Ostra (in greco Οστρα) era una città romana della regione VI Augustea (Umbria et Ager Gallicus), prima praefectura poi municipium, città nel territorio una volta occupato dai Senones (in Ager Gallicus in Piceno). Situata nella località Le Muracce dell'odierno comune di Ostra Vetere da cui dista circa , in provincia di Ancona, su un terrazzo di fondovalle alla sinistra del fiume Misa, l'antico fiume Sena. Nel ventunesimo secolo è un'area archeologica demaniale e tutelata da vincolo archeologico, l'area degli scavi ed i terreni adiacenti sono di proprietà dello Stato Italiano. Oltre che sito archeologico è usato anche come luogo di eventi musicali ed artistici.
Origini del nome Nonostante storici e letterati abbiano tentato di darne spiegazione plausibile, è ancora ammantata di mistero, l'origine del nome. Di seguito in rassegna alcune delle ipotesi maggiormente credibili: Da "Beth Ostra" (Casa di Astarte), l'Afrodite fenicia sposa di Adone, adorata nell'area semitica nord-occidentale. Da "Ostrea" (Conchiglia-Ostrica), il sito ove essa sorse (denominato Muracce) avrebbe avuto la forma di una conchiglia. Da "Ostrum" (Porpora); come scriveva il poeta romano Silio Italico, l'industria della porpora nella zona di Ancona, non era meno famosa di quella di Sidone e Tiro (che non ne detenevano il monopolio). Da "Austra" voce di origine germanica (posta a sud), per la sua ubicazione nell'estremo meridione del territorio occupato dai Galli. Da "Ostrya" (albero di carpinella), nome assegnato dai naviganti greci per la presenza di boscosità caratterizzate da questa pianta delle betullacee. Da "Austra", voce, che al contrario della omonima versione germanica, in lingua latina equivale a: "dispositivo per attingere acqua posto su corsi fluviali", in questo caso il fiume Misa (un tempo chiamato Sena), per irrigare i campi circostanti. Dal germanico "Ostrau", città di volgari e burberi posta ad est.
Territorio
L’ubicazione topografica favorevole di Ostra, nella media valle del Misa, lungo la direttrice che collegava Roma alla colonia di Sena Gallica, a non grande distanza da questa città è la motivazione della scelta del luogo di fondazione della città. A ciò si aggiunga il fatto che essa occupa un ampio terrazzo alluvionale di fondovalle sulla sinistra del fiume Misa, un’unità morfologica favorevole all'insediamento. La vicinanza con Sena Gallica e con Aesis, il trovarsi lungo una direttrice importante nel punto in cui, verosimilmente, vi confluisce la direttrice proveniente dalla media valle dell'Esino e le propizie condizioni ambientali sono tutti elementi che portano effettivamente a supporre un possibile inserimento di questo sito all’ interno di quel processo di colonizzazione “spontanea” che precede quello spinto dalla Lex flaminia de agro gallico et piceno viritim dividundo ("Legge Flaminia sul territorio gallico e piceno da distribuire individualmente") del 232 a.C. con la quale tutto l'ager Gallicus e il Piceno vennero riorganizzati. Questo nucleo urbano si configurava amministrativamente come praefectura.
Storia
Sorta su un terrazzo fluviale, fu dapprima prefettura nel 232 a.C. per poi ricevere lo statuto municipale nel corso del I secolo a.C fino a raggiungere nel II d.C. il momento di maggiore fioritura. Le poche iscrizioni pervenuteci provano che in età imperiale era Municipium (C. I. L., vi, 3884, 19; xi, 5750), benché nel Liber Coloniarum citato (Ostrensis ager) sia compresa tra le colonie.
Era iscritta alla tribù Pollia (C. I. L., 3884, 19; xi, 6190) ed ebbe ordinamenti comuni agli altri municipi. Le poche iscrizioni pervenute ci attestano la presenza di magistrati come un "duovir designatus" (C. I. L., xi, 6190), un "sexvir... et Aug." (C. I. L., xi, 6192). Le iscrizioni menzionano inoltre delle corporazioni artigiane: un "collegium fabrum" (C. I. L., xi, 6191) un "collegium centonariorurn" (C. I. L., xi, 5750) ed un "augur" (C. I. L., xi, 6190) e ci attestano il culto della Bona Dea (C. I. L., xi, 6185).
Labili tracce di una prima frequentazione dell’area si datano al III-II secolo a.C., mentre una prima definizione in senso urbano si manifesta nel corso dell’età medio-repubblicana, quando inizia l’allestimento della vasta piazza centrale della città, che in questa fase non si presentava ancora pavimentata in lastre di pietra, ma semplicemente inghiaiata.
A partire dall’età imperiale tutta la piazza Forense viene pavimentata con lastre di marmo e di calcare e viene circondata dai principali edifici pubblici, compresi il teatro e il tempio. Anche gli edifici che già si affacciavano sulla piazza, come il piccolo sacello, vengono risistemati e dotati di maggiore impatto monumentale, applicando delle vere e proprie quinte architettoniche alla facciata rivolta sulla piazza. Tra gli edifici di nuova realizzazione, nel lato occidentale del Foro emerge il complesso formato dal tempio su podio e dal vicino edificio (struttura 4). Nel corso della prima età imperiale vengono definiti anche gli assi viari urbani principali, inoltre l’area del foro viene definitivamente inclusa in un perimetro murario nel quale, in corrispondenza dell’arrivo sulla piazza forense dell’asse stradale principale della città, viene aperta una porta monumentale. Questa fase corrisponde con il periodo di massimo sforzo monumentale del centro della città, collocabile tra l’età augustea e la fine del I sec. d.C.
Dopo l’epoca giulio-claudia, un secondo momento di grande fervore architettonico coincise con il periodo compreso tra la seconda metà del I e l’inizio del II secolo d.C., quando si portarono a compimento opere di ampio respiro, come il vasto complesso termale pubblico posto nel settore sud-orientale della città.
Secondo la tradizione la città fu abbandonata a seguito delle invasioni barbariche che caratterizzarono l'Italia centrale attorno al V-VI secolo e che portarono ad una prima distruzione della città nel 410 ad opera dei Visigoti di Alarico. Gli abitanti di Ostra si rifugiarono allora sui colli circostanti, dove fondarono nuovi centri abitati: nacquero così i comuni di Montalboddo (o Monte Bodio) e Montenovo, i quali nel XIX secolo, per avvalorare la discendenza dall'antico municipio romano e non senza dispute relative al diritto di fregiarsi del nome, acquisirono rispettivamente le denominazioni di Ostra Vetere e di Ostra (già Montalboddo), sulla destra del Misa, e di Belvedere Ostrense.
Attestata come diocesi fu sede vescovile nel corso del VI secolo d.C.; le ultime testimonianze relative ad Ostra antica risalgono all'anno 502, quando il vescovo della Diocesi di Ostra Martiniano partecipò al sinodo indetto a Roma da Papa SimmacoVedi la storia nel .
Nonostante questo e nonostante la vicinanza a Senigallia, centro portuale entrato a far parte della Pentapoli bizantina, alla fine del VI-inizi del VII secolo Ostra cessa di esistere come città quando viene definitivamente abbandonata. Per Ostra, così come Suasa e tanti altri centri marchigiani, non si trattò però di una fine violenta, non muore per particolari vicende militari, ma per un progressivo abbandono dovuto alla generale situazione di insicurezza causato soprattutto dalle vicende della guerra greco-gotica, prima, e dall'espansione verso nord del ducato longobardo di Spoleto, poi. La vicinanza con Sena Gallica e la presenza della pentapoli marittima bizantina non furono sufficienti per arginare i Longobardi, né per far continuare a vivere la città. Le città di fondovalle, difficilmente difendibili, vengono abbandonate a favore di nuovi centri sorti sulle alture isolate poste lungo i crinali. Questo progressivo venir meno della realtà urbana lo si vede archeologicamente nelle fosse di spoliazione dei muri, nelle diverse calcare rinvenute nel settore centrale della città e, soprattutto, nelle numerose tombe realizzate nella piazza del foro, segno inequivocabile di un radicale mutamento funzionale di tale spazio. Le tombe del foro, però, non indicano solo questo cambiamento d’uso della piazza centrale della città, ma suggeriscono anche la trasformazione del tempio che si affacciava sul foro in chiesa cristiana.
La continuazione e la sopravvivenza del luogo sembra verosimilmente legata alla presenza di un edificio di culto. Solo ipotizzando che il tempio principale della città romana sia stato trasformato in una chiesa cristiana si può giustificare che questo sia l’unico edificio di Ostra rimasto sempre in vista e conservato anche oggi in alzato. Ulteriore conferma sono le numerose tombe che occupano il settore della piazza forense antistante il tempio stesso le quali, sulla base del poco materiale di corredo trovato in alcune di esse, arrivano senza alcun dubbio quanto meno alla metà del VII secolo. Si può dunque supporre per Ostra lo stesso fenomeno che in Emilia Romagna è attestato per Veleia e Claterna, dove le città romane scompaiono ma, là dove erano gli antichi centri urbani, restano delle chiese che, nei due casi emiliani, diventano anche pievi.
Epoca contemporanea Nel 2005 nel corso della XIV legislatura della Repubblica Italiana venne presentato un disegno di legge (n. 3412 del 10 maggio 2005) da parte del senatore Luciano Magnalbò per l'istituzione del "Parco archeologico, storico e culturale di Sentinum, Suasa e Ostra".
Il 1 agosto 2012, proposto nell'ambito del TAU/Teatri Antichi Uniti, al tramonto del sole (ore 20), all'Area Archeologica Le Muracce di Ostra Vetere, torna una rappresentazione ispirata al teatro antico della tragedia greca: "Antigone quartet concerto", narrazione musicale della vicenda di Antigone ad opera di Elena Bucci e Marco Sgrosso.
Nel mese di agosto del 2021 viene presentato ad Ostra Vetere nella piazza di fronte al Polo museale Montenovo il volume a cura di P.L. Dall'Aglio dell’Università degli Studi di Bologna e C. Franceschelli dell’Università di Clermont Auvergne "Ostra: archeologia di una città romana delle Marche (scavi 2006-2019)", che è il compendio delle scoperte effettuate nel corso delle campagne di scavo, svoltesi a partire dal 2006.
La struttura urbana
L'area archeologica
Attualmente sono visibili un impianto termale, il teatro, un edificio templare, il foro e i resti di tratti di via basolata.
Le Terme
Anche l'area delle terme venne scavata dal Cav. Baldoni nel 1903-1904. Per quanto riguarda l’impianto termale, furono complessivamente messi in luce 25 ambienti, tra i quali si è riconosciuto il calidarium e il frigidarium, con pareti rivestite di marmo e il piano pavimentale a mosaico. Furono inoltre individuati due forni e una grande vasca, probabilmente con funzione di riserva d’acqua per l’impianto termale.
Negli anni 2000 furono condotti lavori di restauro conservativo nell'area del complesso termale, sempre dalla Soprintendenza. Durante questo intervento, infatti, oltre a poter stabilire che le terme furono realizzate tra la fine del I e l’inizio del II sec. d.C., fu possibile accertare, al di sotto dei pavimenti a mosaico degli ambienti termali, la presenza di piani pavimentali più antichi, databili tra l’età tardo repubblicana e l’età augustea, riferibili ad un primo impianto termale o ad un quartiere residenziale precedente le terme stesse.
Dopo l’epoca giulio-claudia, un secondo momento di grande fervore architettonico coincise con il periodo compreso tra la seconda metà del I e l’inizio del II secolo d.C., quando si portarono a compimento opere di ampio respiro, come il vasto complesso termale pubblico posto nel settore sud-orientale della città.
Il Teatro