Commissario tecnico della nazionale italiana vice-campione del mondo a USA 94, è considerato uno dei migliori allenatori nella storia del calcio. Nel 2019 il periodico francese France Football lo ha inserito al terzo posto della classifica dei 50 migliori tecnici di tutti i tempi; in precedenza, nel 2007, il quotidiano inglese The Times lo aveva inserito all'undicesimo posto della propria graduatoria degli allenatori, primo tra gli italiani. Nel 2011 è stato introdotto nella Hall of Fame del calcio italiano. Nel 2022 è stato insignito del Premio del Presidente UEFA per i risultati sportivi straordinari, l'eccellenza professionale e le esemplari qualità umane.

Soprannominato il profeta di Fusignano, inizia la propria ascesa nel calcio italiano nel 1987 quando, dopo essersi fatto notare nelle serie minori con il , Silvio Berlusconi lo sceglie come allenatore del . Sacchi introduce innovazioni nel modulo di gioco e nelle tecniche di allenamento, dando un'impronta che segnerà la storia della squadra rossonera e del calcio italiano: sfrutta a fondo le caratteristiche del gioco a zona, già praticato nel Milan di Nils Liedholm, e pone un'assoluta attenzione alla fase difensiva, cui aggiunge il pressing sistematico a centrocampo; diviene noto per i suoi pesanti e severi allenamenti nonché per il ricorso a principi tattici mutuati dal calcio totale della nazionale olandese di Rinus Michels, che ammirava sin da ragazzo. Il suo Milan del quadriennio 1987-1991 è ritenuto una delle compagini calcistiche migliori di ogni epoca, inserita nel 2007 al quarto posto, primo tra quelle di club, nella classifica delle migliori squadre dalla rivista inglese World Soccer.

Personaggio controverso per i suoi metodi di allenamento, le sue idee e le sue convinzioni, Sacchi ebbe, tra l'altro, numerosi screzi con l'opinione pubblica e con alcuni suoi giocatori: proprio per questo è stato spesso accusato di ritenere prioritari gli schemi rispetto agli uomini.

Da allenatore del Milan, club che ha guidato dal 1987 al 1991 prima di tornare per una breve esperienza nella stagione 1996-1997, ha vinto uno scudetto, una Supercoppa italiana, due Coppe dei Campioni, due Supercoppe UEFA e due Coppe Intercontinentali, guidando la cosiddetta squadra degli Immortali. Dal 1991 al 1996 ha allenato la nazionale italiana, guidandola al campionato del mondo 1994, dove raggiunse la finale, e al .

Dal 2010 al 2014 ha svolto il ruolo di coordinatore tecnico delle nazionali giovanili italiane, dalla Under-21 alla Under-16.

Caratteristiche tecniche Allenatore

Proponeva un 4-4-2 che si ispirava in parte al calcio totale della nazionale olandese di Rinus Michels, squadra che prediligeva una difesa in linea (in modo da far cadere gli avversari nella trappola del fuorigioco) e pressing a tutto campo con o senza palla. Il modulo offensivo proposto dall'allenatore di Fusignano consisteva in una difesa organizzata con il metodo di una diagonale a quattro, un centrocampo a rombo (dove uno dei mediani si trasformava in trequartista) e due punte centrali molto vicine fra loro.

Nonostante sia conosciuto per il suo calcio offensivo, Sacchi dedicava grande attenzione anche ai movimenti difensivi, a tal punto che quasi sempre le sue squadre si contraddistinguevano per essere le meno battute a fine campionato: miglior difesa nei campionati 1987-88 (14 gol subiti) e 1990-91 (19 gol subiti) e seconda miglior difesa nel 1988-89 (25 gol subiti) e nel 1989-90 (27 gol subiti). Noto anche per il suo carattere rigido e intransigente, si fece conoscere dal pubblico sportivo per i suoi metodi di allenamento, considerati pesanti, severi e poco convenzionali rispetto agli approcci classici. Il fusignanese era solito intensificare gli allenamenti della squadra che dirigeva e si distingueva per un'attenzione maniacale nel preparare le partite e gli schemi di gioco. I suoi giocatori dovevano lavorare il doppio per essere pronti in campo a svolgere ruoli sia offensivi che difensivi. Per lui tutti i giocatori erano importanti, ma nessuno era rilevante.

Carriera Giocatore

Figlio d'arte, avendo il padre Augusto, originario di Mandello del Lario, militato in squadre come la e la , Sacchi cresce calcisticamente nella squadra del suo paese natale, il Fusignano, per poi passare a giocare come terzino sinistro nel Baracca Lugo in Serie D, con modesti risultati. La carriera semi-professionistica, sempre con il Fusignano, dura soltanto un paio d'anni: Sacchi alterna il calcio con il lavoro nell'azienda di calzature del padre. Dopo aver chiuso nel Fusignano la carriera da calciatore, passa immediatamente ad allenare la stessa squadra.

Allenatore Gli esordi Dal 1973 Sacchi allena il Fusignano, che gioca in Seconda Categoria, per poi passare all'Alfonsine (Promozione) e al Bellaria (Serie D). Durante gli anni settanta abbandona per un momento il calcio, dedicandosi al lavoro in azienda. Nel 1982 conquista con la squadra giovanile del lo scudetto Primavera. Decide di lasciare il lavoro per dedicarsi totalmente al calcio. Alberto Rognoni, fondatore del Cesena, lo presenta a Italo Allodi, ottenendo per il suo pupillo l'iscrizione al corso di Coverciano.

Successivamente, Arrigo Sacchi viene chiamato da Dino Cappelli, presidente del , per guidare la squadra in Serie C1, concludendo la stagione al quinto posto. Dopo un anno passa ad allenare le giovanili della , parentesi durata una sola annata, per poi tornare a Rimini, dove conduce i biancorossi al quarto posto nella Serie C1 1984-1985. Nel 1985 Italo Allodi lo manda ad allenare il (appena retrocesso in Serie C1), per fare qualche anno di esperienza prima di affidargli la squadra gigliata. Sacchi riporta subito i ducali in Serie B, vincendo il campionato a pari punti con il , e nella stagione 1986-1987 sale alla ribalta delle cronache quando elimina dalla Coppa Italia il Milan, vincendo a San Siro. Nella stessa annata i parmigiani ottengono, da neopromossi, il settimo posto in serie cadetta, a soli tre punti dalla zona promozione, dopo aver lottato per la massima serie, sfumata a causa di un calo accusato nelle ultime giornate. Il gioco di Sacchi, basato sulla difesa a zona e sul pressing, piace al presidente dei rossoneri Silvio Berlusconi, che lo vuole nel suo club a tutti i costi.

Il Milan e gli Immortali di Sacchi Il 3 luglio 1987 firma un contratto annuale con il Milan, voluto dal presidente rossonero Silvio Berlusconi. Sacchi impone subito il proprio metodo di allenamento, all'inizio non apprezzato dai giocatori, in particolare da Franco Baresi e Carlo Ancelotti. A livello tattico decide di schierare i rossoneri con il modulo 4-4-2. La stampa esprime dubbi su Sacchi, tuttavia Berlusconi è convinto fortemente della propria scelta.

I primi risultati non sono a favore di Sacchi, che ottiene una vittoria contro il e subisce due sconfitte, contro la (che assieme alla sconfitta a tavolino contro la si rivelerà l'unica in campionato) e contro gli spagnoli dello nella gara di andata dei trentaduesimi di finale di Coppa UEFA. Le gare successive non migliorano la situazione, che si aggrava con la sconfitta al Via del mare di Lecce nell'andata dei sedicesimi di finale di Coppa UEFA contro l', sconfitta che costa ai rossoneri l'eliminazione dalla competizione. In questa occasione Sacchi viene attaccato dai tifosi rossoneri, che chiedono a gran voce le sue dimissioni e il ritorno di Fabio Capello sulla panchina rossonera. Berlusconi, tuttavia, continua a difendere Sacchi e fa presente alla squadra l'intenzione di volerlo tenere sulla panchina almeno fino alla fine della stagione: "Lui resta, voi non so". I risultati successivi sono migliori, tanto che in campionato il Milan conclude il girone d'andata al secondo posto, per poi superare nel girone di ritorno il capolista, battuto per 3-2 nello scontro diretto giocato al San Paolo il 1º maggio 1988, e aggiudicarsi così l'undicesimo scudetto della storia rossonera, il primo titolo dell'era Berlusconi. A fine anno vince il Seminatore d'oro.

Nel 1988-1989 Sacchi guida il Milan al terzo posto in campionato alle spalle di e Napoli e conduce il club rossonero alla vittoria della sua terza Coppa dei Campioni. Nella semifinale di ritorno della massima competizione europea per club sconfigge il a San Siro per 5-0, poi, nella finale del Camp Nou di Barcellona, il Diavolo si impone con un netto 4-0 sulla . La stagione del Milan si conclude in modo trionfale, con la vittoria della prima edizione della Supercoppa italiana contro la . A fine anno vince, per la seconda edizione consecutiva, il Seminatore d'oro, primo ed unico allenatore a vincere il premio per due edizioni consecutive.

Nei primi mesi della stagione 1989-1990 il Milan vince la Supercoppa UEFA contro il (1-1 a Barcellona e 1-0 a Milano) e la Coppa Intercontinentale, battendo a Tokyo i colombiani dell' per 1-0. In questa stagione, dopo essere stata ad un passo dal vincere tutte le competizioni disponibili, la compagine milanese viene superata in campionato dal Napoli di Maradona. Alla 33ª giornata, il 22 aprile, mentre il Napoli vince a , il Milan, come già nel 1973, viene sconfitto a in un incontro arbitrato da Rosario Lo Bello, autore di quattro espulsioni dei milanisti (Sacchi al 63', Rijkaard all'83', Van Basten all'87' e Costacurta all'89'). A un minuto dal termine dell'incontro il Verona realizza il gol della vittoria, che consegna di fatto lo scudetto al Napoli. Pochi giorni dopo il Milan perde anche la finale di Coppa Italia contro la , ma l'annata si chiude in modo trionfale, con la vittoria, per la seconda volta consecutiva, della Coppa dei Campioni, grazie al successo per 1-0 nella finale di Vienna contro il .

Nel 1990-1991 i rossoneri si mantengono ai vertici del campionato, ottenendo il secondo posto dietro alla , vincitrice quell'anno del suo primo scudetto, e aggiungono al proprio palmarès un'altra Supercoppa europea, vinta nella doppia sfida contro la , e un'altra Coppa Intercontinentale, ottenuta a Tokyo ai danni dei paraguaiani dell' (3-0). Nel febbraio 1991 Arrigo Sacchi manifesta al presidente Berlusconi la volontà di prendersi un anno sabbatico per una lampante incapacità di gestire il notevole stress a cui era sottoposto da tempo. L'eliminazione ai quarti di finale nella Coppa dei Campioni per mano dell' e i contatti con la nazionale italiana inducono l'allenatore romagnolo a non rinnovare il contratto con il Milan. Al suo posto viene scelto Fabio Capello, che ha già avuto esperienza sulla panchina rossonera nella stagione 1986-87, sostituendo, nelle ultime sei giornate di campionato, l'esonerato Nils Liedholm.

L'anno seguente un sondaggio online pubblicato nella rivista inglese World Soccer inserì il Milan di Sacchi (in particolare quello della stagione 1988-1989) al quarto posto tra le squadre migliori di tutti i tempi, dietro al del 1970, all' del 1954 e ai del 1974, ma prima tra le squadre di club.

La nazionale italiana

Nell'ottobre del 1991 Sacchi viene assunto alla guida della nazionale italiana, subentrando all'esonerato Azeglio Vicini, che aveva mancato la qualificazione al : Sacchi può quindi utilizzare le ultime partite di qualificazione per il campionato europeo come test. L'allenatore romagnolo guida la nazionale per la prima volta il 13 novembre 1991, debuttando con un pareggio per 1-1 contro la a Genova e poi ottenendo una vittoria per 2-0 contro a Foggia.