Il Reparto Corse Alfa Romeo è uno dei termini utilizzati per indicare il dipartimento dell'Alfa Romeo che si occupa della progettazione, realizzazione e manutenzione delle vetture da competizione della casa di Arese. Attualmente questo distaccamento, noto anche come Alfa Corse e Autodelta a seconda del periodo trattato, non è attivo in quanto nessuna vettura del biscione è impegnata ufficialmente in alcun campionato. Tuttavia durante la sua storia ultracentenaria le Alfa Romeo ufficiali hanno riscosso successi e vittorie praticamente in tutte le categorie sportive automobilistiche, spaziando dal Campionato del Mondo di Formula 1 fino ai rally e ai campionati monomarca. Il suo simbolo è un quadrifoglio verde su campo bianco sin dal 1923, quando venne dipinto da Ugo Sivocci sul cofano della sua vettura come portafortuna prima di vincere la sua prima Targa Florio.
Una peculiarità del reparto corse della casa milanese è aver dato i natali alla Scuderia Ferrari, fondata nel 1929 a Modena dal suo ex pilota Enzo Ferrari per far correre gentleman-driver e piloti professionisti su vetture Alfa Romeo. Addirittura dal 1933 al 1937 compresi, la squadra di Maranello rappresenta ufficialmente la casa milanese nelle maggiori gare internazionali, proseguendo la tradizione vincente delle Alfa Romeo che, grazie a piloti del calibro di Giuseppe Campari e Tazio Nuvolari, diventano famose come "Le Alfa della Scuderia Ferrari".
La Scuderia del Portello invece, di comune intesa con il Museo Storico Alfa Romeo e il Registro Italiano Alfa Romeo, è un'associazione sportiva che si occupa di portare in gara le vetture da corsa del biscione fuori produzione, di tutte le età e le categorie, nelle gare e nelle rievocazioni storiche loro riservate.
La storia Nel corso della storia dell'Alfa Romeo le competizioni sono sempre state centrali sia per lo sviluppo sia per la vendita delle automobili stradali. Per questo motivo l'impegno sportivo della casa milanese comincia già nel 1911, continua con i successi dagli anni trenta agli anni sessanta e prosegue ancora oggi con l'impegno in Formula 1 insieme alla Sauber. Tuttavia non sempre le competizioni sono state gestite direttamente dall'azienda, che ha lasciato che alcune scuderie private facessero gareggiare le vetture del biscione al posto della casa madre e spesso con ottimi risultati, grazie alle caratteristiche progettuali già orientate verso l'attività sportiva.
La storia del reparto corse può essere suddivisa così, dalla fondazione dell'azienda fino al 1932 le attività sono gestite dalle stesse persone che sviluppano le auto stradali, poi subentra la Scuderia Ferrari, che gestisce le auto da corsa fino al 1938, quando viene fondata l'Alfa Corse, il primo dipartimento dell'azienda espressamente dedicato alle competizioni. Questa rimane attiva fino al 1954, quando l'Alfa Romeo abbandona ogni impegno ufficiale lasciando l'iniziativa ai piloti privati. Nel 1963 l'Alfa Romeo rientra nelle corse attraverso la società esterna Autodelta, che si occupa di sviluppare le Alfa Romeo da corsa per tutte le categorie. Nel 1983 una crisi dell'azienda spinge verso una decisa riorganizzazione, l'Autodelta è chiusa e trasformata di nuovo in Alfa Corse e l'impegno sportivo viene ridotto ma mantenuto anche dopo l'acquisizione da parte della Fiat nel 1986, concentrandosi sulla categoria Turismo. Nel 1996 tutta l'attività sportiva del gruppo è concentrata sotto Fiat Corse, lasciando che le Alfa Romeo ufficiali siano portate in gara dal team esterno N.Technology che per l'occasione rispolvera il glorioso nome Autodelta. Dal 2008 l'Alfa Romeo non è più impegnata in maniera ufficiale in nessuna competizione; dal 2018 al 2023 ha sponsorizzato il team Sauber F1, mentre il preparatore Romeo Ferraris ha realizzato una Giulietta conforme ai regolamenti TCR.
Le origini (1911-1924)
Già nel 1911, a neanche un anno dalla fondazione, una vettura dell'A.L.F.A. viene iscritta nelle nascenti competizioni automobilistiche. In particolare una 12 HP "corsa", leggermente potenziata con Nino Franchini e Giuseppe Campari al volante, vince a pari merito con altri 7 concorrenti il Primo Concorso di Regolarità di Modena. Avendo preceduto di qualche mese l'esordio di una 24 HP "corsa" alla Targa Florio la 12 HP è la prima A.L.F.A., e di conseguenza la prima Alfa Romeo a essere impiegata ufficialmente nelle competizioni.
In questo periodo, date le ridotte dimensioni dell'azienda, non esiste un ufficio separato per le vetture da competizione, che vengono realizzate insieme a quelle destinate all'uso stradale da cui differiscono solo per la maggior potenza e per la carrozzeria alleggerita, con due sedili, due ruote di scorta e il serbatoio della benzina a barilotto.
Giuseppe Merosi è il capo progettista e Giorgio Rimini il direttore sportivo durante i primi anni di vita della fabbrica. Merosi sfrutta le esperienze fatte nelle gare per migliorare le prestazioni e testare l'affidabilità delle vetture di normale produzione e sotto la sua direzione, oltre alla 12 HP "corsa", vengono realizzate le 24 HP "corsa" e 20-30 ES "corsa", la G1 "corsa", la 40-60 HP "corsa", la Grand Prix 1914, la GPR (soprannominata P1) e soprattutto le varie versioni sportive della RL, la RL Sport/Super Sport e RL Targa Florio.
Tra queste è degna di nota la 40-60 HP "corsa" del 1913 perché è la prima vettura che ottiene una vittoria ufficiale (in solitario) di un'Alfa Romeo, alla cronoscalata Parma - Poggio di Berceto del 1913 con Nino Franchini, vittoria seguita da altri piazzamenti con Giuseppe Campari. Dopo la forzata pausa bellica la vettura aggiornata vince la Parma - Poggio di Berceto 1920 e il circuito del Mugello nel 1920 e nel 1921, sempre con Campari al volante. Da questa vettura nel 1914 viene derivata la Grand Prix 1914, la prima Alfa a essere destinata esclusivamente alle competizioni, preparata secondo la nuova Formula Grand Prix, l'antesignana dell'odierna Formula 1, che però partecipa ai Gran Premi di automobilismo solo nel 1920, dopo la guerra.
I piloti che corrono con l'Alfa Romeo in questo periodo sono Antonio Ascari, Maria Antonietta Avanzo, Giuseppe Baldoni, Gastone Brilli-Peri, Giuseppe Campari, Enzo Ferrari, Giulio Masetti e Ugo Sivocci, tra questi Ferrari, Campari, Ascari e Sivocci sono anche collaudatori delle vetture stradali della casa milanese.
Nel 1918 intanto Nicola Romeo, un imprenditore napoletano, rileva l'A.L.F.A. trasformandola nel 1921 in Alfa Romeo, nome che mantiene ancora oggi. Intuendone il potenziale pubblicitario prosegue l'attività sportiva iniziata della casa prima della guerra e intraprende anche un'opera di rinnovamento della gamma. Il primo nuovo modello da corsa è la RL Targa Florio, derivato dalla nuova Alfa Romeo RL, ed è una vettura che fa la storia della casa milanese non solo perché vincente ma anche perché proprio su una di queste vetture, quella vittoriosa alla Targa Florio 1923 di Ugo Sivocci, appare per la prima volta il quadrifoglio, da lì in poi sarà il simbolo delle Alfa Romeo da corsa.
In quel periodo l'Alfa Romeo partecipa alle gare, tra cui quella Targa Florio, con la squadra dei 4 moschettieri composta oltre che da Ugo Sivocci anche da Antonio Ascari, Enzo Ferrari e Giuseppe Campari e sulla RL TF, che dimostra il suo valore anche con altre vittorie e piazzamenti negli anni successivi, come alla Coppa della Consuma 1923 e alla Targa Florio 1924. Il rinnovamento delle auto da competizione prosegue con la nuova vettura da gran premio, l'Alfa Romeo GPR, Gran Premio Romeo, in seguito ribattezzata P1, con motore sei cilindri in linea bialbero sovralimentato progettata da Luigi Bazzi, un tecnico convinto a passare dalla Fiat all'Alfa Romeo da Enzo Ferrari per conto di Giorgio Rimini. Questa vettura però non gareggerà mai, infatti durante le prove del Gran Premio d'Europa a Monza Sivocci perde la vita a bordo della GPR numero 17, priva anche del suo quadrifoglio portafortuna e tutta la squadra viene ritirata da Nicola Romeo in persona. Da quel momento il quadrifoglio portafortuna sarà sempre presente su ogni Alfa Romeo da corsa mentre il numero 17 sarà evitato in ogni modo.
Dal campionato del mondo al campionato europeo (1925-1932)
Nel 1923 Nicola Romeo per cercare di migliorare i risultati assume Vittorio Jano, anche lui un tecnico convinto a lasciare la Fiat da Enzo Ferrari, ancora un pilota-collaudatore ma che comincia già a dimostrare le doti da caposquadra. Per prima cosa Jano è incaricato di progettare una nuova vettura da Gran Premio e in soli sei mesi egli realizza l'Alfa Romeo P2, con motore 8 cilindri in linea sovralimentato che dà il via alla tradizione vincente della casa milanese anche in questa categoria. Le vittorie nel 1924 al debutto al 2° Circuito di Cremona con Antonio Ascari, seguito da quella di Campari al Grand Prix de l'AC de France e dal trionfo di squadra al Gran Premio d'Italia, con Antonio Ascari seguito da Louis Wagner, Giuseppe Campari e Ferdinando Minoia su tre vetture gemelle. Queste vittorie fanno da apripista a quelle ottenute dalla squadra Alfa Romeo nella stagione 1925, la prima in cui viene organizzato un campionato mondiale di automobilismo. Al Gran Premio d'Europa in Belgio a Spa-Francorchamps Antonio Ascari è primo e Giuseppe Campari secondo e al Gran Premio d'Italia a Monza con Gastone Brilli-Peri primo e ancora Campari secondo. Nonostante la morte di Ascari al Gran Premio di Francia a Montlhéry le vittorie consentono all'Alfa Romeo di vincere il primo campionato del mondo di automobilismo, incoronando letteralmente lo stemma che da lì al 1982 sarà circondato da una corona d'alloro.
Poche settimane dopo la vittoria a Monza, nell'ottobre del 1925, il Consiglio di amministrazione dell'Alfa Romeo, ora controllata dallo Stato attraverso la Banca Nazionale di Credito, decide di sostituire Nicola Romeo con Pasquale Gallo, licenziando anche Giorgio Rimini e Giuseppe Merosi, e di ritirarsi ufficialmente dalle corse vendendo le vittoriose P2, ormai estromesse a causa di un cambio di regolamento. Però la casa milanese continua ad assistere da vicino le proprie automobili, che corrono nelle mani di molti piloti privati sia nelle gare di formula libera che nella categoria Sport, dove gareggiano le vetture derivate dalla serie.
Come Merosi anche Vittorio Jano è incaricato non solo della progettazione e dello sviluppo delle vetture da corsa ma anche delle vetture stradali, che per questo vengono progettate pensando ad un futuro impiego nelle competizioni. Il risultato sono le Alfa Romeo della serie 6C, con motore 6 cilindri in linea anche bialbero e sovralimentato, che saranno prodotte e gareggeranno del 1927 fino alla metà degli anni '50, e poi le più grandi 8C, con motore 8 cilindri in linea bialbero sovralimentato, che otterranno molte vittorie e da cui deriveranno anche le monoposto più vincenti della storia della casa milanese.
Le nuove Alfa Romeo 6C debuttano il 6 giugno del 1927 sul neonato Circuito di Modena con due prototipi della versione sportiva, dotata di testata bialbero in testa e nota come 6C 1500 Sport, una per Attilio Marinoni e una per Enzo Ferrari, che alla fine vince la gara davanti al compagno di squadra. Doppietta ripetuta anche alla Coppa Ciano 1927 con Attilio Marinoni e Bruno Presenti.
Nello stesso anno tre "vecchie" Alfa Romeo RL SS dotate di una speciale carrozzeria torpedo, detta Mille Miglia, sono iscritte semi-ufficialmente alla prima edizione della Mille Miglia, una per Gastone Brilli-Peri e Bruno Presenti, una per "Frate Ignoto", pseudonimo di Arturo Mercanti, e Carlo Sozzi, e l'ultima per i fidati collaudatori della casa milanese Attilio Marinoni e Giulio Ramponi. Nonostante l'attenta preparazione, dopo essere transitati al comando al giro di boa di Roma, la corsa delle Alfa Romeo termina con due ritiri ed il 7º posto assoluto di "Frate Ignoto".