Torremaggiore (IPA: ) è un comune italiano di abitanti della provincia di Foggia in Puglia.
Geografia fisica Territorio L'abitato sorge su un colle a 169 metri sul livello del mare.
Il comune è inserito nella zona 2 della classificazione sismica dei comuni italiani.
Tra gli eventi sismici storicamente più importanti va ricordato il terremoto della Capitanata del 1627, che rase al suolo Torremaggiore e i comuni limitrofi provocando centinaia di morti (diverse migliaia in tutta la Capitanata).
Altri terremoti di grande importanza colpirono la città anche nel corso del XX secolo.
Il terremoto del Molise del 2002 colpì Torremaggiore con una serie di scosse un'intensità prossima al 6º grado della scala Richter (VII scala Mercalli) provocando molti danni alle abitazioni e luoghi di culto e anche alcuni feriti.
Clima
Il clima è mediterraneo, tuttavia con inverni abbastanza freddi (10 cm media di neve all'anno) non è raro che durante le ondate di freddo provenienti dalla Russia il paese sia colpito da vento forte e nevischio. Le estati sono molto calde, caratterizzate da forti escursioni termiche diurne. A partire dagli anni sessanta, dopo la costruzione della diga di Occhito, il tasso di umidità aumentò vertiginosamente provocando in primavera e autunno frequenti nebbie anche molto fitte, fenomeno sconosciuto per la zona. I venti sono frequenti e, seppur talvolta piuttosto forti, sono mediamente moderati.
Eventi climatici:
Nel mese di giugno del 1999 la città fu colpita da una tromba d'aria con venti che superarono i 150 km/h provocando molti danni alle abitazioni e molti feriti. Il 25 giugno e i giorni successivi del 2007 il paese fu colpito da un'ondata di caldo eccezionale proveniente dal Nord Africa che provocò un innalzamento delle temperature fino a raggiungere 46 °C. Nel mese di febbraio del 2012 il paese, come il resto d'Europa, fu colpito da una forte discesa di aria gelida proveniente dalla Russia che fece crollare le temperature sotto zero, si susseguirono 20 giorni di freddo con accumuli di neve di 40–50 cm con temperature minime fino a -9 °C.
Storia La storia della cittadina è legata a quella del monastero benedettino di Terra Maggiore, denominato nei documenti "Monasterium Terrae Maioris" e al borgo medievale di Castel Fiorentino (o Fiorentino di Puglia), un tempo sede dell'omonima diocesi, i cui ruderi si trovano in agro di Torremaggiore a 10 km dall'abitato presso la strada provinciale 16 tra San Severo e Castelnuovo della Daunia.
Castel Fiorentino L'attuale sito storico di Castel Fiorentino, noto anche come Torre Fiorentina, era un borgo bizantino di frontiera. Fu rifondato a opera del catapano Basilio Boioannes intorno al 1018. In seguito, esso cadde sotto il dominio normanno, poi svevo, quindi angioino. Fiorentino è passato alla storia perché ha accolto l'imperatore Federico II, deceduto nella sua domus nel dicembre 1250. Nel 1255 il borgo fu attaccato dalle soldataglie di papa Alessandro IV, nemico degli Svevi. Intanto agli abitanti di Dragonara, un altro borgo medievale situato a ovest di Torremaggiore, di cui resta solo un castello adibito a usi agricoli, capitò la stessa sorte, e tutti i suoi abitanti si rifugiarono nei pressi del Castrum normanno-svevo di Torremaggiore, all'ombra dell'abbazia benedettina di san Pietro insieme agli abitanti di Fiorentino. Così, l'abate Leone permise loro di fondare un nuovo borgo, che verrà indicato col termine Codacchio nel XVII secolo. La fusione dei profughi di Fiorentino e Dragonara con gli abitanti del casale abbaziale di Terra Maggiore diede vita all'odierna cittadina di Torremaggiore. Quest'ultima denominazione prende spunto, molto probabilmente, dalla torre normanno-sveva che tuttora costituisce il nucleo più antico del Castello Ducale.
Epoca moderna Per cinque diversi secoli, la cittadina fu feudo della nobile famiglia de Sangro (o di Sangro), principi di San Severo e duchi di Torremaggiore. Il devastante terremoto del 30 luglio 1627 distrusse i centri urbani dell'alto Tavoliere e rase quasi completamente al suolo anche Torremaggiore. Il 17 marzo 1862, in pieno brigantaggio, nei pressi della città avvenne una dura battaglia tra un plotone dell'ottavo reggimento di fanteria e l'armata di Carmine Crocco, noto capobrigante della Basilicata. Le truppe regie subirono una pesante sconfitta: 21 militari rimasero uccisi, compreso il loro capitano Francesco Richard.Giuseppe Clemente, Il brigantaggio in Capitanata, Archivio Guido Izzi, 1999, p. 152.
Epoca contemporanea Nel secondo dopoguerra una folta compagine torremaggiorese si trasferì a Torino, tanto da ottenere la dedica di un'aiuola qualche decennio dopo. Il 6 dicembre 1990 Torremaggiore entrò nelle cronache nazionali per via dell'assassinio in municipio dell'assessore comunale Lucio Palma e del segretario comunale Antonio Piacquaddio, a cui in seguito è stato dedicato il piazzale Pineta Comunale (oggi Parco B.P., in seguito al progetto dell'Agesci Cento Piazze), una delle più grandi dell'intera provincia.
Simboli Lo stemma è stato concesso con decreto del presidente della Repubblica del 7 aprile 1951 e vi è rappresentato, in campo azzurro, un castello torricellato di tre, merlato alla guelfa e posto su un terrazzo di verde. Il gonfalone concesso con D.P.R. del 16 ottobre 1952 è un drappo di azzurro ma il Comune ha in uso un drappo di colore bianco.
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose Santuario di Maria SS. della Fontana Il santuario trae origine da un'antica cappella rurale con annessa fontana pubblica, edificate intorno al X secolo dai benedettini di San Pietro. Oggi rappresenta il luogo di culto religioso più antico presente a Torremaggiore. Originariamente dedicato alla Madonna dell'Arco, fu ristrutturato nel XVI secolo dal duca Giovan Francesco de Sangro e successivamente, a spese dei fedeli, nel 1830 e 1894. Durante i lavori di ampliamento eseguiti tra il 1916 e il 1920 assunse l'aspetto neo-romanico, a firma dell'architetto Ettore Lanzinger. Subì imponenti e discutibili lavori di restauro negli anni 1973-1976, che modificarono profondamente l'interno durante il parrocato di mons. Francesco M. Vassallo. Vi si venera un affresco, probabilmente cinquecentesco, raffigurante la Madonna coi santi Francesco d'Assisi e Antonio di Padova, nonché il simulacro della Vergine del 1897.
All'incremento cultuale, verificatosi verso la metà dell'Ottocento, corrispose un considerevole afflusso di ex voto, costituiti in gran parte da oggetti d'oro e d'argento, e di tavolette votive tipiche dei santuari dell'Italia meridionale. L'erezione della chiesa a parrocchia, avvenuta nel 1944, contribuì all'aumento del fasto delle celebrazioni in onore della Vergine della Fontana. Testimonianza di quest'ascesa è l'elevazione della chiesa a santuario diocesano nel 1960 e l'incoronazione del simulacro della Madonna e del Bambino con diademi d'oro il 23 ottobre del 1983 ad opera del cardinale Rubin.
Sulla piazza prospiciente il santuario, si erge il monumento alla Madonna della Fontana inaugurato il 16 aprile 1990 dal cardinale Jozef Tomko. Nei pressi sorgeva la fontana monumentale, costruita dai benedettini per sopperire alle necessità idriche del monastero di San Pietro e del casale Terrae Maioris. La fontana raccoglieva le acque sorgive provenienti dal piano comunale che, grazie a un acquedotto sotterraneo dotato di spiracoli, trovavano sbocco proprio dinanzi a Santa Maria dell'Arco (da qui l'origine dell'appellativo Chiesa della Fontana). Ristrutturata dal feudatario Giovan Francesco de Sangro nel 1582, divenne proprietà comunale nel 1808. La fontana aveva due vasche: la prima, coperta da una volta a crociera alta m 4,50, lunga 5 e larga 2,50; la seconda, contigua e scoperta, lunga 10,50 m e larga 2,20 m. A causa di profonde lesioni della volta e degli alti costi di manutenzione, il sindaco avv. Vincenzo Lamedica fece incautamente demolire la fontana nel 1906. Questo provocò infiltrazioni di acqua sia nei sotterranei delle abitazioni circostanti sia nelle fondazioni della chiesa stessa, che ne resero pericolante la struttura, successivamente consolidata.
I festeggiamenti in onore della Madonna della Fontana, titolare dell'omonima parrocchia, si celebrano il martedì e il mercoledì in albis (cioè il martedì e il mercoledì successivo alla Pasqua). In origine la festa si svolgeva il Lunedì dell'Angelo (ricorrenza liturgica della Madonna dell'Arco) con la processione nell'agro e la benedizione di carri e mezzi agricoli (oggi dei trattori agricoli e camion). In seguito all'inglobamento della chiesa nel centro abitato, la festa campestre assunse connotati civili e negli anni quaranta la processione fu trasferita al martedì in albis. Risale agli anni novanta l'istituzione di una seconda processione il mercoledì in albis. Dai primi anni del Novecento la processione si arricchì dell'usanza di sparare batterie pirotecniche. Nonostante oggi, come ieri, la festa della titolare della parrocchia non rivesta carattere patronale, concorre per fasto e partecipazione popolare con i festeggiamenti del santo patrono Sabino.
Altre architetture cattoliche La chiesa matrice di San Nicola è stata costruita nel XIII secolo dai profughi di Fiorentino che fondarono il Codacchio, il quartiere medievale che sorge di fronte alla chiesa. Per via di questa origine, i parroci conservano il titolo onorifico di canonici di Fiorentino. Le fu annessa la cura delle anime fin dalla sua origine. Distrutta dal terremoto del 1627, fu ricostruita e riaperta al culto nel 1631. L'armonioso interno, a tre navate, conserva un coro ligneo, un dossale intagliato del XVII secolo aurifregiato con al centro il simulacro di san Nicola, cappelle laterali, tele di varie epoche e lapidi funerarie. Il campanile è di stile romanico-pugliese. La chiesa di Santa Maria della Strada è la seconda parrocchia storica. Fondata dalla popolazione greco-albanese residente a Torremaggiore nel Cinquecento, è stata eretta a parrocchia nel 1593. L'interno, a navata unica, ha due cappelloni laterali, quello della riconciliazione e quello del sacramento. Nel tempio si venera il simulacro di san Sabino di Canosa, patrono principale della città, e si conserva una fonte battesimale in pietra del 1604. La chiesa di Sant'Anna (o del Rosario) fu eretta nel 1701 dal principe Paolo de Sangro quale sepolcreto di famiglia. Donata da Raimondo di Sangro alla confraternita del Rosario nel 1756, fu danneggiata da un incendio nel 1926 e restaurata dall'artista concittadino Vittorio Rotelli. Gli ultimi restauri risalgono al 1998. L'unica navata, conclusa da uno scenografico presbiterio sopraelevato, custodisce i simulacri della Vergine del Rosario e del Cristo morto, quest'ultimo recato in processione il Venerdì santo. Dietro all'altare è conservato il Cristo distrutto nell'incendio, ancora intatto, ma carbonizzato. Da segnalare la cripta sepolcrale. La chiesa della Madonna Addolorata (o del Carmine) è stata edificata nel 1730 su un locale donato dal principe Raimondo di Sangro. Era affidata ai carmelitani, che alloggiavano nel convento adiacente, qui trasferitisi dalla località Carmine Vecchio. Nel 1836 la chiesa fu ceduta alla Confraternita della Morte. La facciata, barocca, è adornata da quattro statue allegoriche, rappresentanti le tre virtù teologali e una cardinale. L'unica navata custodisce il simulacro della Madonna Addolorata, patrona principale della città, e un affresco del XVI secolo raffigurante la Madonna dell'Iconicella dipinto dagli albanesi e rinvenuto in località Pagliara Vecchia, oltre ai dipinti del pittore locale Aurelio Saragnese.