La sciabola è un'arma usata nella scherma con cui si può colpire di taglio, controtaglio e punta. Deriva dall'omonima arma di cavalleria, nella forma usata dagli Ussari nel periodo napoleonico. Padre della moderna sciabola sportiva viene ritenuto l'italiano Italo Santelli (1866-1945), il quale, trasferitosi in Ungheria nel 1896, adattò gli insegnamenti della scherma italiana alla tradizione magiara di sciabola.
La disciplina della sciabola è detta convenzionale perché prevede una convenzione nel portare i colpi contro l'avversario, che viene fatta rispettare da un arbitro. L'arma possiede una guardia (coccia) molto ampia per proteggere l'intera mano dai colpi.
Il bersaglio valido è delimitato dal giubbetto elettrificato di lamé, e si compone di: busto (ad esclusione della regione del pube) testa braccia
Descrizione dell'arma Come il fioretto e la spada, anche la sciabola si compone ugualmente della lama e della guardia (spesso chiamata semplicemente “coccia”)
Nella lama, che è di acciaio temprato o inossidabile e la cui lunghezza deve essere inferiore a , si distinguono: il codolo, cioè la parte grezza, quadrangolare, che resta dopo la lama, avente l'estremità a vite; il tallone, ossia la parte più robusta, non scanalata, che dà origine alla lama propriamente detta; la scanalatura, gli incavi cioè che solcano in senso longitudinale il mezzo della lama per due terzi di essa, al fine di diminuire il peso; il taglio, parte più sottile della lama dal lato della guardia, che ha inizio al termine del primo terzo della lama rispetto al tallone, e va fino alla punta; il dorso, ossia la parte più spessa in opposto al taglio; il contro-taglio, la parte affinata che comprende l'ultimo terzo della lama dalla parte del dorso, e che ha esattamente inizio dove hanno termine le scanalature e va fino alla punta; la punta, estremità della lama rispetto al tallone, la quale è appiattita e arrotondata.
La lama, oltre a non superare, come si è detto, la lunghezza di , deve avere alla sua estremità (la punta) una larghezza minima di , ed il suo spessore minimo, parimenti all'estremità, di . Essa, inoltre, non deve essere né troppo rigida né troppo flessibile e soprattutto non deve curvarsi lateralmente lungo il taglio.
Nella guardia sono compresi:
a) la coccia, che serve a proteggere la mano, è liscia a superficie unita e costruita di un solo pezzo in lamina metallica (ferro o alluminio). Essa presenta una forma convessa a curva continua, senza orlature né fori nei quali la punta dell'arma avversaria possa impigliarsi. La sua lunghezza, misurata nel medesimo senso del taglio della lama, deve essere inferiore ai , e la sua larghezza, misurata perpendicolarmente a detto senso, inferiore ai . In altri termini, la coccia deve poter passare in un calibro di controllo che misuri 150 per , col piatto della lama tenuto parallelo ai lati di ;
b) l'impugnatura o manico, generalmente di legno zigrinato e con due ghiere di metallo a rafforzamento delle estremità, ha forma pressoché cilindrica appiattita dalla parte corrispondente a quella del dorso della lama, e leggermente ricurva all'estremità inferiore per l'adattamento della concavità della mano;
c) il pomolo o bottone, che avvitandosi all'estremità del codolo, permette di tenere solidamente unite le varie parti dell'arma.
Regole del combattimento
La sciabola è l'arma di attacco per eccellenza, molto veloce e istintiva. Lo sciabolatore deve avere un'ottima resistenza fisica e grande mobilità nelle gambe; deve avere inoltre il pregio di riuscire a riflettere in tempi rapidissimi sulle proprie azioni e naturalmente su quelle dell'avversario. Il bersaglio della sciabola è costituito dal busto, braccia e testa; si può colpire di punta, di taglio e di controtaglio. In epoca recente anche la sciabola si è avvalsa dell'elettrificazione per la segnalazione delle stoccate ed attribuzione dei punteggi. Si indossa pertanto un giubetto di laminato conduttivo sul tronco e sulle braccia. Anche la maschera protettiva per il volto è di materiale conduttivo. La sciabola, come il fioretto, è un'arma convenzionale quindi nel caso in cui due avversari si tocchino contemporaneamente il punto va a chi ha la ragione. Si ha la ragione quando si è il primo ad aver portato l'attacco (quello dei due che sta avanzando o il primo che inizi l'affondo). Si può prendere la ragione quando l'avversario smette di avanzare, con una difesa di misura, parando una botta o prendendo ferro (ovvero battere il ferro dell’avversario mentre questo avanza). Quando un tiratore (o tutti e due) tocca, l'arbitro ricostruisce le ultime azioni dello scontro, attribuendo alla fine il punto a uno dei due. Nel caso non sia possibile decidere chi avesse la ragione, non viene assegnato alcun punto. Questo avviene in due casi: il primo è chiamato “simultaneo”, e avviene se i due atleti si scontrano contemporaneamente al centro, senza che uno dei due anticipi in qualche modo, mentre il secondo, chiamato “astensione” è più raro, ed è quando l’arbitro non è in grado di assegnare il punto con sicurezza, e l’azione è da rifare. Se un tiratore non è d'accordo con la decisione arbitrale può chiedere che sia rivista al rallentatore. Questo solo durante le fasi terminali dei tornei, come finali e le semifinali.
Storia
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