato Automobilistico Internazionale" (vinte nel 1931 da Ferdinando Minoia e nel 1932 da Tazio Nuvolari, entrambi su Alfa Romeo) e delle cinque edizioni di un "Campionato Europeo Grand Prix" (dal 1935 al 1939) dominato da piloti e vetture tedesche.

Nel 1946 venne battezzata con il nome di "Formula A", con la quale furono disputati una prima serie di Gran Premi non validi per il titolo. Vennero ammessi a gareggiare due tipi di motori: i supercompressi da 1,5 litri e gli aspirati da 4,5 litri, mentre negli anni precedenti la seconda guerra mondiale, erano ammessi soltanto i supercompressi di qualsiasi capacità fino al 1938, dopodiché ci fu la limitazione a 3,0 litri. La prima gara disputata con questo nuovo regolamento avvenne il 1º settembre 1946 a Torino; il Gran Premio di Torino, sul circuito del Valentino del parco omonimo, che fu vinta da Achille Varzi alla guida di un Alfa Romeo 158.

Due giorni dopo, sulla stessa pista si svolse la "Coppa Brezzi" durante la quale Nuvolari, al volante dell'esordiente Cisitalia D46, mandò in visibilio il pubblico compiendo un paio di giri senza volante (che si era rotto), aggrappandosi al piantone dello sterzo. La Casa torinese preparò anche una rivoluzionaria auto a motore posteriore di turbocompresso, disegnata da Ferdinand Porsche, che era accreditata della strabiliante velocità di punta di ; con essa, Nuvolari accarezzò il sogno di partecipare al Campionato mondiale di automobilismo, di cui si iniziò a parlare nel 1947.

L'anno seguente il nome della formula venne cambiato con quello attuale per via della nascita della Formula 2. Nel 1949 vennero scelti sette Gran Premi validi per l'assegnazione del trofeo. Nel frattempo, Varzi era morto sul circuito di Berna e Nuvolari, ammalato, non riuscì più a tornare in pista, mentre l'avventura della Cisitalia naufragò per mancanza di fondi. Sullo scenario del 1950 si presentarono molti nomi nuovi, che presero il posto degli assi dell'anteguerra. A mettersi subito in mostra fu Juan Manuel Fangio, che il 10 aprile vinse su Maserati il Gran Premio di Pau.

Un mese dopo si disputò la prima gara valida per il campionato, il Gran Premio di Gran Bretagna del 1950. Al titolo piloti seguì un titolo per i costruttori nel 1958. Per i primi due anni le corse per vetture di Formula 1 non sono state organizzate in un campionato; subito però hanno assunto il nome di "Gran Premi" e hanno avuto rilievo internazionale (venivano organizzate in vari paesi d'Europa). Nel 1950 venne organizzato il primo Campionato mondiale di Formula 1, così denominato anche se di fatto si svolgeva a livello europeo, che venne vinto da Nino Farina a bordo di una Alfa Romeo 158; nel calendario di questa prima edizione venne inserita anche la 500 Miglia di Indianapolis, ma nessuno dei piloti e delle squadre impegnati nelle altre gare del mondiale la disputò.

Nel corso dei decenni sono stati organizzati anche dei campionati di rilievo nazionale per vetture di Formula 1 (ad esempio quello sudafricano e la British Formula One Series che si corse tra il 1978 e il 1982 nel Regno Unito) e fino al 1983 si disputarono anche molti Gran Premi non valevoli per un campionato.

Nel ventunesimo secolo le vetture di Formula 1 gareggiano esclusivamente nel campionato mondiale, organizzato con cadenza annuale dalla Federazione Internazionale dell'Automobile, sempre disputatosi dal 1950 e considerato unanimemente la massima espressione dell'automobilismo moderno.

Ogni decennio ha avuto una sua fisionomia abbastanza precisa: negli anni Cinquanta dominarono le auto a motore anteriore; negli anni Sessanta quelle a motore posteriore, ancora prive di alettoni; negli anni Settanta si ebbe invece un grande sviluppo dell'aerodinamica della vettura di Formula 1; gli anni Ottanta furono caratterizzati dai motori turbo; gli anni Novanta dall'elettronica; gli anni Duemila dall'arrivo delle grandi case automobilistiche; infine gli anni Duemiladieci, caratterizzati dall'introduzione della propulsione ibrida.

Anni 1950: le vetture a motore anteriore

I primi quattro campionati vennero dominati dalle auto e dai piloti italiani: Nino Farina vinse il campionato del 1950 con l'Alfa Romeo 158; Alberto Ascari vinse quelli del 1952 e 1953 sulla Ferrari 500.

Nel 1951, il titolo andò invece all'argentino Juan Manuel Fangio, che vinse il primo dei suoi cinque titoli mondiali, alla guida dell'Alfa Romeo 159. Gli altri quattro titoli li conquistò alla guida di Mercedes (due titoli), Maserati (un titolo) e Ferrari (titolo, quest'ultimo, portando in gara le Lancia-Ferrari D50). Protagonista del decennio fu anche il britannico Stirling Moss, che vinse molte gare ma non riuscì mai a vincere il titolo, e per questo appellato come The King without Crown ("Il re senza corona"). Nel 1958 venne battuto da Mike Hawthorn su Ferrari, che così fu il primo britannico a laurearsi campione del mondo; mentre la Vanwall con cui correva Moss conquistò il primo titolo riservato ai costruttori.

Gli anni Cinquanta furono il decennio delle auto a motore anteriore; ma proprio nel 1958 fece la sua apparizione la Cooper-Climax a motore posteriore, che con Stirling Moss e Maurice Trintignant vinse i due primi Gran Premi della stagione, per poi dominare nei due anni seguenti. Si trattò dell'evoluzione dei positivi esperimenti attuati negli anni precedenti dallo stesso Cooper in Formula 3, anche se il motore posteriore si era già visto sulla Auto Union "Tipo A" progettata da Ferdinand Porsche, che corse con successo tra il 1934 e il 1939. Le ultime auto a motore anteriore corsero nel campionato 1960.

L'elevato numero di incidenti mortali registratosi nella seconda metà del decennio consigliò di ridurre la potenza delle auto, sicché dal 1961 la cilindrata delle Formula 1 venne fissata a soli . Da più parti si erano levate voci favorevoli addirittura all'abolizione delle corse automobilistiche (misura poi adottata solo in Svizzera, a seguito del terribile incidente che funestò la 24 ore di Le Mans del 1955). All'indomani della morte di Luigi Musso nel Gran Premio di Francia 1958 (seguita dopo poco da quella di Peter Collins), l'Osservatore Romano si scagliò contro Enzo Ferrari, definendolo «Saturno ammodernato» che «continua a divorare i suoi figli»; mentre "Civiltà cattolica" definì le corse automobilistiche "Una inutile strage". Due pesanti anatemi, che nell'Italia di quegli anni quasi isolarono Ferrari, già sotto processo per l'incidente avvenuto durante la Mille Miglia del 1957, in cui erano morti il pilota, marchese Alfonso De Portago, il suo copilota e nove spettatori. In località Guidizzolo infatti uno pneumatico della Ferrari del marchese, targata BO 81825, esplose rovinosamente su un catarifrangente montato al centro della strada, causando lo sbandamento della macchina che travolse la folla.

Anni 1960: l'epoca d'oro dei britannici Nei cinque anni in cui fu in vigore la Formula A si registrò un solo grave incidente in gara, che fu però anche il più tragico di tutta la storia del mondiale: quello del Gran Premio d'Italia 1961, in cui perse la vita il destinato campione del mondo, Wolfgang Von Trips, insieme a quattordici spettatori. In prova morirono il giovane Ricardo Rodriguez e Carel Godin de Beaufort.

Durante questo periodo, i pochi cavalli a disposizione portarono a sviluppare nuove soluzioni tecniche nella costruzione dei telai, mettendo in risalto il genio di Colin Chapman, valente progettista e fondatore della Lotus, che ebbe un ruolo basilare nel secondo decennio della Formula 1: le sue idee hanno fatto scuola nell'evoluzione tecnica delle auto da corsa.

I piloti anglofoni e i team britannici dominarono il decennio. La Ferrari riuscì a spezzare questo dominio nel 1961 con lo statunitense Phil Hill, e nel 1964 con l'ex motociclista John Surtees, quest'ultimo tuttora l'unico iridato della storia sia a due sia a quattro ruote.

L'australiano Jack Brabham, che aveva ottenuto due titoli nel 1959 e 1960 con la Cooper a motore posteriore, divenne nel 1966 il primo pilota a vincere il Mondiale anche come proprietario di una propria scuderia: la Brabham Racing Organisation, che vinse anche il campionato del 1967 con il neozelandese Denny Hulme.

Nel periodo 1962-1966 i due piloti di spicco furono Jim Clark alla guida della Lotus e Graham Hill alla guida della BRM. Senza due guasti che lo bloccarono nel corso dell'ultimo gran premio, Clark avrebbe potuto vincere quattro mondiali di seguito, suggellando così più nettamente quello che fu il suo incontrastato dominio in pista.

Dopo il passaggio (nel 1966) alla cilindrata di , una nuova serie di incidenti mortali pose progressivamente l'attenzione sul problema della sicurezza passiva: nel Gran Premio di Monaco del 1967 le balle di paglia poste lungo il percorso acuirono la gravità dell'incendio che devastò la Ferrari di Lorenzo Bandini e causò la morte del pilota. Una dinamica simile ebbe l'incidente che costò la vita a Jo Schlesser durante il Gran Premio di Francia del 1968. Nel frattempo, il 7 aprile in una gara di Formula 2 a Hockenheim era morto il grande Jim Clark. A vincere il mondiale fu Graham Hill, che proprio quell'anno era passato alla Lotus. Anche Jackie Stewart abbandonò la BRM (con cui aveva debuttato nel 1965), passando alla francese Matra (gestita però dal team di Ken Tyrrell), con cui vinse il campionato del 1969.

Fino al 1968 tutte le auto avevano corso con i tradizionali colori legati alla nazionalità dei concorrenti; ma in quell'anno la Lotus si presentò con la livrea delle monoposto colorate di rosso, oro e bianco (poi nere e oro, dal 1972 al 1978), introducendo per prima lo sponsor in Formula 1.

Anni 1970: sviluppo delle monoposto