Il Museo dei Grandi Fiumi, allestito negli ambienti dell’ex Monastero degli Olivetani a Rovigo, già sede del Museo Civico delle Civiltà in Polesine, è un museo archeologico che ripercorre 3500 anni della storia del territorio del Medio e Alto Polesine attraverso linguaggi innovativi ed interattivi. Fa parte della rete del Sistema Museale Provinciale Polesine e nella denominazione richiama le civiltà del passato, sviluppatesi lungo le sponde dei maggiori fiumi europei. Si distingue per la scelta di impianti scenografici, ricostruzioni tridimensionali e riproduzioni di materiali antichi che corredano i materiali esposti nelle vetrine per offrire una visione più ampia della storia, legata alle particolari condizioni ambientali della terra compresa tra gli ultimi tratti di Adige e Po, in rapporto con le grandi civiltà europee.

Storia Le origini del Museo vanno ricercate nell’istituzione da parte dell’Amministrazione Comunale di Rovigo del Museo Civico delle Civiltà in Polesine, nato nel 1978 per esporre le raccolte etnografiche e i materiali archeologici conservati nel museo gestito dal Centro Polesano di Studi Storici Archeologici ed Etnografici, sede destinata a demolizione. Il nuovo Museo Civico apre al pubblico nel 1980 nella sede dell’ex monastero degli Olivetani. La struttura, benché di particolare pregio, necessitava di radicali opere di restauro che prendono avvio nel 1990, grazie a finanziamenti da parte della Regione Veneto e dello Stato. Contestualmente prende vita l’idea di un museo moderno, volto ad illustrare la storia più antica del territorio compreso tra i corsi terminali dell’Adige e del Po, in rapporto sinergico con la cultura europea. Al contempo si intende proseguire e incrementare le ricerche in campo geomorfologico e archeologico, condotte da associazioni in collaborazione con la Soprintendenza archeologica e con istituti universitari, per i quali il museo riveste fin dalle origini un ruolo fondamentale dal punto di vista propositivo ed organizzativo. Determinante per la progettazione di innovative soluzioni scenografiche, atte a restituire al visitatore suggestioni delle epoche passate, è il ruolo svolto da Gabbris Ferrari, noto scenografo teatrale che in sintonia con la direzione del Museo coordina l’allestimento di quattro sezioni: Età del Bronzo, Età del Ferro, Età Romana e Medioevo. Grazie alla collaborazione con la Soprintendenza Archeologica del Veneto il progetto viene approvato dal Comune di Rovigo ed in seguito dalla Regione del Veneto. Il nuovo Museo, istituito nel 1998, viene aperto al pubblico il 20 aprile 2001, con la presentazione della prima sezione dedicata all’Età del bronzo. Successivamente si aprono nel 2002 l'Età del ferro e l'Età romana nel 2004. Vengono inaugurate infine le sezioni Medioevo e Rinascimento, rispettivamente nel 2012 e nel 2014Raffaele Peretto, Da Museo Civico a Museo dei Grandi Fiumi, in .. Il Museo dei Grandi fiumi si distingue per attività didattiche rivolte alle scuole del territorio e all’infanzia.

Il complesso degli Olivetani Nato nel XIII secolo come sede della congregazione degli Umiliati, il monastero vede un momento di ripresa verso la seconda metà del XV secolo, quando papa Sisto IV, dopo aver sciolto la prepositura degli Umiliati, lo concede a Niccolò Roverella abate generale della congregazione di Monte Oliveto maggiore. Il nuovo complesso si avvia tra il 1524 e il 1528, con la costruzione del primo chiostro e di vani per ospitare al piano terra, sacrestia, refettorio, cucina e altri locali, mentre al piano superiore si trovavano dodici celle per i monaci. Per questa prima fase viene incaricato l’architetto ferrarese Alberto Tristani, che opera come collaboratore di Biagio Rossetti. Un successivo ampliamento viene apportato nella seconda metà del XVI secolo, con la costruzione dell’ala est e della nuova chiesa. Nella seconda metà del XVII secolo si completa la struttura con la costruzione di un porticato ad est e l’estensione delle strutture originarie degli Umiliati, che si affacciano su via Giacomo Giro, dedicata all'omonimo benefattore. Nel 1843 il complesso degli Olivetani viene donato al Comune per fini assistenziali da Giro, che lo aveva acquistato dopo le soppressioni napoleoniche del 1810. Il Comune inizialmente adibisce l’edificio a Casa di Ricovero e nel 1896 interviene con lavori di adeguamento per dedicare alcuni spazi al ricovero degli orfani e delle 'zitelle'. Tali funzioni vengono svolte fino al trasferimento della Casa di Ricovero in un nuovo edificio, avvenuto nel 1979Luisa Servadei, I luoghi dell'assistenza, in ..

Collezione Età del Bronzo La prima sezione è dedicata all'età del Bronzo e presenta i siti di Campestrin, presso Grignano Polesine, Canar di San Pietro Polesine nel comune di Castelnovo Bariano, Larda di Gavello, Frattesina presso Fratta Polesine. Introduce al percorso museale l’allestimento temporaneo del ritrovamento di Campestrin, unico nel suo genere, in quanto documenta la più antica officina di lavorazione dell’ambra a sud delle Alpi. Apre la sezione il panorama storico culturale dell’età del Bronzo in Europa, consentendo una comparazione con le testimonianze del territorio tra Adige e Po. L'ambiente della bassa pianura, con i fiumi che la solcano, i paesaggi tipici delle aree umide e con le specie arboree ed animali autoctone, fanno da scenario allo sviluppo dei più antichi insediamenti che vengono qui rappresentati da ricostruzioni ed installazioni multimediali.. I modi dell'abitare, diversi a seconda delle epoche e del tipo di ambiente, sono qui ben rappresentati da tre ricostruzioni in scala 1:1. Canàr, villaggio su palafitte della fase tarda dell’età del Bronzo antico (XVIII – XV sec. a.C.)., indagato a San Pietro Polesine nel comune di Castelnovo Bariano, viene illustrato mediante la ricostruzione di una porzione di abitato. L’insediamento di Larda di Gavello, scoperto nel 1998 sulla base di indagini archeologiche organizzate dal Museo stesso, rimanda ai villaggi arginati della cultura appenninica nella fase subappenninica. La porzione di scavo ricostruita nel museo documenta la cultura della terramare diffusa tra il Bronzo medio e il Bronzo recente (XIV - XII sec. a.C.) ed evidenzia i livelli di accrescimento dell’abitato.. Il visitatore viene quindi immerso in un ambiente domestico dell’età del Bronzo finale, entrando nella ricostruzione di una capanna dell'importante centro della cultura protovillanoviana di Frattesina, individuato a Fratta Polesine in prossimità dell’antico alveo del Po di Adria in seguito a ricerche condotte fin dal 1967 dal C.P.S.S.A.E. L'abitazione è corredata da un focolare e da un telaio verticale utilizzato per la tessitura, una macina e semplici arredi per contenere le essenziali suppellettili che costituiscono questo tipo di abitazioni. Un aspetto che caratterizza l'intero allestimento è la riproduzione di vasellame e strumenti di uso comune, resi disponibili per i visitatori. I materiali esposti evidenziano il ruolo fondamentale svolto da Frattesina nelle produzioni e nei traffici ad ampio raggio. La notevole varietà di lavorazioni artigianali è dimostrata dai materiali in vetrina, accompagnati dalla ricostruzione di un’officina all’aperto e da alcuni filmati. La sezione si conclude con le necropoli di Narde e Fondo Zanotto, scoperte non lontano dal villaggio. Il numero elevato di sepolture recuperate rivela il denso popolamento del centro. Nel complesso prevale il rito dell’incinerazione entro grandi vasi biconici o troncoconici, ricoperti da una grande ciotola, di cui alcuni esempi sono esposti nelle vetrine insieme a monili ed utensili del corredo funerario. La ricostruzione del grande tumulo di Narde, con vari livelli di sepoltura e l'esposizione di una coppia di inumati, un rituale molto raro per l'epoca, completano il quadro di questo antico complesso insediativo, unico nel panorama europeo..

Età del Ferro L’introduzione pone in risalto la diffusione delle varie civiltà nell’Europa dell’età del ferro, avvalendosi anche di ricostruzioni in scala di alcuni monumenti delle civiltà dei Celti, dell’antica Grecia e degli Etruschi. Particolare attenzione viene posta sulla realtà dell’alto Adriatico e del delta del Po, che vede dal VI sec. a.C. la presenza di popolazioni greche ed etrusche in un’area marginale rispetto alla civiltà degli Antichi Veneti. La particolare situazione idrografica della bassa vallata padana, resa evidente dalla fotografia aerea, consente di comprendere le favorevoli condizioni ambientali che portarono alla nascita dei centri portuali di Adria, Spina e San Basilio.. Nell’entroterra, lungo corsi fluviali minori, si segnalano alcuni rinvenimenti sporadici di materiali databili tra VI e V sec. a. C., che documentano la vitalità di quest’area. Tra questi il museo espone ceramica attica, ceramica etrusco padana, monili in ambra e pasta vitrea rinvenuti presso un'abitazione databile alla fine del VI sec. a.C., indagata in località San Cassiano a Crespino. Dopo una prima fase conclusasi attorno al 470 a.C. con un incendio, la struttura viene ricostruita e modificata nella planimetria. Di questa seconda fase il Museo propone una ricostruzione, ipotizzando la presenza di alcuni arredi e suppellettili tipici dell’epoca e di un telaio desunto dal rinvenimento nel sito di alcuni pesi da telaio.. Alcuni modellini di mezzi di trasporto, reinterpretazioni artistiche di testimonianze della cultura etrusca, consentono di rivivere lo spirito di questa antica civiltà ampiamente documentata nell’area basso padana. La sezione si conclude con un suggestivo spaccato del mondo dell’oltretomba con i suoi demoni, ispirati all’iconografia delle tombe di Tarquinia. A Rovigo, la necropoli di Balone, costituita da quattro sepolture ad inumazione ricche di corredi composti da ceramica attica a figure rosse, vasellame in bronzo e in ceramica depurata di produzione etrusca, rappresenta un segnale importante della presenza etrusco padana connessa all’asta fluviale del Tartaro – Po di Adria.. Tra i materiali esposti nella sezione spiccano un bronzetto etrusco, denominato ‘Cavaliere di Gavello’, un grande cratere in ceramica attica, con la scena del rapimento della dea Teti da parte del re Peleo, della metà del V secolo ed una coppa con la scena di Ade offerente nel fondo e le Eumenidi lungo la parete esterna, databile tra 470 e 460 a.C., questi ultimi parte del corredo della tomba 1 di BaloneSimonetta Bonomi, La ceramica greca, in ..

Età Romana