Maglie (Μάḍḍιαι,Derivato da Μάλλιαι, cfr. . Màḍḍie o anche Màje in grico) è un comune italiano di abitanti della provincia di Lecce in Puglia.
Situato in posizione nodale per il medio-basso Salento, è un importante centro industriale ed economico della provincia. Comprende anche la frazione di Morigino.
Geografia fisica Territorio Il territorio comunale di Maglie, che si estende nella parte centrale della provincia, circa a sud del capoluogo, con una superficie di , è situato nell'entroterra idruntino, nell'estremità meridionale della pianura salentina, un vasto e uniforme bassopiano del Salento compreso tra i rialti terrazzati delle Murge a nord e le Serre salentine a sud.
La morfologia del territorio è pianeggiante con un'altezza massima di 105 metri sul livello del mare; il centro abitato, invece, registra un'altitudine che si aggira attorno agli Confina a nord con i comuni di Corigliano d'Otranto, Melpignano e Cursi, a est con i comuni di Bagnolo del Salento e Palmariggi, a sud con i comuni di Muro Leccese e Scorrano, a ovest con il comune di Cutrofiano.
Clima Dal punto di vista meteorologico Maglie rientra nel territorio del Salento orientale che presenta un clima mediterraneo, con inverni miti ed estati caldo umide. In base alle medie di riferimento, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta attorno ai , mentre quella del mese più caldo, agosto, si aggira sui . Le precipitazioni, più frequenti1 in autunno ed in inverno, si attestano attorno ai di pioggia/anno. La primavera e l'estate sono caratterizzate da lunghi periodi di siccità.
Facendo riferimento alla ventosità, i comuni del Salento orientale sono influenzati fortemente dal vento attraverso correnti fredde di origine balcanica, oppure calde di origine africana.
Origini del nome Il disegno dello stemma cittadino ha alimentato la leggenda (attribuita a Luigi Tasselli, monaco di Casarano), che la città abbia avuto origine da tre masserie, denominate San Basilio, Sant'Egidio e San Vito che, unite insieme come le maglie di una catena, avrebbero formato il primo nucleo abitato..
Emilio Panarese, storico e studioso del posto, richiama invece ed integra precedenti interpretazioni di storici locali dell'ottocento. A suo avviso il nome deriverebbe dal toponimo di origine messapica e quindi illirica, mal, notevolmente diffuso in tutta l'area mediterranea (e non solo nel Salento).. Il significato del toponimo, in contrasto con la pianura su cui è adagiata la città, ma concorde con la fantasia degli abitanti (che vedevano un monte per ogni piccola sopraelevazione), sarebbe quindi quello di altura, cima o monte. La forma latinizzata Malliae corrisponderebbe a Mallia, toponimo dell'isola di Siro, nelle Cicladi, e a Malia, antica città dell'isola di Creta.
Storia
Le prime testimonianze di insediamenti umani sul luogo appartengono all'età del bronzo. I primi abitanti furono presumibilmente discendenti delle popolazioni eneolitiche e neolitiche capaci di coltivare, allevare, costruire villaggi e innalzare specchie, dolmen e menhir). La zona ospita numerose testimonianze del megalitico (in contrada Policarita, si erge il dolmen con caratteristiche arcaiche denominato "Chianca" ed altri dolmen sono: i due "Caramauli" nella località omonima, "Canali" a Muntarrune piccinnu, "Grotta", "Pino" e "Specchia" a San Sidero. Analogamente, abbondano i menhir: "Calamauri", "Crocemuzza" (o "Franite") e "Sprunu". La più importante testimonianza di presenza umana sul posto è il giacimento di manufatti nel fondo Cattìe scoperto nel 1980: circa 12.000 strumenti e schegge e 800 reperti di ossa, (compresa una falange umana fossile, probabilmente appartenente ad un uomo di Neanderthal).. Altre importanti testimonianze sono: una laura basiliana (insediamento monastico dell'VIII al IX secolo) in contrada Fraganite, distrutta nel 1975, e i complessi cimiteriali alto-medievali nel fondo Adamuccio.
Intorno al IX secolo gli abitanti della zona iniziarono a spostarsi dalle alture che oggi circondano la città a quella che oggi è la zona centro, ricca di acqua poiché raggiunta da un corso d'acqua sotterraneo.
Non si ha notizia certa di una infeudazione della città ma intorno al 1250 è certo che faccia parte dei possedimenti feudali di Tommaso di Noha che cede Maglie, Giurdignano, Palmariggi, Juvanello, Moricio e Serrano, in dote alla figlia Riccarda che va in sposa a Glicerio de Persona (De Matino), uno dei più grandi feudatari di Terra d'Otranto dell'epoca, "Terra dotalis Glicerii de Matino videlicit in Jurdiniano".
Alla morte di Glicerio, impiccato da Carlo D'Angiò nel 1269 per aver comandato la difesa durante l'Assedio di Gallipoli, il territorio di Maglie passa in proprietà all'Angioino Anselin de Toucy che sposa una figlia di Glicerio, Sibilla. Alla sua morte nel 1273 il feudo viene incamerato dalla Regia Curia. Sul finire del XIV secolo rientra di nuovo nei possedimenti di un Lisolus De Persona (De Matino).
Il feudo con il castello, probabilmente in origine un fortilizio di epoca normanna, passò ad Andriolo Lubello e poi al di lui figlio Luigi, se ne ha conferma di una lettera del re Alfonso di Aragona del 1449, che provvidero ad una risistemazione dell'antica rocca secondo criteri più moderni.
La città di Maglie rimarrà feudo dei Lubello fino al 1608. Passerà di mano in mano tra vendite e rivendite fino al 1711 dove sarà feudatario Ascanio Filomarino fino al 1723 e poi i Capece di Barbarano fino all'eversione della feudalità nel 1806.
Simboli
Descrizione araldica dello stemma:
Lo stemma di Maglie è formato da tre anelli su sfondo azzurro; lo scudo è sormontato da una corona muraria: un cerchio di muro che sostiene otto torri merlate con muretti d'argento e guardiole d'oro.
Nella più antica rappresentazione ancora visibile dello stemma magliese, scolpita nella pietra leccese al di sopra del portale della chiesa di Santa Maria della Scala e risalente al 1610, i tre anelli appaiono intrecciati verticalmente. In un'altra esecuzione del 1725, posto alle spalle dell'altare della chiesa della Madonna Addolorata, le tre maglie sono in posizione capovolta rispetto a quelle dello stemma ufficiale.
La prima rappresentazione a colori osservabile dello stemma risale ai primi dell'800, dipinta in un affresco nella chiesetta di Sant'Isidoro. Questo stemma è particolarmente interessante poiché lo scudo, pur mantenendo il campo azzurro tradizionale, è racchiuso in una corona di rami di alloro e quercia sostenuti da un tamburo dorato, emblema della famiglia Tamborino. Inoltre ogni anello possiede un colore differente, ovvero verde, argento e nero, con due stendardi incrociati dai medesimi colori alle spalle dello stemma stesso.
Il gonfalone è un drappo di giallo.
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Parrocchia "Presentazione del Signore"
Il duomo di Maglie, ex Collegiata dell'arcipretura curata del capitolo di Maglie, con diocesi a Otranto, è la principale chiesa della città e mantiene la denominazione alla greca di "chiesa grande". Sorge sul luogo di due precedenti edifici, rispettivamente del XIV e XVI secolo. Nonostante la mancanza di fonti e di documenti è possibile comunque fissarne la costruzione alla fine del XVIII secolo.
La facciata si presenta di grandi proporzioni con un andamento mistilineo. Le estremità laterali prima di flettersi all'indietro, accennano ad un motivo a mezzaluna dove è concentrata una sezione decorativa estremamente elaborata.
L'interno, a croce latina, presenta tre navate con copertura alla leccese ed impostate su solidi pilastri. Di rilevante importanza artistica sono i due altari delle testate del transetto ed il Maggiore, tutti scolpiti in pietra leccese da Emanuele Orfano e dipinti mano. Il Maggiore è sormontato dalla statua della Madonna della Misericordia e da quelle degli apostoli Pietro e Paolo; nel presbiterio sono situati inoltre il coro ligneo a 80 stalli e un organo a canne, tutte opere settecentesche.
Nel braccio destro del transetto vi è la cappella del Sacramento, rivestita di marmi policromi, opera del marmoraro napoletano Domenico d'Aloia. Sulle pareti laterali sono conservati due ovali dipinti da Oronzo Tiso: la Madonna col Bambino e San Gaetano di Thiene in uno, e San Francesco da Paola nell'altro. Tra le altre pitture presenti nel Duomo, di un certo rilievo artistico sono: l'Ultima Cena, opera del maestro napoletano Francesco Palumbo; l'ovale collocato sull'altare di San Nicola che raffigura la Vergine con il Bambino e Sant'Agostino, opera del pittore napoletano Pietro Bardellino; la tela della Gloria di San Nicola, sempre opera del Bardellino e ridipinta nel 1858 da Raffaele Salines; le opere del pittore Saverio Lillo raffiguranti la Predicazione di San Giusto, il Martirio di Sant'Oronzo, le due tele collocate nella cappella del Sacro Cuore raffiguranti la Visitazione della Vergine a Santa Elisabetta e lAnnunciazione della Vergine, la tela dipinta nel 1777 che raffigura San Nicola che abbatte il cipresso di Diana; la tela di Giovanni Grassi, datata 1841, raffigurante San Nicola che rapisce Adeodato.
Simulacri presenti nel Duomo Statua di Sant'Oronzo Statua di San Nicola (Santo patrono della città) Statue dei Misteri del Venerdì Santo Statua di San Domenico Savio Statua dell'Immacolata Altre statue
La chiesa è sede della parrocchia Presentazione del Signore.
Campanile del Duomo
Alto circa 48 metri è il più alto campanile della provincia dopo quello del Duomo di Lecce, e la sua realizzazione risale, molto probabilmente, tra il 1686 e il 1690. È in pietra leccese a cinque piani, di cui i primi quattro a sezione quadrata composti architettonicamente negli ordini dorico, ionico, corinzio e tuscanico e l'ultimo ottagonale con il cupolino maiolicato con una croce sommitale. Ogni livello è sottolineato da una balaustra a giorno, nelle quali le colonnette si alternano a pilastrini con la faccia scolpita con elementi vegetali. Sono attribuiti all'architetto leccese Giuseppe Zimbalo i quattro ordini superiori, dopo un primo intervento basamentale ad opera del veneto Giovanni Larducci.
Chiesa della Madonna delle Grazie
La chiesa della Madonna delle Grazie era nel passato conosciuta come chiesa della Congregazione. La chiesa, in stile barocco, ha una facciata semplice e lineare, quindi lontana dalle forme esuberanti, tipiche del barocco leccese. Costruita nella prima metà del XVI secolo, vide, per la sua realizzazione, l'alternarsi di artisti quali Agostino Martinelli e Giulio Cesare Penna. Sul portale, racchiuso tra due colonne tortili, è collocata la statua della Vergine col Bambino.L'interno presenta un'unica navata, in fondo alla quale è collocato l'altare Maggiore realizzato nel 1645 dallo scultore Giovan Donato Chiarello. Rimarchevoli, inoltre, le piccole sculture presenti sopra l'altare raffiguranti l'Incoronazione della Vergine. Di particolare interesse sono gli affreschi impressi sulle vele della volta, risalenti al XVII secolo, che raffigurano Angeli danzanti e musicanti e la Cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre. Tra le altre pitture ed opere, meritano una citazione: la pala ad olio collocata sull'altare maggiore e raffigurante la Vergine col Bambino con i santi Antonio Abate, Basilio e Antonio da Padova, opera realizzata, probabilmente, dal pittore Giuseppe Verrio; le tele dei Dodici apostoli posizionate sulle pareti laterali, risalenti al XVII secolo; il Confessionale realizzato dall'artista magliese Giuseppe Conte; la statua raffigurante il Cristo Morto.
La chiesa godeva di pregevoli stalli per la congregazione e di una cancellata in ferro battuto posta tra l'altare e il resto della chiesa per separare le parti, che però sono andati persi.