Gli anarchici parteciparono alla Resistenza italiana e furono impegnati nell'antifascismo in Italia. Storia

I primi episodi La Resistenza anarchica al fascismo ha radici antiche che partono già dagli Arditi del Popolo a cui gli anarchici aderirono sia come singoli che come formazione politica. Gli altri partiti della sinistra, per opportunismo o per rigidezza dogmatica, sconfessarono tale organizzazione che riunì le Formazioni di difesa proletaria dando loro una struttura paramilitare ben efficiente. Un esempio ne è la difesa di Parma del 1922.

Molti anarchici, che poi parteciperanno alla Resistenza, combatterono il fascismo nella Guerra civile spagnola. La lotta degli anarchici contro il fascismo proseguì senza soluzione di continuità per più di un ventennio e ben oltre se teniamo conto che la guerriglia anarchica contro il regime fascista di Franco è proseguita anche molto tempo dopo la fine della seconda guerra mondiale.

La base e non pochi dirigenti dei partiti della sinistra non obbedirono tuttavia in maniera compatta agli "ordini di partito"; numerosi tra gli Arditi del Popolo erano comunisti o socialisti poi passati al Partito Comunista d'Italia, o rimasti nel Partito Socialista Italiano. Tra i personaggi di alta caratura vi furono Guido Picelli, Vittorio Vidali, Alberto Acquacalda, Riccardo Lombardi per i comunisti e socialisti, e Vincenzo Baldazzi per i repubblicani.

Durante il ventennio fascista Il tema della ripresa della lotta contro i fascisti era ovviamente oggetto di discussione e di progetti per i confinati politici di qualsiasi estrazione ideologica. Il direttivo comunista di Ventotene, immediatamente prima dell'estromissione di Benito Mussolini dalla direzione del paese e del susseguente arresto, approvò un documento che già predisponeva il metodo di lotta ed alleanze che accetteranno i comunisti nella lotta al fascismo con la parola d'ordine "Lotta senza quartiere contro i nemici dell'unità proletaria nel massimalismo: gli antisovietici e anticomunisti, negli anarchici: gli anticomunisti". La colonia anarchica, seconda dal punto di vista numerico nell'isola, cercò di riunire in un'assemblea plenaria i compagni della sinistra nella stessa ottica di unità precedente al fascismo, ma ormai la spaccatura provocata dallo stalinismo era insanabile, anche se militarmente anarchici, socialisti e comunisti si troveranno a combattere insieme in diverse occasioni durante la Resistenza. Il documento dei comunisti lasciava già intendere la dipendenza da Mosca che già aveva provocato scontri fratricidi fra i miliziani in Spagna e spiega come molte formazioni anarchiche, a parte quelle autonome come, ad esempio, le Squadre Franche Libertarie di Silvano Fedi, preferiranno in seguito associarsi nella lotta militare a formazioni che facevano capo al PSI come le Brigate Matteotti, o a formazioni comuniste ma che erano ben distanti dallo stalinismo come Bandiera Rossa, o a quelle che facevano capo a Giustizia e Libertà. La vicenda di Emilio Canzi è chiara dimostrazione di quanto asserito. Nel contempo, a Cosenza nasce immediatamente dopo il convegno di Genova ad opera dell'ala anarchica del movimento antifascista il Comitato provinciale del Fronte unico nazionale per la libertà.

Tra gli anarchici al confino nelle isole, soprattutto a VentoteneNel volume La Spagna nel nostro cuore 1936/1939 pubblicato a cura dell'AICVAS (Assoc. Italiana combattenti Antifascisti diSpagna) , furono riportate le biografie di 3400 miliziani antifascisti. Successivamente nel 2000 gli Amici del Liceo Scientifico di Varese tentarono di fare un censimento per appartenenza politica di 1450 miliziani, a parte l'inevitabile imprecisione essendo passati quasi 70 anni:

Anarchici: 330; percentuale: 17% Comunisti: 1.300; percentuale: 67% Socialisti: 225; percentuale: 11% Giustizia e Libertà con Repubblicani: 95; percentuale: 5%

mentre per il censimento degli internati, per quelli ovviamente che si son potuti reperire dati in modo tale da ricostruirne biografia, al tempo della ricerca che comunque sta proseguendo, risulta:

50 Biografie di anarchici confinati a Ventotene: Adamo Agnoletto - Agostino Barison - Attilio Bassi - Marcello Ruggero Bianconi - Secondo Biglia - Sirio Biso - Libero Bodini - Libero Bonucci - Golfiero Bonucci - Emmerico Boso - Ernesto Bruna - Guido Bruna - Alpinolo Bucciarelli -Emilio Canzi - Carlo Castagna - Renato Castagnoli - Dario Castellani - Alfonso Cioni - Giulio Conte - Ettore Cropalti - Raffaele De Lucchi - Romualdo Del Papa - Italo Del Proposto - Giovanni Diotallevi - Sabatino Gambetti - Guglielmo Gennari - Vittorio Guidetti - Odoardo Ghillani - Luigi Grimaldi - Pasquale Migliorini - Gualtiero Nubola - Lelio Osio - Siro Giovenale Paradisi - Vindice Rabitti - Giuseppe Raffaelli - Anselmo Rambaldi - Giuseppe Sallustro - Camillo Sartoris - Carlo Scolari - Antonio Scroglieri - Tommaso Serra - Ciro Sparano - Emilio Strafelini - Libertario Tassi - Emilio Tinti - Leone Tralci - Giovanni Virgilio - Enrico Zambonini (fucilato assieme a don Pasquino Borghi il quale supportava la Banda dei I sette fratelli Cervi) - Gelindo Zanasi - Armando Zazza Invece per le Tremiti le biografie che si sono ricostruite riguardano Mariano Baglioni - Armando Bienintesi - Giacomo Canepele - Ilario Margarita - Caffiero Meucci - Carlo Mondino - Paolo Montaresi - Dante Ragazzi, vi erano persone temprate da anni di militanza clandestina e partecipazione sia ad agitazione politica che ad operazioni militari come i miliziani italiani antifascisti reduci dalla guerra di Spagna e molti estradati dalla Francia e provenienti dal campo di Vernet d'Ariège, come Emilio Canzi. Nelle zone di incontro fra i confinati, il fulcro della discussione era la metodica con cui distruggere il fascismo e trasformare tale lotta in lotta rivoluzionaria anticapitalistica.

Nel giugno del 1942 si tenne a Genova il convegno clandestino fra le varie frazioni anarchiche italiane e i reduci della Guerra di Spagna. In tale situazione si definì la strategia per una liberazione dal nazifascismo che, come si intuisce dalla mozione che venne approvata dai convenuti, richiedeva una tappa intermedia:

La riorganizzazione A parte la fortissima spinta contro il fascismo che viene dai confinati, quelli ancora liberi si davano da fare per tenere contatti ed organizzare le varie Bande che si stavano formando localmente per passare alla lotta armata. Tra questi il vecchio ed irriducibile anarchico Pasquale Binazzi di Torre del Lago, che oltre venti anni prima tenne il comizio funebre per l'assassinio da parte dei carabinieri di Renzo Novatore, un anarchico futurista di sinistra e di Dante Carnesecchi. In quel periodo Binazzi era redattore de "Il Libertario" della Spezia. In un breve lasso di tempo si tennero numerose riunioni clandestine a Firenze con rappresentanti di tutte le regioni. L'atmosfera era viva dopo i grandi scioperi operai a Nord che furono una delle principali cause della caduta di Mussolini. La prima "conferenza" segreta che sancì la ricostituzione della Federazione Comunista Anarchica Italiana fu tenuta sempre a Firenze in casa di Augusto Boccone, un fornaio, presenti i delegati rappresentanti le formazioni anarchiche di Bologna, Faenza, Genova, La Spezia, Livorno, Firenze, Torre del Lago, non presenti ma concordi con l'impostazione le formazioni di Carrara e Pistoia. Il tipografo Lato Latini provvide a stampare un migliaio di volantini da diffondere clandestinamenteGuido Barroero, Anarchismo e Resistenza in Liguria, Genova, ed. AltraStoria, 2004, p. 22-24..

Nel volantino si chiariva la strategia per la lotta rivoluzionaria. Tale strategia faceva cardine su idee-forza da sempre patrimonio dell'Anarchia, ovvero rifiuto assoluto della guerra come espressione del prolungamento della politica capitalistica sotto forma di violenza applicata, e nello specifico della situazione contingente collaborazione a ogni forma di opposizione ai nazifascisti impostata secondo i dettami dell'antifascismo più intransigente, rimozione del sistema monarchico di governo per la costituzione di federazioni di liberi comuni e città la cui cosa pubblica deve essere regolamentata dai liberi produttori, e, ovviamente e non da ultima, libertà per stampa associazioni ed opposizione decisa ad ogni sistema dittatoriale per quanto transitorio posso prevedersi, (in questo c'era un netto richiamo alla vicenda dei bolscevichi). I rapporti col PCI secondo questa impostazione non potevano essere idilliaci ma occorreva tentare una collaborazione perché la rete formata dai comunisti di osservanza moscovita rivelava già in nuce tutta la sua enorme potenzialità. Una successiva riunione, tenuta sempre a Firenze fra una delegazione del partito comunista ed una della federazione anarchica, finì, come prevedibile, in un nulla di fatto.

Le vicende durante la resistenza Umanità Nova soppresso dai fascisti rinasce a Firenze con una tiratura clandestina di 1800 copie che si avvicina alle 8000 nei successivi 2 anni. La prima testata dice "Salute a Voi, o compagni d'Italia e di tutti i paesi; noi, dopo un lungo e forzato silenzio, riprendiamo con immutata fede il nostro posto di battaglia per la liberazione di tutti gli oppressi".

L'anno 1944 oltre a essere per gli anarchici l'anno dell'impegno partigiano, spesso in situazioni minoritarie e di debolezza locali, è l'anno in cui sovrapposta e compenetrata con la lotta antifascista (caratterizzata da intransigenza e negazione di possibile mediazione coi fascisti) la propaganda e la preparazione per l'insurrezione che porrà fine, secondo le loro speranze, oltre che al fascismo anche al capitalismo. Si tenta di coagulare attorno all'idea anarchica altri filoni quali quello azionista-repubblicano e liberalsocialista, che già in Spagna aveva avuto forti convergenze con il pensiero degli anarchici, basta pensare al legame di Carlo Roselli con l'ala anarchica di Barcellona. Quindi si prova a condividere il programma minimo del 1935 la cui stesura è di Camillo Berneri. Nel contempo si cerca un avvicinamento ai social comunisti. In certe realtà la cosa ha successo: le Brigate Bruzzi Malatesta con le Brigate Matteotti, la collaborazione con Bandiera Rossa, e quindi con la correlata Banda del Gobbo, nonché la stessa collaborazione con le Brigate di Giustizia e Libertà sempre a Roma, che sono al comando di Vincenzo Baldazzi. In alcune zone, vedi Genova ad esempio, vi è una stretta collaborazione fra anarchici e base del PCI. Il Fronte Unico dei Lavoratori proposto dagli anarchici tenta di incunearsi nelle diverse realtà della lotta armata antifascista non tralasciando mai la critica alla politica del CLN. A Milano si forma un'alleanza di breve durata con la frangia di comunisti dissidenti della Lega dei Consigli Rivoluzionari. In questa situazione è conseguente che i nemici acerrimi del Fronte Unico dei Lavoratori sono gli Alleati, che in taluni casi non esitano a far fuori, o quantomeno vi è forte sospetto di ciò, capi partigiani anarchici di grandissima caratura quali Emilio Canzi e Forsinari, comandanti partigiani della zona piacentina che muoiono entrambi a causa di investimenti di jeep guidate da soldati alleati in situazioni e tempi diversi anche se assai vicini.

In maniera altrettanto oscura, anche se sotto il piombo, muore Giuseppe Albano, socialista e ben avverso a qualunque mediazione politica sia in futuro, sia per breve periodo con Re d'Italia e alleati.

Dopo l'armistizio di Cassibile