Il Delfino Pescara 1936, meglio conosciuto semplicemente come Pescara o con la vecchia denominazione Pescara Calcio 1936, è una società calcistica italiana con sede nella città di Pescara. Milita in Serie C, la terza divisione del campionato italiano di calcio.
Fondata il 4 luglio 1936 con la denominazione Società Sportiva Pescara, la squadra ha disputato 7 campionati di Serie A – in cui il miglior risultato è il quattordicesimo posto della stagione 1987-1988 –, un campionato di Divisione Nazionale e 40 campionati di Serie B. Il Pescara è l'unica squadra di calcio dell'Abruzzo ad aver raggiunto la massima serie del campionato italiano, nonché l'unica ad aver stabilmente militato in seconda divisione per diversi decenni.
Il club è stato dichiarato fallito il 19 dicembre 2008, per poi essere rifondato il 20 gennaio 2009 grazie a una cordata di imprenditori locali, capeggiati da Giuseppe De Cecco e Deborah Caldora, figlia di Armando Caldora, storico presidente della squadra ai tempi della prima promozione in Serie A del 1977. La società ha mantenuto lo stemma, i risultati e i piazzamenti del Pescara Calcio nato nel 1936. Nel 2011 la presidenza fu assunta da Daniele Sebastiani, precedentemente amministratore delegato del club, che tutt'oggi ne detiene la carica.
Nel corso dei suoi quasi novant'anni di storia, il club ha vinto (piazzandosi al primo posto) cinque campionati: due di Serie B (1986-1987, 2011-2012), uno di Serie C (1973-1974), uno di Serie D (1972-1973) e uno di Promozione (1951-1952). La squadra abruzzese vanta la 38ª miglior tradizione sportiva fra i club che hanno militato in Serie A, e occupa il 54º posto nella classifica perpetua dal 1929. Inoltre il club abruzzese figura al 6º posto nella classifica perpetua della Serie B.
La squadra disputa le partite interne nello Stadio Adriatico-Giovanni Cornacchia di Pescara e ha come colori sociali il bianco e l'azzurro.
Storia Gli albori del calcio pescarese (1920-1936) All'inizio degli anni 1920 la gioventù di Pescara praticava il calcio prima nel club Vigor e successivamente nellUrsus, mentre nel vicino comune di Castellammare Adriatico si susseguirono le società Edera e Aternum. Nel 1927, su proposta di Gabriele D'Annunzio, il governo istituì la Provincia di Pescara unendo i due centri di Pescara e Castellammare Adriatico in un'unica città. In questo contesto di spirito unitario, nel 1926 si erano fuse anche l'Ursus e l'Aternum: la neonata Tito Acerbo fu, però, radiata per un illecito poco tempo dopo; a prendere il suo posto fu la 129ª Leg. M.V.S.N. Adriatica, che però disputò solamente la Terza Divisione 1927-1928.
Nel 1928 si formò quindi l'Associazione Sportiva Abruzzo, allenata stavolta da un allenatore professionista. La squadra, nella stagione 1931-1932, partecipò al Campionato di Seconda Divisione Regionale vincendolo. La compagine, guidata da Pietro Piselli, assunse nel 1932-1933 il nome di Associazione Sportiva Pescara, ma finì per sciogliersi per problemi economici dopo essere stata ammessa alla Serie C 1935-1936.
La nascita del Pescara e la prima promozione in Serie B (1936-1940)
Il 4 luglio 1936, grazie all'interesse di Angelo Vetta, sorse la prima vera e propria incarnazione del Pescara Calcio, nominata Società Sportiva Pescara. Il nuovo club, che adottò quali colori sociali il bianco e l'azzurro, ebbe come primo allenatore Edmondo De Amicis ed esordì nella Seconda Divisione Abruzzese per poi passare nella stagione 1937-38 nel girone D di Prima Divisione, ottenendo subito la promozione in Serie C. Nei due anni successivi la squadra disputò due buoni campionati in Serie C, classificandosi ottavo, con alla guida Pietro Piselli, e poi sesto, allenato da Armando Bonino.
Al termine della stagione 1940-41 arrivò per il Pescara la prima promozione in Serie B. La squadra, allenata dal campione del mondo Mario Pizziolo e forte di elementi come Mario Tontodonati (che di lì a poco esordì in Serie A), vinse il proprio girone totalizzando 44 punti e arrivò seconda nel girone finale dietro alla Fiumana. L'anno successivo la squadra, esordiente in seconda categoria, sfiorò la promozione venendo superato dal Vicenza alle ultime giornate.
Durante la seconda guerra mondiale la squadra disputò un torneo locale chiamato campionato abruzzese, vincendolo. Alla fine delle ostilità, nella stagione 1945-46, il Pescara fu iscritto ad un campionato misto di A e B diviso in due gironi istituiti secondo criteri geografici. Il Pescara terminò il primo anno al sesto posto nel girone del Sud Italia, poi, dopo un terzo e un ottavo posto, la squadra fu inserita nel girone meridionale della Serie B. A partire dalla stagione 1948-49, il Pescara conobbe un periodo di crisi con due retrocessioni consecutive che lo fecero sprofondare in Promozione.
Gli anni della Serie C (1950-1970) Al termine della stagione 1951-52 i biancazzurri, guidati da Del Grosso, raggiunsero la promozione in IV Serie vincendo il girone L. Per gran parte degli anni cinquanta la squadra, con Umberto De Angelis in panchina, non riuscì a centrare l'obiettivo della promozione in Serie C, sfiorandola durante la stagione 1955-56 (prima stagione in cui la squadra giocò nello Stadio Adriatico, inaugurato il 29 dicembre 1955), perdendo in casa lo spareggio contro la Reggina. La promozione in terza divisione avvenne due anni dopo, al termine della stagione 1957-58. Nel corso degli anni sessanta la compagine adriatica disputò stagioni anonime in serie C (con picchi nella stagione 1962-63, terminata al quarto posto, e la stagione 1967-68 al sesto posto), caratterizzate dall'avvicendamento di vari allenatori alla panchina della squadra.
Il ritorno in Serie B e l'approdo in Serie A con Armando Caldora (1970-1977)
Al termine della stagione 1971-72 la compagine adriatica, partita con l'obiettivo della promozione, sprofondò in Serie D. Il Pescara si riscattò ottenendo una doppia promozione: nella 1972-73 la squadra vinse il girone H tornando così in Serie C, mentre nella stagione seguente, sotto la guida di Tom Rosati, il Pescara tornò in Serie B dopo un testa a testa con il Lecce da cui gli adriatici uscirono vincitori, favoriti tra l'altro da un punto di penalizzazione inferto ai salentini che si erano rifiutati di scendere in campo nella partita contro il Marsala per la mancanza dell'arbitro designato.
Nelle due stagioni successive il Pescara (divenuto società per azioni nel 1974) ottenne due salvezze mentre andavano a formarsi i primi gruppi di tifoseria organizzata. Nella stagione 1976-1977, con alla guida Giancarlo Cadè, chiamato dal nuovo presidente Armando Caldora, il Pescara concluse il campionato al secondo posto con 49 punti, alla pari col Cagliari e con l'Atalanta rendendo quindi necessari gli spareggi per decretare le due promosse: grazie a due pareggi a reti inviolate con Cagliari e Atalanta, il Pescara si classificò secondo nella graduatoria ottenendo così la promozione, la prima in Serie A per il club adriatico.
Alti e bassi (1977-1982) Per la stagione 1977-78 il Pescara, al suo esordio in massima serie, vide un altro cambio ai vertici della società con Attilio Taraborrelli che divenne presidente. Con una formazione in sostanza simile a quella dell'anno precedente e con Giancarlo Cadè alla guida, la squadra retrocesse in Serie B al termine della stagione piazzandosi all'ultimo posto con 17 punti (frutto di 4 vittorie, 9 pareggi e 17 sconfitte con 21 reti segnate e 44 subite). Tra le soddisfazioni ci fu la vittoria per 2-1 contro l'Inter che veleggiava nelle prime posizioni di classifica, la vittoria sempre per 2-1 contro il Torino FC che finì poi al secondo posto in classifica vinta dalla Juventus FC che tra l'altro l'8 gennaio 1978 nella gara in casa del Pescara riuscì a superarla a stento per 2-1 grazie anche ad un gol di Bettega agevolato da una ostruzione sul portiere Piloni di Gentile posto sulla linea di rete.
Il ritorno in massima serie degli abruzzesi fu immediato: nella stagione 1978-79, che vide un ennesimo cambio alla presidenza con l'arrivo di Gianni Capacchietti, il Pescara, allenato da Antonio Angelillo, raggiunse alla penultima giornata il e lo sconfisse nello spareggio di Bologna per 2-0 (con un goal di Pavone al 40' e un autogoal di Giusto su tiro di Nobili al 61'). Per l'occasione fu forte l'affluenza dei tifosi biancazzurri che giunsero da Pescara in circa 40 000 unità (tuttora una delle trasferte più massicce nella storia del calcio italiano). Il campionato 1979-80 fu però anche in questo caso avaro di soddisfazioni: la squadra rimase infatti tutta la stagione a fondo classifica e a nulla valse l'avvicendamento di Gustavo Giagnoni in panchina per risollevare le sorti del campionato.Dopo una stagione in cui la squadra terminò (con Aldo Agroppi in panchina) a ridosso della zona promozione, al sesto posto, il Pescara nella stagione 1981-82 retrocesse in Serie C1 in una stagione caratterizzata dall'avvicendamento di tre allenatori (Saul Malatrasi, Mario Tiddia e Giuseppe Chiappella) alla guida della squadra.
La riconquista della Serie B (1982-1986) All'inizio del campionato 1982-83 il presidente Vincenzo Marinelli (coadiuvato dal general manager Franco Manni, ex direttore sportivo dell'Inter), richiamò in panchina Tom Rosati che al termine della stagione riportò la squadra in Serie B. Rosati rimase sulla panchina del Pescara anche nella stagione 1983-84, mettendo in evidenza giovani attaccanti come Sandro Tovalieri e Stefano Rebonato.
Nel campionato 1984-1985 fu assunto sulla panchina Enrico Catuzzi, tecnico basante il proprio calcio sulla disposizione difensiva a zona pura e su di un gioco offensivo fondato sulla pertecipazione corale alla manovra; a Pescara arrivano dal elementi importanti richiesti ed avuti proprio da Catuzzi nel suo trascorso in Puglia: Gigi De Rosa, Acerbis e Franco Baldini. Si misero in mostra anche i nuovi giovani Cristiano Bergodi e Andrea Camplone. Si ricordano le gare in Coppa Italia contro il forte Napoli di Maradona, Ciro Ferrara e Daniel Bertoni, vittorioso all'Adriatico per 3 a 0, e la sconfitta casalinga (3-0) contro la temibile Fiorentina di Giancarlo De Sisti, Claudio Gentile, Daniel Passarella, Oriali, Daniele Massaro, Paolo Pulici, Giancarlo Antognoni e Sócrates; il girone di Coppa-Italia da sei squadre lo terminò al quarto posto con 4 punti, frutto della vittoria a Perugia (3-0) e dei pareggi contro (1-1) e Casertana (0-0).
In campionato la squadra gioca coi nuovi schemi a "zona" di Catuzzi. Il Pescara vince le prime 3 gare casalinghe: all'esordio dinanzi al proprio pubblico, la squadra batte 2-1 la per poi vincere 2-0 contro l'Empoli di Sebastiano Rossi e Walter Mazzarri, e 3-0 contro il di Angelo Orlando. I "delfini abruzzesi" sconfiggono anche 2-0 il Cagliari di Renzo Ulivieri, Julio César Uribe e Marco Branca, vincono 3-0 contro il di Nicola Berti e Gabriele Pin, e battono il col largo risultato di 4-0. Il Pescara chiude la stagione allo Stadio Adriatico regalando ai propri tifosi la bella vittoria contro il forte Genoa di Tarcisio Burgnich, Stefano Eranio ed Elói, battendo il grifone 3-0 con reti di Giorgio Roselli, De Martino e Gigi De Rosa. La squadra concluse il campionato al settimo posto in classifica esprimendo ottimo gioco e molte vittorie. Il Pescara in casa si rivela una garanzia, ottenendo il record di 33 gol fatti e la seconda miglior difesa con soli 8 gol subiti; perse una sola volta contro il Campobasso.